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PECCATO ED ESPIAZIONE| COME USCIRNE MIGLIORI NEL XXI SECOLO

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Redazione- Essendo cresciuti in un Paese cattolico, il termine peccato è una parola che fin da piccoli ci è molto familiare, basti pensare che ancora in fasce, quando ancora non possediamo nemmeno quasi la capacità di parlare, la maggior parte di noi viene battezzata per lavare via il peccato originale. Senza dubbio, questo termine risulta estremamente inflazionato in quanto ogni cattiva azione trova come sinonimo la parola “peccato”.

Nella Bibbia troviamo questo termine moltissime volte e con svariate sfumature, e più andiamo avanti con la tecnologia e la scienza, più questo termine trova nuove azioni a cui riferirsi. Pensiamo per esempio al cibo, alla medicina, alle esperienze che possiamo fare da adulti, al gioco d’azzardo nei casinò; quest’ultimo, in realtà, però, può essere anche positivo secondo il punto di vista da cui lo guardiamo, dato che, divertendosi, si può anche realizzare qualche vincita interessante e magari concedersi qualche capriccio.

Il peccato, in ogni caso, è considerato come una violazione di principi morali e principalmente religiosi, fino a qui è molto chiaro, ma è inevitabile porsi alcune domande al riguardo come:

Il piacere di vivere con tutte le sue esperienze è forse sbagliato?

Si può affermare davvero che esistono peccati minori e maggiori?

Lo stesso peccato compiuto più volte ha sempre lo stesso valore o peggiora se siamo reticenti?

Si può forse peccare contro noi stessi?

E così via tante altre domande.

Nell’attualità, però, il concetto di peccato si è smorzato grazie soprattutto all’internazionalizzazione, che ha aperto le porte a numerose filosofie di vita come, ad esempio, il buddismo.

Per gli essere umani, inoltre, aver fatto qualcosa di sbagliato verso la divinità o nei confronti di un’altra persona, non solo porta ad un malessere e ad un bisogno di espiazione, ma anche ad un profondo senso di inadeguatezza che finisce per farci provare rimorso.

Visto che il peccato è all’ordine del giorno, alla lunga, questo senso di colpa arriva ad intaccare la nostra autostima, rendendoci infelici ed insicuri.

Per non parlare del fatto che spesso si cerca di fare ammenda e si finisce per mettere in atto atteggiamenti disfunzionali.

Quando cerchiamo di riparare a un errore, e questo è un atteggiamento praticamente inevitabile per chiunque abbia un minimo di coscienza, alla base delle nostre motivazioni più profonde, si trova sempre il pentimento, e quindi, il modo migliore per farci perdonare se abbiamo commesso un torto nei confronti di qualcuno è quello di chiedere scusa e comportarsi di conseguenza eliminando il comportamento errato, oppure cercare di essere buoni col prossimo.

Oramai tutti coloro che approfondiscono temi spirituali conoscono i concetti di Dharma e Karma, oppure, per gli amanti delle vecchie usanze, la legge del tre.

Cosa cambia nel XXI secolo

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La novità è che ciò che è davvero importante oggi non è più il peccato in sé, ma tutto il processo mentale che si attraversa per arrivare a perdonarsi, infatti, ogni volta che commettiamo un errore stiamo esponendo una parte di noi, una ferita che sta ancora sanguinando.

Si pensi ai tantissimi libri che sono stati scritti sulle ferite dell’infanzia.

Ogni reazione che abbiamo è frutto di una serie di circostanze, a noi più o meno note, che in qualche modo ci spinge a reagire così.

In questo senso il concetto di peccato si smorza notevolmente e si mette in atto tutto un processo di crescita e risanazione interiore che ci permette di passare oltre, certo non facilmente, il nostro senso di colpa, per arrivare a perdonarci e migliorarci come essere umani.

Per quale motivo ci troviamo a respirare quest’aria e camminare su questa terra se non per divenire essere umani migliori?

Che sia per reincarnarsi “meglio” o per guadagnarci il paradiso, l’importante è sempre quello facciamo con le situazioni spiacevoli, come le trasformiamo per uscirne trasformati.

Il peccato nel nuovo millennio va abbracciato, accettato e ascoltato, e non solo espiato: restare prigionieri di un passato che non possiamo cambiare è il vero peccato.

Per concludere, quindi, sarebbe opportuno abolire il termine “peccato” dalla nostra quotidianità, in quanto rimanda troppo ad un inferno con fiamme e a un demonio col forcone, ma dovremmo chiamarlo “incidente di percorso”.

E non solo, dovremmo ringraziarlo questo incidente di percorso, per averci fatto capire che abbiamo ancora molto su cui lavorare, che nonostante tutto dobbiamo amarci, e che l’inferno o il paradiso, sono quello che decidiamo di vivere sulla Terra con le nostre azioni.

Key Points:

  • il peccato cattolico e le sue implicazione
  • come vivere il peccato nel XXI secolo e diventare un essere umano migliore

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