ORIETTA SPERA E L’ARTE DI DARE VOCE ALLE STORIE
Due donne, un dialogo: Orietta Spera e Assunta Di Basilico riflettono sulla forza delle parole e sull’arte di ascoltare. Giornalismo, cultura ed educazione nell’incontro con una protagonista della comunicazione abruzzese marsicana
Redazione- Quale responsabilità assume una voce quando racconta la vita degli altri? L’incontro con Orietta Spera invita a porre questa domanda al centro del giornalismo e della cultura. Nel suo percorso la parola attraversa l’informazione, il palcoscenico e la scuola; in ciascuno di questi luoghi diventa occasione per comprendere, creare legami e riconoscere il valore di chi parla e di chi ascolta.
Nata ad Avezzano, Orietta ha studiato Lettere e Filosofia all’Università dell’Aquila ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo dal 2002. Dal 1999 collabora con Telesirio come redattrice, intervistatrice e lettrice del telegiornale. L’esperienza come speaker e annunciatrice per RAI SAT ART, lo studio del doppiaggio e della dizione, la radio e la conduzione di eventi nella Marsica e in Abruzzo delineano una professionalità costruita attraverso linguaggi diversi, esercizio e sensibilità culturale. Nel 2019, al Teatro dei Marsi, ha presentato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della sua visita nella regione.
Una voce educata alla precisione sa dare ritmo alle parole; una comunicatrice attenta sa anche lasciare spazio a quelle altrui. È questa la dimensione che emerge dal confronto con Orietta: il racconto non si esaurisce nella sua efficacia espressiva, perché vive nella qualità della relazione che rende possibile. La preparazione tecnica, nella sua esperienza, incontra la capacità di accogliere storie, contesti e persone senza ridurli a una formula.
Il filosofo Martin Buber ha posto l’incontro tra l’io e il tu al cuore della vita umana. Questa prospettiva offre una chiave per leggere il lavoro di Orietta: intervistare significa rivolgersi a qualcuno come a un interlocutore, riconoscendone la singolarità. La domanda ben formulata apre un varco; il silenzio rispettato permette al pensiero di maturare. Nel dialogo che abbiamo condiviso, parole e sguardi hanno lasciato affiorare gioia e momenti di commozione, senza bisogno di attribuire all’altra persona sentimenti che soltanto lei può raccontare.
Anche la psicologia della relazione aiuta a comprendere questo stile comunicativo. Carl Rogers ha riconosciuto nell’ascolto empatico una condizione che permette alla persona di esprimersi con maggiore libertà. In un’intervista, come in un incontro culturale, ascoltare non equivale a interpretare ogni esitazione: significa offrire attenzione, rispettare i tempi dell’altro e distinguere ciò che viene detto dalle proprie supposizioni. È una forma di educazione emotiva che riguarda tanto chi pone le domande quanto chi riceve la parola.
La creatività di Orietta si manifesta inoltre nel modo in cui attraversa gli spazi della cultura. Ha presentato diversi eventi con il professor Massimo Pasqualone, contribuendo a dare presenza pubblica a libri, autori e opere. In alcune occasioni vi ho partecipato come autrice di libri di poesie; quel ricordo mi consente oggi di cogliere con maggiore nitidezza la cura con cui una conduzione può accompagnare l’espressione artistica. La poesia pronunciata davanti a un pubblico acquista respiro anche grazie a chi sa introdurla, ascoltarla e creare un clima di attenzione.
Il valore pedagogico di questo percorso trova un’espressione particolare in «Giornalismo per i piccoli», progetto che Orietta porta dal 2021 nella scuola primaria Mazzini–Fermi di Avezzano. Avvicinare i bambini al giornalismo può significare insegnare a osservare con cura, cercare informazioni, formulare domande, distinguere un fatto da un’impressione e scegliere parole responsabili. Significa anche offrire loro l’esperienza concreta di essere ascoltati: una condizione preziosa per riconoscere le proprie emozioni e dare forma al pensiero.
Maria Montessori ha affidato alla richiesta «Aiutami a fare da solo» un principio educativo essenziale. Letto in questa esperienza, il principio suggerisce di sostenere la voce del bambino senza sostituirsi a essa. Un piccolo giornalista che prepara una domanda, racconta ciò che ha osservato e ascolta la risposta esercita autonomia, immaginazione e rispetto. Impara che la comunicazione è una responsabilità condivisa: la propria parola può aprire conoscenza, e la parola altrui merita tempo.
La scrittura per Le Fiamme d’Argento e Terremarsicane prosegue un itinerario in cui informazione, conduzione e insegnamento si richiamano a vicenda. La continuità del suo lavoro sta nell’attenzione rivolta alle storie e ai luoghi, nella disponibilità a tradurre esperienze in parole accessibili, nella fiducia che la cultura cresca attraverso la partecipazione. Sono tratti che rendono il suo profilo significativo anche dal punto di vista educativo: ogni racconto ben curato può affinare lo sguardo di una comunità.
In un tempo in cui i messaggi si moltiplicano e l’attenzione si disperde, il percorso di Orietta Spera ricorda che la comunicazione ha bisogno di competenza, immaginazione e presenza. Una voce raggiunge il pubblico quando sa parlare; lascia una traccia quando sa anche ascoltare. È in questo incontro che il racconto diventa cultura e la cultura diventa relazione.
Dott.ssa Assunta Di Basilico
Pedagogista, educatrice socio-pedagogica, laurea magistrale in Psicologia, mediatrice familiare e scolastica, musicoterapeuta e Coach-Counselor. Pluriartista, già artista RAI. Presidente dell’Associazione Essere Oltre ETS e componente delle Commissioni Nazionali Scuola, Disabilità e Scrittori di APEI.
