” NUCLEARE SI NUCLEARE NO ” – DI VALTER MARCONE
Redazione- La Camera dei Deputati ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nucleare proposto dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. I nuovi impianti non hanno nulla delle grandi centrali del passato, ma sono costituiti da reattori di nuova generazione (Small Modular Reactor e Advanced Modular Reactor), considerati più flessibili e sicuri .
Il 4 giugno di quest’anno con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare “sostenibile”, uno dei provvedimenti più significativi della strategia energetica del governo Meloni. Al Senato (Atto Senato n. 1924) dopo essere stato licenziato dalla Commissione Ambiente a fine luglio, il provvedimento è approdato nell’Aula di Palazzo Madama. Nella seduta del 16 settembre 2026, l’Assemblea ha respinto le questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni (M5S, AVS e PD) e ha concluso la discussione generale . Il via libera definitivo era inizialmente atteso perla settimana 14- 19 settembre . Tuttavia, su richiesta delle opposizioni per ragioni organizzative, la Conferenza dei capigruppo ha stabilito che l’esame degli emendamenti e il voto finale slitteranno alla prossima settimana (indicativamente attorno al 22 settembre 2026) per avviare successivamente l’iter dei decreti attuativi.
Si tratta della prima iniziativa legislativa organica sul ritorno dell’energia nucleare in Italia dopo il tentativo avviato dal governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011
Ma la realtà è questa.In Italia il costo dell’energia resta tra i più alti d’Europa a causa della forte dipendenza dal gas con un prezzo che è aumentato del 13,5% rispetto al mese precedente mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è cresciuto del 14,6%. in quanto questo prezzo dipende da quello del gas per oltre 70% delle ore dell’anno. Le imprese italiane sono costrette a sostenere un costo finale dell’energia elettrica superando del 24% la media europea. I costi dell’energia elettrica sono determinati da quelli del gas in quanto le centrali elettriche continuano ad essere alimentate a gas ,determinando così il prezzo dell’elettricità nelle ore più difficili.
Mentre sono fermi 50 TWh di progetti di energia rinnovabile attualmente bloccati dalla burocrazia
Governo italiano e Confindustria alternano interventi d’emergenza nel breve termine a riforme strutturali a lungo termine in un contesto fortemente problematico in quanto non c’è alcuna volontà da parte degli organi competenti di separare nettamente il prezzo delle fonti rinnovabili da quello del gas.
Lunedì 7 settembre ,come scrive today.it ,con il principale riferimento del mercato elettrico all’ingrosso che ha raggiunto una media di 218,93 euro per megawattora, superando il precedente massimo del 2026, i 207,84 euro registrati il 5 agosto, il prezzo dell’elettricità arriva fino a 321,04 euro/MWh.
Bisogna tornare alla fine del 2022, nel pieno della crisi energetica europea, per trovare prezzi più elevati. (1)
Uno scenario allarmante che pesa sull’industria e che secondo le elaborazioni di Confindustria crea un gap competitivo e strutturale rispetto ai principali Paesi UE in tutte le fasce di consumo.Una condizione potremmo dire storica perchè il divario viene da lontano e secondo i dati GME (gennaio–ottobre 2025), il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è stato di 116 €/MWh, contro gli 87 della Germania, i 65 della Spagna e i 61 della Francia. Un gap non solo per l’industria ma anche per il reddito delle famiglie italiane. Infatti sono interessati ai costi e ai continui rincari di luce e gas oltre 5 milioni di individui (circa 2,4 milioni di famiglie) in Italia che incidono pesantiemente nelle regioni del Mezzogiorno che come noto hanno redditi appena sufficienti alla sussistenza. Le spese obbligate pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie italiane. Oggi circa il 42% del reddito viene destinato a consumi difficilmente comprimibili, come abitazione, utenze, energia e altri beni e servizi essenziali . Tanto da alimentare il fenomeno della povertà che tocca numeri impressionanti Un .fenomeno strutturale e cronico che coinvolge circa 5,7 milioni di individui in povertà assoluta (pari a quasi il 10% della popolazione), secondo i dati diffusi dall’Istat,(2)
A livello globale si stenta a riconoscere l’incidenza delle fonti fossili nei problemi di riscaldamento dell’atmosfera in quanto responsabili di circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra. Bruciare carbone, petrolio e gas rilascia miliardi di tonnellate di anidride carbonica nell’aria ogni anno. Questo gas intrappola il calore del sole nell’atmosfera .Timidamente in alcuni paese si parla di alternative alle fonti fossili .Le cosiddette fonti di energia rinnovabili e l’energianucleare .
Si parla di energia solare ,eolica , geotermica ,idroelettrica, da biomasse , oceanica Il solare e il termico è presente in tutta Europa, con una diffusione massiccia in Germania, Spagna, Italia, Paesi Bassi e Grecia. Al primo posto la Germania per capacità fotovoltaica installata, seguita da Spagna e Italia. Eolico : con la Germania (il primo produttore europeo di eolico), seguita da Spagna, Regno Unito (leader nell’eolico offshore) e Danimarca (che ricava gran parte della sua energia dal vento Geotermica :Islanda (usa la geotermia per riscaldamento ed elettricità su vasta scala), Italia (storica per la geotermia in Toscana), Turchia, Francia, Germania e Ungheria. Idroelettrica :Norvegia, Austria, Svezia, Svizzera e Francia, dove l’acqua rappresenta la spina dorsale dell’energia pulita .Biomasse :Norvegia, Austria, Svezia, Svizzera e Francia, dove l’acqua rappresenta la spina dorsale dell’energia pulita Oceanica : Regno Unito (Scozia) e Francia (famoso lo storico impianto mareomotrice della Rance in Bretagna), con progetti pilota anche in Portogallo e Norvegia.
Un panorama ampio e molto diversificato che rappresenta nella diversificazione una ricchezza. Tanto è vero che malgrado le difficoltà per esempio in Italia le fonti di energia rinnovabili i coprono circa il 41% del fabbisogno di energia elettrica .I dati ufficiali di Terna mostrano che la percentuale si attesta intorno al 41,1%-41,2% sul totale dell’energia elettrica consumata. Se si guarda invece a tutti i consumi energetici complessivi (compresi i trasporti e il riscaldamento), la quota scende a circa il 19,6% .
Si diceva che il costo dell’energia elettrica dipende dal costo del gas in quanto le centrali elettriche sono alimentate a gas . L’Italia ha al suo attivo 4.900 centrali idroelettriche che sono di nuova costruzione o che non sono state trasformate in centrali a gas in quanto la tecnolgia è diversa e quindi inconpatibile con il preesistente. Esistono piccole centrali idroelettrice locali dismesse o abbandonate nel secolo scorso.Lungo l’Appennino e l’arco alpino esistono centinaia di piccoli impianti (spesso ex mulini o opifici industriali attivi tra fine ‘800 e la prima metà del ‘900) che sono stati progressivamente abbandonati a causa dei costi di manutenzione o per la perdita delle concessioni idriche. Riattivare le piccole centrali idroelettrice locali dismesse o abbandonate nel secolo scorso.offrirebbe un contributo significativo, sebbene mirato, alla produzione energetica pulita. Tanto che la produzionenazionale potrebbe essere incrementata di circa 1,5 – 2,5 TWh (Terawattora) all’anno che potrebbe soddisfare il fabbisogno di circa 550.000 – 900.000 famiglie un milione di case, calcolando una media di 2.700 kWh all’anno per nucleo familiare oppure coprire l’aumento annuale dei consumi energetici dovuto alla climatizzazione estiva. Anche se rappresenterebbe meno dell’1% della domanda totale di energia elettrica in Italia, che si aggira intorno ai 311-312 TWh annui.
Così stando le cose per la soluzione dei problemi e quindi dei costi energetici si comnicia a parlare di centrali atomiche indicando nel 2030 una possibile data di produzione di energia da fonte nucleare .L’Italia ha rinunciato all’energia da fonte nucleare chiudendo tutte le sue centrali nucleari tra il 1963 e il 1990, in seguito ai referendum del 1987 e del 2011.
Il Governo in questi mesi ha avviato un percorso legislativo (come il DDL sul nucleare approvato alla Camera) per rimuovere il blocco normativo e aprire a tecnologie avanzate e reattori modulari di piccola taglia(SMR), ipotizzando l’accensione dei primi impianti entro il 2034. La Camera dei Deputati ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nucleare proposto dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. I nuovi impianti non hanno nulla delle grandi centrali del passato, ma sono costituiti da reattori di nuova generazione (Small Modular Reactor e Advanced Modular Reactor), considerati più flessibili e sicuri .
L’ipotesi è quella di combinare fonti rinnovabili ed energia nucleare in Italia . La Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile ha già prodotto analisi approfondite (scenari, fissione, fusione, formazione, comunicazione). I modelli di esercizio confermano il nodo operativo: fotovoltaico in discesa proprio al picco serale; gli SMR possono fornire servizio di flessibilità e capacità programmabile, con costruzione industriale (60–70% in fabbrica) che mitigano costi e tempi di cantiere. La posta in gioco è la sicurezza energetica e la competitività contro gli shock geopolitici.
Su questo percorso ci sono opinioni divergenti e strategie diverse . Assolutamente da evitare per i costi e perchè soddisferebbe una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%” come , ha ricordato il ministro Pichetto Fratin ; affiancare alle rinnovabili e infine strategia energetica 100% rinnovabili.
E fortemente critico Greenpeace che scrive sul suo sito “le cittadine e i cittadini italiani si sono già dimostrati contrari con ben due referendum, nel 1987 e nel 2011. L’Italia inoltre sta tuttora facendo i conti con la gestione delle nostre scorie radioattive e non ha ancora trovato una soluzione a 37 anni di distanza dal referendum che decretò l’uscita dal nucleare. A dissuaderci dal ritorno al nucleare dovrebbe bastare il fatto che si è rivelato un un fallimento economico sia in Francia sia negli Stati Uniti. I costi dell’impianto francese di Flamanville sono lievitati a 19,1 miliardi di euro (invece dei 3,3 miliardi stimati), mentre due dei quattro reattori in costruzione negli USA sono stati cancellati e gli altri due proseguono a costi esorbitanti: da circa 9 miliardi di dollari si è già passati a una stima di circa 32 miliardi. Non è andata meglio ai due reattori di Hinkley Point, in Gran Bretagna, che dovevano costare 18 miliardi di sterline e oggi sono stimati a 46 miliardi.(3)
E’ contrario il Partito Democratico che in documento del Gruppo parlamentare alla Camera afferma testualmente : “Di fatto viene delegata al Governo l’intera politica energetica nazionale per i prossimi decenni senza che il Parlamento sia chiamato a decidere più nulla di sostanziale. E questo aspetto è ancor più grave se si pensa che il nucleare in Italia non è una pagina bianca.(…)I rischi concreti che derivano da questo impianto normativo sono: il rallentamento della transizione energetica per effetto di un implicito indebolimento delle rinnovabili; il rallentamento del processo di decommissioning e di individuazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, aggravato dalla riapertura alle autocandidature approvata in Commissione; l’esposizione dei cittadini a costi imprevisti attraverso la fiscalità generale o le bollette; gli squilibri territoriali legati a localizzazioni decise senza adeguate garanzie partecipative; l’incoerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.” (4)
La nuova strategia prevede la nascita e il coinvolgimento di consorzi strategici (come l’ipotesi di una coalizione denominata Nuclitalia. . Composti da Enel con le sue partnership all’estero; Ansaldo Nucleare un gruppo storico per la progettazione e la fornitura di componenti inggegneristiche per i reattori di terza e quarta generazione Leonardo coinvolta negli aspetti di alta tecnologia e sicurezza legati alla nuova filiera .Da start up Startup Innovative e Centri di Ricerca: Newcleo, la startup guidata da Stefano Buono (che sviluppa reattori di quarta generazione refrigerati a piombo liquido) Enea e Cnr: enti di ricerca pubblici che supportano lo sviluppo scientifico e tecnologico, specialmente per quanto riguarda la sicurezza dei materiali, la gestione dei rifiuti radioattivi e gli sviluppi futuri sulla fusione nucleare.Confindustria che rappresenta il mondo industriale favorevole al ritorno del nucleare che permette di avere prezzi dell’energia stabile e competività sui mercati esteri
Secondo diversi sondaggi (tra cui istituti come Swg e Demopolis), circa il 51% degli italiani si mostrerebbe favorevole a un ritorno al nucleare di nuova generazione per i benefici di una riduzione della dipendenza energetica estera, di un calo dei costi delle bollette e della decarbonizzazione. ,
Ma in definitiva quali punti positivi .Le basse emissioni di carbonio del nucleare sarebbero utili a raggiungere obiettivi di neutralità climatica fissati per il 2050. il nucleare permetterebbe di alleviare la dipendenza del nostro paese dallì’approvvigionamento all’estero di fonti energetiche come gas e petrolio .Favorirebbe lo sviluppo di filiere tecnologiche nazionali avanzate, la ricerca sulla fusione e la cooperazione. Di contro gli impianti di nuova generazione non saranno funzionanti se non tra molti anni per cui nell’immediato occorrerà ricorrere sempre alle fonti fossili . E anche in questo caso la ricerca e l’estrazione di gas e di idrocarburi sul territorio nazionale che il Governo sembra rilanciare non daranno risultati utili se non tra qualche tempo. Tra gli aspetti negativi del nucleare c’i sono gli investimenti enormi e i tempi di ritorno molto lunghi. Con possibili ulteriori rincari delle bollette e dispendio di risorse pubbliche necessarie per altre infrastrutture come scuola e sanità. Il ritorno al fissione nucleare rischia lo scontro costituzionale e politico con i precedenti referendum popolari (1987 e 2011) .Secondo le opposizioni, la legge conferisce troppi poteri al Governo con decreti delegati ampi, lasciando ai margini il dibattito e i numeri precisi in Parlamento.
Combinare fonti rinnovabili ed energia nucleare sembra essere la strategia scelta dal Governo e probabilmente potrebbe , secondo molti esperti, essere una strategia vincente per raggiungere l’indipendenza energetica, abbassare i costi in bolletta nel lungo periodo e azzerare le emissioni di gas serra. Entrambe le fonti non emettono CO₂ durante la generazione di elettricità. E all’handicap che le rinnovabili (solare ed eolico) sono intermittenti si potrà rimediare con il cosiddetto carico di base fornito dal nucleare energia costante nell’arco delle ventiquattrore di una giornata . Un progetto e una strategia tutto da costruire. Il vero problema è qui ed oggi. Allora che fare ?
(1)https://www.today.it/economia/energia-prezzo-7-settembre-2026.html
© Today L’energia non è mai stata così tanto cara dal 2022, circa il 60% più della Germania
(2)Povertà assoluta: Riguarda oltre 2,2 milioni di famiglie (8,4%) e circa 5,7 milioni di persone.Povertà relativa: Interessa oltre 2,8 milioni di famiglie (10,9%) e circa 8,7 milioni di individui (14,9%).Minori e giovani: L’incidenza maggiore si registra tra i minori (13,8%) e i giovani adulti tra i 18 e i 34 anni (11,7%).Territorio: Il Mezzogiorno presenta i tassi più alti (10,5% di povertà assoluta familiare), seguito dal Nord-ovest (8,1%) e dal Nord-est (7,6%)
(3)https://www.greenpeace.org/italy/cosa-facciamo/nucleare/
(4)https://www.deputatipd.it/blog/delega-sul-nucleare-molta-propaganda-ma-nessun-beneficio-clima-e-bollette
