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ADOLESCENTI TRA SCUOLA E FAMIGLIA | IL FILO EDUCATIVO DA RICOSTRUIRE

L’analisi pedagogica di Assunta Di Basilico sulla crescita adolescenziale tra affettività conoscenza regole e corresponsabilità educativa

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Redazione-  Che cosa stanno chiedendo davvero i nostri adolescenti? Dietro un silenzio prolungato, una risposta aggressiva, un calo improvviso nel rendimento o una continua ricerca di approvazione può vivere una domanda semplice e profonda: qualcuno riesce a vedermi, ad ascoltarmi e a indicarmi una direzione? È proprio da questa domanda che scuola e famiglia dovrebbero ripartire, perché tra i ragazzi e il mondo adulto il filo educativo appare oggi più fragile, discontinuo e difficile da riconoscere. Si parla spesso di fragilità psicologica, mentre la fragilità educativa riceve ancora uno spazio limitato nel dibattito pubblico.

Molti ragazzi chiedono prima di tutto una presenza adulta capace di accoglierli, orientarli e responsabilizzarli. L’ascolto educativo entra nella vita quotidiana, nel rapporto con lo studio, nelle relazioni, nelle regole, nell’autostima e nella motivazione. Aiuta l’adolescente a dare un nome a ciò che sente e a trasformare l’emozione in consapevolezza, la difficoltà in esperienza e l’errore in possibilità di crescita. La dimensione clinica conserva pieno valore quando emerge una sofferenza che richiede una presa in carico sanitaria; la dimensione pedagogica opera invece nel terreno ordinario della formazione e della prevenzione. L’adolescenza rappresenta una stagione di profonda trasformazione. Il corpo cambia, l’identità cerca una forma, il pensiero diventa più complesso e il desiderio di autonomia si confronta con il bisogno di sentirsi protetti. Anche le funzioni esecutive, coinvolte nella pianificazione, nel controllo degli impulsi e nella valutazione delle conseguenze, proseguono il loro processo di maturazione. Per questo un ragazzo può apparire sicuro in un momento e disorientato poco dopo, pieno di entusiasmo e subito dopo attraversato dalla sfiducia. L’adulto autorevole sa restare vicino a queste oscillazioni, offrendo stabilità e direzione.

Affetto e attenzione costituiscono una vera nutrizione emotiva. Un adolescente cresce quando percepisce che il proprio mondo interiore interessa a qualcuno, che i suoi progressi vengono riconosciuti e che le sue difficoltà possono essere affrontate insieme. Albert Bandura, attraverso la teoria dell’autoefficacia, ha mostrato quanto la fiducia nelle proprie capacità si costruisca grazie alle esperienze di riuscita, agli incoraggiamenti credibili e alla presenza di modelli significativi. L’autostima nasce così dalla possibilità di sperimentarsi, di ricevere conferme sincere e di comprendere che l’impegno produce trasformazioni reali. Accanto alla dimensione emotiva emerge con forza anche il tema dell’istruzione. Molti ragazzi arrivano alla scuola secondaria con difficoltà nella lettura, nella scrittura, nella comprensione del testo, nel calcolo, nel linguaggio e nell’organizzazione dello studio. Queste fragilità iniziano spesso negli anni della scuola primaria e diventano più evidenti con l’aumento della complessità.

Quando le conoscenze di base restano incerte, ogni nuovo apprendimento richiede una fatica maggiore. Il ragazzo può allora sentirsi incapace, perdere fiducia e allontanarsi progressivamente dallo studio. La scuola possiede il compito essenziale di riconoscere queste difficoltà in tempo, offrire recuperi mirati e verificare che le competenze fondamentali siano realmente consolidate. Promuovere un alunno significa accompagnarlo verso una crescita autentica delle conoscenze e degli strumenti culturali. L’inclusione acquista concretezza quando ciascuno riceve tempi, metodi e sostegni adeguati per apprendere. La cultura resta uno dei più potenti strumenti di emancipazione: offre parole per comprendere se stessi, pensiero per interpretare la realtà e libertà per scegliere il proprio cammino.

Anche la famiglia è chiamata a ritrovare pienamente la propria funzione educativa. Amare un figlio significa interessarsi alla sua vita interiore e seguire con attenzione il suo cammino scolastico: conoscere ciò che studia, capire dove incontra difficoltà, dialogare con gli insegnanti, osservare i cambiamenti e sostenerlo nella costruzione di un metodo. I ritmi di lavoro, le preoccupazioni economiche e la fatica quotidiana rendono questo compito complesso, e proprio per questo la qualità del tempo condiviso diventa preziosa. A volte bastano una domanda autentica, una conversazione libera dai telefoni e la disponibilità a rimanere accanto a un figlio mentre cerca le parole per raccontarsi. Anche l’eccesso di attività merita una riflessione.

Sport, musica, danza, corsi e laboratori arricchiscono la crescita quando rispettano l’equilibrio della persona. Un’agenda troppo piena può sottrarre tempo allo studio, alla lettura, al riposo e alla relazione familiare. I ragazzi hanno bisogno anche di pause, silenzi e momenti nei quali elaborare ciò che vivono. La quantità degli impegni racconta solo una parte della cura; la qualità della presenza adulta racconta il suo significato più profondo.

La stessa riflessione riguarda la scuola, spesso impegnata in una molteplicità di progetti. Cittadinanza, digitale, inclusione, salute e creatività rappresentano ambiti importanti, e raggiungono la loro piena efficacia quando dialogano con la missione fondamentale dell’istruzione. Prima di moltiplicare le iniziative, occorre assicurare a ogni studente la capacità di leggere, comprendere, argomentare, calcolare e ragionare. Un progetto diventa realmente educativo quando possiede continuità, obiettivi chiari, verifica degli esiti e legame con il percorso scolastico.

In questo quadro le regole tornano ad avere un valore decisivo. Una regola chiara e proporzionata protegge, orienta e insegna la responsabilità. Aristotele, nell’Etica Nicomachea, spiegava che la virtù prende forma attraverso l’esercizio e la ripetizione di azioni orientate al bene. Il carattere si costruisce nel tempo, attraverso abitudini che diventano disposizioni interiori. Studiare con costanza, rispettare la parola data, governare gli impulsi e prendersi cura degli altri sono gesti quotidiani che educano alla libertà matura. La libertà, infatti, cresce insieme alla capacità di scegliere con consapevolezza. È proprio nello spazio che unisce apprendimento, relazioni e crescita che la presenza stabile del pedagogista scolastico può assumere un ruolo essenziale.

Il pedagogista ascolta gli studenti, sostiene le famiglie, collabora con i docenti, osserva precocemente i segnali di fragilità e progetta interventi educativi coerenti. Può lavorare sulla motivazione, sull’autostima, sul metodo di studio, sulla gestione dei conflitti e sul rapporto tra scuola e famiglia. La collaborazione con psicologi, educatori e servizi sanitari permette poi di indirizzare ogni situazione verso la competenza professionale più adeguata.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito potrebbe costruire un programma nazionale capace di riportare al centro proprio questo ascolto educativo. Pedagogisti ed educatori stabilmente presenti nelle scuole, sportelli per studenti e genitori, recupero delle competenze di base fin dalla primaria, educazione emotiva inserita nel curricolo, sostegno alla genitorialità e formazione continua dei docenti rappresenterebbero un investimento concreto. Anche i progetti scolastici avrebbero bisogno di una valutazione attenta, affinché le risorse producano cambiamenti reali e duraturi.

Ricucire il filo tra scuola, famiglia e alunni significa allora restituire unità a ciò che oggi appare frammentato. La famiglia accompagna, la scuola istruisce ed educa, le istituzioni garantiscono strumenti e competenze. Ogni adulto può domandare a un ragazzo: che cosa hai compreso, quale difficoltà stai incontrando, quale risorsa senti di possedere, quale impegno scegli di assumere e in quale modo possiamo procedere insieme? Sono domande capaci di aprire una strada, perché un giovane cresce davvero quando si sente accolto e, nello stesso tempo, guidato verso la persona che può diventare. La prevenzione più autentica nasce nella quotidianità, molto prima dell’emergenza. Vive nello sguardo che riconosce, nella parola che incoraggia, nella regola che protegge e nella cultura che emancipa. Il futuro dei ragazzi dipenderà anche dalla capacità del mondo adulto di tornare a educare con presenza, competenza e responsabilità. Da qui può rinascere quel filo educativo che unisce affetto e conoscenza, libertà e impegno, fragilità e speranza.

Assunta Di Basilico

Educatrice socio-pedagogica; Pedagogista; Laureata magistrale in Psicologia; Master in Mediazione familiare e scolastica; Musicoterapeuta; Coach-Counselor

Commissione Nazionale Scuola APEI; Commissione Nazionale Disabilità APEI; Commissione Scrittori APEI; Presidente Associazione Essere Oltre ETS

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