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SQUARCI DI VITA INTELLETTUALE ITALIANA A FINE XIX SECOLO CON I ”CLERICI VAGANTES PER UN SELVATICO MAGGIO IN SARDEGNA”

La rivista "Vita di pensiero: effemeridi di scienze, lettere ed arti"

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Redazione-  Molte sono le riviste che nascono a fine Ottocento nel fulgore culturale crescente che dà impulso al risveglio dell’identità nazionale. Quelle che a noi interessano maggiormente ai fini della trattazione in parola sono a seguire.

 

“Vita di pensiero” è una rivista cagliaritana dell’Ottocento, citata nel contesto della pubblicistica sarda dell’epoca. È associata alle attività culturali e letterarie promosse da figure intellettuali locali, come descritto in Studi sulla storia del giornalismo in Sardegna e sulla vita culturale di Cagliari tra XIX e XX secolo.

La testata si inserisce nel panorama della stampa periodica sarda del XIX secolo, periodo caratterizzato da una vivace produzione editoriale, nonostante le difficoltà di conservazione dei documenti.

È menzionata in rassegne che approfondiscono le pubblicazioni cagliaritane dell’epoca, come “La Stella di Sardegna” di Enrico Costa o le iniziative di Angelo Sommaruga.

Le collezioni di tali pubblicazioni sono spesso frammentarie. Sono state tuttavia protette nel tempo dalle biblioteche sarde, nonostante gli eventi storici avversi del 1943.

“Vita di pensiero: effemeridi di scienze, lettere ed arti” nasce a Cagliari, fondata da Antonio Scano, e vive per un solo anno, dal 1° marzo 1878 al 4 marzo 1879, con cadenza quindicinale. La rivista sfrutta intelligentemente il varco aperto da Enrico Costa e dal suo “Stella di Sardegna” verso la letteratura d’oltre Tirreno.

Ne è direttore Eugenio Putzolu, che ha al suo fianco una nutrita schiera di collaboratori, sia sardi, come suo fratello Giuseppe, Enrico Costa, Carlo Brundo, un giovanissimo Antonio Scano, Ottone Baccaredda, sia continentali. Infatti per “Vita di pensiero” scrivono da Chieti, Napoli e Palermo: Domenico Tinozzi, Rafaele De Luca, Cesario Testa, Carlo Altobelli, Luigi Romano, Girolamo Ragusa Moleti e gli esordienti Edoardo Scarfoglio e Giulio Salvadori.

Il periodico testimonia gli orientamenti delle nuove generazioni di cagliaritani interessate alla produzione letteraria italiana ed europea e dà anche spazio agli – allora nuovi – intellettuali isolani, che pubblicano articoli originali di letteratura ed arte, romanzi, novelle, poesie, recensioni di libri e riviste.

“Vita di pensiero”, che nei primi fascicoli mostra tendenze di tipo eclettico, è influenzato soprattutto dallo stile di due giovani: l’abruzzese Edoardo Scarfoglio ed il suo intimo amico cagliaritano Antonio Scano.

Il percorso stilistico di Scarfoglio va dall’Idealismo al Verismo, sino a sfiorare il Realismo, e lascia tracce su “Vita di pensiero”. I suoi primi versi compaiono già nel saggio Pioggia notturna: capriccio del 1878, e la sua collaborazione resta costante per tutta la durata in vita del giornale. I suoi saggi sono: n. 3, 1878 Invito alla danza; n. 4 del 1878 Vaneggiamenti: ad Egle; n. 7, 1878 A lei; n. 9, 1878 La canzone del temporale; n. 10, 1878 Su pei monti; n. 12, 1878 Versi trovati nella fodera d’un vecchio cappello; n. 17, 1878 Nella Suburra; n. 20, 1878 Alle alunne di Venere; n. 21, 1878 Canzone pagana; Canzone mortuaria.

 

Come già precedentemente riportato, oltre ai versi sono da ricordare anche altri suoi scritti: le Miniature abruzzesi (nn. 3, 5, 8, 1878), le recensioni (n. 12, 1878) e l’articolo, con cui si apre il n. 7 del 1878, intitolato Gli atomi. In quest’ultimo, descrivendo sé ed i suoi colleghi esordienti come gli “atomi” di futuri “direttore di giornale,… deputato, … poeta”, preannuncia il proprio destino (nel 1891 Scarfoglio fonda “Il Mattino” di Napoli di cui sarà anche direttore), quello di Ottone Baccaredda (che sarà deputato per breve tempo e a lungo impegnato nella politica cittadina cagliaritana) e quello di Antonio Scano (che entrerà nella storia della letteratura sarda proprio con i componimenti poetici apparsi per la prima volta su “Vita di pensiero”: In Carnevale, n. di saggio, 1878; In campagna, n. 1, 1878; Raggio di sole, n. 4, 1878; Sonetto, n. 11, 1878; Ad una morta, n. 13, 1878; Amore in maggio, n. 14, 1878; Nella miniera, n. 15, 1878; Il dì dei morti, n. 18, 1878).

Il periodico dà spazio anche a firme femminili, per lo più in forma di pseudonimo: Anna Bencivenni, Marchesina Laura e Contessina Bice. Queste due ultime, sono citate dallo stesso Antonio Scano in “Vita sarda”. Quasi dieci anni dopo, Scano ricorda che esse avevano allora “scambiati i loro pseudonimi in due nomi … favorevolmente conosciuti ed apprezzati nel campo dell’Arte”, senza peraltro fornire dati che consentano oggi una loro certa identificazione.

Le rubriche che appaiono più di frequente sono “Di qua-di là”; “Profili donneschi”; “Tipi e costumi”.

La pagina del giornale è divisa in due colonne, la numerazione delle pagine è continua. Nessuno spazio è dedicato alla pubblicità.

“La Farfalla”

La rivista “La Farfalla”, fondata da Angelo Sommaruga a Cagliari e successivamente trasferita a Milano, nel 1876 ha fra i cofondatori il giornalista e politico socialista Filippo Turati, con una redazione che include figure internazionali come Anna Kuliscioff.

“La Farfalla” è una rivista settimanale artistico-letteraria illustrata, nota per le sue illustrazioni in bianco e nero e le copertine colorate. Tratta temi culturali con un formato di rivista d’epoca. Risulta essere speculare al gusto e agli interessi culturali dell’epoca attraverso la combinazione di testi e immagini.

Il periodico diviene successivamente la rivista di un gruppo di “artisti… proletari”. Oltre a Filippo Turati, vi scrive Paolo Valera, garibaldino, esponente del Verismo, il quale dirige in quel tempo “La Plebe”. Contribuiscono a “La Farfalla” Cesario Testa, che dirige l’”Anticristo”, e Ulisse Barbieri. La stessa impresa editoriale di “La Farfalla” pubblica una “Biblioteca naturalista” e una “Biblioteca socialista”. Pubblica romanzi sui bassifondi, galere, postriboli, ospedali, anticlericalismo, ateismo, naturalismo ma anche “Inno a Satana” di Carducci.

Nel rinnovamento letterario di quel tempo oltre a Carducci, lavorano per la rivista tutti quei “novizi” che cercano uno spazio di notorietà e gloria come Arrigo Boito, Carlo Dossi, Leone Fortis, Giacinto Gallina. Fra i più giovani ricordiamo Fernando Fontana, Cesario Testa, Cesare Tronconi. Fra gli intellettuali sardi Ottone Baccaredda e Felice Uda. Non vi sono né Scarfoglio, né d’Annunzio poiché ancora adolescenti.

Successivamente la rivista “La Farfalla” prende il nome di “Cronaca Bizantina”, quando, alla luce del successo registrato, il suo editore A. Sommaruga si sposta dalla Sardegna a Milano e poi a Roma.

Così come avviene per il resto del Regno d’Italia, nella Sardegna dell’Ottocento il giornalismo dimostra la capacità di tracciare il tessuto connettivo delle battaglie civili della regione, come sostiene Lorenzo Del Piano nei suoi saggi: “Le origini dell’idea autonomistica in Sardegna” (1861-1914) e “I problemi della Sardegna da Cavour a Depretis” (1975, 1977).

“Capitan Fracassa”

“Capitan Fracassa” è un giornale letterario e satirico pubblicato a Roma dal 1880 al 1890. Fondato da R. Giovagnoli e L.A. Vassallo, meglio conosciuto con lo pseudonimo Gandolin, è diretto da quest’ultimo e poi da Peppino Turco e da E. Panzacchi.

Vi esordiscono Cesare Pascarella, Gabriele d’Annunzio ed Edoardo Scarfoglio, rispettivamente con gli pseudonimi di Pascà, Mario de’ Fiori, Papavero.

Dalla fine del 1884 al 1886 pubblica un supplemento, “La Domenica del Fracassa”, diretto da Giuseppe Chiarini, il cui collaboratore più illustre è Giosuè Carducci.

Dalla metà del XIX secolo il giornalismo quotidiano registra uno sviluppo veloce, generato in particolar modo dallo sviluppo economico del paese, dalla determinazione di nuovi rapporti tra la classe politica e i poteri forti dominanti e dall’aumento dei lettori. Roma, nuova capitale del Regno d’Italia, diviene il fulcro e il centro di irradiazione. I finanziamenti per i nuovi quotidiani arrivano tutti dal Nord mentre da Firenze confluiscono alcune importanti testate. Si diffonde un giornalismo più aperto alla collaborazione degli intellettuali, di cui “Capitan Fracassa” è un esempio con cronache, illustrazioni e varietà attraverso cui i contenuti politici trovano espressione in forme più agili ed immediate. “Capitan Fracassa” si avvale della collaborazione di esponenti della cultura, di artisti e letterati giovanissimi che negli anni successivi ricoprono ruoli prestigiosi nella vita intellettuale dell’Italia dell’epoca.

Il progetto editoriale è finanziato da Moisé Bondi, banchiere toscano trasferitosi a Roma, amico di quel circolo di giornalisti che si raduna presso la birreria Morteo, ritrovo alla moda di poeti, artisti, attori e uomini politici, divenuto “centro intellettuale della nuova Roma”. La sede del giornale è situata in via del Corso, sopra la birreria, dove è scelto il nome del giornale. Gli ideatori del progetto, i cui primi direttori sono Luigi Arnaldo Vassallo per la parte politica e Raffaele Giovagnoli per la parte letteraria, intendono sanare e colmare la disparità delle loro idee attraverso la reciproca tolleranza. La formula, da loro inaugurata, dà ottimi risultati poiché il quotidiano incontra il favore del pubblico e riscuote un notevole successo, annoverando un importante numero di abbonati.

Il 2 ottobre 1891, attraverso la prima pagina del n. 268, è annunciata la fine delle pubblicazioni. Dopo dieci anni di silenzio, riappare dal 1° marzo 1901 fino al 10 ottobre 1905 (n. 279), per volontà di uno dei giovani collaboratori dell’antico “Capitan Fracassa”: Emilio Faelli.

(continua)

F.to Gabriella Toritto

FONTI:

Regione Autonoma Della Sardegna, Quotidiani, periodici e riviste delle biblioteche della Sardegna, Catalogo (1774 – 1899) a cura di Rita Cecaro, Cagliari 2015

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