” L’AQUILA.COLLEMAGGIO : UN MANICOMIO CHE NON C’E’ PIU’ ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Mercoledì 7 ottobre 2026 a Palazzo Fibbioni , via S. Bernardino a L’Aquila sarà presentato il libro “Colemaggio ,storia di un manicomio che non c’è più” , raccolta di interviste ai protagonisti della deistituzionalizzazione, ad iniziativa dell’Associazione “180 Amici” e del Centro studi delle tradizioni popolari della provincia di L’Aquila. Il volume curato da Carmela De Felice ,presidente del Cestaq.Ets ,Antonella Mancusi,Alessandro Sirolli, Emanuele Sirolli è una pagina importante della storia della città di L’Aquila per condividere il valore della memoria. Moderati da Umberto Braccili ,giornalista e scrittore, sarà presentato da Gisella Trincas, Presidente Unasam,Mario Reali ,già direttore sanitario dell’Azienda Sanitaria Trieste,Vito D’Ansa ,Coordinatore nazionale Salute Mentale, Vittorio Sconci già direttore Salute mentale L’Aquila,
Era il tempo in cui durante l’inverno i lupi arrivavano alla Fontana luminosa , per il corso di L’Aquila passeggiavano gli attori del Living Tehatre con le loro famiglie e i matti facevano colazione al bar del Grand Hotel e du Parc.
Era il tempo in cui in un articolo pubblicato su Il Messaggero l’ 11 ottobre 1998 con il tutolo “L’Aquila la riforma ha avuto successo. Gli ex pazienti psichiatrici prendono il caffè al Grand Hotel. “ Gianfranco De Risio scriveva : “ Fanno colazione al bar del Grand Hotel ( a quattro stelle), entrano nei negozi del centro cittadino, si aggirano con disinvoltura per i mercati rionali. Se riesci in qualche modo ad individuarli , è soltanto per l’aria confidenziale e scanzonata con cui ti salutano , come se ti conoscessero da diverso tempo , perché per il resto non riusciresti a distinguerli dagli altri passanti. Sono gli ex ospiti dell’ospedale psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio che grazie alla legge Basaglia del 1980, hanno lasciato il manicomio , e ora abitano nelle case famiglia. Sì, si può dire davvero che da allora i matti di strada ne hanno fatta parecchia , in particolare a L’Aquila ,una delle prime città ad applicare con successo la legge Basaglia.
!Il nostro programma di chiusura del manicomio – spiega Vittorio Sconci primario dell’ex ospedale psichiatrico aquilano – è stato attuato in tre fasi. Prima l’umanizzazione del manicomio , poi la creazione di un rapporto sempre più stretto tra malati e città con manifestazioni dentro l’ospedale , infine l’apertura delle case famiglia all’esterno. Devo dire che il lavoro è stato duro , ma che alla fine abbiamo avuto successo”.
Oggi le case famiglia fuori dell’ospedale sono otto , gestite direttamente dai malati e a costo zero per le ASL. L’ospedale ospita ancora 90 pazienti , ma tra poco anche loro si trasferiranno all’esterno in case famiglia. Si può dire che a L’Aquila più che altrove , la legge Basaglia ha funzionato bene. I matti hanno familiarizzato con la città . Si vedono dappertutto : uomini , donne , giovani e meno giovani. Si alzano di buon’ora e la prima tappa è proprio al bar del Grand Hotel nei pressi della Villa Comunale. C’è chi chiede un cappuccino , chi vuole anche un cornetto , chi preferisce una bomba e un latte macchiato, chi si accontenta soltanto di un caffè. E per tutti c’è lo sconto. Pio troiani , il direttore dell’albergo , ha dato direttive precise al personale : porte aperte sempre e a tutti.”
Fin qui il racconto di Giancarlo di Risio di un’ordinaria mattina di follia al bar. Ma questo rapporto tra i matti e la città è continuato nel tempo con numerose iniziative, con un incontri e un abbraccio veramente sincero. E’ continuato grazie all’Associazione “180 Amici “e alle sue innumerevoli iniziative. Tra queste, da ultimo e non ultimo, il libro che viene presentato per la condivisione del valore della memoria storica della città di un fatto importantissimo, la deistituzionalizzazione del manicomio. Raccontata da interviste ai protagonisti di allora, raccolte nel libro “Collemaggio: storia di un manicomio che non c’è più “ che ricostruiscono la storia dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila e il lungo e complesso percorso che condusse al suo superamento, nel più ampio processo di trasformazione della psichiatria italiana avviato dalla Legge Basaglia.
Quell’abbraccio sincero a uomini e donne con problemi di salute mentale è continuato, come detto, con le iniziative dell’Associazione “ 180 Amici” che si è occupata dopo la chiusura del manicomio di Collemaggio “della tutela della salute mentale e opera a favore della solidarietà, del riconoscimento dei diritti e dei bisogni delle persone con disagio mentale e delle loro famiglie. Attraverso interventi di assistenza sociale e socio-sanitaria, il coinvolgimento dei cittadini e delle reti primarie e secondarie, si favorisce la tutela e la promozione della salute mentale comunitaria, anche per contrastare lo stigma e il pregiudizio nei confronti del malessere mentale. Con le nostre attività e iniziative cerchiamo di favorire la conoscenza, il confronto e lo scambio di esperienze tra i familiari, gli utenti dei servizi di salute mentale e la cittadinanza.”
L’Associazione è nata “ nel 2010 partendo da un gruppo di cittadini utenti, familiari e operatori attenti alla salute mentale: la salute mentale è un problema di tutti, non solo degli utenti e dei loro familiari, e, in prospettiva, potrebbe riguardare direttamente ognuno di noi. “
Si chiama “ 180 amici “ perchè sostiene “la necessità di una completa applicazione della Legge 180, la cosiddetta Legge Basaglia , che nel 1978 ha avviato il processo di chiusura dei manicomi e iniziato a portare la salute mentale sul territorio. Anche con interventi e progetti di di ricostruzione sociale e ad interventi in emergenza e post-emergenza.
In realtè l’Associazione “ è operativa a L’Aquila dal 2005 come sezione operativa della sede nazionale di Roma. Dal 2005 ha svolto attività sul territorio dell’Aquila con l’attivazione del gruppo di auto-aiuto “Il Dialogo“. Nello stesso anno ha organizzato il convegno sull’auto-aiuto sulla salute mentale ed è entrata nella Consulta Salute Mentale della Provincia fin dal 2006 . Dal 2005 al 2009 ha partecipato come associazione uditrice al Consiglio Dipartimentale del Dipartimento di Salute Mentale dell’Aquila. L’Associazione nel 2005 è stata promotrice del progetto “Albergo in via dei Matti” in collaborazione con l’Associazione “Le Mat”, che ha curato i corsi di formazione turistico-albeghiera. Si è costituita con sede legale a L’Aquila il 22 gennaio 2010 , mantenendo lo stesso logo .”
“Dopo il sisma che il 6 aprile 2009 ha colpito la nostra città, i volontari dell’Associazione hanno collaborato con i servizi territoriali nel lavoro all’interno dei Campi e nel Coordinamento Psico-sociale dei vari COM. Era presente il 9 aprile 2009 all’interno della tendopoli “Il Globo” accogliendo volontari giovani e garantendo loro copertura assicurativa tramite la sede associativa nazionale . Ha effettuato il censimento dei pazienti in carico al Dipartimento di Salute Mentale di L’Aquila, dispersi nei numerosi campi allestiti dalla Protezione Civile Nazionale, collaborando con gli operatori dei Servizi e dell’Organizzazione Gruppo Umana Solidarietà, ospitando i loro volontari nella tenda della “180 amici.” e attivandosi all’interno del campo con numerose attività di socializzazione attraverso laboratori artistici e iniziative finalizzati al coinvolgimento ed alla partecipazione attiva dei cittadini.” (1)
Queste dunque in sintesi alcune iniziative che con continuitànel tempo hanno tenuta l’attenzione sul problema della attuazione della Legge 180, la legge Basaglia , avviata proprio con la deistituzionalizzazione che viene raccontata nel libro. Ho conosciuto Franco Basaglia e alcuni dei protagonisti della stagione di Gorizia grazie al mio amico Arpino Gerosolimo con il quale ho condiviso le aspettative di quei momenti cruciali per la vita di una istituzione come il manicomio .Ricordo che una volta incontrando Basaglia a Chieti gli chiesi che cosa sarebbe avvenuto con la chiusura dei manicomi. Mi disse “ la confusione della realtà”. Oggi ritengo quella risposta vera perchè la confusione non è mancanza di chiarezza ma è antropologicamente la condizione essenziale umana che opera continuamente per il cambiamento ed è una spinta verso la conoscenza e la creazione di senso. Ma questo sarebbe un lungo discorso non consentito da questo spazio.
Proprio in termini di “conoscenza” voglio far notare che al tema della conoscenza della malattia mentale ha contribuito anche l’Istituto Cinematografico Italiano “ La Lanterna Magica” che aveva dopo la chiusura una sede nell’ex complesso proprio dell’ospedale psichiatrico S. Maria di Collemaggio che negli anni ha realizzato alcune edizioni della rassegna Cinema e Psichiatria. Un rassegna che ha affrontato il tema della salute mentale attraverso le storie raccontate sullo schermo. Prendo come esempio una delle edizioni , l’ottava realizzata in collaborazione con la Regione ,la Provincia, il Comune di L’Aquila, il Ministero dei beni culturali , la ASL con l’accattivante titolo “Sorridere, riflettere e voglia di domani” .L’edizione del dopo terremoto che non si è potuta tenere nello storico Cinema Massimo ma nell’auditorium “E. Sericchi” del complesso Strinella 88. dal 3 al 24 novembre 2010 con le seguenti proiezioni :
3 novembre auditorium Sericchi :ore 17 Guardie ladri di Steno e Mario Monicelli (Italia 1951)
5 novembre auditorium Sericchi : ore 10 Pa-ra-da di M. Pontecorvo (Italia 2008)
10 novembre auditorium Sericchi : ore 17 Senza pelle di A. D’Alatri (Italia 1994)
12 novembre Avezzano Castello Orsini ore 10 Pa-ra-da ore 17 Spider di DE. Cronemberg (Canada 2008)
17 novembre auditorium Sericchi ore 17 Il papà di Giovanna di P. Avati (Italia 2008)
19 novembre auditorium Sericchi ore 10 Il bambino con il pigiama a righe di M. Herman (Usa 2008)
24 novembre auditorium Sericci ore 17 Invictus di C. Eastwood (USA 2009)
Le proiezioni erano introdotte dal critico Pier Cesare Stagni dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La lanterna magica” e dal dott. Sabatino Paola del Dipartimento di salute mentale di L’Aquila .
Al termine delle proiezioni seguiva commento e dibattito a cura di Anna Maria Allegro, Rosaria Caparzo, Carla Cirelloi, Alessandra Cottone, Mirella Del Principe, Noemi Daddezio, Stefano De
Cataldo , Maddalena Diffusine, Rosa Elia, Angelo Gallese ,Maria Gallese , Maria Pia Legge, Valter Marola, Sabatino Papola, Gabriele Rossano Ritrovato, Maria Emilia Rotunno , Salvatore Russo, Vittorio Sconci , Massimo Tardio .
Ora a proposito della deistituzionalizzazione “La cosa importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile” una frase di Franco Basaglia in cui sta forse il senso della legge180 del 13 maggio 1978 che 40 anni fa segnò la fine dell’era degli ospedali psichiatrici in Italia, ovvero la chiusura dei manicomi
“Ci voleva un matto per liberare i matti!”. Un matto che con la sua pervicacia e la sua azione liberatoria ha convinto la gente sempre più che togliere dalla pura e semplice contenzione i disagiati mentali, dare loro dignità umana seguendoli comunque nel loro percorso di “liberazione”, era veramente più “terapeutico”
Il primo successo della Legge 180 risiede nella chiusura dei manicomi che ha permesso di restituire dignità e valore ai malati in essi reclusi. ll significato della legge è dunque direttamente legato a quanto sopra: dare dignità ai malati psichici ha contribuito a riconoscerli come persona a tutti gli effetti. In quanto persone, il riconoscimento dei loro diritti è stata una conquista di civiltà.
Ma a quarant’anni dall’entrata in vigore della legge basaglia qual’è la situazione oggi.
A L’Aquila sempre ad opera dell’Associazione “ 180 Amici “si è costituito, nel mese di novembre 2022 , il “Comitato di cittadini per i diritti alla salute”, un gruppo di lavoro composto da cittadini e cittadine, attualmente supportato dalle associazioni 180amici L’Aquila, Percorsi L’Aquila e Cittadinanzattiva e aperto a tutti, cittadini e associazioni. L’intento del Comitato è quello di porsi come osservatorio e promotore dei diritti alla cura in tutti i campi.
L’esigenza è nata dall’emergere di numerose criticità e disservizi riscontrati nell’ambito della cura e della presa in carico sanitaria che interessa, purtroppo, i cittadini a 360°, dalle liste d’attesa interminabili alla riduzione di orari dei servizi, dalle mancanze organizzative alle modalità con cui i pazienti vengono trattati quando accedono al servizio e, a monte, alla difficoltà di entrare in contatto ed essere accolti dal servizio stesso (“alta soglia”).
Il Comitato si propone di agire in difesa dei diritti di ogni cittadino alla salute, attuando azioni concrete finalizzate al miglioramento degli standard e all’umanizzazione delle cure. Gli interlocutori saranno le Istituzioni (in primis le amministrazioni comunali di L’Aquila e territori limitrofi e in particolare i Sindaci come massime autorità sanitarie) e l’Azienda Sanitaria Locale in in tutte le sue articolazioni.
La prima iniziativa che il gruppo di lavoro ha intrapreso è stata la richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale straordinario sulle tematiche della salute mentale, ricorrendone oggi 5 dicembre la giornata nazionale, con il coinvolgimento dei consiglieri e delle consigliere di minoranza. Oltre all’ascolto e al confronto con i cittadini al fine di raccogliere segnalazioni e agire un vero e proprio “controllo qualità”, il “Comitato di cittadini per i diritti alla salute” si sta muovendo per rintracciare eventuali regolamenti, protocolli e codici di comportamento della ASL e dei suoi Dipartimenti in modo da verificarne il rispetto da parte dei servizi nell’interfacciarsi con la cittadinanza e da assicurare l’aspetto collegiale, democratico e di confronto con l’utenza e i portatori di interesse laddove previsto. Sarà possibile inviare segnalazioni e proposte, o in generale contattare il Comitato, alla mail: cittadiniperlasaluteaq@gmail.com (tramite il Centro Servizi per il Volontariato Abruzzo ).
Sul territorio nazionale l’applicazione della riforma non è uniforme a causa, in molte regioni, della carenza cronica di risorse finanziarie e di personele nei servizi territoriali. Questa situazione fa si che il peso dell’assistenza quotidiana sia a carico delle famiglie con gravi problemi raccontati solo nel momento in cui le cronache giornalistiche devono occuparsi di avvenimenti che sembrano destare preoccupazione nell’immediato ma che il giorno dopo sono dimenticati da tutti. Una situazione che arriva alla negazione dello spirito della legge perchè in diversi contesti clinici persistono ancora pratiche di contenzione fisica e chiusura dei reparti, in contrasto con lo spirito originario della riforma di restituzione di dignità alla persona.
Con un’aggravante in tema di Trattamento Sanitario obbligatorio (TSO) . La Corte Costituzionale con la sentenza n 76 del 2025 ha dichiarato parzialmente illegittimo l’articolo 35 della Legge 833/1978, colmando un vuoto normativo durato quasi cinquant’anni e introducendo nuove e rigide garanzie a tutela dei diritti fondamentali e della dignità del paziente.( 2)
Nel 2026, la Corte Costituzionale è stata nuovamente sollecitata (su ordinanza del Tribunale di Firenze) a pronunciarsi sulla necessità di introdurre la presenza obbligatoria di un difensore (d’ufficio o di fiducia) (3)
Nonostante la sentenza n. 76 del 2025 della Corte Costituzionale abbia profondamente innovato la disciplina, giuristi, associazioni per i diritti umani e una parte del mondo psichiatrico ritengono che il sistema attuale presenti ancora gravi lacune . La mancanza della difesa tecnica (l’avvocato obbligatorio) è considerata la lacuna più grave. Manca una disciplina che regoli la possibilità per il paziente di scegliere come o da chi essere curato, o di nominare un fiduciario durante la crisi. Il TSO viene disposta dal Sindaco che è un organo amministrativo e politico. Delegare una restrizione ad un organo politici per avviare un procedimento di cura anzicchè avere fin dall’inizio una pronuncia da parte del magistrato costituisce una stortura costituzionale. L’associazione Diritti alla Follia e i comitati radicali denunciano da anni l’isolamento giuridico del paziente ( udienza davanti al Giudice senza avvocato).Riviste di settore (come Federalismi.it o Sistema Penale) e associazioni di magistrati (comeMagistratura democratica ) hanno apertamente criticato l’incompletezza della riforma . Gli psichiatri segnalano il rischio che la forte burocratizzazione e l’ingresso dei magistrati nei reparti ospedalieri clinici (SPDC) possano alterare l’alleanza terapeutica medico-paziente e gravare su servizi sanitari già drammaticamente sotto organico.
C’è ancora molto da fare per la piena attuazione della legge Basaglia. Aumentare i fondi: L’Italia spende meno del 3% del fondo sanitario nazionale per la salute mentale, mentre gli esperti chiedono l’8-9%. Assumere personale per mancanza di medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali nei reparti e nei servizi territoriali. Garantire la sicurezza: Servono tutele e condizioni di lavoro sicure per gli operatori sanitari, spesso esposti a rischi durante le crisi.Rafforzare i servizi locali: I Centri di Salute Mentale (CSM) devono essere aperti e attivi h24, evitando che le famiglie restino sole a gestire il disagio. Aggiornare l’assistenza: I bisogni sono cambiati rispetto al 1978. Oggi bisogna gestire nuovi disturbi come le dipendenze, i problemi dell’età evolutiva (autismo, ADHD) e l’aumento dell’ansia tra i giovani. Superare le REMS sovraffollate: Le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (che hanno sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari) sono spesso piene e in difficoltà.
Ma soprattutto promuovere fondamentalmente che la cura non deve essere solo medica, ma sociale ed è quello che fa la “180 Amici” anche con la presentazione di questo libro : “ “Colemaggio ,storia di un manicomio che non c’è più” , raccolta di interviste ai protagonisti della deistituzionalizzazione.
(1) https://180amiciaq.wordpress.com/curriculum-vitae-associazione/
(2)Il TSO non è più considerato un provvedimento in cui il paziente è un mero soggetto passivo, bensì una misura restrittiva della libertà personale (Art. 13 e 32 Costituzione) che richiede precise garanzie procedurali. Le nuove disposizioni obbligatorie includono: L’ordinanza del Sindaco che dispone il TSO deve essere obbligatoriamente comunicata in modo formale al paziente (o al suo legale rappresentante) prima che l’atto venga inviato al Giudice Tutellare per la convalida. Il paziente ha il diritto di ricevere informazioni chiare e comprensibili sui propri diritti e sui motivi del provvedimento. Il Giudice Tutelare, prima di convalidare il TSO, ha l’obbligo di ascoltare personalmente il paziente. Questa audizione deve avvenire direttamente presso la struttura ospedaliera (il reparto SPDC) in cui la persona si trova ricoverata.Il decreto con cui il Giudice convalida il trattamento deve essere notificato ufficialmente all’interessato, indicando esplicitamente i termini e le modalità per poter fare ricorso in tribunale. Le medesime garanzie di informazione e audizione si estendono obbligatoriamente anche alle eventuali proroghe del TSO oltre i primi 7 giorni. Se le autorità o i medici omettono queste comunicazioni o l’audizione, il provvedimento di TSO perde immediatamente ogni effetto giuridico (diventa nullo) e si può configurare per i responsabili il reato di omissione di atti d’ufficio.
(3)L’ordinanza n. 29 del 2026 del Tribunale di Firenze rappresenta un passo fondamentale nel percorso di riforma del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) in Italia, aprendo un nuovo e decisivo contenzioso davanti alla Corte Costituzionale .Scaturita da un caso concreto relativo a un paziente ricoverato a Empoli che, durante l’audizione con il Giudice Tutelare, aveva espressamente chiesto di contattare i propri legali senza ricevere alcun seguito, l’ordinanza ha formalmente sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 35 della Legge 833/1978 per violazione del diritto di difesa (Articolo 24 della Costituzione).Con questo atto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 marzo 2026, il Tribunale di Firenze punta a scardinare gli ultimi residui del modello “custodiale” della psichiatria d’emergenza. L’obiettivo è spingere la Consulta a imporre la presenza obbligatoria della difesa tecnica (l’avvocato) affinché l’audizione del paziente davanti al Giudice Tutelare non rischi di ridursi a un mero formalismo burocratico svolto mentre la persona si trova in condizioni di estrema vulnerabilità o forte sedazione farmacologica.
