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SALUTE: CURE PALLIATIVE E CURE SIMULTANEE IN ONCOLOGIA: ASPETTI CLINICI E FORMATIVI INTERVENTO DEL PROF. VINCENZO BIANCO, DIRIGENTE MEDICO ONCOLOGICO, POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA

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Roma –  «Cruciale la gestione del paziente oncologico avanzato, non può essere affidata all’improvvisazione o alla sola sensibilità del singolo clinico, ma richiede una vera e propria competenza metodologica e interdisciplinare. È per questo motivo che la formazione avanzata, penso ad esempio all’impostazione di percorsi accademici dedicati come i Master specifici del settore, punta a creare una rete di professionisti capace di parlare lo stesso linguaggio. Oncologi, infermieri specialisti, psicologi, farmacisti e assistenti sociali devono integrarsi in un team multispecialistico in grado di valutare la complessità clinica, relazionale ed etica del malato e della sua famiglia». (Prof. Vincenzo Bianco)

Oltre la sopravvivenza: l’importanza di curare l’anima e il corpo

Salute e Medicina – Quando la parola “cancro” irrompe nella vita di un essere umano, non devasta soltanto le cellule del corpo, ma stravolge l’intero equilibrio psicologico, emotivo e familiare dell’individuo. Per decenni, l’approccio medico tradizionale è stato caratterizzato da una visione rigida e sequenziale: prima si ingaggiava una guerra spietata contro il tumore attraverso terapie aggressive e, soltanto quando ogni speranza di guarigione svaniva, si attivavano le cure palliative per alleviare le sofferenze del “fine vita”.
Oggi, fortunatamente, il cancro non è più vissuto esclusivamente come una fredda battaglia clinica per la nuda sopravvivenza, ma viene affrontato come un percorso complesso e profondamente umano, che richiede di curare e abbracciare la persona prima ancora della malattia.
È questa l’autentica e meravigliosa rivoluzione culturale promossa dal modello delle “cure simultanee” (Simultaneous Care): un approccio multidisciplinare che abbatte definitivamente il vecchio e logorante muro divisorio tra la terapia oncologica attiva e le cure palliative (o di supporto), integrandole in un abbraccio unico e continuo fin dal giorno stesso della diagnosi. Un sistema in cui psicologi, oncologi e palliativisti lavorano fianco a fianco per garantire al malato la migliore qualità di vita possibile, non solo negli ultimi giorni, ma durante tutto l’arduo percorso delle cure.
Per capire a fondo come questa visione rivoluzionaria si traduca nella pratica quotidiana e nella didattica ospedaliera, la giornalista Marialuisa Roscino ha intervistato il Dott. Vincenzo Bianco, Dirigente Medico Oncologo presso il Policlinico Umberto I di Roma, un medico da sempre in prima linea nell’affrontare le difficili sfide cliniche, umane e formative legate a questo nuovo approccio.

L’Intervista, di Marialuisa Roscino

Dott. Bianco, oggi si parla sempre più spesso di cure simultanee in oncologia. Qual è il cambio di paradigma fondamentale rispetto al passato?
«Con le cure simultanee in oncologia si supera l’approccio sequenziale, vale a dire: le cure palliative o di supporto venivano attivate soltanto dopo il fallimento o la sospensione dei trattamenti antitumorali come la chemioterapia, immunoterapia, radioterapia o la terapia a bersaglio molecolare. Le cure simultanee in oncologia vengono erogate insieme ai trattamenti oncologici attivi, sin dalle fasi iniziali della diagnosi di malattia avanzata o metastatica. Non dimentichiamoci che nei centri in cui le cure simultanee vengono erogate in concomitanza ai trattamenti attivi, le terapie antiblastiche risultano più efficaci e le sopravvivenze dei pazienti migliorano».

In termini pratici e clinici, cosa significa applicare questo modello nella corsia di un grande ospedale come il Policlinico Umberto I?
«L’attivazione del supporto terapeutico simultaneo ai trattamenti oncologici attivi non dipende più da quanto tempo resta da vivere al paziente, ma dall’intensità dei suoi bisogni fisici, psicologici e sociali. Il controllo della sintomatologia legata al tumore (dolore, nausea, astenia, dispnea) permette al paziente di tollerare meglio le terapie oncologiche, riducendo le interruzioni dei trattamenti e gli accessi impropri al pronto soccorso. Quest’ultimo aspetto consentirebbe, visto l’enorme numero di pazienti oncologici seguiti dal nostro centro e considerato che il nostro Pronto Soccorso risulta punto di riferimento per tutta la parte sud di Roma, di decongestionare e ottimizzare i ricoveri in area oncologica».

Un approccio così complesso richiede competenze che vanno oltre la tradizionale formazione medica specialistica. Qual è il ruolo della formazione in questo settore?
«Purtroppo, spesso i percorsi di specializzazione in oncologia non includono una preparazione strutturata sulle cure simultanee/palliative integrate in campo oncologico. La formazione in questo settore deve garantire la conoscenza delle metodiche di valutazione della qualità della vita, la conoscenza dei bisogni di salute degli individui e delle loro famiglie, l’appropriatezza e l’efficacia degli interventi assistenziali, la conoscenza delle principali tecniche della comunicazione interpersonale. E ancora: la conoscenza e l’acquisizione dei principi dell’etica medica e della bioetica clinica, la fisiopatologia del dolore, le conoscenze teoriche e la pratica clinica necessarie per la diagnosi ed il trattamento delle complicanze. Oggi, per colmare questo gap formativo, basterebbe frequentare un master universitario di II livello dedicato».

Quali sono le principali resistenze culturali che ancora oggi si incontrano nell’applicazione delle cure simultanee?
«Essenzialmente, ci sono tre motivi. A) Culturale: le cure simultanee vengono associate al fine vita soprattutto dai familiari e dai pazienti. B) Professionale: per gli addetti ai lavori spesso si confondono le cure simultanee con la sola terapia del dolore o l’hospice. C) Organizzativa: si cura prima il tumore e, quando non c’è più nulla da fare, i sintomi. Difatti manca un approccio multidisciplinare: il medico oncologo indirizzato verso una formazione super specialistica (patologia d’organo) rischia di tradursi nella pratica clinica nella sottovalutazione delle comorbidità intercorrenti e nella mancata gestione degli effetti collaterali che colpiscono organi fuori dal proprio campo».

In che modo il modello delle cure simultanee ridefinisce il rapporto e la comunicazione tra il medico, il paziente e la sua famiglia, soprattutto nei momenti di scelta più complessi?
«Si passa da una comunicazione a tappe a una comunicazione continuativa. Il passaggio tra intento curativo e palliativo non è più vissuto come un “abbandono” da parte del paziente, poiché il team è già presente (medico oncologo, medico palliativista, psicologo, e via dicendo). Con la pianificazione anticipata del percorso terapeutico, viene migliorata contestualmente la fase di elaborazione della prognosi da parte dei familiari e del paziente».

Quanto incide oggi la carenza di personale o la frammentazione organizzativa nella reale applicazione di questo modello all’interno delle strutture pubbliche italiane?
«La carenza di personale sanitario e la frammentazione organizzativa incidono in modo critico e penalizzante, impedendo a quasi i due terzi dei pazienti oncologici di accedere tempestivamente al modello di Simultaneous Care. Ancora una volta, come purtroppo accade da molti anni, esiste un grosso divario regionale tra Nord-Centro e Sud Italia».

Quali strumenti o scale di valutazione precoce sarebbe importante utilizzare per intercettare il momento ideale in cui affiancare le cure palliative a quelle oncologiche?
«A prescindere dagli strumenti e dalle scale che sono nelle disponibilità degli operatori, l’équipe multidisciplinare deve fin da subito prendere in carico il paziente e pianificare un programma terapeutico che tenga conto dei bisogni del malato di ordine fisico, psicologico e relazionale».

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

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