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RAVENNA RACCONTATA, MAI SCONTATA

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Sites forsaken, then forgotten.

Redazione- Così è scritto sul muro della Darsena, periferia di Ravenna, per tanto tempo luogo di spaccio o, come usualmente si preferisce definire, di urbano degrado, territorio nel tempo restituito all’antica dignità, uno degli itinerari per me più gradevoli.

E’ nell’etimo del forsaken tutto il desiderio di rinvigorire un tempo perduto e con esso occasioni mancate. Sono per parola di un writer anonimo luoghi ancora una volta dimenticati  (forgotten ), ma nell’ essere dismessi dalla burocrazia di un tempo, che spesso  amministra una quotidianità quasi banale,   offrono forse il  vantaggio di diventare più veri. Non si annusano simmetrie, piuttosto vibra un disadorno incontro di assonanze ferree, arrugginite, antiche, mentre regna una luce libera di baluginare il salso che ancora si respira.

Calda e prima domenica d’autunno, tempo di mercato, la pulce nel baule la chiamano: le bancarelle si snodano lungo i due lati del canale. Ordinate, fanno da composto controcanto al chiacchiericcio dei locali.

Poco distante il Mausoleo di Teodorico, patrimonio dell’Unesco, come molti edifici che a Ravenna s’incontrano. Carezzevole una fila di pini si snoda in ordinata schiera, mentre lo sguardo si posa su una simmetrica colonna di cipressi, a corredo di una tomba, un mausoleo, che imponente troneggia all’interno del giardino.

Il mausoleo, edificato per volontà dello stesso Teodorico intorno al 520 d.c come luogo di propria sepoltura, amalgama influenze orientali con la più pura tradizione architettonica romana. Costruito da interi blocchi di pietra d’Aurisina, si sviluppa su una parte, centrale, articolandosi in due ordini sovrapposti, entrambi decagonali. La cupola monolitica, coronata da dodici anse con le iscrizioni dei nomi di otto Apostoli e quattro Evangelisti, è stupefacente e sorprendenti sono le sue misure: si presume il suo peso si aggiri intorno alle 290 tonnellate.

Piace ancora oggi ricordare quanto narra una leggenda popolare, secondo la quale la lunga fenditura presente nella cupola segno sarebbe di uno squarcio operato da una folgore divina, abbattutasi su Teodorico seduto all’interno. Lo avrebbe ucciso, brutalmente, giusta punizione per i molti ed efferati delitti dallo stesso compiuti.

La distanza fra la Darsena ed il giardino di Teodorico è minima. Le suggestioni sono però profondamente diverse: pacata la bellezza del secondo ed un movimento continuo di luce la prima. I lembi dell’acqua si sollevano, in forma di minuscole onde, appena punteggiate dallo svolazzo di gabbiani, rari.  Un ragazzo in bicicletta porta una consuetudine annoiata su ruote che muovono indolenti interrogativi sull’asfalto.

Rettangolo d’acqua, dentro la città, la Darsena permette di raggiungere l’Adriatico.  Avrebbe titolo ad essere chiamata Canale Corsini, perché in origine fu proprio un porto canale. Costruito nel 1737, consentiva l’attracco dal mare ed una navigazione a pochi passi dalla linea ferroviaria cittadina. Ad oggi tracce che richiamano fornaci, cementifici, mulini, fabbriche di mangimi e fertilizzanti degli ultimi tre secoli hanno saputo trasformare radicalmente il paesaggio urbano. Negli anni Novanta, per conservare l’impronta originaria di affaccio sul mare, furono attuati interventi su una zona decisamente trascurata, poi  riconsegnata alla bellezza della vita da una passeggiata lungo il canale stesso. Una   passerella, in legno e acciaio, permette sedute, gradoni, rampe e scalinate, arredate con fioriere e ben illuminate.

Si alternano immagini fotografiche incorniciate in sequenza, di sapore ottonovecentesco: raccontano di  Ravenna, letta  su una ventina di tavolette d’acciaio sulle quali trovano spazio le parole di poeti e scrittori  che la città hanno nel tempo visitato.

E’ la traduzione di un racconto suggestivo, per tabulas, declinato con sobrietà, complice l’intarsio di caratteri in neretto, originali flashes.  Sono anche pensieri di una malinconia antica, ben lontani dall’orgoglioso splendore evocato nella magnificenza dei mosaici di cui Ravenna da sempre mostra vanto.

Ravenna è, forse, una città dove non puoi perderti, perché è ben assisa nella subsidenza di una metodica ritualità, è intrisa di costumanze (scontate) di cui non intende privarsi.

Bene lo intuiva Marguerite Yourcenair a prosieguo della visita fatta a Ravenna nel 1935: in questa purezza di tenebre, ben presto resa trasparente dall’abitudine, rilucono qua e là fuochi limpidi, come quelli di un’anima in cui lentamente si formano i cristalli della sventura.

In Darsena, poco discosto dal rettangolo d’acqua che conduce al mare, spicca, anzi si solleva, uno dei prototipi del Moro di Venezia, una sorta di lascito di Raul Gardini e del suo amore per il mare, segno delle importanti vittorie conquistate nelle gare marinaresche ma, soprattutto, appuntamento con il ricordo di un

uomo che Ravenna ha profondamente amato.

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