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TEMI VARI DI ASTROLOGIA-DOTT.RE MARCO CALZOLI

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          Redazione-  L’astrologia è stata nei secoli il sapere che forse più di ogni altro ha accomunato tutti i popoli della terra, nonostante alcuni concetti discordanti oppure cambiamenti di terminologia oppure differenti prospettive. Tutti i popoli, infatti, hanno studiato il rapporto degli astri con la Terra e l’uomo, che la abita.

          L’astrologia è stata per secoli la scienza più alta o, altre volte, almeno uno dei saperi più eruditi. Caduta in disuso dopo il Rinascimento, tuttavia oggi è ritornata in auge.

           Per l’importanza della astrologia, richiamiamo solo il fatto che la base del cristianesimo (l’incarnazione del Figlio di Dio) sarebbe stata mutuata dalla osservazione del cielo. Infatti, secondo una teoria, il concetto di figliolanza divina proverrebbe dagli antichi semiti.

            Presso alcuni semiti vi era una triade, formata da Luna, Sole e Venere: rispettivamente padre, madre e figlio. Venere quindi era la stella del figlio di Dio e il fatto che i Magi (astrologi persiani) trovarono Gesù, il Figlio di Dio, guidati da una stella, sarebbe una riproposizione dell’antica concezione semitica del cielo.

             In merito esisterebbe anche una teoria riguardo al perché Venere è il simbolo del figlio di Dio. Nel passato più remoto Venere doveva essere non un pianeta bensì una stella cometa, la quale poi venne attratta nell’orbita solare e iniziò a girare attorno al Sole, divenendo quindi “figlia” di questo.

            Ci sarebbero degli indizi nelle culture delle latitudini più diverse. Per gli antichi messicani, secondo il Codex Telleriano-Remensis, Venere era una particolare stella fumante (e sappiamo che per i messicani le comete erano dette “stelle fumanti”). Nell’Atharva-Veda (VI.3.15) sappiamo che per gli indiani Venere somigliava al fuoco e al fumo. Egualmente il Talmud di Babilonia dice nel trattato Sabbath che il fuoco fuoriesce da sotto Venere. Ma i babilonesi dichiaravano anche che aveva una barba e quindi somigliava a una cometa.

             Nel periodo nel quale Venere fu catturata dal Sole, essa doveva essere molto più fiammeggiante di adesso, per poi perdere parte del proprio splendore (la cometa che poi si trasformò lentamente in un pianeta). Infatti un testo cinese della casta di Su-Tchenu parla dell’epoca remota in cui Venere “era visibile in pieno giorno, in grado di rivaleggiare col sole per il suo splendore”.

             Quando Venere possedeva ancora la coda, le punte del semicerchio dovevano risultare prolungate  dalla parte illuminata di questa coda. Possedeva quindi due appendici e somigliava a una testa di toro. Astarte (Venere) aveva questa testa di toro presso le mitologie semitiche. Fu persino chiamata Ashteroth-Karnaim: Astarte dalle corna, nome che fu dato ad una città cananea in onore di questa dea (Genesi 14, 5; Maccabei 5, 26.43). Il vitello d’oro che Aronne e il popolo di Israele adorarono sulle pendici del Sinai era una rappresentazione di questa stella. Il toro era consacrato dalla Magna Mater, la divinità femminile autoctona pre-indoeuropea di tutto il Mediterraneo. Quindi gli astrologi antichi dicevano che Venere era particolarmente collegata alla costellazione del Toro.

             L’astrologia di oggi implementa da vicino lo studio degli astri con la psicologia, per una visione d’insieme dell’uomo.

             La Testa del Drago è il nodo lunare ascendente. In psicologia i “nodi” indicano gli aspetti rimossi della personalità e i conflitti da risolvere: un nodo ha sia un aspetto negativo (ciò che ci impedisce) sia un aspetto positivo (qualcosa da risolvere per evolverci). Anche la Testa del Drago mantiene il duplice simbolismo: è assimilata all’Ombra junghiana, cioè alla parte inconscia di noi stessi, che però dobbiamo elaborare e portare alla coscienza per integrarla nella personalità e giungere alla fine del processo di individuazione, che costituisce il nostro pieno sviluppo psicologico. Per fare un esempio, la Testa del Drago nella Prima Casa indica: conflitto interiore che toglie alla personalità, unità, forza ed equilibrio. È necessario che l’individuo si riconcili con la sua Ombra.

           Gli astrologi intendono la Luna Nera come l’Anima junghiana. Per Jung Anima significa la parte femminile della propria personalità: per l’uomo, essa rappresenta l’aspetto oscuro e inquietante della donna; l’insieme di tutte le esperienze negative avute prima con la madre e poi con le donne; i suoi desideri rimasti insoddisfatti nei riguardi di queste ultime; le sue paure di carattere sessuale e amoroso. Invece per la donna, Anima rappresenta la parte della femminilità rimossa che Jung chiama Ombra, in contrapposizione al suo ideale cosciente, simbolizzato dalla Luna. Per esempio, per un uomo, la Luna Nera nella Prima Casa indica questo: narcisismo; desiderio di essere diverso dagli altri; rifiuto delle norme convenzionali; gelosia morbosa; misoginia o rifiuto della donna.

             L’astrologia è assai importante in quanto si collega strettamente all’alchimia, un’altra grande tradizione iniziatica, anch’essa comune a tutti i popoli della terra. Gli alchimisti spirituali volevano estrarre l’oro dal piombo, cioè far trasmutare l’uomo normale (piombo, metallo vile) in un iniziato (oro), reintegrandolo con il divino.

           L’alchimia e l’astrologia sono profondamente intrecciate, condividendo l’ermetico principio “come sopra, così sotto”. Il corpo umano (microcosmo) è considerato influenzato dalle stelle (macrocosmo), con i tre principi alchemici (Zolfo, Mercurio, Sale) specchio delle forze celesti.

             In alchimia, Zolfo, Mercurio e Sale formano i “Tria Prima” di Paracelso, rappresentando i principi costitutivi di ogni materia e dell’essere umano: Anima (Zolfo), Spirito (Mercurio) e Corpo (Sale). Essi simboleggiano rispettivamente la combustibilità, la volatilità/fusibilità e la solidità, e attraverso il processo di “solve et coagula”, l’alchimista mira a purificarli per ottenere la pietra filosofale.

     Si danno così:

  • Zolfo (Anima/Sole): Principio maschile, caldo, secco e attivo. Rappresenta la coscienza, l’energia vitale, i desideri e le emozioni.
  • Mercurio (Spirito/Luna): Principio femminile, freddo, umido e passivo. Rappresenta la mediazione, la mente, la plasticità e la vitalità indifferenziata.
  • Sale (Corpo/Terra): Principio di fissazione, incombustibile. Rappresenta la materia fisica, la base solida che sostiene anima e spirito.

             L’astrologia fornisce la mappa del tempo e le influenze planetarie, mentre l’alchimia applica queste energie per trasformare la materia e l’anima, collegando metalli, pianeti e fasi del processo (nigredo, albedo, rubedo). Le fasi alchemiche, come la nigredo (annerimento) o la rubedo (arrossamento), riflettono cicli simbolici legati anche a passaggi astrologici e alla trasformazione dell’essere.

           Corrispondenze Planetarie: gli alchimisti associavano i sette metalli classici ai sette pianeti noti: Sole/Oro, Luna/Argento, Mercurio/Mercurio, Venere/Rame, Marte/Ferro, Giove/Stagno, Saturno/Piombo.

             Ecco le parole di Evola:

Esiste una tradizione iniziatica “regale” che, nelle sue forme pure, può considerarsi come la filiazione piú diretta e piú legittima della Tradizione unica primordiale. È indubitabile che l’alchimia non è una apparizione semplicemente occidentale. Esiste, ad esempio, un’alchimia indú e una alchimia cinese. E chi sia un po’ addentro nelle cose, vede che corrispondono i simboli, le “materie”, le operazioni principali; corrisponde soprattutto la struttura di una scienza fisica ed insieme metafisica, interiore ed esteriore.

La tradizione ermetico-alchemica fa parte del ciclo della civiltà pre-moderna, “tradizionale”. Per comprenderne lo spirito, bisogna portarsi interiormente da un mondo ad un altro. Sarebbe assai lontano dal comprendere l’essenza dell’Arte Regia colui che, sulla base dell’analogia con espressioni mistiche e religiose, quali “morte e resurrezione”, “rinascita”, “mortificazione”, ecc.,venisse all’idea, che il tutto si riduca a qualcosa di “morale”, di vagamente spiritualistico e persino psicanalitico. È ad un simile piano, difatti, che quasi tutti sono portati a pensare da termini del genere.

La conoscenza alchemica è stata considerata come una “scienza sacra”. Una veduta centrale dell’Arte Regale è che l’Ermetista compie certe operazioni, attraverso le quali giunge a perfezionare una simbolica “materia” che la Natura lasciò imperfetta e in potenza. A differenza della chimica profana, l’alchimia presuppone una “metafisica”, cioè un ordine di conoscenze sovrasensibili, le quali a loro volta presuppongono la trasmutazione iniziatica della coscienza umana. Occorre rifarsi ad un insegnamento tradizionale fondamentale: quello concernente le “due nature”.

Vi è la natura degli immortali e vi è la natura dei mortali; vi è la regione superiore di “coloro-che-sono” e vi è la regione inferiore del “divenire”. Il passaggio dall’una all’altra è considerato possibile, ma sotto la condizione di una trasformazione essenziale effettiva, da un modo di essere ad un altro modo di essere. Siffatta trasformazione è conseguita a mezzo dell’iniziazione nel senso più stretto del termine. Attraverso l’iniziazione alcuni uomini sfuggivano all’una natura e conquistavano l’altra, cessando cosi di essere uomini. Essi dunque rinascevano, erano rigenerati.

Fu la volgarizzazione e l’abusiva generalizzazione della verità valida esclusivamente per gli iniziati a dar nascita alla strana idea dell'”immortalità dell’anima”, estesa a qualsiasi anima e sottratta ad ogni condizione. Da allora sino ad oggi, l’illusione continua nelle varie forme di pensiero religioso e “spiritualistico”: per essi l’anima di un mortale è immortale, l’immortalità è una certezza, non una possibilità. Stabilito cosí l’equivoco, pervertita in tal senso la verità, l’iniziazione poteva apparire non più necessaria: il suo valore di operazione reale non poteva più esser compreso.

La “rinascita” non è un sentimento o una allegoria, ma un fatto preciso che non può esser compreso da chi non sia passato attraverso il Mistero. Il Mistero non ha lo scopo di insegnare, ma rinnova l’individuo. Ed è tanto reale, che spesso esso è ritenuto fatto fisico e materiale. Se le condizioni necessarie per il prodursi di un fenomeno fisico sono presenti, questo fenomeno avviene in modo certo; cosi pure se le condizioni necessarie per il prodursi dell’iniziazione sono presenti, la rinascita avviene, in modo altrettanto certo e altrettanto indipendente da ogni merito.

Al sonno eterno, all’esistenza larvale nell’Ade, alla dissoluzione, non scamperebbero dunque che quelli che già in vita abbiano saputo orientare la loro coscienza verso il mondo superiore. Gli Iniziati, gli Adepti stanno al limite di tale via. Conseguito il “ricordo”, essi divengono liberi, vanno senza vincoli, coronati celebrano i “misteri” e vedono sulla terra la folla di coloro che non sono iniziati e che non sono “puri” schiacciarsi e spingersi nel fango e nelle tenebre.

Il presupposto è l’idea che alla radice di tutto ciò che ha forma, qualità e individuazione stia un principio indifferenziato, senza forma né individuazione, superiore e ad un tempo anteriore alla stessa opposizione fra Io e non-Io, materialità e spiritualità. E ricondurre “dissolvere” le loro sostanze in tale “Materia prima” è, per gli alchimisti, il fondamento di tutta la loro Arte. Difatti non si tratta di una teoria filosofica, ma di uno stato determinato, dovuto a una sospensione di quella legge di dualità fra lo e non-Io e fra “dentro” e “fuori” che, salvo rari momenti, domina la comune percezione della realtà. Questo stato è il segreto di ciò che nei testi ha il nome di “Materia prima dei Saggi”.

Questa dissoluzione si fa per ridurre il Corpo, che è terrestre, alla sua Materia prima (cioè allo stato puro della forza o etere, di cui esso è la coagulazione), affinché il Corpo e lo Spirito siano fatti uno inseparabilmente. Essa si fa per ridurre il Corpo alla stessa qualità dello Spirito ed allora il Corpo si mescola con lo Spirito senza mai separarsene, come acqua messa in acqua. A tal fine il Corpo da principio si innalza con lo Spirito e alla fine lo Spirito si fissa col Corpo. La “materia” non è che uno stato, un modo d’essere dello Spirito.

Il Corpo è il principio della fissità e toglie agli altri due principi (Spirito e Anima) la volatilità (la possibilità libera propria agli stati non-corporei). Si tratta dunque di emancipare la forma sottile di vita (Mercurio), congiungente Spirito e Corpo, da Saturno, che è lo stesso corpo fisico, il quale nello stato di immedesimazione attrae a sé e fissa il Mercurio nella forma specificamente designata. Tutto il segreto della Filosofia Ermetica consiste nell’avere il Mercurio puro, cioè nello stato in cui si trovava prima di essere mescolato con qualsiasi metallo (prima di specializzarsi come vita legata secondo necessità ad un essere individuato).

Questo è il Mercurio Filosofico, da cui si distingue il Mercurio Volgare, che è come morto quando è fuori dalla Miniera (dalla possibilità universale, essendo arrestato da Saturno). Fra i vari significati dell’allegoria ermetica di Saturno che recide i piedi a Mercurio, vi è appunto questo. Il Mercurio diviene un Mercurio individuato non libero rispetto alla propria identificazione, vincolato, decaduto dunque dalla possibilità di assumere ogni altra forma oltre quella ad esso propria come vita di una data, particolare vita. In tal senso Mercurio si trova nel carcere di Saturno.

Separare, ermeticamente vuol dire estrarre il Mercurio dal Corpo; far passare allo stato non individuato il principio-vita come passaggio da “fisso” a “non-fisso” è dunque “soluzione”; come un liberare ciò che il corpo chiudeva, è “estrazione”; come ritorno allo stato originario, è “conversione nella Materia Prima” o “Mercurio dei Filosofi”; è infine “congiungimento”, quando si ipostatizzino i due stati e nella trasformazione si veda l’effettivo ricongiungersi della vita individualizzata con la vita immutabile, che purtuttavia non le è esterna, ma sta come tramortita alla sua stessa radice.

Sospesa l’azione dell’organismo animale sulla forza vitale, anche gli altri principi divengono virtualmente liberi. Quando il Mercurio ritorna allo stato libero, allo stato di possibilità vitale indeterminata (conversione nella Materia Prima), lo Zolfo interno trova aperte le vie di ogni azione trascendente e di ogni trasformazione. L’Anima dapprima si è “disciolta”, ha raggiunto ciò che non ha forma né condizioni, che è allo stato puro. Divenuta tutto ciò, essa passa a rigenerare forme, condizioni, determinazioni – quello, insomma, da cui si era disciolta – in un proprio atto, sí che il “fisso” non sia piú tale che come un attivo fissarsi del “volatile”.

Gli alchimisti insegnano che le impurità, oltre che alla Terra (il corpo), sono dovute al Fuoco, e che bisogna togliere dalle sostanze le parti combustibili, oltre che le terrose. Si tratta degli elementi istintivi ed impulsivi della personalità: dell’animosità, dell’irascibilità, del fuoco passionale – tutte forme di Zolfo volgare e impuro determinatesi in relazione alla natura corporea. È proprio dunque all’Arte ermetica, come ad ogni altra forma di metodo iniziatico, orientale o occidentale, distaccar l’individuo dai “valori umani” per porgli invece il problema dello spirito in termini di realtà.

Gli ostacoli dell’Opera vengono dall’impotenza naturale dell’operatore, che pieno di fantasie passa facilmente da una opinione ad un’altra del tutto contraria, o non sa precisamente cosa vuole, né a che deve decidersi. In questi termini Kremmerz espone la preparazione ermetica: un grande equilibrio fisico e intellettuale; lo stato di neutralità perfetta; esser sani di corpo, senza appetiti o desideri, in pace con sé, con gli altri e con le cose d’intorno; rendersi padroni assoluti dell’involucro animale si da farne un servo obbediente all’autorità psicodinamica che deve purificarsi da qualsiasi ostacolo; liberarsi da qualsiasi necessità.

Eliphas Levi avverte che si tratta di un esercizio di tutte le ore e di tutti i momenti e ripete: sciogliere la volontà da qualsiasi dipendenza e abituarla a dominare; farsi padrone assoluto di sé, saper vincere l’allettamento del piacere, la fame e il sonno, rendersi insensibile al successo come all’insuccesso. La vita deve esser volontà diretta da un pensiero e servita dalla natura intera; tutte le facoltà e tutti i sensi debbono partecipare all’Opera, nulla deve rimanere inattivo, ci si deve purificare internamente ed esternamente. Flamel dice: “La nostra Opera è la conversione e il cangiamento di un essere in un altro essere, della debolezza in forza, della corporeità in spiritualità”, Ed Ermete: “Converti e cambia le nature, e troverai ciò che cerchi”.

 

         L’anima (Mercurio) liberata dai condizionamenti psico-fisici (il “carcere di Saturno”) e purificata (resa “vergine”) è la Materia Prima e la chiave dell’Opera. Per questo Basilio Valentino scriveva:

I più sapienti tra i Filosofi, solo all’udire la parola “Mercurio”, immediatamente sanno riconoscere questo tesoro, trovandoselo sotto gli occhi. E pur essendo invisibile e spirituale, tuttavia esso è anche materiale, è una vergine castissima che mai ha conosciuto amplesso. E pensare che esso si trova sotto gli occhi di tutti, e che in genere viene impiegato per scopi affatto differenti! Eppure quasi tutti ignorano il suo vero uso, dato che non sanno che questo meraviglioso tesoro è circondato di tenebra: da essa, quest’oro purissimo è stato avvolto con una spessa cortina di ruggine e di oscurità, e viene lasciato marcire nel putridume e nella volgarità. Eppure tutto questo si verifica secondo l’esatto ordine della Natura.

 

         L’anima (Mercurio) ha bisogno di evolvere e, secondo la teoria della reincarnazione, alla fine del processo delle varie vite otterrà la liberazione, cioè la fusione con il Brahman.

          Gli astrologi hanno anche appurato che vi sono delle particolari influenze astrologiche sul tema natale che indicherebbero il cammino evolutivo della persona nelle varie vite. Per esempio la Coda del Drago (nodo lunare discendente) indicherebbe il karma e le vite passate.

           Secondo altri astrologi, dal tema natale sarebbe possibile appurare che i pianeti retrogradi indicano i tratti negativi del carattere sviluppati in vite precedenti. In particolare:

  • I pianeti retrogradi in aspetto positivo indicano che l’individuo ha sviluppato caratteri negativi soltanto in poche vite precedenti e che sta per essergli concessa una nuova possibilità, un periodo di prova, per così dire.
  • I pianeti retrogradi in aspetto negativo indicano che l’individuo ha commesso diversi errori nelle incarnazioni precedenti. Così, in questa vita, le sfide sono maggiori, ma queste sono al tempo stesso fonti di energia per nuovi possibili cambiamenti.

           Gli astrologi parlano anche di pianeti “intercettati”, cioè quando tra una costellazione e la Terra si frappone un astro che quindi impedisce il passaggio di energia. Man mano che procediamo nelle nostre esistenze dobbiamo completare l’evoluzione di tutti i segni dello zodiaco negli aspetti delle dodici case. Quindi sperimenteremo per esempio la Vergine in Prima Casa, e poi nella Seconda, nella Terza, e così via. Questo avviene perché dovremo perfezionarci in tutti gli ambiti della vita attraverso le diverse qualità dei segni. Quando troviamo, nel tema di nascita, un segno intercettato, significa che esiste un certo tipo di influenza, ma che non riesce a trovare il modo giusto di esprimersi.

          Il concetto astrologico di “intercettazione” dovrebbe gravitare attorno a quelli di congiunzione e opposizione.

          Qualcosa del genere è presente anche nell’astrologia indiana. Lo “yoga” è una combinazione di pianeti favorevole, invece “arishta” indica quella sfavorevole. Queste configurazioni astrologiche indiane non sono molto conosciute in Occidente: ove però Tolomeo parlava di “stellium” in riferimento a un gruppo di tre o più pianeti in uno stesso segno. Poi, in astrologia, la “combustione” si verifica quando un pianeta si trova molto vicino al Sole (solitamente entro un raggio di 8,5-10°), rendendo le sue energie “bruciate” o eclissate dalla luce solare. Questo fenomeno indica un periodo di intensa purificazione, trasformazione interiore e necessità di rivalutare i temi governati dal pianeta combusto, spesso influenzando le autorità o il proprio senso di sé.

          Invece secondo gli alchimisti la fusione con Dio avviene mediante la iniziazione. L’iniziato infatti è apparentemente un essere umano sulla terra, in realtà partecipa della natura divina, in lui risvegliata.

           Lo scrittore rosacrociano Hartmann diceva:

Nessun uomo può mostrare ad un altro la luce se quest’ultimo non è in grado di vederla da solo; ma la luce è ovunque; non c’è nulla che impedisca ad una persona di vederla, eccetto il suo amore per le tenebre. Il suo amore per le illusioni della sua fase terrena dell’esistenza lo porta a considerare queste illusioni come reali e a relegare il Reale nel regno della fantasia e del sogno. Tuttavia, ciò che ora gli sembra la vera luce sarà come l’oscurità quando la sua coscienza si risveglierà alla percezione della luce dello spirito.

Come un morto non può comprendere la vita, cosi la vita spirituale nell’uomo non può essere compresa in altro modo se non risvegliandola. Allora l’lo liberato riconosce la sua vera natura e scopre di non essere l’lo apparente della sua personalità, arrivando a quell’altezza in cui tutte le cose terrene gli appaiono come un sogno o un gioco d’ombre, raggiungendo così lo stato di conoscenza diretta definito come “lo sbocciare della divinità nell’uomo”, indicato dai Rosacroce col simbolo della rosa.

 

Bibliografia

  • Basilio Valentino, Azoth, Roma 1988;

  • J. Evola, La Tradizione Ermetica, Roma 2006;

  • F. Hartmann, Nel Pronao del Tempio della Saggezza, 2025;

  • L. Marinangeli, Introduzione all’astrologia indiana, Milano 1993;

  • F. Monte, Astrologia occulta, Roma 1979;

  • W. E. Peuckert, L’Astrologia, Roma 1973;

  • D. H. Yott, Astrologia e reincarnazione, Roma 1992.

Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 63 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.

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