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“ASTROLOGIA E MATRIARCATO” – DOTT.RE MARCO CALZOLI

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         Redazione-  L’astrologia ha conosciuto tre fasi fondamentali:

  • Le più antiche attestazioni le abbiamo presso i semiti, ove vi era la osservazione pura e semplice del cielo, per cui se Marte si avvicinava allo Scorpione, il re doveva morire per puntura di questo; se Venere restava ben visibile durante un periodo particolarmente lungo, avrebbe avuto lunga vita.
  • Ad un certo punto in Asia Minore e nel bacino orientale del Mediterraneo sorse il matriarcato, che portò i mesopotamici a venerare Vergine, Luna e Venere e ad orientarsi a questi pianeti per lo studio del cielo e la previsione astrologica. I mesopotamici erano agricoltori, quindi il loro sistema li spinese a venerare le divinità femminili, legate alla terra e alla sua fecondità.
  • Dopo di che in Mesopotamia si passa dalla agricoltura alla pastorizia, pertanto l’attenzione viene spostata a divinità maschili (legate al sangue, al potere su altri esseri viventi), come il pianeta Nergal. Questo fenomeno si evidenzia soprattutto presso i duri conquistatori assiri.

        Stando così le cose, ad un certo punto il Sole prese il sopravvento su tutti gli altri astri come la più maschile delle divinità. In origine il Sole era visto negativamente in Asia Minore e in Egitto e in tutti i popoli mediterranei. Nel sud dell’Europa non vi fu mai nessuna raffigurazione del Sole né durante il paleolitico né nel mesolitico né nel neolitico, mentre sono frequenti raffigurazioni di altri pianeti. Invece nell’Europa settentrionale e centrale le immagini del Sole sono numerose.

          Da dove deriva la venerazione del Sole? Talmente forte da soppiantare gli altri astri e da costituire la base della astrologia occidentale. Infatti sappiamo tutti che il Segno zodiacale cui apparteniamo è dato dal lasso di tempo in cui il Sole transita per la specifica “casa” dello zodiaco. Il Sole in questo Segno esprime gli aspetti più salienti della personalità, mentre l’ascendente gli aspetti superficiali (come appariamo agli altri, anche se tali caratteristiche non sempre sono conformi a ciò che siamo realmente).

          Probabilmente il primato del Sole (maschile) si esaspera con l’avvento degli indoeuropei, che portarono anche altre innovazioni, come il patriarcato, la guerra, la pastorizia e la incenerizione dei cadaveri (che solo Carlo Magno riuscì a far cessare mediante la cristianizzazione).

          L’assetto antico dell’astrologia divenne, quindi, quello di sette pianeti: Luna, Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. Oggi si aggiungono anche Urano, Nettuno e Plutone, più due pianeti non osservati ma di cui si postula l’esistenza (X, Y).

           Gli antichi hanno ravvisato nella natura sette principi, che gli antichi egiziani esemplificavano così:

  • Chat: corpo materiale
  • Bas (cuore) e nif (respiro): vita fisica
  • Ka: corpo astrale (personalità)
  • Ab: volontà (kama). Il centro
  • Ba: anima (manas)
  • Chaib: ombra dello spirito (buddhi)
  • Chu: spirito (atma).

             Secondo Hartmann, tale concezione doveva essere presente anche presso il popolo ebraico, il cui alfabeto ha 22 lettere, per cui il “tre” in “sette” stati produce “dodici” simboli (3+7+12=22).

            Gli antichi alchimisti rappresentavano le stesse idee mediante i simboli dei sette pianeti:

  • Saturno: corpo materiale
  • Giove: potere, vita
  • Marte: volontà, forza
  • Sole: il centro, la fonte di tutti i pianeti
  • Venere: amore, come desiderio materiale
  • Mercurio: mente, intelligenza
  • Luna: spiritualità.

         In ebraico la parola meretz significa “energia”, “vitalità”. È fromata da tre lettere: Mem, Resh, Tzade. Tra la lettera Mem e la lettera Resh ci sono sette lettere. Tra le lettera Resh e l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, la Tzade Sofit, ci sono sette lettere (dopo la Tau ci sono le lettere sofit, cioè di fine parola). Allora la parola “energia” è intimamente legata al numero 7. In tutte le tradizioni iniziatiche il 7 ci collega con lo spirito e la totalità (il settimo chakra ci unisce con le energie dell’universo). In numerologia il 7 è il numero dell’occultismo. Per la cabala il 7 indica le sephirot inferiori: esse esprimono le coordinate spazio-temporali; quando l’iniziato le supera, accede alle Sephirot Superiori, cioè al mondo divino.

          Ma le antiche concezioni matriarcali continuarono a persistere sia nell’astrologia (quella indiana soprattutto, basata sulla Luna) sia nelle varie mitologie, anche occidentali.

           A seguito della cosiddetta “rivoluzione del neolitico”, le antiche potenze dell’anima vengono proiettate all’esteriore, e gradualmente rappresentate in un pantheon costituito a base della neonata religione, quale esperienza collettivamente condivisa di un divino ormai esistente al di fuori dell’uomo, e ipostatizzato nei cieli. Il potere regio, ancorché storicamente prevalentemente esercitato da uomini, da maschi, viene peraltro quasi ovunque inscritto nella sfera di competenza della Dea. Le prime religioni tendono infatti a declinare il divino principalmente al femminile. Tant’è che i re del neolitico, ma anche quelli successivi, governano quasi sempre per delega e in nome dell’una o dell’altra forma della Dea, sia essa la Shakti hindu o la Morrigan celtica, la Isis-Thermutis egizia o la Venus victrix romana.

         Anche la sposa segreta dello sciamano (una dea serpente), intesa ormai come riflesso della Dea nel microcosmo psichico dell’essere umano, viene dunque progressivamente ipostatizzata all’esteriore nell’una o nell’altra forma fluens, diventando per i diversi lignaggi regali la Sirena nel lignaggio di Amaterasu, la Nāgī o Nāginī della stirpe dei serpenti, o la Fata Melusina che dimora presso una sorgente incantata.

          Loomis e Coomaraswamy avevano capito che il tema della “sposa laida”, di cui la sposa serpente è per l’appunto una variante, si connette direttamente a quello della sovranità, di cui gode chi possiede la terra, e quindi il suo genius loci. Secondo Loomis, il modello archetipico di tali nozze sarebbe costituito dal tema mitologico delle nozze del Dio Sole con la Terra. Mentre Coomaraswamy intendeva “mostrare che la Dama Laida o il Drago-Donna è l’Ondina, l’anima sirena, la Psiche, il cui disincantamento e la cui trasformazione sono determinati dalle sue nozze con l’Eroe”.

         Due interpretazioni entrambe valide, l’una nel macro e l’altra nel microcosmo. Secondo il Rigveda, persino Indra, che è re degli dei ed è quindi l’archetipo di qualunque forma di sovranità, sposa Apālā, che è di un colore cattivo perché ha la pelle squamosa di un rettile, ed è quindi una Nāgī. Per gli Hindu la Nāgī è la forma più esplicita della Shakti, letteralmente la “Potenza” divina, declinata al femminile, che è considerata presente in tutti gli enti manifestati. Nell’uomo, in particolare, essa è soprattutto quel serpente psichico femmina detto Kuṇḍalinī, che risiede, avvolto nelle sue spire, nel centro sottile detto mūlādhāra cakra, in corrispondenza delle vertebre coccigee. Anche secondo una leggenda buddhista, riferita nel VII secolo da Hiuen Tsiang nel suo Dà Táng Xiyù Jì o Viaggio in Occidente dal Grande Tang, un principe di nome Śākya, appartenente alla stirpe del Buddha, dopo esser stato scacciato dalla sua terra, sposa una fanciulla serpente che gli dona una spada,

e diviene re di Udyāna dopo averne ucciso il precedente sovrano. La Nāgī s’innamora di lui osservandolo mentre dorme sulle sponde di un lago, di cui è chiaramente la ninfa. Inizialmente spaventato dal suo aspetto, Śākya acconsente ad amarla, restituendole così l’aspetto umano che aveva perduto, a causa del karman negativo prodotto nella sua precedente esistenza.

         Arriviamo così in Cambogia, dove, secondo la locale leggenda dinastica, il bramino Kaundinya, a seguito di una visione avuta in sogno, sconfigge la principessa Soma, figlia di un capo indigeno che è re dei Nāga, e la sposa. La coppia dà quindi origine, generandolo, all’intero popolo Khmer.

          Una dea capace di tramutarsi in serpente, un serpente di mare e una ninfa oceanina sono invece i capostipiti della dinastia imperiale giapponese tuttora esistente. Com’è noto, secondo il mito scintoista riportato nel Kojiki [Cronaca di antichi eventi] del 712 d.C. e nel Nihongi [Annali del Giappone] del 720 d.C., classici repertori della mitologia e della storia tradizionale giapponese, il lignaggio degli Imperatori giapponesi discende direttamente dalla dea solare Amaterasu. Il primo Tennō del Giappone fu Jimmu (711 a.C.-585 a.C). Egli era il quarto figlio di Ugiyafukiaezu, il cui padre, a sua volta, era nipote della dea Amaterasu, per tramite di sua nonna Otohime, un’Oceanina. Amaterasu era infatti una dea in grado di assumere diverse forme animali, ma in particolare quella del serpente. Non a caso dunque, fra le creature semidivine da lei direttamente generate c’era anche Ryūjin, il gigantesco Serpente o Drago di mare, regnante su tutto l’Oceano. Sempre secondo il mito, il principe cacciatore Hoori sposò la figlia di questo re dragone, l’Oceanina Otohime. Essi vissero insieme sul fondo del mare per tre anni, finché la soverchiante nostalgia del principe per la terra lo indusse a lasciare la moglie. Otohime partorì comunque un maschio, Ugiyafukiaezu, che ebbe poi a sua volta quattro figli. Anche l’imperatore Hirohito rivendicava, con orgoglio, di discendere dall’Oceanina Otohime.

       Un ruolo importante nella trasmissione di materiali mitici dall’Oriente asiatico fino all’Occidente greco potrebbe esser stato svolto dalle popolazioni nomadi dell’Asia centrale. Sempreché il tema della dea serpente non appartenesse già anche al retaggio culturale indeuropeo. Infatti Erodoto ci narra che in Scizia, dentro una caverna, viveva una creatura la cui parte superiore, dalle anche in su, era di donna, e quella inferiore di serpente. Dalla sua unione con Ercole nacque Scite, e da Scite discesero i successivi re degli Sciti.

       Ma un altro importantissimo centro di diffusione del mito e dell’iconografia della dea serpente si trova in Egitto, dove essa si presenta con vari nomi e aspetti, spesso assimilati alla più importante, che è Iside, ma anche Hathor, Renenutet, Meretseger, Mersokar, Wadjet e Uto. Quasi tutte queste forme divine sono direttamente connesse all’idea della sovranità come esercizio di potenza. Ma la più intrigante è Uraeus, il cobra femmina in furore, che decora con la sua divina presenza la fronte delle corone faraoniche.

          Il concetto di “matriarcato originario” in astrologia si riferisce a una concezione arcaica del cosmo in cui il principio femminile, la Dea Madre e i cicli lunari erano centrali, prima del predominio della visione patriarcale e solare.

        Questa visione, spesso legata agli studi antropologici sulla Grande Dea del neolitico, interpreta i simboli astrologici attraverso una lente matristica.  Ecco i punti chiave del matriarcato originario nell’astrologia:

  • L’origine della Dea (Matri/Arché): Il matriarcato non è inteso come dominio della donna sull’uomo, ma come matri/arché, cioè “origine dalle madri”, una società gilanica (paritaria) diffusa prima dell’avvento dei sistemi patriarcali.
  • Il Cancro e la Luna: Nella fase matristica, la Luna e il segno del Cancro (domicilio della Luna) rappresentano il principio materno, la cura, la fertilità e l’accoglienza.
  • Il Toro e il Womb (Utero): Alcune interpretazioni astrologiche matriarcali suggeriscono che il simbolo (glifo) del Toro non rappresentasse originariamente un toro, ma un utero stilizzato con le tube di Falloppio, simbolo della Dea Madre e della fertilità, originario del neolitico.
  • Tempo Ciclico vs Lineare: L’astrologia matriarcale si basa su calendari lunari (13 mesi di 28 giorni), legati ai ritmi biologici femminili e della natura, contrapposti al tempo lineare-solare del patriarcato.
  • Divinità matristiche: Nelle fasi arcaiche del mito, le divinità femminili dominavano, come Gaia (Terra) e Rea (Madre) in Grecia, o Tiamat in Sumeria.

        Il passaggio dal matriarcato al patriarcato (circa 5000-3000 a.C.) ha comportato una riscrittura dei miti e dei simboli, dove i segni di terra e acqua sono stati spesso reinterpretati in chiave maschile dai conquistatori. Pensiamo anche al simbolo del serpente.

          La “Dea dei Serpenti” preistorica, simbolo di fertilità, rigenerazione e potere femminile, era particolarmente radicato nella civiltà minoica di Creta. Questa figura rappresenta l’energia vitale e la saggezza, spesso associata alla terra e alla ciclicità, in contrasto con le successive narrazioni patriarcali che hanno demonizzato il serpente.  Statuette trovate a Cnosso mostrano una figura femminile a seno nudo con serpenti avvolti sulle braccia, incarnando il dominio femminile sulla natura, la vita e la morte.

       Il serpente, grazie alla muta della pelle, simboleggia la rigenerazione, la guarigione e la saggezza, attributi della Grande Madre primordiale.

        La demonizzazione del serpente (es. Eva e il serpente) riflette il passaggio storico e culturale dai culti matriarcali incentrati sulla Dea alle strutture patriarcali, dove il serpente viene schiacciato (es. la Madonna) o ucciso da eroi (es. Eracle).

         Figure come la nure-onna giapponese (donna-serpente) o Medusa incarnano il legame antico tra il femminile e il serpente, spesso reinterpretato come minaccioso in epoca successiva.

         Nell’antico territorio dei Marsi (Italia), la Dea Anaceta era venerata come la “Signora dei serpenti”, una triplice Madre legata alla guarigione.

          Il matriarcato del serpente rappresenta dunque un’epoca in cui il potere era associato alla creazione e alla continuità della vita, rappresentato dalla dea che controlla le forze telluriche e vitali del rettile.

          I pianeti più importanti nei Segni sono il Sole e la Luna. Sole e Luna rappresentano due energie archetipiche fondamentali, complementari ma opposte, che influenzano la personalità in astrologia e possiedono significati simbolici diversi.

         Il Sole (Identità e Coscienza):

  • Significato: Rappresenta la coscienza, l’individualità, l’Io, la volontà e la creatività.
  • Simbolismo: Associato al principio maschile, attivo, diurno e alla figura paterna (o del marito in un tema femminile).
  • Influenza: Indica come ci poniamo nel mondo, la nostra energia vitale e le aspirazioni.

La Luna (Emozioni e Inconscio):

  • Significato: Rappresenta la sfera emotiva, l’inconscio, la memoria, l’istinto e il bisogno di sicurezza.
  • Simbolismo: Associato al principio femminile, ricettivo, passivo, notturno e alla figura materna o alla “Grande Madre”.
  • Influenza: Indica come reagiamo istintivamente, il comportamento spontaneo e la nostra parte intima.

        Mentre il Sole è la luce visibile, la parte razionale e solare, la Luna è la luce riflessa, la parte emotiva e mutevole che brilla di notte. In astrologia, il Sole è ciò che siamo, la Luna è ciò di cui abbiamo bisogno per sentirci al sicuro.

       Aspetti combinati (Congiunzione e Opposizione):

  • Congiunzione (Sole congiunto a Luna): indica la Luna Nuova; rappresenta un momento di nuovi inizi e una forte unione tra volontà (Sole) ed emozione (Luna).
  • Opposizione (Sole opposto a Luna): indica la Luna Piena; rappresenta una tensione tra conscio e inconscio, tra il desiderio razionale e il bisogno emotivo.

         Anima/ Principio Femminile in astrologia lo ritroviamo nei pianeti: Nettuno, Venere, Luna.

         Spirito/ Principio Maschile lo ritroviamo nei pianeti: Plutone, Marte, Giove.

          Mente/Principio Conciliante lo troviamo nei pianeti: Urano, Saturno e Mercurio.

           Il Sole è l’Unione di tutti in Principi, ovvero il processo di consapevolezza della Coscienza/Essenza o processo dell’Entropia o ordine universale.

             All’inizio c’era il suono/vibrazione, l’antimateria, la coscienza, l’Anima che non aveva esperienza di sé. Il Non Nato e l’Eternità. L’Anima si divide per creare la manifestazione di sé o processo di consapevolezza di sé, e si manifesta attraverso il Principio Maschile, la realtà tridimensionale e materiale.

          Se dividiamo il cerchio dello zodiaco in due, nella Linea del Tempo Ascendente/Discendente e quindi Sinistra/Destra, Passato e Futuro o nella Linea dello Spazio, Alto e Basso, troveremo sempre i due Principi Maschile e Femminile. Questi due Principi creano un Terzo Principio che si chiama Mente o Principio Conciliante o Figlio, la linea energetica di Mercurio.

          Mentre il Sole impiega circa un mese a orbitare in un Segno, la Luna necessita di due giorni, quindi in un mese la Luna fa tutti i Segni. La parola “mese” deriva dal greco men, menos, che vuol dire “luna”, infatti nell’antichità i mesi erano contati con le Lune, poi il calendario gregoriano ha tolto la natura e imposto la cultura: con esso abbiamo 12 mesi in un anno, in realtà in un anno ci sono 13 Lune piene, una Luna piena ogni 29 giorni.

         Il Sole è il punto da cui partiamo e in cui arriviamo, la Luna invece ci fa sentire in una certa maniera. Pertanto in un tema natale la Luna può anche “alterare” il Sole nel Segno (e anche questo spiega perché a volte una persona non ha una personalità in sintonia con il suo Segno, ma è addirittura opposta): perché la nostra emotività è fondamentale per esprimere il nostro carattere. Per esempio, una persona dal Segno dell’Ariete, se ha la Luna nel tema natale, può essere molto meno impulsiva.

          Come abbiamo detto, quando arriva la Luna piena, essa è sempre opposta al Segno in cui sta il Sole. Invece, quando arriva la Luna nuova, essa è unita al Sole.

           Il primo caso (la Luna piena opposta al Sole) rappresenta il culmine del ciclo lunare, un momento di massima luce, consapevolezza e tensione emotiva, che proprio per la opposizione al Sole è molto energica. Simboleggia il confronto tra il conscio (Sole) e l’inconscio (Luna), portando a galla verità nascoste, chiarezza e la necessità di bilanciare esigenze personali opposte. È il momento in cui i progetti avviati durante la luna nuova arrivano a maturazione. Le emozioni sono intense e tutto ciò che è rimasto in ombra diventa visibile. L’opposizione crea un conflitto tra due Segni zodiacali opposti (es. Ariete-Bilancia), bilanciando l’individualità con le relazioni. Rappresenta una scissione temporanea tra la logica e i sentimenti, utile per analizzare i conflitti interiori e lasciar andare ciò che non serve più. È l’occasione per prendere decisioni importanti, mettendo in equilibrio la parte razionale e quella emotiva.

           Invece, la Luna nuova congiunta al Sole (novilunio) in astrologia segna l’inizio di un nuovo ciclo lunare, un momento potente di introspezione, rinascita e semina di nuove intenzioni. Poiché la Luna è invisibile (si trova tra la Terra e il Sole), l’energia è rivolta all’interno, invitando a riflettere sui desideri più profondi e a pianificare il futuro.

         Jung diceva nei suoi Seminari che ci sono due principi nel tema natale, il Sole e la Luna, rispettivamente la natura attiva e la natura reattiva, maschile e femminile. Aggiungeva che nella sua natura attiva il carattere è volontario, voluto, mentre nella sua natura reattiva il carattere è passivo, risponde semplicemente agli stimoli. La Luna è mater, materia, cioè viene toccata e reagisce.

          Ma, all’interno dello stesso soggetto, una persona stimolata durante le ore di lavoro è diversa da quando viene stimolata durante le ore di riposo: Jung parlava in una stessa persona di carattere solare e carattere lunare.

          Se il Sole è in un Segno caldo e ardente, l’uomo è attivo e vigoroso. Quando la Luna è in una posizione forte, indica il lato intimo, introspettivo, sguarnito della persona, cioè quello passivo.

          Ma Jung chiariva altrove che la sua psicologia va contro il letteralismo, e per letteralismo intendeva la nevrotizzazione, cioè la interpretazione unilaterale di una nozione. Pertanto per Jung queste categorie astrologiche non sono “letterali”, cioè sono da lui “de-letteralizzate”, intese oltre il simbolo. Vale a dire che il tema natale non è qualcosa di fisso e deterministico, come era invece anticamente, ma va studiato all’interno della intera storia del soggetto. Questo faceva Jung nelle sue analisi: Jung approntava il tema natale del paziente, ma lo integrava e lo perfezionava nel contesto globale.

         Inoltre molte scoperte della astrologia non sono entrate nel repertorio del grande pubblico: pensiamo al pianeta Maya, di natura femminile. Scrive L’Eclair in merito:

E’ il più lontano dei pianeti. Nondimeno è la prima delle mie scoperte astrologiche: fin da studente, mi ero accorto che ciclico era l’avvicendarsi degli stili architettonici, dei gusti artistici, persino delle “mode” nel vestire; ciò dunque doveva avere una causa planetaria. Ma il Pianeta ha una eccentricità di quasi 0,15, la sua velocità minima è di 11′ l’anno e la massima è di 21′: la mia immaginazione ancora inesperta non riusciva a figurarsi un diagramma cartesiano corrispondente a velocità così mutevoli. Poi presi coscienza che, se l’anima è la veste dell’IO ed il corpo è la dimora dell’anima, lo stesso astro, che governa lo stile architettonico delle nostre dimore e la moda dei nostri vestiti, doveva governare anche la salute fisica dell’Umanità. Mi bastò consultare un libro di storia della Medicina per appurare che le massime epidemie dell’evo moderno e contemporaneo erano state la peste del Boccaccio (1346), la sifilide (1494), la peste di Londra (1665), la febbre “spagnuola” (1917-20): allora mi fu facile situare quelle date nei più distruttivi gradi dello Zodiaco, rispettivamente il quarto dei Pesci, il ventesimoterzo dell’Ariete, il tredicesimo dei Gemini, il decimo del Leone. Prolungando la sinusoide verso il passato, questo decimo grado del Leone veniva a corrispondere agli anni 542-47: gli anni della peste di Giustiniano – il più spaventevole flagello che la storia ricordi. – I conti tornavano. Ebbi così la prova che il Rinascimento corrisponde al transito di Maya nel Segno della nascita e della rinascita (Ariete); il cosiddetto Barocco (che io chiamerei Grandifico, oppure Magnificiente) corrisponde al Toro; il Rococò, ai Gemini; il Preromanticismo ed il Romanticismo vero e proprio corrispondono al Cancro. Andando all’indietro, il sorgere dello stile gotico rientrava nel transito di Maya attraverso il Capricorno. Maya è di spirito gioviale, appartiene per tre quarti all’elemento terra e (come tutti i pianeti transnettunii) per un quarto appartiene all’elemento acqua. E’ domiciliata in Pesci (precisamente, nel secondo decano) ed è esaltata in Leone (primo decano).

 

        La teoria dell’afeta (dal greco aphetos, “liberato”) nell’astrologia classica identifica il pianeta (Sole o Luna) che detiene il “significato vitale” o la forza vitale di un tema natale, determinando la durata e la qualità della vita. L’afeta è fondamentale per calcolare i tempi di vita e la salute fisica, agendo in coppia con l’anereta (pianeta distruttore).

       Punti chiave della teoria dell’afeta:

  • Afeta e anereta: Mentre l’afeta dà la vita e governa la vitalità, l’anereta è il punto o pianeta che, per direzione (movimento del cielo nel tempo), incontra l’afeta minacciandone l’integrità.

  • Identificazione: I principali afeti sono il Sole, la Luna, l’Ascendente, la Parte di Fortuna o il Signore della Triplicità.

  • Condizioni di forza: L’afeta deve essere in una posizione forte nel tema natale (es. non combusto o visibile) per garantire una buona salute e lunga vita.

  • Ruolo dei malefici: Marte e Saturno spesso agiscono come anereti. La loro relazione con l’afeta, se incontrati per direzione, può determinare momenti di crisi o la fine della vita.

  • Interpretazione: La teoria prevede uno studio complesso dei luoghi della carta natale per determinare quale potenziale anereta diventerà attivo nel corso della vita.

         In sintesi, la teoria dell’afeta è parte integrante della cosiddetta “astrologia genetliaca” (o delle natività) classica, focalizzata sulla previsione degli eventi fisici e della longevità, contrapposta all’interpretazione più psicologica moderna.

           Anche la sinastria offre una dettagliata interpretazione della Luna assieme agli altri pianeti. La sinastria è l’analisi astrologica comparata di due carte natali per valutare l’affinità, la chimica e le dinamiche relazionali tra persone. Calcola le interazioni tra i pianeti e le case (come il Sistema Placidiano o Koch) dei soggetti per capire i punti di forza e le sfide del rapporto.

        Dal greco “confronto tra astri”, la sinastria valuta le relazioni non solo di coppia, ma anche familiari, lavorative o d’amicizia. L’analisi si concentra sugli aspetti tra i pianeti dei due partner, inclusi il Sole, la Luna e l’Ascendente. Si utilizzano orbite strette: 5° per congiunzioni/opposizioni, 4° per trigoni, 3° per quadrature, 2° per sestili/quinconce. Gli indicatori principali sono gli aspetti intensi tra Sole/Luna/Ascendente (indicano una forte compatibilità), mentre gli aspetti duri (quadrature/opposizioni) evidenziano sfide relazionali.

         Secondo il Picatrix, famoso manuale medioevale di magia astrologica, ogni pianeta ha associato un metallo associato e anche una immagine. Per esempio alla Luna spetta l’argento. Pertanto nel rito occorre conformarsi secondo rigide regole.

         Mentre si preparano alcune pillole alchemiche sotto l’egida della Luna, il mago/astrologo stesso doveva assomigliare lui stesso il più possibile alla Luna, il pianeta che nel nostro esempio stava invocando e cioè: (Liber IV. Cap. 6)

  • vestirsi alla maniera dei bambini
  • circondarsi da cose profumate
  • portare un anello d’argento nella mano
  • essere veloci nei movimento e nelle azioni
  • parlare in modo elegante, garbato e preciso
  • collocare di fronte un incensiere di argento.

          Il testo specifica inoltre che tutto ciò andava fatto il quattordicesimo giorno del mese lunare (cioè contando dal novilunio) quando la Luna si trovava sopra la terra aspettando i benefici in aspetto favorevole. Bisognava lavarsi la faccia e voltarsi verso la Luna recitando delle preghiere specifiche.

         Ovviamente, l’utilizzo della sola ora planetaria in molti casi era troppo generico e non adoperabile a tutte le necessità. Ecco perché il Picatrix introduce il concetto delle immagini associate ai decani tolemaici. Secondo Tolomeo, ogni segno è suddiviso in 3 settori di 10° ciascuno detti decani: il Picatrix fornisce per ogni decano delle immagini e altre particolarità che facevano riuscire il rito.

             L’associazione tra la Luna e l’argento, radicata nell’alchimia e nel folklore antico, deriva principalmente dalla somiglianza visiva tra il metallo bianco e brillante e la luce pallida e riflessa dell’astro notturno. Questo legame simboleggia purezza, femminilità, intuizione, introspezione e il controllo sui ritmi ciclici e le emozioni.

         Nell’alchimia medievale, l’argento è considerato il metallo della Luna, governatore delle acque (liquido amniotico) e della parte intuitiva/emotiva dell’essere femminile, in contrapposizione all’oro (Sole) che rappresenta la coscienza e la parte razionale.

          Il colore bianco-freddo, la lucentezza brillante ma discreta dell’argento richiamano direttamente l’aspetto della Luna piena e il pallore notturno.

         Come la Luna governa le maree e i cicli (28 giorni), l’argento è simbolicamente legato a tutto ciò che è fluido, mutevole e ciclico, inclusa la femminilità.

           A causa del suo colore, l’argento simboleggia la purezza, la castità e la verità, venendo spesso usato per oggetti di culto e amuleti protettivi.

            Anche il nome del Dio ebraico (YHWH) è associato all’astrologia, e ha elementi femminili.

            Ma occorre fare una premessa. La Bibbia condanna duramente l’adorazione degli astri, praticata dalle culture circostanti (mesopotamiche, egizie). Deuteronomio 4, 19: Avverte gli israeliti di non alzare gli occhi al cielo e, vedendo il sole, la luna e le stelle (l'”esercito del cielo”), non farsi trascinare ad adorarli. Profeti come Sofonia (1, 5) e Geremia (8, 2) criticano chi adora il “cielo stellato”. La pratica di consultare gli astri per predire il futuro o la magia astrale è considerata pagana e vietata.

          Sebbene condanni l’adorazione degli astri, la Bibbia presenta YHWH come il Creatore e il sovrano assoluto del cosmo. “Signore degli Eserciti” (YHWH Sabaoth): Il titolo spesso si riferisce al potere di Dio sulle schiere celesti (stelle/angeli). Creatore delle Costellazioni: Giobbe (9, 9, 38, 31-33) descrive YHWH come colui che crea e comanda le costellazioni (Orione, Pleiadi, ecc.), sottolineando la sua sovranità cosmica piuttosto che la loro divinità. Genesi 1, 14 indica che gli astri sono creati per definire giorni, anni e come “segni” (otot), il che ha portato alcuni commentatori a vedere un ruolo limitato degli astri nell’ordine divino, ma non nella predizione fatale.

         Nei secoli successivi, la visione dell’astrologia nell’ebraismo è diventata più sfumata. Pensiamo alla cosiddetta astrologia “Kosher”: alcuni maestri ebrei non negavano l’influenza dei pianeti, ma sostenevano che il popolo di Israele è al di sopra dell’influenza astrale grazie alla Torah. Inoltre, la tradizione talmudica e cabalistica riconosce i Mazalot (segni zodiacali) e le loro energie spirituali, ma insegna che le azioni umane (mitzvot) possono modificare il destino predetto dagli astri. Nella mistica ebraica, i quattro astri principali sono visti come riflessi delle potenze divine, e il nome YHWH è talvolta collegato all’archetipo della creazione stessa.

         Alcuni studi interpretano il Tetragramma divino YHWH in contesti simbolici. “Colui che fa divenire”: il nome YHWH viene inteso come il causativo del verbo “essere”, indicando il Dio che dà vita e induce le cose a esistere, sovrano anche sul tempo e sul cosmo.

            Tzimtzum (Contrazione): prima di generare l’universo, l’Infinito (Ein Sof) ha dovuto “contrarre” la sua luce per lasciare uno spazio in cui la creazione potesse esistere. Poi avvenne la emanazione delle Sefirot: YHWH genera il mondo attraverso le 10 Sefirot (l’Albero della Vita), che sono strumenti o canali attraverso cui la luce infinita si manifesta in forme finite.

           Nella Cabala, le lettere Yod-He-Vav-He sono talvolta collegate ai quattro elementi o alle forze del cosmo, ma questo si discosta dall’astrologia divinatoria.

          Sebbene non direttamente associato a un singolo pianeta, YHWH è la radice divina che sostiene l’intero sistema cabalistico, specialmente la sephirah Tiferet (Bellezza/Sole) nelle interpretazioni che legano il Nome ai mondi. E abbiamo qui un certo principio femminile.

            Per di più, YHWH ha al suo interno qualcosa anche di femminile. Infatti, i cabalisti spiegano così le quattro lettere del Tetragramma:

  • Yod: Rappresenta il “Padre”, la saggezza (Chochmah), il punto iniziale e maschile della creazione.
  • He – superiore: Rappresenta la “Madre”, la comprensione (Binah), che riceve il punto e lo sviluppa.
  • Vav: Rappresenta il “Figlio”, le sei Sefirot emozionali (come Tiferet), la connessione.
  • He – inferiore: Rappresenta la “Figlia”, la Shekhinah (Presenza divina nel mondo), che porta il creato a compimento.

       Il processo è un ciclo: la Yod (maschile/padre) genera la He (femminile/madre), che a sua volta genera il Vav e la He inferiore (il mondo creato).

         Secondo una certa cabala, addirittura YHWH coinciderebbe con il Male, inteso come il Doppio: cioè con la Femminilità sacra. I cabalisti dimostrano questo assunto in una maniera vertiginosa.

          Nella tradizione magico-cabalistica è evidente l’importanza assunta dal Logos: nella parola c’è il potere di creare e di distruggere (la formula magica), la conoscenza del nome di una Entità conferisce il potere su di Essa, un rituale di magia cerimoniale può essere costruito sulla sola base di un Logos (si veda ad es. il rituale crowleriano costruito sul nome del Dio Gnostico “IAO” riportato in Magick).

          Il motivo è che, come rivelato nel Sepher Yetzirah, ogni singola lettera dell’alfabeto sacro è un mattone della creazione, un archetipo che contiene potere divino e l’unione di questi mattoni crea e governa tutta la realtà psico-fisica.

         Con la gematria possiamo dunque esaminare il Logos, svelandone i significati, dividendolo e ricomponendolo a piacere ristrutturando la realtà a nostro piacimento (il solve et coagula alchemico).

         I cabalisti dunque partono dalla attribuzione gematrica delle lettere del Tetragramma all’albero cabalistico:

  • Y = 1 = Kether
  • H = 2 = corrente Chokmah-Binah
  • V = 3 = Tiphareth (aggregato Zaira Anpir)
  • H = 4 = Malkuth.

        Risulta pertanto:

Y-H-V-H = 1+2+3+4 = 10 = 1+0 = 1

       Esplicitiamo adesso il valore gematrico attribuito al Nome del Dio associato al doppelganger oscuro, rifacendoci alla mitologia dall’antico Egitto:

S-E-Th = SIGMA + ETA + THETA = 200 + 8 +9 = 217 = 2+1+7 = 10 = 1+0 = 1

(Ottenuto utilizzando la gematria greca).

         Possiamo dunque affermare che sussiste l’equivalenza gematrica: YHWH = SETh

         Entrambi contengono la Manifestazione del creato (10 = l’albero sephirothico) ed entrambi riconducono all’Unità dell’origine (Hadit). L’equazione YHWH=SETh equivale ad 1=1 (identità e riflessione dell’1 nel suo doppio, ovvero la sostanziale identità Kether=Thaumiel). Inoltre, utilizzando la classica attribuzione gematrica delle lettere ebraiche:

Y-H-V-H = 10+5+2+5= 26 = 2 x13

(ove 13 rappresenta l’unità: A-Ch-D=1+8+4 =13 unità)

        Pertanto: “YHWH è l’Unità che si esprime nella Dualità” (di Thaumiel).

        La potente formula esplicita la fondamentale Unità della Divinità (il “Grande Architetto Universale”) che contiene entrambe le polarità, Demiurgo ed Avversario, Dio solare e Dio ctonio-lunare, Dio Padre e Dea Madre.

         La duplicità celata nella seconda He del Nome è dunque rivelata dalla succitata formula.

          La natura femminile del Doppio (la He) implica inoltre un sottile legame fra il Dio doppio (Satana-Moloch in Thaumiel) e la Grande Madre.

          Il Tetragramma contiene pertanto la polarità maschile (Y=seme, V=lingam) e la polarità femminile (He doppia, esplicitata dal Dio Doppio in Thaumiel), ed è unione di entrambe (unione di Acqua e Fuoco ovvero l’Esagramma), equilibrando l’Universo.

           La Luna (aspetto femminile-emotivo) è fondamentale anche nel tema natale karmico. La Luna è importante non solo perché fa parte del nostro bagaglio emotivo, la sua radice è legata alla famiglia, ma soprattutto perché la Luna forma la parte dei nodi. I nodi lunari sono i due punti di intersezione tra l’orbita della Luna e l’eclittica (il percorso apparente del Sole), fondamentali in astronomia per prevedere le eclissi. In astrologia, rappresentano l’asse karmico dell’evoluzione: il Nodo Nord (o ascendente) indica il destino e le qualità da sviluppare, mentre il Nodo Sud (o discendente) rappresenta le esperienze passate e i talenti innati da superare.

            Noi siamo soggetti alle fasi lunari nel percorso karmico. L’astrologia karmica è una branca evolutiva che utilizza il tema natale per analizzare il karma individuale, interpretando la vita attuale come risultato di azioni, abitudini e intenzioni accumulate in vite passate. Focalizzata sui Nodi Lunari (Nodo Sud=passato/abitudini, Nodo Nord=futuro/scopo) e sui pianeti retrogradi, mira alla comprensione del percorso evolutivo e alla risoluzione di blocchi.

        Ecco i punti chiave dell’astrologia karmica:

  • Principio di Causa-Effetto: si basa sull’idea che le esperienze attuali siano il frutto di azioni passate, agendo come una mappa per comprendere lezioni, sfide e il potenziale dell’anima.
  • Saturno, il “Signore del Karma”: Saturno è considerato il pianeta che impone responsabilità, mostrando dove la persona deve maturare e raccogliere ciò che ha seminato.
  • Pianeti Retrogradi: i pianeti in moto retrogrado nel tema natale spesso indicano energie da rielaborare, spesso legate a questioni non risolte incarnazioni precedenti.
  • Finalità Evolutiva: a differenza di altri approcci, l’astrologia karmica è meno deterministica e mira ad aiutare la persona a prendere in mano il proprio destino, trasformando i difetti in talenti e comprendendo il motivo della propria incarnazione.

        I tre pilastri del tema natale karmico (ma anche classico) sono Sole, Luna e Ascendente. La Luna rappresenta la nascita, la madre e il concepimento, cioè la famiglia, da cui ci arriva la nostra anima. Il Sole indica il quantum di vita, la energia dell’anima che ci permette di portare avanti il karma in una esistenza.

            La Luna ha un simbolismo complesso. Rappresenta i nostri sentimenti verso noi stessi, come ci vediamo, è la autoimmagine di cui parla la psicologia. Ma non si tratta di una immagine chiara, in quanto la Luna non ha immagini, è insomma come noi crediamo di essere. Modelli comportamentali assimilati con cui ci troviamo a nostro agio. Modelli mentali, emotivi e karmici che ci inibiscono o ci aiutano nella nostra espressione nel mondo.

       Gli aspetti armonici della Luna aiutano a esprimersi e a adattarsi bene al mondo esterno. Gli aspetti dissonanti creano difficoltà a adattarsi alla società, si avrà una autoimmagine negativa che si dovrà elaborare e superare.

         La Casa dove cade la Luna mostra l’area della vita dove si ha più bisogno di feed-back, è un settore stimolato dalla parte emotiva e dalle immagini, dal passato. Invece il Segno mostra come ci difendiamo istintivamente, e anche un atteggiamento espressivo naturale.

         È che l’anima si porta quel modo di relazionarsi nelle vite precedenti e situa, sul tema natale karmico, la Luna in un dato settore.

            La Luna trasforma i sentimenti circa noi stessi e anche verso il mondo esterno. Tutti noi facciamo delle esperienze nel quotidiano e la Luna veicola i sentimenti di intimità più interni nelle esperienze della vita. Per esempio, quando stiamo a nostro agio con gli altri, siamo entrati nella nostra sfera intima, veicolata dalla Luna. La Luna sente, è istintiva, mentre la ragione solare procede con la logica razionale, che toglie tutto ciò che la Luna fa. La Luna prova emozioni, invece la logica elabora e discrimina.

          La Luna influenza le maree, il ciclo mestruale, le nascite, il liquido amniotico, il comportamento animale, le turbe mentali, il sonno (durante la Luna piena la melatonina diminuisce, quindi si va a dormire più tardi e si è più irritabili), le colture dell’orto e del campo, i capelli.

          A livello karmico la Luna è importante perché permette una esperienza profonda a livello emotivo tra due persone. Se abbiamo il Sole nella Luna e incontriamo una persona del Cancro (in cui la Luna sta in domicilio), ciò crea un forte legame: le esperienze da altre vite creano questa connessione tra due persone. Se c’è il Sole in opposizione alla nostra Luna, a volte la persona-Sole dà alla persona-Luna quella parte che manca, quindi si crea allo stesso modo un forte legame.

            Come abbiamo detto, la Luna ha a che fare con la famiglia, quindi è fondamentale nel tema natale karmico, in cui ha particolare importanza dove si nasce, vale a dire la madre che abbiamo scelto. A volte si può nascere in una famiglia che abbiamo scelto appositamente perché a noi compatibile, a volte la famiglia è la prima disponibile, in quanto la disposizione astrale era proprio quella e allora non c’è particolare affinità.

            La famiglia dà l’imprinting nutritivo: il bambino agisce con la Luna (cioè con l’istinto, in quanto ancora non ha sviluppato la logica razionale), questo determina una simbiosi con la madre; questa simbiosi fa passare l’affetto. Nella simbiosi è fondamentale che la madre sia affettiva,  perché è grazie a questo aspetto nutritivo-energetico che la persona cresce sana, altrimenti il bambino di una madre anaffettiva, non ha stabilità a livello emotivo. Ora, è attraverso le emozioni che l’anima fa le esperienze in una vita. Quindi la Luna è fondamentale in questa dimensione terrena.

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Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 63 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.

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