QUANDO IL SENTIRE DIVENTA PAROLA
Psicologia, neuroscienze e pedagogia della poesia: come emozione, memoria, corpo, immaginazione e linguaggio costruiscono significato
Redazione- La poesia non è soltanto un prodotto letterario da collocare dentro una metrica, una corrente o una graduatoria. Prima ancora di essere opera, è un processo umano complesso: un’esperienza interna viene percepita, ricordata, associata, simbolizzata e infine trasformata in una forma linguistica capace di essere condivisa. È in questo passaggio, dal sentire al significare, che psicologia, neuroscienze e pedagogia incontrano la poetica.
Prima del verso: la poesia nasce nel sistema mente-corpo
Dire che una poesia “nasce dal cuore” appartiene al linguaggio simbolico dell’esperienza, non all’anatomia. Le parole, le immagini e la costruzione del verso dipendono dall’attività cerebrale; tuttavia l’emozione non è un evento confinato nel cervello. È un processo incarnato: coinvolge il sistema nervoso autonomo, il ritmo cardiaco, la respirazione, la tensione muscolare, la postura e le sensazioni viscerali. Il cervello riceve e integra continuamente questi segnali corporei, li mette in relazione con il contesto, con la memoria e con ciò che la persona attribuisce loro come significato.
In neuroscienze questo dialogo viene studiato anche attraverso il concetto di interocezione: la capacità del sistema nervoso di registrare, integrare e interpretare i segnali provenienti dall’interno dell’organismo. Insula, corteccia cingolata, strutture sottocorticali e aree prefrontali partecipano, con funzioni differenti, alla costruzione dell’esperienza affettiva e alla sua consapevolezza. Per questo l’espressione “scrivere con il cuore” può essere conservata poeticamente, purché sia chiaro che ciò che chiamiamo cuore è, sul piano psicologico, l’esperienza vissuta dell’intero organismo che viene resa pensabile e dicibile dal cervello.
Dal vissuto al simbolo: che cosa accade psicologicamente
Una poesia può cominciare prima delle parole. Può iniziare come immagine mentale, ricordo autobiografico, sensazione corporea, tensione affettiva, intuizione, domanda o frammento di esperienza ancora privo di una forma definita. Il passaggio decisivo avviene quando quel materiale interno viene organizzato in una rappresentazione: la persona attribuisce connessioni, seleziona elementi, riconosce somiglianze, produce associazioni e costruisce simboli.
La simbolizzazione è centrale perché consente di rappresentare indirettamente ciò che sarebbe difficile esprimere in modo puramente descrittivo. Il mare può diventare distanza o libertà; una porta può condensare l’idea di passaggio; una montagna può assumere il significato di origine, padre, madre, protezione, ostacolo o appartenenza. Il simbolo poetico non cancella la realtà: la amplia. Trasforma un oggetto o un’immagine in un nodo di significati nel quale esperienza personale e cultura possono incontrarsi.
È importante, però, evitare un equivoco: la poesia non è automaticamente terapia e il testo poetico non è una diagnosi dell’autore. Scrivere può favorire consapevolezza, espressione e riorganizzazione narrativa dell’esperienza, ma il suo valore psicopedagogico va distinto dall’intervento clinico. Questa distinzione rende più rigoroso, e non meno profondo, il discorso sulla funzione della scrittura.
Il cervello creativo non possiede un unico “centro della poesia”
Le neuroscienze della creatività hanno progressivamente superato l’idea di una singola area cerebrale responsabile dell’invenzione artistica. La produzione creativa emerge dall’interazione fra reti distribuite. La cosiddetta rete di default è associata, tra le altre funzioni, al pensiero auto-generato, alla memoria autobiografica, alla simulazione mentale e alla produzione spontanea di associazioni; le reti di controllo esecutivo contribuiscono alla selezione, alla verifica, alla coerenza e alla revisione; la rete della salienza aiuta a orientare l’attenzione verso elementi interni o esterni ritenuti rilevanti.
In altri termini, creare non significa soltanto “lasciarsi andare”. Significa alternare e integrare generazione e scelta: far emergere immagini e connessioni, ma anche valutarle, organizzarle e decidere quali parole possano sostenerle. Studi di risonanza magnetica funzionale sulla scrittura creativa hanno osservato il coinvolgimento di processi legati alla memoria episodica e semantica, all’integrazione linguistica, all’immaginazione e al controllo cognitivo. La poesia, quindi, non nasce da un’ispirazione separata dal pensiero: nasce dal dialogo tra spontaneità e forma.
Il linguaggio poetico: condensare senza impoverire
Il linguaggio della poesia lavora contemporaneamente su più piani: fonologico, ritmico, sintattico, semantico, simbolico e affettivo. Il suono di una parola, la sua posizione nel verso, una ripetizione, una pausa, un enjambement, una metafora o un cambio di ritmo possono produrre effetti che non dipendono soltanto dal significato letterale. La neurocognitive poetics studia proprio l’incontro tra caratteristiche formali del testo e processi cognitivi ed emotivi del lettore.
Per questo una poesia può essere breve e insieme densissima. La polisemia — la possibilità che una parola o un’immagine attivino più significati — non è confusione, ma una risorsa tipica del linguaggio poetico. Tuttavia libertà espressiva non significa casualità. Anche un testo ermetico, frammentario o sperimentale necessita di una propria coerenza interna: un nucleo di senso, una tensione, un’immagine generatrice o una direzione emotiva che sostenga il rapporto tra le parole.
Il significato poetico, dunque, non deve essere necessariamente unico né immediatamente traducibile in una frase esplicativa. Può essere biografico, simbolico, sociale, esistenziale, affettivo o spirituale. Ma deve poter essere riconosciuto come intenzione di significazione: qualcosa è stato trasformato in linguaggio perché potesse assumere una forma e incontrare un altro essere umano.
La poesia come laboratorio psicopedagogico
Da una prospettiva pedagogica, scrivere poesia significa esercitare funzioni che vanno oltre la produzione di un testo: osservare ciò che si prova, differenziare le emozioni, cercare un lessico adeguato, tollerare l’ambiguità, costruire analogie, rivedere una prima formulazione, assumere il punto di vista di chi leggerà. In questo senso la scrittura poetica può diventare un laboratorio cognitivo-affettivo nel quale linguaggio e consapevolezza si sviluppano insieme.
Nei contesti educativi questo valore merita particolare attenzione. Bambini, adolescenti e adulti possono utilizzare la scrittura creativa per ampliare il vocabolario emotivo, sperimentare forme espressive differenti e trasformare esperienze complesse in rappresentazioni comunicabili. Il compito educativo non consiste nel chiedere a tutti di diventare poeti, ma nel riconoscere che la creatività linguistica è una competenza umana: può essere coltivata, accompagnata e affinata senza mortificare la singolarità del soggetto.
Una linea di ricerca che attraversa la mia pratica professionale
È dentro questo campo che colloco una parte del lavoro di studio e ricerca che porto avanti sui linguaggi espressivi, sulla scrittura creativa, sulla lettura interpretativa, sulla poetica e sui processi attraverso i quali emozione, memoria e simbolo diventano parola. Come pedagogista ed educatrice socio-pedagogica, laureata magistrale in Psicologia, con una formazione interdisciplinare che comprende musicoterapia, arteterapia e linguaggi artistici, il mio interesse non è stabilire che cosa “debba” essere una poesia, ma osservare che cosa accade alla persona quando sente, immagina, sceglie una forma e consegna quella forma agli altri.
Il confronto con poeti, scrittori, autori ed editori rende questa ricerca ancora più concreta: mostra come non esista un solo percorso creativo. Alcuni autori partono dal ritmo, altri da un’immagine, da una parola, da un’esperienza biografica o da una costruzione più consapevole. Il punto comune è il processo di trasformazione. La competenza psicopedagogica può offrire una lettura di questo passaggio senza sostituirsi alla critica letteraria: può indagare l’intreccio tra creatività, esperienza, apprendimento, simbolizzazione, linguaggio e relazione.
Solo alla fine viene il giudizio: una giuria valuta, non misura in assoluto
Proprio perché la poesia nasce da processi tanto complessi, il giudizio di una giuria va collocato nella sua corretta funzione. In un premio letterario è necessario valutare e scegliere; possono essere considerati originalità, qualità formale, coerenza, ritmo, efficacia delle immagini, forza espressiva e maturità del linguaggio. Questi criteri hanno valore e rendono possibile una valutazione competente.
Ma il risultato non equivale a una misura assoluta del valore poetico. La valutazione estetica contiene inevitabilmente una componente intersoggettiva: è il risultato dell’incontro tra caratteristiche del testo, criteri adottati, esperienza culturale, sensibilità e orientamento dei lettori-valutatori. Per questo la stessa poesia può essere valorizzata in modo molto diverso da due giurie entrambe competenti. Cambiano il contesto, la composizione della commissione, le opere con cui il testo viene confrontato e il peso attribuito ai diversi criteri.
Dire questo non significa relativizzare tutto. Un testo può presentare maggiore o minore padronanza tecnica, coerenza o originalità. Significa distinguere il giudizio critico dalla pretesa di una misurazione definitiva. Un premio certifica un riconoscimento in un determinato contesto; un mancato premio non certifica l’assenza di valore. La poesia può essere analizzata, discussa e anche criticata sul piano formale, ma la critica perde la propria funzione quando diventa svalutazione del vissuto o della persona che lo ha espresso.
Prima del voto, il significato
La questione fondamentale, allora, resta precedente alla classifica: che cosa è riuscito a trasformare il testo? Quale esperienza ha reso rappresentabile? Quale relazione ha creato tra emozione e linguaggio, tra autore e lettore? È qui che si trova il nucleo psicopedagogico della poesia. Prima del premio viene il processo; prima del giudizio viene il significato; prima della forma compiuta c’è un essere umano che cerca una forma per qualcosa che sente.
La poesia acquista così il suo valore più profondo: non perché sia sottratta alla critica, ma perché non può essere ridotta ad essa. È parola costruita, esperienza simbolizzata, memoria riorganizzata, immaginazione resa condivisibile. Ed è proprio in questa capacità di trasformare il vissuto in una forma che un altro può incontrare che la poesia continua a essere, insieme, fatto linguistico, esperienza estetica e atto umano di conoscenza.
NOTA SULL’AUTRICE
Assunta Di Basilico è pedagogista ed educatrice socio-pedagogica, laureata magistrale in Psicologia, musicoterapeuta, arteterapeuta e mediatrice familiare e scolastica. Alla formazione pedagogica, psicologica ed educativa affianca una consolidata esperienza nei linguaggi artistici, musicali, corporei ed espressivi, maturata anche attraverso un percorso professionale come pluriartista e in esperienze legate al panorama televisivo nazionale e a produzioni RAI.
Presidente dell’Associazione Essere Oltre ETS, promuove attività di studio, progettazione, ricerca applicata e intervento educativo dedicate alla prevenzione, al benessere della persona, ai processi relazionali, all’educazione emotiva, alla creatività e ai linguaggi del sentire.
Una parte specifica della sua ricerca è rivolta al rapporto tra pedagogia, psicologia, poetica, scrittura creativa, musica, arte, corporeità ed espressione delle emozioni, con particolare attenzione ai processi attraverso i quali il vissuto personale viene riconosciuto, simbolizzato e trasformato in parola, narrazione e produzione creativa.
Nel corso della propria esperienza ha ideato e realizzato percorsi educativi nei quali scrittura creativa, lettura interpretativa, musica, recitazione, movimento ed espressione artistica vengono utilizzati come strumenti di conoscenza di sé, comunicazione, relazione e crescita della persona.
È socia APEI – Associazione Pedagogisti Educatori Italiani ed è impegnata nelle Commissioni Nazionali Scuola, Disabilità e Scrittori, ambiti nei quali contribuisce alla riflessione e all’elaborazione sui temi educativi, pedagogici, inclusivi e culturali.
Il suo lavoro di ricerca e progettazione pone al centro la persona nella sua globalità e approfondisce, in particolare, il valore della parola, della creatività e dell’esperienza artistica quali possibili strumenti di espressione, consapevolezza, partecipazione e sviluppo umano.
Contatti cell: 338 7310128
