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LA QUALITA’ DELLA DEMOCRAZIA DI VALTER MARCONE

0 5.223

Redazione- Si sente spesso oggettivare l’odierna politica nel nostro paese come   :  individualista, conformista, desiderosa di sfrenato consenso e approvazione, sempre in campagna elettorale, aggressiva,maschilista,  in definitiva  solo una vicenda di affermazione personale,incapace di risolvere i problemi anzi fatta a posta per complicarli.  Un modo di definire e qualificare un momento sostanziale della vita democratica di un paese  .Tenendo  conto  soltanto ad alcuni aspetti   della politica  , quelli peggiori,  sicuramente deteriori che hanno dato vita a fenomeni di corporativismo, lobbismo, malcostume , corruzione. Fenomeni favoriti da quel finale  di partito  che  racconta in un suo saggio  Marco  Revelli  per le Vele dell’editore Einaudi . Revelli sostiene  che   è  in atto   una mutazione del tradizionale protagonista della nostra democrazia: il partito politico. Come l’impresa ha trasformato la sua struttura dopo la crisi del fordismo, così i partiti stanno cambiando natura dentro una clamorosa crisi di fiducia.

Una fine dei partiti  determinata nella storia del nostro paese anche da eventi  memorabili e a cambiamenti  forse decisivi. Mi riferisco Tra l’altro  alle vicende di mani pulite, alla nascita della seconda e terza repubblica, al referendum  per la riduzione del numero dei parlamentari .Eventi che ogni volta sembrano dar vita a un mondo nuovo, che fanno sperare in cambiamenti duraturi  procurando spesso forti delusioni nel momento in cui ci si accorge che forse si sta ricominciando da capo . Con  presupposti diversi  che però imboccano sempre la stessa strada . Così che la passione triste della politica paga ogni volta un prezzo alto.  Anche perché è una mia convinzione che  la storia ,  nel procedere secondo  un  suo tempo lineare  fatto di un prima e di un dopo  sembra   non essere  altrettanto lineare e a volte torna indietro. Ma non al punto di partenza. Torna indietro per  “avanzare”  promuovendo   il superamento di quelle che noi riteniamo avanguardie con processi ancora più avanzati che  rendono le avanguardie delle retroguardie. Insomma non ci sono mai avanguardie definitive, vengono continuamente superate .

Certo è una mia idea personale . Suffragata  per esempio  ,riflettendo sul medioevo ,da alcune considerazioni  che  prendo a prestito   da una lezione contenuta  in  un manuale di storia su questo periodo edito da Laterza che  appunto afferma quanto segue .

“ Quando gli umanisti del ’400 riscoprirono la cultura antica (soprattutto quella letteraria e artistica), giudicarono tutti i secoli compresi tra la fi­ne del mondo antico e i loro tempi appunto come un periodo intermedio, essenzialmente barbaro e privo di civiltà. I “secoli bui” del Medioevo si contrapponevano da un lato a quelli luminosi dell’Antichità e dall’altro all’epoca della rinascita umanistica. Nasceva così quella distinzione tra Antichità, Medioevo ed età moderna che è tuttora comunemente usata. Oggi  nessuno  storico  potrebbero  condividere  una  simile convinzione. Senza negare il fatto che il Medioevo sia stato l’epoca in cui è andato in gran parte smarrito l’imponente patrimonio culturale dell’Antichità, e senza negare che per molti aspetti le condizioni materiali dell’esistenza peggiorarono notevolmente  rispetto  a  quelle  dell’Impero  romano,  gli  storici  sottolineano che  molte  delle  “novità”  considerate  tradizionalmente  come  improvvise  scoperte  tipiche  dell’età  moderna  sono  state  in realtà il risultato di una lunga e lenta elaborazione svoltasi durante il Medioevo. Numerosissime trasformazioni hanno investito,  nel  Medioevo,  l’economia,  il  popolamento,  la  vita materiale, ma anche la religione, il pensiero, l’arte, le istituzio-ni e la politica. Né è esistita una frattura netta tra età medieva-le ed età moderna.” (1 )

Dunque in tema di democrazia   e di qualità della democrazia  che è il tema di questa riflessione mi sembra di poter dire però che ci  vuole però  ben altro di una critica alla politica , ai politici e ai loro comportamenti   per affrontare  i problemi in cui si dibatte questo paese. A cominciare dalla crisi economica  , dal cambiamento del clima che presto ci riguarderà in maniera pesante perché a detta degli osservatori  sarà l’Italia a soffrire maggiormente di questa nuova condizione,  della trasformazione ecologica in senso lato,  delle riforme  necessarie per ottenere dall’Europa  i fondi del Pnrr, per scongiurare ulteriori disparità e diseguaglianze ,per far ripartire molti settori dopo la crisi procurata dalla pandemia da Covid 19 ,per non continuare con i licenziamenti nella grande industria multinazionale e nella media e piccola industria  spesso a gestione familiare ,  con lo sfruttamento del lavoro  nell’agroalimentare e nella logistica ,e aumentare  il numero  delle morti  bianche sul lavoro , solo per fare gli esempi più  eclatanti.

Ecco perché è necessario riflettere sulla qualità di una democrazia  che pur vive anche attraverso le azioni politiche e i movimenti politici da diversi punti di vista  senza dimenticare  il valore dei partiti come li abbiamo  conosciuti  che sono scomparsi a favore dei cosiddetti partiti personali  e movimenti  . Una democrazia   nata  dal sacrificio  di un’intera generazione , dalla lotta partigiana e dal varo di una costituzione che mette assieme garanzie di libertà  e funzione delle istituzioni per disegnare uno Stato moderno .

Insomma  una qualità della democrazia da  costruire, affermare, valorizzare,  anche attraverso il contributo di  una lotta unitaria ,  espressione   finalmente di  un impegno della sinistra  per  mettere mano al cambiamento. La trasformazione di un paese sfibrato  che ha bisogno di ricuciture  in molti settori e da parte   di molti agenti e operatori  privati e pubblici ,tra i quali, per esempio , quelli che si occupano  della comunicazione e della informazione che spesso svolgono un ruolo decisivo  anche  in riferimento proprio a quella definizione  della politica  ,con la quale abbiamo aperto questa riflessione,  perché capaci di  formare opinioni .

Un paese sfibrato ma anche  appeso ad   un filo fragilissimo   fatto di “ sospensione”. Questo è un paese sospeso  in molti sensi fino ad arrivare  a quella sospensione più eclatante  che è rappresentata dal “ governo di tutti “   nel quale i partiti hanno messo  in mora “ loro stessi “ appunto , sospendendosi . Una sospensione che significa troppo spesso  immobilità :quella che viene dalla  pesante burocrazia   ; dalle lungaggini processuali  della pubblica amministrazione; dalla  lentezza nell’amministrare la giustizia civile e penale. Una sospensione  che opera dunque contro quel cambiamento  di cui in generale questo paese ha bisogno e che in particolare  in questo momento richiedono  i provvedimenti e le misure , anche a livello europeo , per controllare  e superare le problematiche  prodotte dalla pandemia di coronavirus  all’interno di fenomeni altrettanto importanti  come la globalizzazione, il cambiamento climatico, le migrazioni a causa  dei conflitti, della fame  e delle condizioni ambientali .

Una sospensione anche distorta  perché , dentro questo immobilismo, si fa notare l’arroganza di certi partiti che cavalcano il rifiuto delle  regole in campo ( per esempio  l’assembramento senza mascherina  per manifestare  su vari temi  o protestare in piazza contro presunte imposizioni o dittature sanitarie vedi il green pass ) e fenomeni come la divisione  di un paese tra apocalittici e integrati. Tra chi accetta   tutto  anche con entusiasmo e chi nega tutto. Mettere l’accento su tale divisione che è lampante è un modo  spregiudicato ,assolutamente di segno negativo e portatore  di sconquassi  nel senso della parola, sui social e nella vita concreta e quotidiana delle persone. Soprattutto sui social.  I social sui quali  i toni si inaspriscono  con commenti fino alla cattiva educazione e sui quali  si legge di tutto e di più in modo disordinato, antisociale ,antiscientifico a scapito di quelle poche voci  che prendono sul serio  quella che dovrebbe essere la funzione di questo strumento  : un  incontro utile per un confronto di idee  costruttivo.

Una sospensione dunque che rende “ effimera” ogni cosa  : dal dolore alla gioia, dalla verità all’impegno. Un effimero che si dibatte  in uno spirito che  è anti-italiano  e arci-italiano  per dire come si passi da un estremo all’altro con noncuranza e facilità, salvando la forma e lasciando invariata la sostanza.

Ma  arriviamo al dunque della nostra riflessione .In questa situazione che abbiamo,  per così dire, tentato di illustrare con un accenno di analisi ,forse troppa lacunosa la domanda è :  che democrazia è quella del nostro paese  e chi e cosa  fa la qualità della democrazia  ( le istituzioni, i partiti ,la società civile ?  ).  E se la democrazia  è l’espressione di queste aggregazioni   e attraverso loro a sua volta si esprime  , quale democrazia vive nel nostro paese   alla luce delle considerazioni che abbiamo fatto fin qui  e di quelle che seguono?

Certo non sono solo le istituzioni a  disegnare il volto di una democrazia . Concorrono molti altri fattori e molte altre circostanze ,e alla pari , alcuni altri  protagonisti. Come per esempio   le università che spesso sono discriminate,l’informazione che abbiamo prima ricordato ,  ma anche contesti  e fattori come  la concezione  del colore della pelle delle persone , le problematiche degli emigranti e della loro accoglienza ,il ruolo delle multinazionali nell’industria , le tematiche LGBTQ e molto altro ancora.

Parliamo di istituzioni  nella democrazia perché sono la forma più importante  nel contesto della vita di un paese e nella vita delle persone che  appunto ci vivono .  Ma  dobbiamo anche accennare al fatto che una democrazia non si misura soltanto attraverso la qualità delle sue istituzioni ma anche  attraverso   l’esercizio delle libertà che ne scaturiscono .

Anche se bisogna intendersi sul significato e sul senso della parola libertà o delle cosiddette  libertà .Affermando che la mia libertà finisce dove comincia la tua mi sembra di  dare un’efficace sintesi di questo tema .E non vado oltre anche perché mi interessa  richiamare l’attenzione sulla responsabilità che comporta la libertà, appunto l’esercizio delle libertà.

Spesso  con la rivendicazione di questo esercizio  che si ritiene minacciato  o che si fa finta di sentire minacciato si elude la necessità di   fare delle scelte e quindi di assumersi delle responsabilità. Fino ad   arenare tutto dentro le sabbie mobili dell’ideologia, delle bandierine di posizioni che  mettono le situazioni in stallo  e non consentono di  ricercare, appunto in piena libertà, le soluzioni necessarie e più utili per i problemi in esame.

Perché la libertà è fondamentalmente, in altre parole, una questione di scelte. E della responsabilità che si assume per quelle scelte . Prendiamo per esempio  il problema,  ( perché lo si è fatto diventare un problema )  della vaccinazione anticovid  ma soprattutto il problema del green pass. Che in definitiva sono soltanto due strumenti per controllare l’epidemia, evitare conseguenze  pericolose sia per la salute delle  persone che per quella della economia del nostro paese. Su questi due temi  il dibattito è stato estremizzato e le “ sordità” da entrambe le parti hanno contribuito a creare un’atmosfera  a dir poco polverosa.

Il problema  rimane come per ogni altro tema :  come allora convincere in democrazia   le persone a vaccinarsi  senza coercizioni  ( quelle che  potrebbero intaccare i diritti costituzionali delle persone) ed evitare  tutte  quelle rivendicazioni sulla libertà alle quali in parte stiamo assistendo. “Vaccinarsi “ è il modo per convivere con questo virus e le sue varianti come dicono gli scienziati che invocano una vaccinazione  di un gran numero di persone a livello mondiale. Anche se la questione della vaccinazione  mondiale  si dibatte tra due estremi e  potrebbe diventare  un obiettivo irraggiungibile o per lo meno una cosa complicata da ottenere . Perche appunto si dibatte tra r il rifiuto di una buona percentuale di popolazione nei paesi ricchi  e  nella impossibilità di vaccinare per la mancanza di vaccino nei paesi poveri .Un modo  di convivere  che  come si afferma  da un’altra parte può fare a meno della vaccinazione   perché  sembra  aver perso la sua virulenza e  contagiosità  trasformandosi da pandemico a endemico.  A cui qualcun altro risponde che questa trasformazione  da pandemico a endemico è risultato dell’effetto della vaccinazione. Tutto dentro una infinita elaborazione di posizioni, opinioni e concezioni che si  complicano  proprio quanto manca lo strumento della qualità della democrazia.

Probabilmente  la scelta “ vaccinarsi o non  vaccinarsi “  comporta  naturalmente  l’assunzione di “ differenti responsabilità” in un contesto  che spesso  diventa distorto  e nel quale  i piatti della bilancia  pendono soltanto da una parte.Prendiamo ad esempio la critica che viene fatta alla tecnica  con la quale sono stati realizzati i vaccini anticovid e che  giustifica appunto il rifiuto .

Noi viviamo In una società  ipertecnologica  ( senza tecnologia nessuno vive più) e la   tecnologia che  noi usiamo quotidianamente non mostra nell’immediato i suoi effetti  ma  ne ha  e anche di pesanti . Immancabilmente anche se  a lunga scadenza . Non dire nulla su questa  tecnologia che noi usiamo tutti i  giorni e della quale sembra non possiamo fare più a meno , che ci circonda e quindi fa parte della nostra vita  , che determina le nostre azioni  e produce i suoi larvati effetti,e stigmatizzare come  assolutamente  negativa  la tecnologia con la quale sono stati prodotti i vaccini, sembra un controsenso . Si può dire  che  il peso  e l’estensione degli effetti  di queste due forme  di  tecnologia,  che comunque  intervengono nei processi del nostro corpo,  sono uguali ? Io non lo  so . Forse si, forse no. .Ma per continuare  il nostro esempio , che è solo un esempio, possiamo dire che iniettarsi un vaccino  è fare un compromesso come è quello di “vivere connessi “ o quello di soggiacere alle diverse dipendenze  come l’uso di alcool , fumo,  ed altri comportamenti . Così che tutto diventa una scelta e quindi una assunzione di responsabilità per non arricchire ulteriormente  le complicazioni  del  puzzle  della quotidianità .

Il rifiuto del vaccino è una scelta personale  comprensibile e  da rispettare . Una scelta  che appunto  dimostra  la qualità di una democrazia.  Che rischia di abbassarsi ,sempre per stare al nostro esempio a ragione dell’incoraggiamento  di alcuni politici ( essenzialmente di destra ma non solo loro ) che parte dalla considerazione probabilistica ed elettorale  che nel mercato delle opinioni i no-vax  sono “merce “ preziosa.  Una operazione mistificatoria che  riduce, convinzioni personali,   determinazione a non rinunciare ad alcune libertà,a merce  elettorale.  Il sospetto dunque è che dietro il rifiuto del vaccino ( che comporta una miriade di  posizioni , convinzioni e  determinazioni spesso legittime ) si nasconda  una “ rendita politica” non indifferente. Ecco allora come una scelta di libertà ,( quella che molti intendono appunto come scelta di libertà) consistente nel rifiuto del vaccino,  si trasforma in un “paradosso “politico  per non dire una “strumentalizzazione”,mutilando la qualità  della libertà  e quindi la qualità  della democrazia che vive di quelle scelte di libertà.

“ I can’t breathe” è lo slogan dei movimenti  afro-americani  insorti lo scorso anno. Tradotto significa “ Non riesco a respirare” che nette insieme  le condizioni in cui si trova l’atmosfera del pianeta Terra  e i sintomi del Covid 19. Ebbene questo slogan descrive la condizione  che abbiamo appena ricordato  ma è la fotografia di una “ mancanza  d’aria  nelle nostre società” che non è solo  fisica ma sociale, morale,politica. Un mondo in cui appunto la qualità della democrazia  descrive la condizione in cui non riesce ad emergere una nuova agenda  e proposte che  richiamino un’idea  nuova e più confacente   di società. Un’idea che ci chiede che si affrontino i nodi  fondamentali dell’economia globale, delle sue storture e delle sue ingiustizie. E non solo questo . Perché senza interventi in questi  problemi non si potrà mai parlare di libertà. Quella vera . E soprattutto di responsabilità. Anche se in tema di responsabilità  individuale, di gruppo,  della società in cui viviamo, dell’intero nostro paese  occorrerebbe fare un’analisi accuratissima  mettendo in discussione molte cose  e anche forse  anche i comportamenti individuali seppure all’interno di una gradazione che  indichi degli opportuni distinguo  tra il singolo individuo e i gruppi , le società.

Senza dimenticare  che  poi  per quello che riguarda la vita  delle  libertà spesso  sembra  che  l’aspetto economico del nostro vivere sia   importante e forse determinante per  affermarne  la qualità. Cosa che  forse  non è  del tutto vero se teniamo conto di un solo elemento decisivo : la formazione e la  educazione alla libertà. Perché molto conta l’educazione alla libertà  che non affida i comportamenti appunto a determinate condizioni ma guarda  alla sostanza  della libertà che è tale sempre  in ogni condizione, anche in una prigione   .Una educazione alla libertà   che diventerà  sempre più  un punto nevralgico  nella formazione  specialmente nei giovani . Tanto che  Maurizio Ferraris  ,professore di Filosofia  Teoretica  presso l’Università  di Torino  nel suo  ultimo libro  “Documanità Filosofia del mondo nuovo “ ( Laterza 2021) così delinea lo scenario della nuova educazione  alla libertà.  Sicuramente vivremo  in un mondo in cui il “ consumo  diventa automaticamente  produzione”. Ovvero “ si produce  un capitale di documenti  che è di tutti. Questo nuovo capitale  presuppone una trasformazione  tecnologica. Che influisce, detto in breve , sulla produzione della ricchezza  e del consumo con problemi  di disoccupazione crescente che potrà essere combattuta  spostando risorse  ingenti dalla produzione alla educazione . Una educazione a 360 gradi  compresa dunque quella alla libertà”.  Ecco dunque in breve  la necessità di  fare attenzione a questo processori educazione   che fornisce gli elementi  per  definire la qualità di una democrazia .

E l’educazione alla libertà ha inizio proprio nella prima infanzia . Ce lo insegna Maria Montessori per esempio che nel suo metodo  “Educare alla liberta’” raccoglie le pagine più significative di quel suo  metodo  che è  appunto “”Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini”.  Il libro cerca di dare ai genitori ma anche agli insegnanti delle regole da seguire per donare un corretto sviluppo del potenziale umano.

La “regola” alla base del metodo di Maria Montessori è esattamente questa: lasciare che il bambino faccia da sé, scopra il mondo attraverso i suoi sensi, le sue mani e la sua intelligenza, come se l’adulto non esistesse. Un bimbo libero lo sarà anche da adulto. Un testo geniale e rivoluzionario che ispira l’educazione dei piccoli in milioni di scuole su ogni parte del pianeta.

Ricordiamo i principi di Educare alla libertà : “ Non trattare i bambini come persone da indirizzare, ma, al contrario, come persone che vanno lasciate libere di esplorare. E’ importante dare loro dei compiti anche apparentemente fuori misura e metterli alla prova con fiducia e amore, solo cosi’ potremo permettere loro di crescere piu’ velocemente giorno dopo giorno. Il bimbo viene visto come un essere completo, dotato naturalmente di una energia creativa innata e affettiva, e il principio fondamentale che deve improntare la sua educazione è quello della libertà, da cui naturalmente emergerà la disciplina.Uno dei principi che e’ alla base del metodo Montessori e’ senza dubbio quello di considerare il bimbo come un piccolo adulto e come una persona pensante gia’ da piccolissimo.” (2 )

Il primo e più importante valore contenuto nel testo è, naturalmente, quello di educare il piccolo all’indipendenza. Un genitore che “serve” il proprio figlio non gli consente, secondo Maria Montessori, di allenare le sue capacità.

L’unico compito di un genitore, allora, è aiutare il bambino a fare da solo, a conquistare in modo autonomo la sua libertà. Insegnare al proprio piccolo come si mangia, come ci si veste, come effettuare l’igiene personale quotidiana è senza dubbio più difficile e lungo che aiutare a svolgere l’azione per lui. Tuttavia il bimbo seguendo questi consigli a pochissimi anni sarà già’ totalmente indipendente e sarà’ abituato a risolvere problemi e trovare soluzioni. Sarà’ sicuramente un bimbo più’ stimolato ad agire e non si adagerà’ al mondo circostante ma lo affronterà per farlo suo. Un modo forse anche di sottrarre più che di aggiungere  nel senso di far mancare qualcosa  perché il bambino si impegni alla conquista di quello che manca.

La digressione su Maria Montessori e la sua fondamentale  educazione alla libertà  mi ha permesso di  affermare  che la democrazia è il risultato della libertà di ogni individuo . Che non è cosa da  poco e che si costruisce fin dalla nascita con l’apporto di ogni  contributo .

Ma non dobbiamo dimenticare in fine  nel nostro ragionamento  quell’ altro aspetto della qualità della democrazia che si affida alla  qualità delle istituzioni democratiche  che permettono di esercitare diritti e libertà che sono il tessuto democratico di un paese  e della  convivenza sociale. Le istituzioni sono  un presidio di  servizio e di salvaguardia  ma anche di  promozione e di conferma  dei valori democratici  che trovano l’esemplificazione nella carta costituzionale.

Le istituzioni nella costituzione  del nostro paese trovano la loro  legittimità e funzione proprio  nell’affermazione “l’Italia è una Repubblica democratica. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. I Padri costituenti hanno voluto iniziare con una disposizione chiara e netta che contiene i principi strutturali del nuovo stato: il principio democratico, quello repubblicano, quello della sovranità popolare e quello dello stato di diritto. La scelta repubblicana è stata il frutto del referendum popolare del 2 giugno del 1946. Secondo il principio democratico non solo la legittimazione del potere statale, ma anche il suo concreto funzionamento devono trovare nella volontà popolare un preciso radicamento. Il principale canale individuato dalla nostra Costituzione per garantire una partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese è, infatti, proprio la libera associazione in partiti, come chiaramente recita l’articolo 49 della Carta. Sono la politica, le sue forme di aggregazione, le elezioni per la costruzione delle Assemblee rappresentative, i principali ed ancora essenziali strumenti della nostra democrazia. La straordinaria invenzione dei Parlamenti moderni ha permesso una progressiva e sempre maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni dello Stato. Lo strumento democratico per eccellenza è e resta l’elezione del Parlamento nazionale.( 3 )

Una democrazia parlamentare che dunque si misura anche con la qualità del Parlamento dei suoi componenti, del suo lavoro capace  di  agire oltre gli steccati, oltre le logiche di schieramento, oltre le inutili strumentalizzazioni destinate soltanto a danneggiare l’interesse dei cittadini. E per la qualità della democrazia . Si misura con la politica .Quella a cui abbiamo fatto cenno  iniziando questa riflessione.

Quando poi parliamo dunque di democrazia dobbiamo assolutamente tener conto che l’Italia non è un paese isolato  nel mondo. Non è appunto una entità sospesa. Sta all’interno di una serie di relazioni sociali, economiche e dunque  “ politiche” che la democrazia  corrobora continuamente . La democrazia : il pensiero forte all’interno di un  mondo in trasformazione.

Scriveva  il Governatore della Banca d’Italia Fazio in una relazione dal titolo : “ Cultura, economia e progresso economico “già nel 2001 : “  “Cose    nuove”    caratterizzano    l’odierna    società    a    livello    nazionale    e internazionale. Le  spinte  innovative  del  capitalismo,  della  finanza  e  della  comunicazione stanno  trasformando  l’economia  e  la  società  nei  paesi  progrediti;  condurranno  a grandi trasformazioni anche nelle economie emergenti. Sono  forze  positive  perché  possono  portare  un  progresso  economico  e  civile alle  centinaia  di  milioni  di  uomini  che  vivono  tuttora  nella  precarietà  e  nell’indigenza materiale. Creano nuovi rapporti di collaborazione, ma talora di sudditanza all’interno delle   società   e   a   livello   internazionale.   Possono   sconvolgere   l’ordine   sociale preesistente   nelle   economie   dove   sono   più   deboli   il   substrato   culturale   e   la tradizione. Il  governo  della   globalizzazione  esige  che  non  si  interrompa,  che  continui  il processo di distensione internazionale. Occorre   un   pensiero   forte,   ma   anche   flessibile,   aperto,   in   grado   di comprendere,   riconducendo   a   unità,   le   mutevoli   e   contingenti   situazioni.   Non rispondono a questi fini i “pensieri deboli” che assumono, essi stessi, l’impossibilità di fornire spiegazioni della vita e del mondo. Sono  divenute  dirimenti,  oltre  alle  nuove  tecnologie,  le  questioni  del  lavoro, della famiglia e dei giovani, delle migrazioni, dei paesi poveri. Sullo sfondo rimane l’uomo con la sua dignità. Occorre una conoscenza solida delle realtà economiche e politiche, frutto dello studio delle relative discipline e della comparazione con una struttura ideale”. Occorre tornare  a  un  nuovo,  proficuo  connubio  tra  scienze  e  discipline  profane  e  scienze teologiche e filosofiche. È un compito che può e deve essere svolto dall’Università con libertà di analisi e  con  la  profondità  di  pensiero  che  le  sono  proprie.  I  grandi  pensatori  del  passato  hanno molto da insegnarci in termini di contenuto e di metodo. Sappiamo bene che la fine delle ideologie non significa la fine degli ideali. Il  mondo  anglosassone,  più  attento  ora  rispetto  a  quello  latino  ai  fondamenti filosofici  della  odierna  vita  economica,  civile  e  politica,  sta  riscoprendo  i  grandi classici del pensiero filosofico medievale e moderno. È  significativo  che  il  primo  volume  di  una  nuova  collana,  di  alto  rigore scientifico,  sui  fondamenti  del  moderno  pensiero  politico  e  sociale,  pubblicato  dalla Oxford University Press, porti il titolo di  Aquinas . L’uomo  saggio,  ci  dice  la  Sapienza,  indaga  il  pensiero  degli  antichi  per scoprirne i tesori nascosti, ma sa anche leggere le congiunture del tempo presente e quelle future. Leggere molti libri stanca, ma è anche vero che il saggio ha gli occhi in fronte. Non si perde tra i libri, non si lascia schiacciare, né troppo assorbire, li domina e con gli occhi aperti guarda la realtà. “ (4 )

Le  spinte  innovative  del  capitalismo,  della  finanza  e  della  comunicazione stanno  trasformando  l’economia  e  la  società  nei  paesi  progrediti;  condurranno  a grandi trasformazioni anche nelle economie emergenti. E dunque la  democrazia  e la sua qualità  non è solo   un  “pensiero  forte”  ma l’esercizio di libertà, autonomia, autodeterminazione che sono  alcune delle fonti della democrazia, non solo nel nostro paese ma  nel mondo intero.

( 1) Tra XI e XIII secolo: poteri, economia e sviluppo urbano 

https://www.laterza.it/indici/9788842115168_capitolo.pdf

(2  ) https://www.metodomontessori.it/libri-montessori/recensione-sul-libro-montessoriano-educare-alla-liberta

(3  ) https://www.senato.it/Leg16/4171?atto_presidente=9

(4  ) https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2001/intervento_04_04_01.pdf

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