“AZIONE E REAZIONE” -DOTT. MARCO CALZOLI
Redazione- Ad agire ci porta la spinta e non la causa. Motivus = causa movente. La motivazione è sì causa ma soprattutto spinta interiore, che preordina il nostro agire.
Causa del comportamento di base è l’istinto (logica darwiniana: vede l’istinto come qualcosa che spinge ad eseguire azioni che garantiscono la sopravvivenza della specie).
Istinto è un comportamento innato che l’individuo utilizza per salvaguardare la propria integrità. Questi comportamenti sono integrati nel sistema nervoso centrale e sono biologicamente determinati.
Motivazione e istinti: la motivazione è più evoluta, si basa sulla neocorteccia. Nell’uomo si possono distinguere per esempio gli istinti sessuali, legati a meccanismi evoluzionistici che portano alla scelta dell’amato; in seguito il processo diviene sempre meglio una motivazione, integrata da circuiti più evoluti, quindi si verifica la cura della prole (istinto materno, che è anche consapevole, quindi motivazionale), socializzazione (si creano dei gruppi sociali).
Gli istinti hanno delle caratteristiche di rigidità, di stereotipia. McDougall li definisce come una disposizione innata che permette all’organismo di percepire qualsiasi oggetto di una certa classe e a sperimentare in sua presenza uno stato emotivo e un impulso ad agire che trova espressione in un modo specifico di comportamento in relazione a quell’oggetto.
Si possono distinguere 3 componenti nell’istinto e nella motivazione:
- componente cognitiva
- componente affettiva
- componente conativa.
Nell’istinto la componente cognitiva è minima, invece nella motivazione è massima.
C’è uno stretto rapporto tra il nostro corpo e la possibilità che abbiamo di agire nel mondo. Il corpo infatti è qualche cosa di relazionabile, come avviene soprattutto con i primitivi. Nelle società primitive, infatti, il corpo è un “accumulo di valore”, per cui non esiste l’individuo isolato nella propria identità. Questa è completamente rapportabile e rapportata alla comunità, ragion per cui la morte, quale estinzione del corpo e sua riduzione nel mondo dei morti, non esiste. La morte diviene un fatto sociale, quindi reversibile se le condizioni sociali la fanno cambiare. Concependo la nascita e la morte non come un fatto biologico bensì sociale, il fratello dona la moglie al morto della famiglia al fine di farlo rivivere col cibo che essa gli porta. Nutrito, il morto è incluso nella vita di gruppo, ma per la reciprocità dello scambio, il morto dona sua moglie al clan al fine di rivivere assimilandosi ai vivi.
Pertanto nelle comunità primitive abbiamo una ambivalenza del corpo, il quale può essere vivo ma non escluso dal mondo dei morti (come lo sciamo che nei suoi “voli” va tra i defunti e gli spiriti) o può essere morto ma continuare a stare qui. È questo il nocciolo della mentalità primitiva: lo scambio simbolico è più forte di quello ideologico. Nelle società attuali, invece, la ragione discorsiva, cioè l’idea astratta, prende il sopravvento e nasce la identità, quindi la separazione del corpo dal resto della comunità, cosa che non permette più lo scambio sociale che sancisce la ambiguità del corpo.
Nel mondo di oggi le neuroscienze indagano sempre più come il corpo della madre influisce sulla mente del feto, racchiuso nel suo interno. Probabilmente è questa l’origine della mentalità primitiva della ambiguità del corpo. Il feto non è ancora individuato, è parte di un corpo più grande. Il feto quindi è già in sé un fatto sociale.
L’intuizione primitiva in qualche modo viene confermata dagli studi recenti, per i quali lo psichismo primario del nascituro dipende dalla madre.
Il feto sa riconoscere la voce della madre distinguendola da quelle estranee. Le ricerche degli ultimi cinquanta anni hanno ripetutamente messo in luce che il feto può percepire e reagire alla voce materna sia con il movimento sia con la variazione del battito cardiaco. Il feto anche apprende tali variazioni che possono poi essere trasposte alla nascita. Cosa comporta questo? Il battito cardiaco è l’indicatore più rilevante e accessibile del funzionamento e del benessere del feto. Il battito cardiaco fetale ha anche valore predittivo, dal momento che il sistema parasimpatico influenza la variabilità cardiaca e riflette le differenze individuali di maturazione neurale. Con la crescita dell’età fetale: tra il secondo e il terzo trimestre di gravidanza vi è comparsa di decelerazioni fisiologiche e di rafforzamento della regolazione vagale, a cui fa seguito l’aumento della variabilità e della complessità del ritmo cardiaco.
La voce materna fa attivare nel feto il lobo temporale superiore sinistro: lo stimolo viene memorizzato e tale attivazione sta alla base del riconoscimento della voce materna alla nascita.
Si può ipotizzare che la voce materna sia il sostrato per lo sviluppo della facoltà di linguaggio dopo la nascita.
Oggi è stata superata la visione del cervello del neonato come una tabula rasa che viene modellata dall’esperienza: le strutture cerebrali di base, infatti, sono già formate nell’utero.
Nonostante la mentalità corrente, l’uomo non è una monade. La parola in-dividuo corrisponde al greco a-tomon, nel senso di “non diviso”. L’essere umano invece nasce “diviso”, cioè in rapporto continuo con l’ambiente uterino e in rapporto continuo con l’ambiente che lo aspetta alla nascita.
Le strutture cerebrali andranno incontro, alla nascita, a un modellamento mediante l’esperienza, che consente alle sinapsi di essere “potate” e riprogrammate in un rapporto incessante bambino-esterno.
Piaget ha osservato che il bambino sviluppa l’intelligenza sulla base di stadi veri e propri, mediati dalla esperienza con il mondo esterno.
La teoria dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget descrive l’intelligenza come un processo di adattamento all’ambiente, evolvendo da azioni motorie a pensieri astratti attraverso quattro stadi principali: senso-motorio (0-2 anni), pre-operatorio (2-7 anni), operatorio concreto (7-11 anni) e operatorio formale (dai 12 anni). L’apprendimento avviene tramite assimilazione (integrare nuove informazioni) e accomodamento (modificare gli schemi mentali).
Ecco i dettagli salienti dello sviluppo dell’intelligenza secondo Piaget:
- Stadio Senso-motorio: L’intelligenza è pratica, basata su azioni fisiche e sensi. Il bambino sviluppa la permanenza dell’oggetto e l’azione finalizzata, passando dai riflessi alle rappresentazioni mentali.
- Stadio Pre-operatorio: Sviluppo del pensiero simbolico, linguaggio e gioco imitativo. Il pensiero è egocentrico, intuitivo e non ancora reversibile.
- Stadio Operatorio Concreto: Il bambino inizia a ragionare logicamente, comprende la reversibilità, la conservazione di volume/massa e sa classificare oggetti.
- Stadio Operatorio Formale: Pensiero ipotetico-deduttivo e astratto. Capacità di formulare ipotesi e ragionare su proposizioni teoriche.
Piagt scriveva: “L’intelligenza verbale o riflessa si fonda su di una intelligenza pratica, o senso-motoria, la quale a sua volta si fonda sulle abitudini e associazioni acquisite per costruirne di nuove. Esse d’latra parte presuppongono il sistema dei riflessi, la cui connessione con la struttura anatomica e morfologica dell’organismo è evidente. Esiste dunque una certa continuità tra l’intelligenza e i processi puramente biologici di morfogenesi e di adattamento all’ambiente.
Frued invece ha indagato non lo sviluppo cognitivo (Piaget) bensì quello affettivo. Lo sviluppo affettivo secondo Sigmund Freud è un processo psicosessuale basato sull’evoluzione della libido (energia pulsionale di natura sessuale) attraverso fasi specifiche, ognuna legata a zone erogene e tappe fondamentali come il Complesso di Edipo. Sigmund Freud ha delineato lo sviluppo affettivo e psicosessuale dell’individuo principalmente in tre opere fondamentali: “Tre saggi sulla teoria sessuale” (1905), dove introduce le fasi orale, anale, fallica e di latenza; “Il caso del piccolo Hans” (1909), per l’analisi del complesso di Edipo; e “Tre saggi sulla teoria sessuale” (1905), che definisce il bambino come “perverso polimorfo”.
Ecco le fasi dello sviluppo affettivo secondo Freud:
- Fase Orale (0-18 mesi): Il piacere è legato alla bocca (suzione, nutrizione). La bocca è la zona erogena principale e la dipendenza dalla madre è totale.
- Fase Anale (18 mesi-3 anni): Il bambino prova piacere nel controllo degli sfinteri, percependo la propria indipendenza. È una fase caratterizzata da ambivalenza tra piacere e possesso/controllo.
- Fase Fallica (3-5 anni): Interesse verso i genitali e curiosità sessuale. Avviene il Complesso di Edipo, con il desiderio verso il genitore del sesso opposto e la rivalità con quello dello stesso sesso.
- Fase di Latenza (6-11 anni): Dopo il superamento del complesso edipico, la sessualità infantile viene rimossa e sublimata in attività sociali e scolastiche.
- Fase Genitale (adolescenza): Ritorno delle pulsioni sessuali, ora rivolte verso la sessualità adulta e le relazioni esterne.
Come osservato dalla psicoanalisi, i primi anni di vita del bambino sono i più importanti per la strutturazione della personalità, ma anche prima, in quanto studi dimostrano che i nati da gestanti depresse sono più inclini a sviluppare la depressione in età adulta.
L’aggressività sarebbe la spinta innata alla propria individualità, mentre la sessualità sarebbe una forza espansiva. Secondo l’ultima versione della teoria di Freud, sarebbero entrambe innate. Quindi già nell’utero il feto avrebbe spinte individualiste.
Nella teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, l’istinto di morte (o pulsione di morte, Thanatos) è concepito come una spinta originaria verso l’interno (al contrario della pulsione di vita, o Eros), ma che si manifesta spesso verso l’esterno. Secondo Freud, la pulsione di morte mira a ridurre le tensioni interne e a riportare l’essere vivente allo stato inorganico, inerte (nulla). È innanzitutto una spinta auto-distruttiva o un desiderio inconscio di non-esistenza. Per evitare che questa forza distrugga l’individuo stesso troppo rapidamente, viene spesso deviata verso l’esterno, manifestandosi come aggressività, sadismo o distruttività verso gli altri o l’ambiente. La psicoanalista Melanie Klein ha dato grande importanza alla pulsione di morte, considerandola innata e presente fin dalla nascita, spesso proiettata all’esterno e poi introiettata, influenzando la formazione del Super-Io e l’invidia primaria.
Secondo Klein, il più grande problema dell’essere umano è l’aggressività, che si spinge ad attaccare l’oggetto amato, come il bambino che attacca il seno. Da questa aggressività deriva la depressione, in quanto il soggetto si sente in colpa per aver attaccato chi lo ama.
Ma l’aggressività è una spinta innata. Possiamo però contenerla se impariamo, da adulti, a favorire di più il nostro essere sociale, l’essere-nel-mondo.
LeDoux ha scoperto nell’essere umano due circuiti cerebrali delle emozioni:
- Uno stimolo giunge agli organi di senso, dove viene dirottato al talamo e da lì all’amigdala, ove diventa emozione;
- Uno stimolo giunge agli organi di senso, quindi raggiunge il talamo, passa alla corteccia (dove noi ce ne rendiamo conto), poi viene dirottato di nuovo al talamo e da lì raggiunge l’amigdala per diventare emozione.
Pertanto abbiamo una via senza consapevolezza (la prima) e una via con la consapevolezza (la seconda). Se così è, la prima via determina che l’emozione, non passando per il vaglio cosciente della mente superiore, è un elemento autonomo, inconsapevole, inconscio.
La via cosciente fa sì che l’emozione venga meglio controllata dal proprio Super-Io permettendo di agire su di essa. Invece la prima via fa sì che noi siamo agiti dalla emozione. Insomma, la prima via rispecchia da vicino l’intuizione di Jung, per il quale esisterebbero nell’inconscio “complessi autonomi”, che ci dominano fino a che noi non li portiamo alla consapevolezza. Il termine greco “pathos” vuol dire sia “emozione” sia “passività”.
I complessi autonomi, secondo Jung, sono nuclei affettivi inconsci che agiscono in modo indipendente dalla coscienza, spesso disturbandola. Essi affondano le radici nell’inconscio personale ma si collegano a strutture universali dell’inconscio collettivo (archetipi), influenzando comportamenti, emozioni e la salute psichica attraverso l’integrazione o la proiezione. Jung tratta ampiamente i complessi a tonalità affettiva, intesi come parti autonome dell’inconscio, principalmente nel volume 8 delle sue Opere, La dinamica dell’inconscio (in particolare in “Considerazioni generali sulla teoria dei complessi”, 1934). Il concetto emerge anche nelle ricerche sulle associazioni verbali (Studi psichiatrici, Vol. 3).
Ora, l’inconscio collettivo è il patrimonio universale, di tutti gli uomini, che mediante l’encefalo più arcaico (tronco encefalico, midollo spinale), si deposita in ognuno di noi.
Pertanto la nostra persona (corpo e mente) non solo è influenzata dalla società di adesso (utero, famiglia, esperienze di vita) ma anche dai nostri antenati.
Bibliografia
- M. Ammaniti, P. F. Ferrari, Il corpo non dimentica. L’Io motorio e lo sviluppo della relazionalità, Milano 2020;
- L. Cozolino, Il cervello sociale. Neuroscienze delle relazioni umane, Milano 2008;
- U. Galimberti, Il corpo, Milano 2026;
- J. LeDoux, Il cervello emotivo, Milano 2011;
- J. Piaget, La nascita dell’intelligenza nel bambino, Milano 2026;
- D. J. Siegel, La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Milano 2021.
Marco Calzoli è nato a Todi, in Umbria, nel 1983. Prolifico poeta e saggista, ha dato alle stampe con varie Case Editrici 63 volumi. I suoi studi trattano di filosofia, psicologia, scienze umane, antropologia. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022.
