” IL 14 NISAN DELLA PESACH E LA PINK MOON DEL 2 APRILE 2026 ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO
Redazione- C’è una lettera degli Apostoli, lettera immaginaria, dettata da Cristo, in cui i concetti sono fuori dalla prassi della Pasqua. Si tratta di uno scritto apocrifo del II secolo, storico poiché rispecchia la mentalità del tempo: la celebrazione delle festività. È diretta a tutte le chiese d’Oriente e d’Occidente. In Oriente vigeva l’autocefalia con il patriarca, i vescovi e suffraganei. L’’autocefalia stava ad indicare che ogni autorità religiosa aveva una certa autonomia d’azione. La lettera fu scritta soprattutto per le comunità dell’Asia Minore. E, perché queste l’accettassero volentieri, fu detto che era scritta dagli Apostoli.
Il testo apocrifo, che risale al 150/160 dopo Cristo, è stato redatto in Asia minore. L’autore della lettera, secondo il teologo francese Jean Daniélou, è uno gnostico ortodosso giudeo- cristiano con tendenze apocalittiche. Lo gnostico è colui che si interessa della conoscenza. Ora è impossibile spiegare in termini logici e razionali Dio poiché Egli è il completamento diverso. La lettera fu scritta in greco e non ci è pervenuta. Mentre ci sono pervenute altre traduzioni.
Il manoscritto del IV secolo, ritrovato in El Cairo da Smith nel 1895, è una lettera in cui ci sono rivelazioni degli apostoli su Gesù. È apocrifa nella sua prima parte ed è frutto di alcune tradizioni religiose popolari. Il suo valore dottrinale risente di contenuti gnostici e si pone contro gli agnostici e gli eretici. La lettera, come gli altri documenti, serve per comprendere il contenuto della Pasqua. La Pasqua sta ad indicare il passaggio. Cade la prima domenica dopo i 40 giorni della Quaresima e prima dei 50 giorni delle Pentecoste. Al 14 Nisan, i Quartodecimani, ossia i giudeo-cristiani, celebravano la Pasqua. Il 14 Nisan è la prima luna piena dell’anno in cui facevano cadere la Pasqua. Quest’anno la prima luna piena dell’anno cade il 2 aprile, ossia giovedì santo. È anche chiamata Pink Moon ovvero Luna Rosa: luna piena Rosa.
La Pasqua si celebra in un giorno fisso del calendario e cioè la prima domenica dopo il 14 Nisan. E quest’anno la prima domenica cade il 5 di aprile dopo la Pink Moon del 2 aprile. La differenza fra ieri, prima di Cristo, e oggi, dopo Cristo, è che prima con il 14 Nisan si celebrava la Festa del Signore, oggi si celebra la Resurrezione del Signore.
La Pasqua dunque coincide con il passaggio ovvero è il giorno di festa attorno a cui ruota tutto. Sia nella fede giudaica sia in quella ebraica è tutto un passaggio. Nella lettera degli Apostoli leggiamo di “persona presa e messa in carcere e riportata in carcere al terzo canto del gallo nella notte”. La Pasqua è la memoria della morte del Signore e l’adunanza dei discepoli avviene di notte. Il raduno serve a vigilare, a celebrare la Resurrezione non perché c’è la luce ma poiché il Signore ha detto di vegliare, non sapendo gli uomini quando arriva lo sposo. La vigilia si protrae fino al canto del gallo delle ore 3. Il senso escatologico è connesso con la vigilia: lo leggiamo in Matteo 29,42. Il digiuno della vigilia coincide con l’assenza dello sposo dalle ore 3:00 del dopo pranzo del venerdì santo fino al sabato santo. L’Eucaristia rappresenta la cena con cui si concludeva il digiuno e la vigilia. Dopo la Pasqua bisogna gioire ed esultare per 50 giorni fino alle Pentecoste, giorno in cui discende lo Spirito Santo.
Cristo viene conservato anche dopo la celebrazione eucaristica. Nel documento siriano del terzo secolo, 270 dopo Cristo, è scritto che Cristo resta anche al di fuori della celebrazione della messa. La Pasqua si rinnova ogni volta che si celebra l’Eucaristia. Ogni volta che si celebra l’Eucaristia si celebra il mistero Pasquale, segno della realtà sacramentale. L’aurora stessa è segno della venuta del Cristo Glorioso e della Parusia. La tradizione ebraica e quella cristiana pongono la Parusia nel giorno della Pasqua: la quarta notte, la notte della Liberazione, la notte riservata alla salvezza di tutte le genti di Israele. Dunque la Pasqua coincide con la grande tensione in cui si verifica l’incontro con Cristo.
In Cristo la realtà umana è portata a vincere la morte attraverso la Resurrezione. In questa nuova condizione il Verbo di Dio, fattosi uomo, permane nella Chiesa perché tutti gli uomini possano partecipare della sua Resurrezione che rende Cristo per sempre vivente. Il sacerdozio di Cristo nasce dalla realtà del suo Ministero unico. Il Sacerdote unisce l’uomo a Dio, così, essendo Cristo senza peccato, garantisce all’uomo la perfetta adesione alla volontà del Padre perché la sua umanità è quella del Padre.
Tutta la vita di Cristo è protesa verso la morte e la glorificazione. Ciò nasce da una disposizione interiore di Cristo di portare a termine la volontà del Padre. Tale disposizione interiore trova la sua massima espressione nella morte. Tutte le scelte di Cristo sono finalizzate alla Croce e in essa risplendono e si riflettono. Cristo realizza la perfetta risposta dell’uomo a Dio, come dono di sé, attraverso la sua libertà di scelta di vita. La sua vita è scelta di vita non per essere servito ma per servire. In Cristo si congiungono la massima espressione di quello che Dio fa per l’uomo e quello che l’uomo fa per Dio.
Cristo è il sacerdote ovvero realizza tutta la sua esistenza come risposta a Dio. La Resurrezione ci dice che Dio ha accettato il suo sacrificio, che egli entra in una condizione in cui tutto ciò che ha compiuto diventa permanente ed eterno.
Già nell’incarnazione c’è il contenimento della morte, una morte comprensibile solo nella completa obbedienza al Padre. Morendo, Cristo non può essere vinto dalla morte poiché egli è figlio di Dio. E proprio perché ha accettato la Croce, la morte, è da esse glorificato. In Cristo la realtà umana è portata a vincere la morte attraverso la Resurrezione. In questa nuova condizione il Verbo di Dio, fattosi uomo, permane nella Chiesa perché tutti gli uomini possano partecipare della sua Resurrezione che rende Cristo vivente per sempre.
L’umanità di Cristo, che dal terreno passa alla condizione dell’eternità, acquista quel valore che dà la possibilità di salvezza. Cristo, che è vivo perché è risorto, fa durare quel sacrificio della Croce, che ogni uomo deve far proprio e vivere in ogni momento della propria vita. Cristo glorificato continua ad essere presente nella Chiesa ed agisce attraverso il suo Spirito.
Cristo ci rivela Dio. Egli è il sacerdote che ci unisce al Padre e deve realizzare il regno di Dio. Deve rendere partecipi della sua salvezza tutti gli uomini. Attraverso la salvezza in Cristo inizia una situazione nuova per gli uomini che si dovranno impegnare per ampliare il regno di Dio, l’amore divino.
Il mistero di Cristo è un’Unità fondata sull’Incarnazione, attuata sulla Croce perpetuata nella Resurrezione. Nel mistero Pasquale si riassume tutto il mistero cristiano. La Pasqua è la festa in cui è contenuto e celebrato il mistero della salvezza, totalità del mistero di Cristo. Secondo Giovanni, 16,28: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre”, che è il Signore e il padrone dell’esistenza.
F,to Gabriella Toritto
