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“ANTROPOLOGIA DEL CONTATTO SUPERIORE”-DOTT. MARCO CALZOLI

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Redazione-  Secondo la visione dello gnosticismo, l’essere umano è una entità spirituale calata, caduta, imprigionata nella materia del corpo denso. Lo scopo della vita è affrancarsi dalla materia per ricongiungersi consapevolmente alla propria natura spirituale.

        Le religioni e le altre vie spirituali e esoteriche hanno come obiettivo ultimo quello di reintegrare l’uomo nel Divino, che altro non sarebbe che lo Spirito che lo anima, ma del quale non è consapevole.

          Come scritto da Hartmann nel suo capolavoro, la morte non esiste, non si muore per guadagnare qualcosa, tipo la propria natura divina risvegliata, perché questo processo si deve attuare già in vita. Se in vita l’uomo ha coltivato solo le passioni carnali, non si può evolvere in un essere spirituale e, dopo la morte del veicolo fisico, svanisce lentamente. Invece chi ha coltivato i valori dello spirito già in questo tempo, dopo la morte fisica, si ritrova in una dimensione superiore, in uno stato di perfezione che però si è già guadagnato prima.

           Sono veramente istruttive le parole di Aivanhov: “L’essere umano è creato a immagine dell’Albero della Vita: Kether è in lui, come Chokmah, Binah, Chesed, con tutti i loro elementi, le loro entità e le loro attività. Ecco perché la vera conoscenza di sé passa attraverso la conoscenza dell’Albero della Vita. Conoscersi vuol dire vedere quell’immensità che l’uomo rappresenta interiormente, con tutti quei mondi e quei legami tra loro esistenti. Infatti le dieci sefiroth non sono separate le une dalle altre ma sono unite, e una corrente di vita circola fra di esse. Ed è proprio questo che viene espresso dai ventidue sentieri che le uniscono.

           Purtroppo nell’uomo la decima sefirah, Malkut, la terra, si è allontanata dal Cielo, ed è questa la ragione per cui ora si deve ristabilire quel legame, ristabilire il numero dieci. Le dieci sefiroth esistono nell’universo tutte e dieci insieme, ma nell’uomo non esistono insieme. L’uomo ha reciso il legame e non riceve più le correnti della vita, della luce e della gioia. Il vero discepolo lavora quindi per ristabilire quel legame. È lui stesso Malkut, la materia compatta, condensata, e il suo lavoro consiste nell’unirsi ai mondi al di sopra di lui, dentro di lui.

            Però – ed è qui che appare la difficoltà – a causa della vita disordinata, oscura, priva di senso e perfino criminale che ha condotto, si è formato in lui un ostacolo che gli sbarra la strada. Nella Scienza iniziatica, tale ostacolo si chiama Guardiano della Soglia; egli è là, nella nona sefirah, Yesod, in attesa del postulante per minacciarlo e spaventarlo nelle forme più orribili e terrificanti; e, se il discepolo non possiede una dose sufficiente di saggezza e di audacia e se non ha il cuore puro, viene respinto.

         Malkut è la terra: è una scoria. In realtà altro non è che quintessenza divina, ma condensata, divenuta sempre più opaca e pesante. Se però si riuscisse a farla ritornare allo stato sottile, si vedrebbe che è altrettanto pura, altrettanto luminosa, altrettanto meravigliosa quanto la materia di Kether. Il problema è di riuscire a renderla sottile. Ed è qui che diventa più importante capire i due processi di “Solve” e “Coagula”: le due operazioni del lavoro alchemico, una che consente di diluire la materia e l’altra di condensarla”.

            Nello Zohar, il più importante testo cabalistico, è scritto: “Dio creò il mondo sottostante su modello di quello soprastante e i due mondi sono complementari l’uno all’altro, formando un tutto in una singola unità. L’impulso proveniente dal basso chiama a sè ciò che è in alto”. Questo vuol dire che l’essere umano, coltivando i valori dello spirito già dal basso, entro il corpo fisico, ottiene risultati nel mondo superiore.

            Per operare questo passaggio bisogna stabilire un contatto con il mondo superiore. A ciò servono le guide spirituali, le quali impartiscono insegnamenti da loro stesse avuti da esseri superiori, angeli o defunti illuminati. La guida spirituale deve far cominciare il cammino, poi o l’adepto si separa da essa e inizia a camminare da solo (come avviene con i Rosacroce) oppure la guida continuerà sempre a illuminare il cammino del discepolo, anche quando sarà diventato maestro.

             Quindi bisogna sempre diffidare da soluzioni alla portata di tutti o facili, come il fai da te. L’esperienza soggettiva è fondamentale, ma solo dopo che la guida ha aperto i centri energetici, attraverso i quali l’adepto si nutre delle energie del mondo superiore.

              Prendiamo l’esempio dell’Enneagramma. Esso è stato ridotto a uno strumento psicologico in quanto volgarizzato, cioè livellato alla portata di tutti. In realtà è uno strumento spirituale formidabile che necessita di una guida spirituale per essere usato nel pieno delle potenzialità.

             Baudino, infatti, scriveva: “L’Enneagramma è un simbolo che rivela la struttura dell’Essere Divino attraverso la costituzione dell’essere umano. Una delle missioni di Gurdjieff fu quella di avvicinare la spiritualità all’uomo occidentale materialista e scettico. Allora che fece? Prese una tradizione spirituale come il Sufismo, ne estrapolò i concetti essenziali, li spogliò delle connotazioni emozionali e li presentò con una terminologia tecnica affinché non ci fossero associazioni a livello religioso. Visto così il “ricordo di sé” sostituirebbe il “ricordo di Dio”. Ma Gurdjieff era molto cosciente dell’impossibilità di ottenere qualcosa senza l’intervento di un Potere Superiore e lo disse chiaramente: “Quello che vi insegno dell’Enneagramma è incompleto”.

              Così come è proposto oggi, in molti gruppi che lo studiano, non serve, è un inganno perché promette ciò che non dà. E col tempo la gente se ne rende conto. Dicono: “So molto di me stesso, ma non posso cambiare”. Non possono cambiare perché l’Enneagramma senza un Maestro e senza un Cammino non serve, non funziona, non trasforma. Se volete giocare, va bene, ma non prendetevi in giro. L’Enneagramma è stato separato, disgregato, rimosso, tolto dal seno della Tradizione che lo trasmise e, nel momento in cui questo avvenne, perse il suo potere di trasformazione, smise di essere pericoloso e diventò un percorso per molte persone; un cammino che non porta da nessuna parte, a nessun vero risultato.

             C’è stato un grande sviluppo teorico del sistema psicologico tanto che, a volte, non si sa nemmeno utilizzarlo, riducendo il tutto ad una psicometria del carattere senza alcuna pratica. L’Enneagramma di oggi, così come si insegna ora, è concentrato sulla personalità, non va più a fondo, serve per intrattenere la gente, ma “gratta dove non prude”. Non trasforma perché non scioglie l’orgoglio né l’attaccamento al mondo. È un insegnamento declassato al livello psicologico, che genera un effetto illusorio di conoscenza e di lavoro su se stessi. Gli studi si sono orientati maggiormente alla comprensione degli aspetti del carattere, senza considerare che questi nascono a causa della distorsione delle funzioni che appartengono allo Spirito.

             La psicologia usa la mente, l’Enneagramma lo Spirito, la mente superiore. Per questo motivo è penoso vedere come oggi si trasmette la conoscenza del simbolo, perché è qualcosa che dovrebbe smuovere ciascuno oltre la sua mente. Dovrebbe toccare il suo nucleo intimo, svegliare il suo cuore spirituale e tutto questo non si ottiene in un corso, seduti al banco e guardando diapositive. È necessario che tra colui che trasmette e colui che ascolta penetri qualcosa di un altro ordine.

            Questo è un simbolo sacro, non una figura geometrica accademica; è una figura che rivela l’immagine di Dio attraverso una forma simbolica della Geometria Sacra. Dobbiamo rispettarla. Per questo, i libri sull’Enneagramma oggi non apportano contenuti veri perché non c’è rispetto per la Conoscenza Divina. Il risultato è stato che si è psicologizzato lo Spirito e tutto si è degradato. Si ritornerà al significato originario quando si spiritualizzerà la psicologia, quando riconnetteremo la mente con lo Spirito, quando recupereremo la psiche – cioè l’Anima – o lo pneuma – cioè, lo Spirito – se utilizziamo la terminologia greca.

              Attualmente la psicologia ha sostituito la Religione. E tutto si riduce ad un semplice cambio di parole. Verità spirituali sotto forma di contenuti psicologici sembrano meno minacciose se vengono insegnate in una scuola di “crescita personale” invece che in un tempio religioso, anche se è lo stesso sapere trasmesso in contesti di diffusione diversi. Risulta paradossale, perché le stesse persone che rifiutano le religioni per i loro dogmi, accettano i dogmi provenienti dalla psicologia. Ma l’essere umano ha un’altra dimensione oltre quella umana: quella spirituale. Ha il Dio dentro di sé. E fino a quando non lo trova, svela e realizza la sua presenza, non sarà completo”.

              Dopo queste sagge parole di Baudino, cerchiamo di fissare l’attenzione sul nostro corpo. Quando osserviamo il nostro corpo fisico, spesso dimentichiamo che esso è il primo Tempio su cui dobbiamo lavorare, per poi progressivamente giungere alla coltivazione dei valori spirituali.

          Se sezionassimo questo Tempio esattamente lungo la linea mediana, troveremmo nel profondo dell’encefalo, nascosta come un segreto nel Sanctum Sanctorum, una piccola struttura grande quanto un chicco di riso: la ghiandola pineale.

        Per la scienza profana è un organo endocrino, ma per indaga i misteri della natura e della scienza, essa rappresenta l’emblema di una ricerca che dura da secoli: il tentativo di trovare il punto di contatto tra il corpo e il mondo superiore, che nella terminologia massonica è detto: tra la squadra della materia e il compasso dello spirito.

          Tutto inizia con René Descartes. Nel XVII secolo, egli guardò l’uomo e non vide un mistero insondabile, ma una macchina meravigliosa, un automa idraulico perfetto. Eppure, si trovò di fronte a un problema geometrico fondamentale: la dualità. Abbiamo due occhi, due orecchie, due emisferi cerebrali, proprio come le due colonne del portico; eppure, la nostra percezione della Luce e della realtà è unitaria. Doveva necessariamente esistere un “Centro”, un punto impari e mediano dove la molteplicità si fonde nell’unità. Identificò questo centro nella ghiandola pineale, elevandola a trono dell’anima, il luogo fisico dove il pensiero immateriale muove la materia estesa.

         Cartesio immaginava questa ghiandola sospesa nel vuoto dei ventricoli, pronta a oscillare per dirigere gli “spiriti animali” verso i muscoli, trasformando la volontà in azione.

         Era un’immagine potente: il microcosmo umano governato da un unico punto centrale, simile al Maestro Venerabile che dal suo seggio dirige i lavori della Loggia. Tuttavia, come sappiamo, la costruzione di teorie speculative deve sempre misurarsi con la pietra grezza della realtà. La Principessa Elisabetta di Boemia, con una lucidità tagliente, pose il problema dell’interazione: come può l’anima, che non ha peso né estensione, esercitare una forza fisica su un organo materiale? Sarebbe come pretendere di muovere una pietra cubica con la sola forza del pensiero, senza l’uso della leva o del paranco.

          La demolizione di questo sistema teorico arrivò poco dopo, quando anatomisti rigorosi come Stenone dimostrarono che la pineale non è sospesa e libera di danzare, ma è saldamente ancorata alla materia, immobile, presente persino nelle bestie che non possiedono la scintilla della ragione. Per secoli, la ghiandola fu dimenticata, scartata come una pietra ritenuta inadatta dai costruttori.

         Ma è qui che la storia ci insegna che nulla nell’Opera della Natura è superfluo. La scienza moderna, riprendendo in mano quella pietra scartata, ha scoperto che essa è divenuta testata d’angolo. Abbiamo appreso che in antichi vertebrati la pineale era un vero e proprio “terzo occhio” rivolto verso il cielo, capace di percepire la luce diretta. Nell’uomo, questo occhio si è ritirato nelle tenebre del cranio, ma non ha perso la sua funzione sacra: è il guardiano della Luce. Essa trasforma l’oscurità in chimica, secernendo melatonina, regolando i nostri ritmi di sonno e veglia, armonizzando il nostro microcosmo interiore con i cicli del Sole e della Luna nel macrocosmo.

         Certo, il mondo profano e certe correnti pseudo-esoteriche amano ancora ammantare questo organo di fantasie, parlando di viaggi astrali o aperture di chakra con sostanze miracolose. Ma la verità che emerge dallo studio della natura è più sobria e, forse per questo, più luminosa.

         Cartesio sbagliava la meccanica, ma aveva colto l’essenza simbolica: c’è davvero un punto dove il cosmo entra in noi. La ghiandola pineale è l’orologio che ci ricorda che siamo esseri di luce e di materia, vincolati al tempo ma capaci di contemplare l’eterno, se solo spolveriamo un poco le illusioni materiali che ci imprigionano. Non è il seggio dell’anima, ma è certamente una delle finestre attraverso cui Dio ha disposto che il nostro corpo dialogasse con l’universo. A noi il compito di mantenere pulita questa finestra, attraverso la rettitudine e la conoscenza, affinché la luce possa penetrare senza ostacoli.

           Secondo la dottrina rosacrociana, il punto di partenza del lavoro non sarebbe nella ghiandola pineale bensì nel corpo denso in quanto tale. Il vero adepto imparerebbe innanzitutto la disciplina corporea: buon cibo, igiene, attività fisica. Solo dopo passerebbe alla coltivazione delle rette azioni e della conoscenza che costituiscono un potente strumento di contatto con i mondi superiori.

           Il Kybalion è un libro pubblicato per la prima volta nel 1908 e che vuole rappresentare una summa degli insegnamenti ermetici. Gli autori di tale testo sono anonimi presentandosi semplicemente con lo pseudonimo di “I Tre Iniziati”. In realtà sembra assodato che l’autore di tale testo fosse l’esoterista americano William Walker Atkinson che utilizzava spesso l’eteronimo di Ramacharaka in onore del Maestro del suo Maestro (Baba Bharata), Ramacharaka che era uno yogi vissuto in India e in Tibet nel XIX secolo. W.W. Atkinson fu un autore molto importante per la formazione giovanile di Massimo Scaligero che aveva letto le sue opere e che le apprezzava molto. In particolare nel libro “The Power of Concentration” Atkinson descrisse alcuni esercizi mentali che servirono da base a Massimo Scaligero per formulare quella tecnica di concentrazione che possiamo definire come una sorta di “ampliamento” del primo esercizio descritto da Rudolf Steiner nel V capitolo della Scienza Occulta.

         Nel Kybaion è scritto: “La mente, come i metalli e gli elementi, può essere trasmutata: da stato a stato, da grado a grado, da condizione a condizione, da polo a polo, da vibrazione a vibrazione. La vera trasmutazione ermetica è un’arte mentale”.

        Gli ermetisti erano, un tempo, alchimisti, psicologi, astrologi. Come dall’astrologia è venuta fuori l’attuale astronomia, dall’alchimia deriva la chimica e dall’antica psicologia mistica la moderna. Questo, però, non deve far ritenere erroneamente che gli antichi non fossero a conoscenza di quel che le scuole moderne ritengono loro esclusiva conquista. Infatti, osservando le incisioni fatte su antiche pietre egiziane, si può notare come i nostri avi avessero già molte cognizioni astronomiche, come testimonia il sistema di costruzione delle piramidi. Così, essi conoscevano la chimica, come ci risulta da antiche scritture, e gran parte delle loro teorie di fisica hanno avuto conferma dalla scienza moderna, come pure gli studi sulla costituzione della materia. E ciò non basta! Gli egiziani avevano una vasta esperienza nelle scienze psicologiche, specie in alcuni rami, oggi ignorati, noti sotto il nome di scienza psichica, cosa che, benché lasci scettici gli psicologi moderni, fa tuttavia ammettere loro, che deve pur esserci qualcos’altro.

         Sta di fatto che gli antichi, oltre alla conoscenza delle scienze su menzionate, avevano nozione dell’astronomia trascendentale o astrologia, della chimica trascendentale o alchimia, della psicologia trascendentale o psicologia mistica. Essi avevano oltre alla conoscenza esteriore che posseggono i moderni scienziati, anche quella interiore. Tra i tanti segreti della loro scienza, era quello a noi noto come “trasmutazione mentale”. È questo il termine un tempo usato per indicare l’antica arte della trasformazione dei metalli vili in oro. Letteralmente trasmutare significa mutare una natura, una sostanza o una forma, in un’altra. Quindi, per trasmutazione mentale si intende l’arte di cambiare stati, forme e condizioni mentali in altri; da cui potremo anche chiamarla una forma di psicologia mistica pratica. Sebbene questa trasformazione sul piano mentale sia enormemente importante per i suoi effetti, tanto da costituire uno dei più grandi rami dello scibile, essa non è che l’inizio!

           Già sappiamo che il primo dei sette principi del Kybalion è quello del mentalismo, secondo il quale “TUTTO è mente” e che quindi “l’universo esiste nella mente del tutto”. Se questo principio è vero, dobbiamo poterne verificare gli effetti: la trasmutazione mentale deve quindi, poter CAMBIARE LE CONDIZIONI DELL’UNIVERSO in funzione della materia, della forza, della mente. Certamente è questo il motivo per cui la trasmutazione mentale, fu considerata Magia dagli antichi scrittori, che per altro ben pochi accenni hanno fatto alle sue proprietà pratiche. Per concludere, se tutto è mentale, quest’arte deve rendere il maestro in grado di controllare sia le condizioni materiali, che quelle mentali.

        Purtroppo solo alcuni alchimisti mentali assai progrediti hanno la capacità di dominare situazioni fisiche di grande portata, come il controllo degli elementi della natura, il produrre o il far cessare terremoti, tempeste o altri grandi fenomeni fisici. L’esistenza di uomini siffatti, non può però essere negata dagli occultisti, quale che sia la loro scuola. Secondo gli esoteristi, infatti,  i migliori maestri avrebbero avuto esperienze tali da giustificare queste credenze. Essi non darebbero pubblicità ai loro poteri, ma, onde raggiungere un sempre maggior sviluppo, preferiscono l’isolamento. Quanto agli studiosi inferiori di grado, ovvero iniziati e insegnanti, essi sono in grado di operare liberamente sul piano mentale della trasmutazione, per quel che riguarda i cosìddetti “fenomeni psichici”, “poteri mentali”, che altro non sono se non diversi nomi per lo stesso principio, che agisce sulle stesse linee generali. Chi si dedica alla trasmutazione mentale, opera in essa, trasmutando stati e situazioni mentali in altri, secondo formule più o meno esatte; per cui, i tanti trattamenti, negazioni o affermazioni di scuole di scienze mentali, si riducono a formule imperfette della scienza ermetica.

         In verità, la più gran parte dei moderni praticanti è assai più addietro nella conoscenza della filosofia ermetica, degli antichi maestri, non avendo essi, la conoscenza di base della dottrina.

         Per chi conosce questi metodi, è possibile cambiare non solo il proprio stato mentale, ma anche l’altrui; il che, normalmente avviene a livello subcosciente, ma a volte anche volontariamente, con la comprensione di leggi e principi se non si ha la capacità di neutralizzare degli effetti che si tenta di far ricadere su di loro.

        Ma il lato più recondito della trasformazione mentale o magia non è operare portenti bensì ricongiungere il proprio essere con il Divino. È reintegrarsi nel Divino. Sarebbe stata questa la Grande Opera degli alchimisti!

         La trasformazione della nostra coscienza mediante il contatto con il mondo superiore si attua in vari livelli, come abbiamo detto. Dopo il livello grezzo (buon cibo, igiene, …), si deve usare giocoforza il simbolo e la immagine.

         Cosa è il simbolo? È un elemento materiale (una figura, un ideogramma) che si collega a un significato ulteriore appartenente al mondo spirituale. Facciamo un esempio. La croce è collegata con idee spirituali quali il sacrificio, la unione tra mondo materiale e mondo spirituale, la tensione mistica, e così via. Pertanto chi medita sulla croce si carica, senza saperlo, di queste energie superiori.

          Una qualsiasi religione e un qualsiasi altro sistema spirituale si basano su tre livelli:

  • Il corpo (testo, immagini, colori, riti)
  • L’anima (la spiegazione data a tali immagini)
  • Lo spirito (la energia esoterica che tali immagini comunicano).

           Oggi ci manca soprattutto l’anima: il volgo viene tenuto all’oscuro della spiegazione dei simboli di cui fruisce in continuazione. Solo gli adepti di una cerchia iniziatica conoscono il valore esatto dei simboli.

           Il paradosso del simbolo è che esso non comunica altro che ciò che il soggetto è capace di recepire. Non possiamo salire il ventesimo piano se siamo solo al primo! Il simbolo agisce sulla base dello sviluppo spirituale del soggetto. Per questo le iniziazioni hanno dei gradi e delle porte, con relative prove.

Bibliografia

  • O.M. Aivanhov, I Frutti dell’Albero della Vita, Roma 2008;
  • A. K. Baudino, L’Enneagramma Sufi, Firenze 2023;
  • F. Hartmann, Magia Bianca & Nera, Roma 1983;
  • M. Heindel, Cosmogonia dei Rosacroce, Roma 2024;
  • I tre iniziati, “Il Kybalion”, Roma 2000;
  • M. Sammarco, Magia: la Scienza Assoluta, Roma 1990.

Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 62 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.

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