“NOI NON SAPEVAMO” DI VALTER MARCONE
Redazione- Nel marzo 1945 la Terza Armata dell’esercito statunitense comandata dal Generale Patton invade la Germania. L’11 Aprile seguente viene liberato e aperto il campo di sterminio di Buchenwald , vicino all’ex capitale Weimar, Con l’Armata entra nel campo Margaret Bourke White una fotografa divenuta famosa come corrispondente di guerra per avere accompagnato armate americane su vari terreni di guerra .
Negli anni 1930 – 31 – 32 fu la prima fotoreporter ad avere il visto per l’ingresso in Unione Sovietica per documentare il piano quinquennale.
Il suo reportage sulla liberazione di Buchenwald poi pubblicato nel volume “Dear Fatherland”,Rest Quietly (1946) che faceva vedere gli scheletri nei crematori ,i cadaveri nudi, fu uno dei documenti dell’istruttoria del processo di Norimberga.
Ebbene il generale Patton ordinò che mille cittadini della vicina città di Weimar fossero portate nel campo di sterminio per vedere le atrocità commesse dai nazisti. Anche in questo caso Burt White fotografa la reazione dei visitatori.
Molti dei quadri continuavano a ripetere “Noi non sapevamo”.Ora ho ricordato questo atroce episodio proprio per questo fatto, quello che lo cintraddistingue “ Noi non sapevamo” e ho voluto mettere l’accento su quel “ Noi non sapevamo” perché la storia sembra ripetersi .
Mi riferisco alla spropositata reazione da parte di Israele nei confronti della popolazione palestinese di Gaza all’indomani dell’attacco da parte di Hamas che ha fatto migliaia di morti e prigionieri
Questa volta la storia si ripete non tanto con il “ Noi non sapevamo “ ma piuttosto con il “ noi eravamo contro “ il comportamento di Israele: E a dirlo in questo modo “ tutti diranno di essera stati contro “ è Omar El Akkad, giornalista e scrittore egiziano-canadese, il 25 ottobre 2023, dopo le prime tre settimane di bombardamenti su Gaza. Tutti diranno quando non ci sarà più pericolo, eravamo contro, mentre oggi si consuma un crimine quello di sterminare un popolo distruggendo le loro case, gli ospedali, le scuole, ogni possibilità di lavoro e sopravvivenza attraverso la fame e la sete per aver negato l’ingresso degli aiuti umanitari . Come gli 80 mila metri quadrati di aiuti umanitari essenziali bloccati al valico di Rafah ormai da tempo mentre gli aiuti arrivano con il contagocce , gli sfollati vengono trasferiti come pacchi da un luogo all’altro, i coloni nei territori occupoati continuano ad infierire sui palestinesi nella misura in cui l’esercito glielo permette..
Il silenzio al posto della protesta e della indignazione da parte della comunità globale è l’atteggiamento corrente nella malcelata giustificazione che alzare la voce contro Israele significa dar fiato all’antisemitismo.Un sentimento che l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA ) un’organizzazione intergovernativa di cui l’Italia fa parte, definisce come una percezione che può essere espressa come odio contro gli ebrei.Coniato in Germania alla fine dell’Ottocento, il termine antisemitismo richiama alla memoria l’antigiudaismo divenutoi pregiudizio di matrice razziale e sociale. Un silenzio rotto solo in parte da alcune piazze di manifestanti come accaduto in Italia o come l’attenzione richiamata dallaa cosiddetta flottiglia per gli avvenimenti che ne hanno determinato la vicenda.
Anche se la giustificazione di evitare di alzare la voce per non incorrere nel pericolo di rinfocolare l’antisionismo è incnsistente stando al lavoro fin qui compiuto per debellare in Europa questo sentimento . Infatti sul sito della Comunità europea si legge :”Nella sua prima strategia dell’UE volta a combattere l’antisemitismo e a promuovere la cultura ebraica, la Commissione europea ha definito una serie di misure con l’obiettivo di prevenire tutte le forme di antisemitismo, proteggere e promuovere la cultura ebraica e promuovere la ricerca, l’istruzione e la memoria dell’Olocausto. Queste misure sono integrate dagli sforzi internazionali dell’UE volti ad affrontare l’antisemitismo a livello mondiale. La prima strategia dell’UE per combattere l’antisemitismo e promuovere la vita ebraica (2021-2030) è una strategia ambiziosa e globale adottata dalla Commissione europea il 5 ottobre 2021. Generazioni dopo la fine della Shoah, l’antisemitismo è preoccupante in aumento, in Europa e oltre. L’antisemitismo è incompatibile con i valori fondamentali dell’Europa. Rappresenta una minaccia non solo per le comunità ebraiche e per la vita ebraica, ma anche per una società aperta e diversificata, per la democrazia e lo stile di vita europeo. L’Unione europea è determinata a porvi fine.
Gli ebrei e le comunità ebraiche europee contribuiscono da oltre due millenni allo sviluppo sociale, politico, economico, scientifico e culturale dell’Europa e costituiscono una parte inestricabile dell’identità europea. Oggi, la vita ebraica in tutta Europa è di nuovo vibrante; Nell’UE vi sono circa 1,5 milioni di ebrei.
Con questa strategia, la Commissione è determinata a intensificare in modo significativo la lotta contro l’antisemitismo per garantire una buona prospettiva per il futuro degli ebrei in Europa. La strategia stabilisce una serie di misure per prevenire tutte le forme di antisemitismo, garantire e promuovere la vita ebraica, promuovere la memoria e l’educazione sull’olocausto. L’UE guiderà la lotta globale contro l’antisemitismo e utilizzerà tutti gli strumenti disponibili per invitare i paesi partner a combattere attivamente l’antisemitismo, nei dialoghi politici e sui diritti umani e nella sua più ampia cooperazione con i paesi partner. Le azioni della strategia comprendono: frenare l’antisemitismo online, fornire finanziamenti per la protezione degli spazi pubblici e dei luoghi di culto, creare un polo europeo di ricerca sull’antisemitismo e la vita ebraica e creare una rete di siti “dove è avvenuto l’Olocausto”.
Una posizione indubbiamente importante che però non evita una critica pesante nei confronti dell’Unione Europea da parte di chi vorrebbe che la Commissione e il Parlamento adottasse la stessa linea di condotta nei confronti della Russiaverso la quale sono stati adottati 20 pacchetti di sanzioni dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina. L’ultimo in ordine di tempo è stato approvato a febbraio 2026, ed è strutturato per colpire l’economia di guerra e l’industria militare di Mosca. Mentre nei confronti di Israele l’Europa è divisa sulle sanzioni , avendo finora approvato misure mirate solo contro singoli coloni violenti, ma senza trovare l’accordo unanime per sanzioni contro i ministri israeliani o il blocco degli accordi commerciali
“Odio gli indifferenti” – diceva Antonio Gramsci, ma nel caso del comportamento di Israele l’indifferenza diventa complicità.
Ma che cosa significa essere complici. Come si è complici. Lo spiega Omar Barghouti è il co-fondatore del movimento internazionale BDS, ovvero “Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni”, che si batte contro il genocidio, l’occupazione militare e il sistema di apartheid di Israele contro i palestinesi, usando tattiche non violente, esplicitamente ispirate dalla lotta contro l’apartheid in Sud Africa e dal movimento per i diritti civili negli Stati Uniti . Lo spiega rispondendo alle domande di un intervista pubblicata su il Fatto quotidiano .
L’azione dell’UE,in realtà, si è storicamente concentrata sul sostegno agli aiuti umanitari, sui cessate il fuoco, sulla liberazione degli ostaggi e sulle sanzioni mirate contro i coloni estremisti in Cisgiordania, anziché su embarghi diretti verso lo Stato di Israele . La preoccupazione probabilmente è stata quella di evitare di riaprire la ferita del sionismo che purtroppo , comunque, continua ad aleggiare forte e chiara in molti contesti. D’altra parte la condotta messa in atto da Israele in questi anni di lotta incondizionata ad Hamas ,le politiche in favore dei coloni non hanno certamente contribuito a chiarire la situazione. Tanto che progressivamente Israele si è alienato il consenso di molta parte dell’opinione mondiale pur restando forti alcuni gruppi , anche di potere, si veda lo scenario statunitense, nell’appoggio ad Israele.
Politiche guerrafondaie, la ricerca dell’ annientamento di nemici storici come appunto i palestinesi, ma anche l’Iran e gli hezbollah libanesi, inducono alcuni a pensare ad un vero e proprio suicidio doi Israele.
E’ l’opinione della professoressa i Anna Foa ,,un passato di insegnante universitaria di Storia, alla Sapienza di Roma, ed in particolare di Storia dell’Ebraismo che nel suo libro “Il suicidio di Israele”. Esprime tesi forti, provocatorie, scomode.. Un libro che fa discutere. Figlia di Vittorio Foa la la storica è nota per le sue posizioni critiche verso le derive nazionaliste e di estrema destra, in Italia e soprattutto , appunto come dimostra questo libro anche in Israele. Un percorso quello di Anna Foa che ha alcuni punti di riferimento fermi come le tesi espresse in un altro libro dal titolo “Mai più “ ,pubblicato da Laterza.
Un libro come si legge sul sito dell’editore che parte proprio di un Mai più:”Mai più. Mai più la Shoah, mai più i campi di sterminio, mai più antisemitismo. Così si è detto. Ma a chi è riferito quel ‘mai più’? Mai più per gli ebrei o mai più a ogni altro genocidio, dopo quello estremo che ci deve fare da monito, chiunque ne possa essere vittima? E perché allora Gaza? E perché è una scelta controversa definire genocidio lo sterminio di Gaza? Usare questa definizione vuol dire sminuire l’unicità di quello ebraico o fare un paragone empio tra Stato di Israele e Germania nazista? Chiunque usi il termine genocidio per la Palestina è, anche inconsapevolmente, un antisemita? Proprio la parola antisemitismo è oggi sulla bocca di tutti: da una parte, la presenza nel dibattito pubblico di stereotipi antisemiti; dall’altra, il governo di Israele e i suoi sostenitori che definiscono antisemita chiunque critichi la sua politica, dall’ONU a quei paesi dell’Unione Europea che hanno riconosciuto lo Stato palestinese. Ma allora cos’è l’antisemitismo, chi sono gli antisemiti? Quali sono le differenze con l’antisionismo? E ancora, se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo, come opporvisi? Dopo il grande successo di “Il suicidio di Israele” (Premio Strega Saggistica 2025), Anna Foa ha sentito l’urgenza di rispondere a queste domande, con la consapevolezza che quello che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni mette a rischio il patrimonio di valori che abbiamo costruito attorno alla memoria della Shoah e per rivendicare, oggi più che mai, un ‘Mai più’ che valga per tutte le donne e gli uomini. A prescindere da ogni credo e identità. “
Ho qualche riga sopra richiamato l’appoggio ad Israele di gruppi che condividono le sue politiche specialmente negli Stati Uniti d’America. Ne parla anche Omer Bartov nel suo libro “Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele. Dal sionismo al genocidio la sconfitta morale di Israele “ pubblicato semp’re da Laterza.
Per questo libro sul sito dell’editore si legge : “Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul “New York Times” un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele? Al centro di questa visione del mondo vi è la convinzione che l’intera terra fra il fiume Giordano e il Mediterraneo appartenga agli ebrei e che la missione dello Stato sia quella di realizzare il diritto storico a questa terra. Ma non ci sarà pace finché sette milioni di ebrei governeranno su sette milioni di palestinesi senza alcuna prospettiva di uguaglianza. L’enorme shock del 7 ottobre avrebbe dovuto essere il momento giusto per prendere atto che il paradigma stesso del sionismo doveva essere drasticamente modificato. Illuminante e urgente, “Nell’abisso” è un libro fondamentale per chiunque cerchi di comprendere uno dei conflitti più violenti e devastanti di questo secolo. “
Sionismo si , sionismo no .E soprattutto sionismo o antisionismo.E’ noto come il sionismo consista nel diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico e difenda l’esistenza dello Stato di Israele. Favorevole alla nascita di Israele ma aperto alla convivenza con gli arabi, alla soluzione “due popoli, due Stati” e alla democrazia liberale. Una idea storica che nel corso dei decenni è stata travisata dalle correnti di estrema destra ( che spesso hanno avuto un ruolo determinante nella formazione dei governi di Israele ) proponendo l’espansione territoriale e un’identità strettamente ebraica dello Stato.
Al sionismo si oppone l’antisionismo con motivazioni diverse a cominciare proprio dalle stesse politiche dello Stato di Israele (specie riguardo all’occupazione e al trattamento della popolazione palestinese), ma non mette in discussione l’esistenza di Israele stesso. Passando per l’idea che il sionismo è una forma di colonialismo nei confronti delle popolazioni della regione ( si veda le occupazioni della Cisgiordania fino al Libano e forse anche con mire sulla Siria), fino al rifiuto dello stesso stato di Israele.
Con un punto di arrivo che è chiaramente un quesito determinante e fondamentale : il riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele viene messo in discussione dalle critiche al gioverno e alle azioni militari ?
La distinzione fondamentale sta nel fatto che sicuramente contestare l’operato dell’esecutivo in carica o la condotta delle forze armate rientri nel normale esercizio del dissenso democratico. Ma diventa antisionismo quando la critica e la contestazione arriva a negare l’esistenza dello stato di Israele e a chiederne la distruzione.Per approfondire le diverse posizioni e definizioni utilizzate nel dibattito, è possibile consultare i documenti ufficiali proposti dall’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (holocaustremembrance.com) sull’antisemitismo, oppure le analisi dettagliate sui diritti dei popoli fornite da Nazioni Unite – Questione palestinese (un.org).
Tutti diranno dunque quando non ci sarà più pericolo, eravamo contro? Forse. La realtà e che oggi si continua a consumare un crimine, Lo sterminio di un popolo . Quando terminerà la distruzione di quello che è rimasto delle loro case, degli ospedali, delle scuole, di ogni possibilità di lavoro e sopravvivenza attraverso la fame e la sete , Interrogativi a cui è difficile dare una risposta anche se la prospettiva rimane sempre la soluzione a due Stati .Una prospettiva che chiaramente contrasta il controllo di sicurezza permanente, l’espansione degli insediamenti e l’annessione de facto dei territori della coalizione di governo al potere e dei principali orientamenti politici interni e che riformula la questione : da un conflitto tra israeliani e palestinesi a una tra quelli che cercano una soluzione pacifica e quelli che sono contrari a essa.
