“NON SOLO EMULAZIONE ?” DI VALTER MARCONE
Redazione- Tre episodi simili in tre scuole diverse . A nord, al centro, al sud del nostro paese. Un copione uguale in ogni passaggio della sequenza. Solo in tempi diversi. Un adolescente aggredisce la propria insegnante per vendicare una insufficienza data nei voti di profitto .
Le vicende presentano le stesse identiche modalità: l’utilizzo di un coltello e la volontà o il tentativo di riprendere o trasmettere in diretta sui social network (come Telegram) l’azione violenta dopo un’accurata preparazione documentata anche attraverso post e annunci sullo stesso network..
I fatti vengono raccontati dalle fonti di stampa, dai telegiornali e discussi nei talkshow. Le domande ricorrenti sono state per esempio se l‘obiettivo principale dell’aggressione era ottenere visibilità, approvazione o “like” all’interno del gruppo dei pari, Oppure se l’aggressione fosse stata orchestrato per ricalcare nei dettagli un episodio precedente (stesso modus operandi, stesse parole, ripresa video) o è nato da un impulso momentaneo? O ancora l’esistenza di una specie di regia che aveva indirizzato i ragazzi a compiere le aggressioni con lo stesso copione. La discussione si è incentrata anche sull’analisi del comportamento degli altri alunni tenuto conto che in un episodio il tredicenne è stato disarmato da un suo coetaneo di origine marocchina mentre in un altro l’aggressione è stata sventata perchè i compagni di classe, appreso le intenzioni sui social, si sono affrettati a denunciare l’intenzione . Domande che ci inducono a riflettere su molte questioni ma soprattutto , per esempio , sul tipo di provvedimenti adottati in episodi simili , precedenti, slegati tra loro ma sicuramente tali da destare allarme.
Uno di questi provvedimenti resi noti con una punta di propaganda è stato quello della dotazione di un metal detector per controllare l’intrusione di armi da taglio su richiesta delle scuole. Un provvedimento,la possibilità di usare il metal detector all’ngresso delle scuole. adottato congiuntamente tra il ministro della pubblica istruzione e quello dell’interno introdotto a gennaio di questa’anno 2026 , dopo che in una scuola di La Spezia uno studente era stato ucciso con una coltellata da un compagno di classe di 19 anni . Chiaramente questi dispositivi di controllo sono dispositivi portatili simili a palette, che vengono passati vicino al corpo. La circolare specifica che nelle scuole possono essere usati solo dal personale delle forze dell’ordine .
Nel periodo da febbraio a maggio, prima delle vacanze estive, sono stati richiesti da 276 istituti su circa 7.800 quanti sono gli istituti scolastici in Italia e secondo le dichiarazioni del Ministro Valditara sono stati fatti 2.828 gli «interventi», nei quali sono state sequestrate «decine di armi improprie e addirittura una scimitarra».
Un provvedimento , quello dei controlli a mezzo metal detector, in parte contestato però dai dirigenti scolastici e molto discusso sia per la difficile applicazione : il controllo si effettua sulla persona per cui devono essere controllati centinaia di studenti con tempi chiaramente lunghi; sia perchè tali controlli rischiano di creare o esacerbare un clima di repressione o punitivo nella scuola inviso chiaramente a tutti.
Probabilmente la soluzione al problema dell’introduzione di armi da taglio nelle scuole da parte degli studenti ha bisogno di progetti educativi che sono carenti . Progetti che dovrebbero potenziare l’scolto degli adolescenti da parte degli adulti ed educare alla gestione delle emozioni con percorsi specifici per aiutare i giovani a dare un nome ai propri sentimenti, riducendo la necessità di ricorrere a simboli di forza o di difesa violenta. Fino alla creazione di spazi di aggregazione che evitino interventi repressivi seppure mascherati da progetti psico educativi . Progetti per coinvolgere i ragazzi a rischio prima che si avvicinino a dinamiche di strada o di microcriminalità.
In questo contesto le azioni da promuovere inziano proprio dal messaggio che appunto le soluzioni proposte veicolano. Per esempio dire che nelle scuole sarà introdotto l’uso dei metal detector significa affermare che la scuola non è un luogo sicuro ,che non c’è fiducia reciproca tra gli studenti e tra gli studenti e gli insegnanti. Quello della fiducia è un elemento essenziale per la formazione di i cittadini adulti e la promozione della cittadinanza attiva . Una fiducia che si crea attraverso il dialogo e quindi l’ascolto perchè gli adulti possano capire gli adolescenti. La scuola deve essere un luogo di rassicurazione, dialogo e per questo vanno impiegate risorse per il rafforzamento dei servizi sociali , per il supporto educativo , rafforzare modalità per intercettare il disagio . Una disponibilità che non deve essere solo degli insegnanti ma deve coinvolgere anche la famiglia per creare una vera comunità educante . Con la possibilità di trovare risorse per avere scuole aperte anche nel pomeriggio per attività complementari
I ragazzi vanno alla ricerca di identità, spesso le trovano attraverso strade sbagliate.Nel caso specifico di questa riflessione occorre notare che le lesioni dolose commesse da under 18 (reati spesso legati all’uso di coltelli) segnano aumenti importanti: +48% a Milano, +55% a Genova, +44% a Bologna. Il rischio è però quello che la narrazione finisca per alimentare il problema. Perchè uscire di casa con un coltello ; da quali pericoli ci si vuole difendere; che cosa significa nei rapporti tra coetanei e all’interno dei gruppi di appartenenza.
Difficoltà nella ricerca di identità è spesso anche un problema di povertà materiale e della povertà culturale di molti giovani . Una povertà materiale che significa non avere abbastanza denaro per comprare beni di prima necessità; mancanza di un’abitazione adeguata alle necessità del nucleo familiare; difficoltà a comprare liberi, computer . Mentre la povertà culturale significa carenza o assenza di opportunità, abbandono scolastico ,isolamento. La povertà educativa e la dispersione scolastica – cioè l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, senza aver conseguito un diploma o una qualifica di scuola secondaria superiore – sono fenomeni strettamente legati.
Nel 2024, in Italia (dati Istat) il 9,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato precocemente gli studi, una percentuale che sale al 12,4% nel Mezzogiorno. Il dato italiano è ancora superiore all’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Nello stesso anno, il 15,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studiava, non lavorava e non seguiva un percorso di formazione (NEET), mentre solo il 31,6% dei 25-34enni possedeva un titolo di studio terziario.
Con il risultato che una condizione di deprivazione, come quella del trovarsi in povertà assoluta, è spesso una delle radici del disagio giovanile .
Tornando alle notizie di scronaca che hanno dato l’opportunità di discutere i problemi che abbiamo accennato è il caso di ricordare seppure brevemente i fatti.
Nord – Trescore Balneario (Bergamo): Il 15 marzo 2026, presso la scuola media Leonardo da Vinci, uno studente di 13 anni ha accoltellato la sua insegnante di francese prima dell’inizio delle lezioni. Il ragazzo indossava una maglietta con la scritta “vendetta” e ha filmato l’aggressione con il proprio smartphone, mandando la docente in terapia intensiva
Sud – San Vito Lo Capo (Trapani): Il 29 maggio 2026, a poco più di due mesi dal primo caso lombardo, si è verificato un episodio speculare in Sicilia. Una scuola media della località trapanese è stata teatro dell’aggressione da parte di un alunno di soli 12 anni ai danni del proprio professore. Anche questa azione ha ricalcato la medesima condotta, con l’uso dell’arma e la ricerca della visibilità digitale tramite trasmissione in diretta.
Centro – Roma (Centocelle): 18 settembre 2026, presso la scuola media Giovanni Verga, un altro alunno di 13 anni ha aggredito la propria professoressa colpendola prima con uno spray urticante e poi ferendola con un coltello. Anche in questo caso, le indagini delle forze dell’ordine hanno accertato che il giovane aveva avviato una videochiamata in diretta su Telegram per riprendere la scena, interrotta solo dall’intervento provvidenziale di un compagno di classe.
Inoltre va ricordato anche che In data 23 settembre 2026 si sono registrati due gravi episodi di violenza scolastica in Italia: una programmata a Lamezia Terme (sventata in tempo) e un’aggressione consumata a Passo Corese (Rieti )
Presso l’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile” di Lamezia Terme, un alunno di 14 anni ha pianificato un’aggressione con un coltello ai danni della sua insegnante di italiano, mossa dal risentimento per una passata bocciatura. La dinamica: Il ragazzo aveva già nascosto l’arma nei bagni della scuola e organizzato i dettagli dell’azione all’interno di un gruppo Telegram
Grazie alla fondamentale segnalazione di alcuni compagni di classe e all’intercettazione dei messaggi online, i Carabinieri sono intervenuti tempestivamente fermando il giovane prima che potesse colpire la docente.
Sono questi gli ultimi avvenimenti . Preceduti da casi isolati di aggressioni di studenti ad insegnanti ma anche degli stessi genitori agli insegnati. Episodi isolati fino a quando la sequenza degli ultimi episodi , la dislocazione degli istituti scolastici in cui sono avvenuti r soprattutto le identiche nodalità non hanno fatto pensare ad una regia estranea alla scuola e forse anche al mondo giovanile, transnazionale .Ovvero di community on line, la cui natura è forse difficile da definire
che si muovono attraverso canali come Telegram, Discord, social network e altre piattaforme digitali e che coinvolgono frequentemente adolescenti e minorenni.
Uno studio pubblicato dal Combating Terrorism Center di West Point ha successivamente messo in relazione il caso di Trescore con altre manifestazioni di violenza giovanile caratterizzate dalla dimensione performativa e dall’emulazione attraverso Internet.
In provincia di Arezzo il 4 aprile 2026. Viene perquisito un quindicenne che aveva manifestato online ammirazione per l’autore dell’attacco di Trescore e, secondo gli investigatori, interessato a compiere a sua volta un gesto simile. Sul telefono viene trovato anche un video nel quale simula un accoltellamento utilizzando un coltello da cucina.
Fino ad arrivare ad episodi che hanno visto delle vere e proprie bando di adolescenti affrontarsi in risse anche armati di cortelli su convocazione attraverso i social. La predilizione dei giovani per i coltelli indica la preoccupante tendenza e l’attrazione dei giovani verso il porto e l’uso di coltelli. I dati recenti del 2025 e 2026 mostrano che la lama è diventata per molti adolescenti un oggetto quotidiano per sentirsi sicuri o per affermare la propria identità, con circa migliaia di studenti che hanno ammesso di averne usato uno. Nel 2025, in Italia, quasi 90mila studenti hanno usato coltelli o altre armi per “ottenere qualcosa da qualcuno”. Il 3,5 per cento dei giovani, tra i 15 e 19 anni, che frequentano la scuola. Nel 2018, quando partì il progetto “Scuole sicure”, erano meno della metà: l’1,4%. L Come analizzato in un editoriale de Il Fatto Quotidiano per molti adolescenti girare con una lama in tasca ha sostituito il valore simbolico che un tempo aveva la sigaretta, diventando un distorto simbolo di potere e transizione verso l’età adulta.
Riviste e testate di settore del mondo scolastico, come Orizzonte Scuola e Sinergie di Scuola e molte altre anche se non proprio del settore scolastico, hanno discusso le aggressioni ai danni dei docenti con l’uso di armi da taglio e la condivisione delle immagini o delle dirette sui social media. Delle varie opinioni si è qui fatto una sintesi mettendo l’accento su temi secondo una sensibilità personale di chi scrve. Il discorso è comunque apertissimo perchè il tema coinvolge la società su due dei suoi fondamenti : la scuola e la famiglia .
Nelgli articoli e riflessioni di quelle riviste si legge una una casistica di questo fenomeno anche a livello euroepo tra cui per esempio in particolare in Svezia, sono stati documentati diversi episodi in cui giovanissimi hanno compiuto aggressioni con coltello mentre filmavano o trasmettevano in diretta quanto stava accadendo, all’interno di community online caratterizzate dalla condivisione e dall’esaltazione di contenuti violenti. A Borås, nel gennaio 2025, un quattordicenne accoltellò gravemente una donna di 55 anni durante una diretta su Discord e, secondo le indagini, uno degli utenti collegati lo incitò a tornare dalla vittima e a colpirla ancora; il ragazzo raccontò in seguito di avere subito pressioni e minacce da persone conosciute online.
Orizzonte Scuola ha notato i parallelismi fra lo studente di Roma e Jamie Miller, il protagonista della serie cult di Netflix “Adolescence”, entrambi tredicenni. Questo sceneggiato aveva rilevato e rivelato quanto quanto può essere distante il mondo vissuto da un tredicenne da quello che i suoi genitori e gli adulti che lo circondano . E aveva messo l’accento anche su un interrogativo ovvero quanto gli adulti e in questo caso i genitori pensano di conoscere gli adolescenti , i loro figli spesso chiusi nelle loro camere per pomeriggi e giorni interi mancando la possibilità appunto di uscire da quelle stanze per frequentare coetanei, corso extra scolastici, palestre , attivià e gruppi sportivi, associazioni culturali , biblioteche , assistere a concerti e spettacoli teatrali. Nella stragrande maggioranza dei casi l’unica risorsa è il telefonino e i social.
Nella serie Netflix, Jamie vive in una famiglia apparentemente normale. Non è il figlio di genitori violenti o assenti, non cresce in un ambiente che consenta allo spettatore di trovare facilmente una spiegazione. Eppure, dietro la quotidianità familiare, esiste un universo che gli adulti comprendono solo in parte: umiliazione sui social, manosfera, cultura incel, linguaggi e codici tra adolescenti, bisogno di riconoscimento e relazioni online.
Umiliazioni e sfide sui social sono le facce della stessa medaglia. Le uminliazioni portano spesso anche alla distruzione fisica come la morte per le offese ricevute e le sfide portano ugualmente alla morte . Un esempio di umiliazioni , una ragazzina morta suicida a soli quindici anni per ragioni ancora da accertare, ma che appaiono legate a episodi di bullismo e revenge porn dei quali potrebbero esser stati responsabili altri ragazzini. Un altro nome che si aggiunge a un elenco già lunghissimo e che viene da lontano nel tempo.
La violenza digitale si differenzia dal bullismo tradizionale per alcune caratteristiche che ne amplificano a dismisura l’impatto psicologico: Un insulto, un video denigratorio o un fotomontaggio intimo pubblicato in rete può raggiungere migliaia di persone in pochi secondi. Quando i social si trasformano in un ambiente ostile, la vittima si sente perseguitata 24 ore su 24, fino a commenti di estrema ferocia come l’esortazione diretta al suicidio.
Le cronache segnalano periodicamente la diffusione di dinamiche virali o catene digitali che incitano a prove di resistenza o a gesti autolesionistici come per esempio Azioni spericolate che coinvolgono altezze elevate o contesti urbani complessi, intraprese con il solo scopo di registrare video d’impatto da condividere sulle piattaforme.
Ne è un esempio l’ultima morte di un adolescente fulminato dalla corrente su un palo dell’alta tensione dove si era arrampicato per scattare una foto come oggetto di un’azione spericolata .
La scuola è infatti un ambiente educativo nel quale convivono relazioni, fragilità personali, dinamiche di gruppo e difficoltà sociali più ampie. La prevenzione della violenza passa anche attraverso strumenti di ascolto, educazione alle emozioni, gestione dei conflitti e collaborazione tra scuola, famiglie e servizi territoriali. Negli ultimi anni il tema del disagio giovanile è diventato sempre più presente nelle riflessioni sul sistema educativo: dalle difficoltà relazionali emerse dopo gli anni della pandemia ai fenomeni di isolamento, aggressività e uso problematico degli strumenti digitali.
Tredici – quattordici anni è l’età in cui si abbandona l’infanzia . Si frequenta la scuola media si rincorrono le prime autonomie significative, si inizia a costruire un’identità e si sente un bisogno molto forte di appartenenza al gruppo. Questo processo vitale spesso è distorto perchè i compagni di questo percorso non sono adolescenti ma esperienze sui social che chiaramente non tengono conto di queste necessità. Esperienze promosse da gruppi di persone di cui si sa solo quello che esse stesse raccontano sui social ma che sono estranee proprio al gruppo di adolescenti in cui il singolo matura le necessità che abbiamo elencato. Quello che è peggio persone mai incontrate fisicamente, quindi sconosciuti le cui vere intenzioni e finalità sono riconoscibili solo a posteriori, solo a “ fatti compiuti” spesso attraverso indagini di organi di polizia.
E’ necessario dunque che la a sinergia tra scuole, istituzioni e associazioni strutturi progetti e iniziative al supporto allo studio, alla prevenzione del bullismo e della violenza educando al rispetto delle regole e soprattutto della legalità per costruire ponti educativi ed evitare la marginalità
