ORIENTARE UN RAGAZZO SIGNIFICA RICONOSCERE LE SUE POTENZIALITÀ
Dalle neuroscienze alla pedagogia: perché la scelta della scuola e del futuro professionale richiede un percorso educativo fondato su attitudini, capacità cognitive, interessi, motivazioni e consapevolezza di sé. Proposta: un’Unità di Pedagogia Scolastica stabile
Orientamento Scolastico
Redazione- Quale futuro può scegliere un adolescente che non ha ancora avuto l’opportunità di riconoscere le proprie risorse?
E quanto può essere completa una scelta fondata soltanto sui voti, sulle aspettative degli adulti o sulla popolarità di un indirizzo di studi?
L’orientamento scolastico è una responsabilità educativa decisiva, soprattutto nel passaggio dalla scuola secondaria di primo grado alla superiore e, successivamente, nell’ultimo anno delle superiori, quando si aprono le possibilità dell’università, degli istituti tecnologici superiori, della formazione e del lavoro. Come pedagogista e componente della Commissione Nazionale Scuola dell’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani, considero questo tema parte essenziale della prevenzione educativa: una scelta più consapevole richiede ascolto, osservazione, conoscenza delle opportunità e un accompagnamento continuativo.
Orientare significa accompagnare un processo di conoscenza di sé e del mondo delle opportunità formative e professionali. Non significa assegnare a un ragazzo un’etichetta, predirne il futuro o scegliere al suo posto. Significa aiutarlo a esplorare interessi, aspirazioni, valori, motivazioni, competenze già acquisite e capacità ancora in sviluppo. Per questo il contributo dei docenti è fondamentale, ma non dovrebbe rimanere isolato: pedagogisti ed educatori possono offrire competenze specifiche di osservazione, progettazione educativa e accompagnamento; gli psicologi, quando necessari, possono approfondire aspetti emotivi, motivazionali o difficoltà che richiedano una valutazione professionale nel rispetto dei rispettivi ambiti di competenza.
I dati: l’incertezza non è un’eccezione
Secondo il rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico , pubblicato nel 2025 con il titolo traducibile in italiano «Lo stato della preparazione degli adolescenti alle scelte professionali nel mondo», sulla base dei dati raccolti nel 2022 attraverso il Programma internazionale per la valutazione degli studenti , circa il 39% dei quindicenni nei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico non aveva ancora maturato aspettative professionali chiare.
Il rapporto evidenzia, inoltre, come le aspirazioni formative e professionali degli adolescenti possano essere influenzate dalle condizioni socioeconomiche e familiari, talvolta in misura maggiore rispetto ai risultati scolastici.
Questi dati richiamano l’importanza di un orientamento scolastico strutturato, continuativo e personalizzato. La semplice distribuzione di materiale informativo sugli istituti e sui percorsi di studio risulta insufficiente per accompagnare gli studenti verso scelte realmente consapevoli.
Diventa pertanto fondamentale prevedere percorsi educativi che consentano ai ragazzi di conoscere progressivamente le proprie risorse, esplorare interessi e attitudini, confrontarsi con differenti realtà formative e professionali e sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità.
In questa prospettiva, la presenza stabile di figure pedagogiche ed educative all’interno delle istituzioni scolastiche potrebbe rappresentare una risorsa fondamentale per costruire un orientamento capace di accompagnare la persona nella sua globalità.
Il contributo delle neuroscienze allo sviluppo delle scelte scolastiche
Le neuroscienze dello sviluppo offrono un contributo fondamentale alla comprensione dei processi attraverso i quali gli adolescenti maturano la capacità di compiere scelte consapevoli riguardo al proprio percorso scolastico e professionale.
Durante l’adolescenza, il cervello attraversa importanti trasformazioni che interessano le capacità di attenzione, ragionamento, pianificazione, controllo del comportamento, gestione delle emozioni e valutazione delle conseguenze delle proprie decisioni.
Parallelamente, questa fase della vita è caratterizzata da una significativa capacità di apprendimento, esplorazione, adattamento e costruzione della propria identità.
Gli studi scientifici condotti da Sarah-Jayne Blakemore e Trevor Robbins (2012), Catherine Hartley e Leah Somerville (2015), Linda Wilbrecht ed Emily Davidow (2024) evidenziano come lo sviluppo delle capacità cognitive e decisionali durante l’adolescenza segua percorsi differenti da individuo a individuo, influenzati anche dalle esperienze personali, dall’ambiente familiare, educativo e sociale.
Particolare importanza assumono le cosiddette funzioni esecutive, ossia quell’insieme di capacità mentali che permettono di mantenere l’attenzione, ricordare e utilizzare le informazioni necessarie per svolgere un compito, organizzare le attività, modificare le proprie strategie quando necessario e regolare il comportamento in funzione degli obiettivi.
Queste capacità rivestono un ruolo importante nell’apprendimento scolastico e nei processi decisionali. Tuttavia, non costituiscono caratteristiche fisse e immutabili della persona e non possono essere utilizzate isolatamente per stabilire quale percorso di studi sia più adatto a uno studente.
Anche le capacità attentive possono variare in relazione a molteplici fattori, tra cui la qualità del sonno, il carico di studio, la motivazione, l’interesse per le attività proposte, il benessere emotivo e le caratteristiche dell’ambiente educativo.
Dal punto di vista pedagogico, questo significa che orientare un adolescente richiede un’osservazione attenta e continuativa delle sue risorse, dei suoi interessi, delle sue motivazioni e delle sue potenzialità, rispettando i tempi individuali di maturazione.
L’orientamento scolastico dovrebbe pertanto configurarsi come un percorso educativo progressivo, capace di accompagnare lo studente nella conoscenza di sé e nella costruzione di scelte ponderate, prevedendo anche la possibilità di riconsiderarle alla luce di nuove esperienze e consapevolezze.
In tale prospettiva, la presenza stabile di pedagogisti ed educatori all’interno di un’Unità di Pedagogia Scolastica, in collaborazione con i docenti, le famiglie e, quando necessario, con professionisti dell’ambito psicologico, potrebbe contribuire a realizzare un orientamento maggiormente personalizzato, fondato sulle conoscenze scientifiche dello sviluppo umano e sul riconoscimento delle caratteristiche individuali di ogni studente.
Come riconoscere le risorse di uno studente
Una valutazione orientativa rigorosa deve essere multidimensionale, contestualizzata e progressiva. Può integrare osservazioni didattiche nel tempo, colloqui con lo studente, confronto con la famiglia, analisi degli apprendimenti, interessi dichiarati, attività laboratoriali, raccolta documentata delle competenze, esperienze extrascolastiche e occasioni di esplorazione concreta degli indirizzi. È utile distinguere ciò che lo studente sa fare oggi, ciò che desidera imparare e ciò che potrebbe sviluppare con opportunità adeguate. Eventuali strumenti psicometrici devono essere utilizzati soltanto da professionisti abilitati e competenti, con finalità chiare: nessuna singola prova, voto o giudizio può determinare da solo la scelta.
Le capacità attentive e la motivazione vanno comprese in più situazioni e nel tempo. Uno studente che fatica a concentrarsi in una disciplina può manifestare interesse e perseveranza in attività diverse; allo stesso modo, un rendimento elevato non coincide sempre con un’autentica preferenza. Il lavoro educativo deve esplorare anche aspirazioni e inclinazioni — talvolta ancora inespresse — senza confonderle con aspettative momentanee o pressioni esterne.
Dalla terza media al quinto anno: due passaggi, un unico diritto
Nella scuola secondaria di primo grado l’orientamento dovrebbe essere coltivato ben prima dell’ultimo momento utile per l’iscrizione: laboratori, incontri con gli indirizzi di studio, esperienze pratiche, colloqui, esplorazione degli interessi e confronto con le famiglie. L’appartenenza al gruppo, le mode, la vicinanza agli amici o la reputazione di una scuola possono influenzare legittimamente le preferenze, ma meritano di essere discusse insieme alle caratteristiche reali dei percorsi. Non si tratta di svalutare le scelte degli adolescenti: si tratta di aiutarli a distinguerne le ragioni e a riconoscere possibilità che non hanno ancora sperimentato.
Nel quinto anno della scuola secondaria di secondo grado l’orientamento si confronta con università, istituti tecnologici superiori, percorsi professionalizzanti e lavoro. Occorrono informazioni attendibili sui requisiti d’accesso e sulle caratteristiche dei percorsi, ma anche un bilancio educativo delle competenze, delle motivazioni e dei progetti personali. L’obiettivo è una decisione sufficientemente informata, non una scelta irrevocabile: poter rivedere il proprio progetto formativo fa parte dell’autonomia.
Chi è preposto all’orientamento nella scuola italiana
Le Linee guida adottate con decreto ministeriale numero 328 del 22 dicembre 2022 prevedono moduli di orientamento formativo di almeno 30 ore annue nelle scuole secondarie, con modalità differenti secondo il grado e l’anno di corso. Nella scuola secondaria di secondo grado operano inoltre, secondo la disciplina ministeriale, il docente tutor e il docente orientatore: il primo accompagna gli studenti anche nell’uso dell’portafoglio digitale delle competenze e nel riconoscimento delle competenze; il secondo sostiene l’accesso alle informazioni utili sui percorsi formativi e sulle opportunità. Il consiglio di classe, i docenti, la dirigenza e le famiglie mantengono responsabilità educative essenziali.
I docenti e le figure previste dall’organizzazione scolastica svolgono un ruolo essenziale. Tuttavia, la complessità dei bisogni orientativi rende utile un lavoro multiprofessionale. Il pedagogista può progettare e coordinare percorsi educativi, leggere i bisogni formativi e promuovere l’osservazione delle risorse; l’educatore socio-pedagogico può accompagnare esperienze laboratoriali, motivazione e partecipazione; lo psicologo, quando appropriato, può intervenire con competenze specifiche in ambito psicologico, nella consulenza e nella valutazione, secondo le regole professionali e il consenso previsto. Queste funzioni devono integrarsi con il lavoro dei docenti, senza sostituirlo né sovrapporsi impropriamente.
Quando uno studente chiede di cambiare indirizzo: ascoltare prima di giudicare
Nel dibattito scolastico ricorrono talvolta le richieste di trasferimento o di nulla osta nei primi anni della scuola superiore. Questi passaggi non devono essere letti come un fallimento personale dello studente, della famiglia o della scuola. Possono però offrire un’occasione di ascolto e di miglioramento dei percorsi orientativi. In alcuni casi entrano in gioco aspettative non corrispondenti alla realtà, interessi ancora poco esplorati, influenze del gruppo dei pari o la scoperta di nuove attitudini; in altri prevalgono ragioni organizzative, relazionali, didattiche o personali. Senza dati longitudinali non è corretto affermare che tali cambi siano generalmente causati da orientamento insufficiente. È invece ragionevole prevedere un accompagnamento tempestivo, capace di sostenere anche il riorientamento.
La proposta: un’Unità di Pedagogia Scolastica stabile
È qui che, anche alla luce delle riflessioni maturate nel mio impegno nella Commissione Nazionale Scuola dell’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani, propongo una scelta organizzativa precisa: un’Unità di Pedagogia Scolastica stabilmente inserita nella vita dell’istituto, con compiti definiti, continuità di intervento e raccordo con dirigenza, collegio dei docenti, docenti tutor, docenti orientatori e famiglie. Non si tratta di una struttura oggi imposta in modo generalizzato dalla normativa: è una proposta di rafforzamento del presidio educativo interno alla scuola. La sua funzione sarebbe prevenire il disorientamento, sostenere la conoscenza delle risorse degli studenti e accompagnare i passaggi formativi, anziché intervenire soltanto quando emergono difficoltà.
L’Unità potrebbe comprendere professionalità pedagogiche ed educative stabilmente coinvolte nella progettazione scolastica, con collaborazione psicologica quando necessaria e in coerenza con l’autonomia degli istituti e con le risorse disponibili. Tra le attività: osservazione educativa longitudinale; colloqui orientativi non diagnostici; laboratori sulle competenze, sugli interessi e sulle aspirazioni; raccolte narrative delle esperienze e delle competenze; confronto con le famiglie; informazione sui percorsi di studio; raccordo con territorio, università, istituti tecnologici superiori e servizi. Un’équipe così organizzata non dovrebbe “selezionare” i ragazzi, ma aumentare le occasioni in cui ciascuno può riconoscere e mettere alla prova le proprie possibilità.
Per verificarne l’efficacia sarebbe opportuno valutare indicatori plurimi: partecipazione alle attività, consapevolezza delle alternative, qualità percepita della scelta, senso di autoefficacia, continuità del percorso e richieste di riorientamento, con attenzione ai fattori di contesto. Il passaggio a un altro indirizzo o la richiesta di nulla osta, anche nel primo o secondo anno, non provano di per sé un errore nell’orientamento iniziale: possono derivare da molte ragioni, comprese nuove scoperte personali, difficoltà di adattamento o cambiamenti familiari. Allo stesso modo, una riduzione dell’attenzione o dell’impegno non può essere attribuita automaticamente a una scelta scolastica poco ponderata. Sono segnali da ascoltare e approfondire, non elementi su cui formulare accuse o diagnosi.
La pedagogia prima dell’emergenza
Una scuola che concentra l’orientamento soltanto vicino alle scadenze delle iscrizioni rischia di ridurne la portata educativa. L’accompagnamento dovrebbe essere continuativo e capace di intercettare precocemente dubbi, aspirazioni non esplorate e necessità di riorientamento. La proposta di un’Unità di Pedagogia Scolastica non nasce per giudicare l’operato dei docenti, che già svolgono un lavoro essenziale, ma per sostenerli con competenze complementari e con una responsabilità organizzativa condivisa. La pedagogia prima dell’emergenza significa anche questo: costruire condizioni per scegliere, comprendere e, quando serve, riprogettare.
La domanda decisiva non è soltanto «Quale scuola sceglierai?», ma «Quali interessi stai scoprendo, quali competenze puoi sviluppare e quali esperienze ti aiuterebbero a decidere con maggiore consapevolezza?».
Come pedagogista e componente della Commissione Nazionale Scuola dell’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani, ritengo che riconoscere stabilmente le competenze pedagogiche ed educative nell’organizzazione scolastica possa rendere l’orientamento più continuo, inclusivo e rispettoso delle differenze. Una scelta non deve diventare una sentenza sul futuro: deve essere una tappa di un percorso di crescita.
Dott.ssa Assunta Di Basilico
Pedagogista (classe delle lauree magistrali in Scienze pedagogiche), educatrice professionale socio-pedagogica (classe delle lauree in Scienze dell’educazione e della formazione), laureata magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni (classe delle lauree magistrali in Psicologia), musicoterapeuta, arteterapeuta, consulente nella relazione d’aiuto e mediatrice familiare e scolastica. Presidente e legale rappresentante dell’Associazione Essere Oltre ente del Terzo settore. Membro delle Commissioni Nazionali APEI Scuola (anche relatrice), Scrittori di Libri Pedagogici e Disabilità. Autrice del progetto “La Pedagogia del Sentire – Grammatica Pedagogica del Sentire” Promuove la prevenzione educativa, l’inclusione e il diritto a stare bene.
