BREVI FRAMMENTI BIOGRAFICI DI UNA PROTOFEMMINISTA SOCIALISTA
Redazione- Nel dicembre 1900 Emidio Lopardi, fresco reduce dal congresso nazionale del partito socialista a Roma, ove era stato chiamato alla segreteria dell’assise, aveva costituito
Emidio Lopardi
a Pizzoli la cooperativa Figli del lavoro con un’iniziativa destinata a rimanere memorabile per la cospicua partecipazione di donne, del tutto impensabile nelle riunioni del circolo cittadino. Probabilmente l’aggregazione dell’elemento femminile doveva rivelarsi più agevole nelle campagne dove, anche in forza dell’emigrazione che aveva sottratto le forze maschili più attive, le donne erano chiamate ad un ruolo ed una condizione per molti versi omogenea a quella dell’uomo. Le tematiche di genere, al di là di scontati cenni di simpatia e di compatimento, avevano da poco cominciato a fare la loro comparsa nell’attività politica del partito socialista aquilano, se non altro nei termini di una prima riflessione sul diffondersi della manodopera femminile nel mercato del lavoro locale. Qualche tempo prima infatti, nel sostenere in consiglio comunale la conferma della sezione industriale della scuola complementare, Lopardi partiva appunto dalla constatazione della circostanza che «il fattore economico ha sospinto le giovinette del popolo nel turbine della lotta per il pane quotidiano» per rilevare come «la sezione industriale tende ad agguerrire le nostre future operaie nella lotta per la concorrente umanità».[1]
Non era la prima volta, per la verità, che i socialisti aquilani si cimentavano con la questione femminile. Nel 1896, infatti, probabilmente sotto l’impulso della nascita delle Leghe femminili e del trimestrale «Vita Femminile», uno dei fondatori dell’organo del partito socialista aquilano «L’Avvenire», Francesco Masci, teneva una conferenza su La donna e la famiglia nel socialismo, e sulle colonne del settimanale comparivano articoli sul tema, quali La funzione sociale delle donne[2] o La donna e il socialismo[3], che finivano tuttavia per restare confinati nell’ambito propagandistico-dottrinario in assenza di un quadro femminile in grado di comunicare anche empaticamente con l’universo muliebre cittadino. Anche nel resto del paese, infatti, le donne italiane più sensibili alle tematiche emancipazioniste anteponevano alla milizia di partito la via della moderazione e della compostezza, intimorite dai condizionamenti derivati dal rischio di subire l’oltraggio morale e dal diffuso antifemminismo, dal quale non era immune lo stesso circolo socialista aquilano. Il futuro corsivista politico del «Corriere della Sera», Panfilo Gentile, all’epoca convinto militante socialista, non si tratteneva dall’esprimere con nettezza le proprie opinioni al riguardo: «Per conto mio, sebbene socialista, mi dichiaro antifemminista»[4]. Con l’inizio nel nuovo secolo, tuttavia, una conferenza tenuta da Lopardi sul Lavoro delle donne e dei fanciulli[5] per illustrare la prima proposta di legge di Anna Kuliscioff volta a limitare e tutelare il lavoro delle donne e dei fanciulli ed una meritoria inchiesta portata in consiglio comunale dai socialisti sull’antica piaga dei trovatelli e sul disperato malessere che albergava dietro la pratica dell’affidamento, testimoniavano di una rinnovata attenzione dei socialisti aquilani per i problemi della donna, costituendo terreno fertile per un’iniziativa più consapevole e determinata sulle tematiche di genere.
Scheda del Casellario Politico Provinciale
Il breve passaggio di Elena Pensuti all’Aquila, in un clima insolitamente ricettivo, sembrò schiudere prospettive inaspettate allo sviluppo di una cultura femminista nel capoluogo abruzzese. Di origine piemontese – nata a Baceno (VC) il 9 settembre 1874 – era giunta a L’Aquila all’età di quattordici anni a causa di una disagiata situazione familiare. La morte del padre Andrea, Ufficiale Ispettore del regio Corpo delle Finanze, risposatosi dopo la nascita di Elena[6] con la massaia Marianna Speranza, indusse la giovanissima vedova a far ritorno a L’Aquila, sua città natale, con Elena ed i suoi giovani fratellastri Mario ed Emilio, dapprima nella casa paterna e quindi nella dimora di Carlo Patrignani. Questi, secondo marito di Marianna Speranza, era stato l’allievo prediletto di Teofilo Patini, al quale sarebbe succeduto nella cattedra della Scuola serale di arti e mestieri e che avrebbe affiancato nella sua ultima produzione artistica; pittore ormai affermato, era anche iscritto di vecchia data al circolo socialista aquilano[7], al quale non avrebbe tardato ad associarsi, unica donna, anche Elena Pensuti[8]. Il fratello Mario, studente nel locale Istituto Tecnico e socialista anch’egli, ricopriva la carica di presidente del circolo giovanile del partito.
Carlo Patrignani
«Di carattere chiuso, è molto educata, intelligente e colta», così è descritta la giovane socialista nella scheda biografica riservata redatta per il Casellario Politico che riporta anche i connotati somatici caratterizzati da un «viso scarno e pallido» al quale gli occhiali, dovuti alla miopia, «il portamento franco» e «l’espressione seria»[9] dovevano imprimere i tratti distintivi di una personalità intellettualmente rigorosa e determinata. La sua adesione al circolo socialista può solo parzialmente attribuirsi all’influenza esercitata dal nuovo ambiente familiare, dovendo piuttosto in ascriversi ad una formazione politica già consolidata. Elena Pensuti, che all’Aquila aveva compiuto gli studi presso la Scuola Normale, nei suoi soggiorni romani aveva, infatti, stretto una forte amicizia con Angelica Balabanoff[10] che, giunta a Roma allo sbocciare del nuovo secolo, aveva potuto frequentare uno degli ultimi corsi universitari in Svizzera tenuti da Antonio Labriola e si accingeva ad abbracciare l’ideologia marxista. La Balabanoff che non aveva conoscenze a Roma, aveva ricevuto a Bruxelles l’indirizzo della Pensuti dall’amante di quest’ultima, il socialista ferrarese Alfredo Talamini, e così entrambe alloggiarono in una casa in affitto nelle vicinanze di Santa Maria Maggiore.[11]
Così la rivoluzionaria russa ricorda il suo incontro con Elena Pensuti, che anche a Roma poteva vantare il primato di essere la sola donna iscritta al partito socialista:
The only woman member of the Party in Rome, Elena Pensuti, lived there, too. She became my intimate friend and remained such until the war. Though we lived in the “modern” part of the city, we were near one of its oldest churches.[12]
Angelica Balabanoff
La stretta relazione con la Balabanoff, «la corrispondenza epistolare con I capi del partito»[13], i suoi viaggi in Svizzera che la descrivevano già come donna autonoma ed emancipata, le sue doti di propagandista, avevano reso la Pensuti, che pure non partecipava alle riunioni del circolo socialista aquilano, influente nel partito e stimata nella società cittadina.[14] Del resto il partito socialista era quello che più di tutti si espose a favore del femminismo, anche se talvolta in maniera embrionale e contradittoria e se molti socialisti vedevano gli interessi delle donne solo come periferici rispetto a quelli generali. Nello stesso circolo aquilano, con una mappatura sociale decisamente virata sul ceto artigiano, non erano infrequenti episodi di maltrattamento delle mogli dei soci[15] e conseguenti espulsioni dal partito.[16]
La militanza di Elena Pensuti andava ad intrecciarsi con un partito che stava ormai perdendo i primigeni connotati risorgimentali per seguire decisamente la via amministrativa che, con le elezioni dell’agosto 1901, l’avrebbe trionfalmente portato alla guida dell’amministrazione comunale. L’esperienza nuova ed importante, era tuttavia destinata a concludersi dopo appena un anno di vita senza importanti acquisizioni dal punto di vista della realizzazione del “programma minimo”, ancor meno sul versante delle politiche di genere, da circoscriversi alla gratuità delle scuole femminili prevista per le alunne povere. Era mancato il tempo tradurre in risultati operativi i primi significativi riscontri all’impegno frontale di una donna sulle tematiche di genere significativi: alla conferenza per il varo di una cooperativa di sarti parteciperanno 40 lavoratrici mentre ad un’iniziativa di propaganda a Paganica la presenza femminile era stata “rilevantissima”. Anche la stampa di partito cominciava ad interessarsi con qualche assiduità della condizione femminile: lo sfruttamento delle lavoranti sarte per anni senza retribuzione, così come le dure condizioni delle lavandaie alla fonte delle 99 cannelle, fanno, infatti, la loro comparsa sulle colonne dell’«Avvenire» che, con un articolo senza firma, Per le donne e il lavoro, si soffermava su due temi cari alla Pensuti, l’indifferibilità di un impegno diretto sul tema da parte dell’elemento maschile e la necessità di una legge di tutela delle lavoratrici madri:
I proletari maschi adulti non sanno che la mancanza di lavoro e i bassi salari derivano in parte dalla concorrenza che i proletari stessi fanno a se stessi mandando a lavorare per pochi soldi le donne e i loro figli. Essi non sanno che la madre che lavora nelle ultime giornate prima del parto o nelle prime dopo il parto, rovina con la propria salute anche quella delle sue creature.[17]
Anche nella vita interna del partito le stesse sanzioni di comportamenti offensivi dei soci nei confronti della donna trovavano una motivazione più nettamente politica come nel caso di un compagno, reo di aver schiaffeggiato una donna ad un veglione rosso, espulso «perché dava prova di scarsa coscienza socialista offendendo quel criterio di completa uguaglianza di sesso e di rispetto alla donna che debbono essere verità assiomatiche per ogni vero socialista.»[18] Elena Pensuti, «presente in tutte le manifestazioni del partito»[19], non lesinava il suo impegno sia con conferenze pubbliche in città e nel circondario[20] , «per la prima volta rompendo il ghiaccio di tanti pregiudizi e di tante menzogne che arrestano gli impulsi della mente e gli slanci sentiti del cuore»[21], che con articoli sull’organo di partito praticando quelli che saranno d’ora in poi i suoi principali piani di intervento di coinvolgimento per attirare ed organizzare la partecipazione, soprattutto femminile, nella dimensione pubblica: l’oralità e l’eloquenza unite all’utilizzo della stampa.
Una partecipazione così diretta alla vita politica, per il solo fatto di essere attuata, doveva segnare oggettivamente l’irruzione a pieno titolo della questione femminile in un ambiente cittadino scarsamente permeabile, dove la presenza delle donne sulla scena pubblica non era una realtà scontata. Proprio in quei giorni, infatti, Erminia de Rubeis, insegnante del giardino d’infanzia annesso alla scuola normale, dava alle stampe un opuscolo sul ruolo femminile nella società per ribadire come la donna dovesse intendersi «pur sempre la naturale guardiana del domestico focolare» non essendo «naturale destinazione della donna il prodursi sul mercato della vita pubblica e prendere operosa parte nella questione del giorno».[22] Del resto la partecipazione in prima persona della donna alla vita politica non era ancora del tutto metabolizzata all’interno dello stesso partito socialista se, appena qualche anno addietro, l’Ufficio della Lotte di Classe pubblicava la lettera di Giorgio Renard alle donne dal taglio inequivocabile riguardo la rigida divaricazione fra le attività pubbliche maschili, politiche per eccellenza, e quelle delle donne:
Io non chiedo a Voi di buttarvi nella gazzarra politica, di abbandonare la famiglia per frequentare le assemblee e farvi sfoggio di qualche discorso: non sono ben sicuro che la cosa riuscirebbe utilissima, e sono più che sicuro che a Voi tornerebbe sgradita; neppure domando che abbiate a sprofondarvi nei grossi volumi di teorie, ad avventurarvi nella fitta macchia spinosa delle discussioni economiche.[23]
Viceversa Elena Pensuti agiva nel concreto senza mediazioni e tentennamenti la sua passione politica; divulgatrice affabile ed oratrice appassionata non rifuggiva dalla polemica anticlericale, frequente nei discorsi e negli articoli, al punto che «In una sua conferenza pubblica in Sulmona attaccando la religione e l’esercito, più volte richiamata per le sue invettive non se ne curò ed il delegato di P.S. Renzi le tolse la parola e sciolse la riunione».[24] Ruolo della religione e pacifismo saranno due fra le tematiche di maggior impegno nella successiva attività della Pensuti, che, dalle colonne dell’«Avvenire», in polemica con il prete di Pescocostanzo, coglierà l’occasione per ribadire il ruolo pernicioso della chiesa nel cammino dell’emancipazione femminile:
Così ancora di una forza immane dispone la chiesa: della coscienza femminile. Finchè questa non sarà conquistata, rimarrà incompleta, monca, paralizzata l’opera di redenzione sociale; finchè la donna, liberata dal giogo del clericalismo, non sorgerà ad una più lieta e dignitosa concezione di sé e della vita, le falangi combattenti per la vera giustizia umana, l’avranno sempre a fianco, remora pesante e fatale.[25]
Il terreno immediato sul quale agire concretamente e poter cogliere risultati concreti era, per Elena Pensuti quello della legislazione sociale. L’affermazione della maternità come funzione e valore sociale e la necessità di un’adeguata protezione sociale andavano suscitando polemiche e dibattiti. Non era stata ancora approvata, la cosiddetta legge Carcano, che prevedeva l’istituzione del congedo di maternità per le puerpere per quattro settimane successive al parto[26], legge che non sarebbe stata accolta con entusiasmo dal Partito Socialista, che pure l’aveva caldeggiata, soprattutto per la mancata l’istituzione di Casse di maternità senza le quali venivano vanificati i benefici che ci si proponeva di ottenere.[27] Impegno prioritario per la Pensuti fu, quindi, quello di attrezzare, comunque, in assenza di una normativa efficace in materia, una struttura di tutela per le lavoratrici madri. Il suo impegno darà presto i suoi frutti e nell’agosto 1901 organizza una conferenza – «intarsiata da immagini scultorie e commoventi»[28] – per il varo della Cassa di Maternità, iniziativa destinata a cogliere un innegabile successo[29], pur se depurata dagli entusiasmi di parte del resoconto del settimanale socialista:
La vasta sala rigurgitava di popolo e di non poche signore e signori, tutti accorsi per ascoltare la simpatica conferenziera che per la prima volta si esponeva al pubblico […] Con molta chiarezza e con una non comune disinvoltura spiegò in forma popolarissima il concetto a cui s’ispirava la nobile iniziativa. […] La sua parola semplice ed armoniosa, ispirata al sentimento della umana giustizia, commosse l’uditorio, il quale affascinato dalle argomentazioni e dalla bella parola della conferenziera, proruppe in un ultimo e caldo applauso […][30]
Se l’intenzione emersa all’indomani della conferenza, di stampare la relazione «in forma di opuscolo», non ebbe seguito, l’iniziativa della costituzione della Cassa andò invece avanti speditamente con l’approvazione il 6 ottobre 1902 dello statuto e del regolamento. Il finanziamento volto a fornire un’indennità che coprisse dieci giorni di gestazione e altrettanti di puerperio delle lavoratrici veniva attinto dalle quote delle socie effettive (le lavoratrici iscritte che pagano il contributo di previdenza) e da elargizioni dei pubblici poteri, delle opere pie, delle associazioni, dei privati e dai proventi di feste indette a favore della Cassa[31], struttura che già nei primi mesi del nuovo anno poteva registrare oltre 200 lire di contribuzione e la decisione della giunta municipale di intervenire a sostegno dell’iniziativa.[32] Anche se negli anni a seguire sul tema si sarebbero registrate spaccature con il movimento emancipazionista di area socialista che premeva per un patrocinio statale mentre il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane e altri settori dell’associazionismo optavano per una gestione privata delle Casse con contributi privati delle operaie e senza sovvenzioni, l’iniziativa della Pensuti costituì in ogni caso una realizzazione di indiscutibile successo. La legge n.242/02 sul lavoro delle donne e dei fanciulli, ma senza previsione del sostegno economico per le puerpere, entrerà in vigore nel 1903, mentre quella che viene riconosciuta come la prima cassa di maternità, sorgerà a Milano per iniziativa di Fanny Norsa Pisa solo nel 1905 e la legge istitutiva della Cassa si avrà solo nel 1910 per entrare in vigore due anni dopo.[33]
Dopo aver assunto la presidenza della Cassa di Maternità la Pensuti, con una lettera aperta, si rivolgeva al Sindaco ed alla giunta di sinistra per sollecitare l’istituzione nelle scuole professionali un corso obbligatorio di igiene, riferito principalmente all’igiene infantile e «l’impianto di una biblioteca circolante gratuita di piccoli trattati popolari di scienze mediche e naturali»[34], fornendo nel contempo la propria disponibilità per una conferenza illustrativa per esporre «sul soggetto le sue idee di donna e di socialista.»[35]
Sempre in tema di difesa della donna lavoratrice, dalle colonne del settimanale socialista dissidente «La Campana», avrebbe denunciato e commentato con espressioni di vivace protesta la dura sorveglianza esercitata dalle suore sulle lavoratrici tessili, accusando le religiose di concorrere allo sfruttamento inumano esercitato dagli industriali.[36]
La posizione della Pensuti all’interno del partito aquilano, malgrado le iniziative da questo condotte energicamente sul tema del divorzio[37], non era di acquiescenza acritica alla linea portata avanti dai dirigenti, soprattutto in tema di alleanze con i partiti popolari. In occasione del duello tra il socialista Treves, all’epoca autorevole collaboratore di «Critica Sociale» e direttore de «Il tempo di Milano», e Claudio Luzzatto, la Pensuti colse l’occasione per intervenire sulle colonne dell’«Avvenire» criticando le timidezze dell’«Avanti» sull’argomento, tese a «non urtare i partiti affini», derivandone una considerazione negativa sulla politica delle alleanze portata avanti dal partito: «Così le condiscendenze per i nostri vicini di idee ci porterà al completo imborghesimento.»[38]
Elena Pensuti si collocava così nel solco della corrente intransigente del partito, posizionamento sancito ufficialmente dalla sua collaborazione al settimanale «L’Avanguardia socialista», diretto da Cesare Alessandri ed Enrico Ferri, organo del gruppo socialista intransigente che si proponeva la chiarificazione nel campo dei princìpi, la difesa della libertà, la lotta contro la corruzione e contro la politica del «meno peggio», la integrale propaganda socialista per la politica di classe, la valorizzazione della fiducia nelle forze operaie.[39] Il partito socialista aquilano si sarebbe, invece, presentato nel comitato dei partiti popolari alle elezioni di luglio e, nello stesso mese, quel piccolo nucleo familiare socialista di casa Patrignani, registrava la prima pesante defezione. Elena, a poco più di un mese dall’ultimo comizio pronunciato a Monticchio per il 1° maggio[40], si recherà con Angelica Balabanoff in Svizzera, dove divise nuovamente con la rivoluzionaria russa lo stesso appartamento procurato da Alfredo Talamini, ormai affermato corrispondente de L’Avanti e di altri giornali socialisti[41]. A San Gallo si mantenne con l’insegnamento di francese e tedesco e, insieme alla Balabanoff, avrebbe intrapreso la traduzione di brani di socialisti stranieri per la nuova rivista diretta da Enrico Ferri, «Socialismo».[42]
Il resto della famiglia, man mano accresciutosi con la nascita di quattro figli[43], avrebbe più tardi abbandonato L’Aquila a causa del sisma del 1915. Carlo Patrignani si rifugiò con la famiglia dapprima a Francavilla a Mare presso l’amico pittore Francesco Paolo Michetti, quindi a Cattolica ove lavorò per oltre un trentennio senza far più ritorno all’Aquila.[44] Quanto a Mario Pensuti, uscito dal partito dal 1907, seguì il patrigno a Cattolica per percorrere poi una sua strada che lo vedrà partecipe, con qualche successo, della scena letteraria italiana del ventennio.[45] Emilio partirà alla volta di Perugia per divenire, in seguito, un importante progettista collaudatore di aerei.[46]
Nel partito aquilano nessuno raccoglierà il testimone di Elena Pensuti, nè la breve vita del cotonificio Tobler, prima fabbrica aquilana al femminile, riuscirà a produrre nuove figure in grado di sostanziare di connotazioni di genere elaborazioni ed attività politica del circolo socialista.
Il Canton Ticino costituiva, all’epoca, il crogiuolo dell’emigrazione politica italiana. A Lugano, dove era giunta, dopo una condanna per avere pubblicato un articolo sugli eccidi proletari, anche Maria Giudice, espatriata per non partorire in carcere, Elena Pensuti dovette essere partecipe dei prodromi della gestazione di «Su, Compagne!» fondato dalla Balabanoff e dalla Giudice, settimanale socialista destinato alle lavoratrici a cui darà in seguito la propria collaborazione. Nell’ambiente dei fuoriusciti socialisti italiani[47] fece poi l’incontro con Cesare Alessandri, circostanza che segnò per entrambi un tratto significativo dei risèettivi itinerari di vita politici e sentimentali. Membro, con la Balabanoff, della commissione esecutiva del PSI in Svizzera, l’intarsiatore fiorentino, di cinque anni più anziano della Pensuti, vantava già un’importante carriera politica in patria, essendo stato eletto nel congresso nazionale di Roma (settembre 1900) alla direzione del Partito socialista; ricopriva inoltre anche il ruolo di direttore de «L’Avvenire del Lavoratore», giornale socialista elvetico, su cui ebbe a scrivere il suo primo articolo Benito Mussolini, in quei giorni in cerca di lavoro in Svizzera, dove entrò in relazione con la Balabanoff.
Cesare Alessandri
Dopo appena un anno, nell’agosto 1903, l’irrequieto temperamento di Elena Pensuti – ormai stabilmente inclusa dalle forze dell’ordine nell’elenco delle persone da vigilare – la conduce di nuovo in Italia, a Gallipoli con l’incarico di «assumere temporaneamente la direzione del giornale socialista «In marcia»[48]. In realtà si dedicherà, con Cesare Alessandri, alla rivitalizzazione e potenziamento della sezione socialista brindisina. Il primo passo sarà il «passaggio dalla propaganda orale alla propaganda scritta» con la pubblicazione, nel gennaio 1904, di un «Numero Unico» nel quale Elena Pensuti, salutando «la sparuta presenza femminile» ad una riunione nella gran sala della Lega dei Carbonari, introduce da subito elementi di sensibilizzazione e proselitismo nei confronti della donna lavoratrice, richiamando ancora l’uomo alle sue responsabilità:
[…]è la donna che non si contenta di essersi trasformata da avversaria sobillata dal prete a spettatrice benevola della lotta e scende anch’essa sul terreno per un ideale benessere che abbraccia attraverso la sua famiglia della classe lavoratrice cento e mille altre famiglie di operai sfruttati, e tutta infine, l’umanità lavoratrice, senza distinzione di sesso[…] In buona parte agli uomini spetta il compito di sottrarre le donne ai pregiudizi e di rendersele compagne coscienti, oltre che nella vita intima nella famiglia, anche nelle aperte battaglie del lavoro.[49]
L’iniziativa per la nascita di un periodico socialista procede da subito con l’inizio delle pubblicazioni di «Azione Socialista», settimanale della sezione brindisina nel quale la mano della Pensuti è riconoscibile, oltre che negli interventi firmati, nella comparsa di articoli di donne e sulle donne, compreso il saluto e la propaganda all’uscita il primo maggio del primo numero di «Su Compagne» il primo maggio, nella insistita presenza di stelloncini con citazioni di Antonio Labriola, dalla Pensuti conosciuto a Roma e pensatore fra i più apprezzati dal movimento femminile, e di Karl Kautsky, del quale va traducendo gli scritti sui rapporti del socialismo con la chiesa cattolica.
Lettere al “valente compagno” Karl Kautsky del 22 e 13 febbraio 1904[50]
In particolare su quest’ultimo tema si esprime con nettezza[51] criticando le posizioni dei dirigenti nazionali Arcangelo Ghisleri e Francesco Ciccotti comparse su «L’Avanti» in merito alle alleanze con i partiti popolari, collocandosi così, come del resto Alessandri all’epoca, nella sinistra del partito:
Dopo l’esperimento degli ultimi tre anni non vorremmo essere ancora convinti che ogni popolarismo è nocivo per l’azione del partito e che quindi il migliore metodo di lotta anticlericale è il vecchio ma pur sempre efficace: propaganda socialista, propaganda socialista, propaganda socialista?[52]
Avviata con successo la realizzazione dell’organo del partito, il compito che Alessandri e Pensuti assumono su di loro è quello dell’istituzione della Camera del lavoro a Brindisi. A tal fine Alessandri, che dopo il congresso di Imola (1902), aveva assolto per il partito diversi incarichi periferici dedicandosi anche all’attività sindacale nella sua qualità di membro della Federazione Nazionale Lavoranti in Legno, verrà nominato Segretario Collegiale per la costituzione del nuovo organismo camerale mentre ad Elena Pensuti verrà affidato l’incarico di organizzare il bracciantato femminile. Anche questa iniziativa verrà portata a termine in breve tempo con il congresso circondariale costitutivo della Camera del lavoro di Brindisi il 20 marzo, nel corso del quale ad Elena Pensuti spetterà il compito di fare la relazione sulla stampa conclusa con un ordine del giorno approvato all’unanimità volto a fare di «Azione socialista» l’organo ufficiale del partito ed anche del nascente organismo. Conseguito l’obiettivo prefissato Alessandri, oggetto anche di qualche critica («vili attacchi da gente inqualificabile e meritevole di ogni disprezzo che è al servizio della cricca clerico-moderata»[53]) per il fatto di venire stipendiato dal partito, rassegna le dimissioni da segretario collegiale e direttore del settimanale. Elena Pensuti è incinta e i due, salutati da una solenne bicchierata, lasceranno, dopo poco meno di un anno, i territori pugliesi per approdare a Siena, dove fonderanno due testate delle quali assumeranno la proprietà, «Lotta di classe»[54] e «Il pensiero libero»[55].
Nella città toscana Elena pubblicherà un volumetto militante, Della propaganda, note e appunti, porterà a termine la prima traduzione autorizzata dal tedesco del testo di Kautsky, Il partito socialista e la Chiesa cattolica, pubblicato da Cesare Alessandri e ristampato poi fino al 1910 da altre case editrici[56], ma, soprattutto, darà alla luce il figlio Alessandro,[57] registrato come figlio di Elena Pensuti e di padre ignoto. Appena il tempo per Alessandri di una candidatura infruttuosa a Pistoia alle elezioni politiche del novembre che già la primavera dell’anno successivo vedeva i tre risalire il paese alla volta di Mortara (Pavia).
L’assenza di ulteriori riferimenti biografici riguardanti Elena Pensuti non consente di ripercorrere le successive fasi del suo cammino, sicuramente turbolento, che la porterà persino in Africa. Qualche elemento è possibile desumerlo dalle vicende del suo compagno, più agevoli da rintracciare perché intersecate alla sua storia di dirigente nazionale del PSI. Lo ritroviamo nel 1908 a Venezia a ripetere l’esperienza di Brindisi in qualità di segretario della locale Camera del lavoro e di direttore del «Secolo Nuovo»; questa volta al suo fianco è la moglie, l’avvocato socialista Gina Giannini. Nel 1911, come supplemento del giornale socialista veneziano, nasce «Su compagne», in continuità con l’esperienza luganese alla quale si richiama nel titolo, sfoggiando anche la collaborazione di Angelica Balabanoff. Sarà proprio un articolo della militante russa, riprodotto dalla vecchia testata di Lugano – sul quale di certo la Pensuti avrebbe concordato integralmente, auspicandovisi una lotta contro «la triplice alleanza fra capitalismo, clericalismo e militarismo» – a costareà una denuncia ed un processo al giornale.[58] L’articolo rivestiva una sua attualità perché proprio in qui giorni, in occasione della guerra di Libia le rivolte di cittadini, iniziate con gli scioperi in Emilia nel 1911, si andavano diffondendo nel Paese e le donne socialiste, antimilitariste da sempre, facevano sentire la loro voce; non mancò quella di Elena Pensuti con un intervento sull’ultimo numero della rivista, dedicato appunto alle vicende militari libiche. Contraddicendo il vieto luogo comune per il quale le donne «non sono abituate a riflettere sulle cause vere dei mali che tormentano l’umanità»[59], la Pensuti argomentava come potesse proprio quella dura attualità costituire l’occasione perché la donna si manifestasse definitivamente soggetto politico propulsivo dell’antimilitarismo.[60] Quanto ad Alessandri, terminata l’esperienza veneziana, tornò in Svizzera, nuovamente incaricato (con Angelica Balabanoff) della direzione dell’«Avvenire del Lavoratore», per rientrare quindi definitivamente in Italia. Eletto deputato nel 1919, attraversò un po’ tutte le correnti del socialismo italiano, comunista unitario al congresso del ’21 e turatiano poi, per confluire infine mestamente, con la moglie, nell’alveo del Partito fascista.
Nulla è dato sapere, invece, di come e dove la Pensuti abbia vissuto il ventennio fascista, comunque risoluta a non trattenersi dal mettere a soqquadro la propria esistenza di affetti e certezze pur di mantenere intatta la postura nei confronti degli ideali che ne ispiravano la militanza. L’ultima traccia certa è rinvenibile a Magenta dove, nel 1942, determinatasi a proporre domanda di sussidio in quanto profuga tramite la Congregazione di carità, vedrà ovviamente respinta la sua istanza dal Ministero dell’Africa italiana.[61] Di certo si manterrà ancora in relazione con Angelica Balabanoff fino al 1955.[62]
Le ipotesi sulle vicende occorse all’indomita socialista sino a condurla nel continente africano possono essere le più disparate e suggestive. Non si sarà, probabilmente, lontani dal vero nel pensare ad una vita percorsa senza calcoli opportunistici, animata da spinte ideali alle quali sacrificare ogni scelta di comodo, per privilegiare all’interesse personale la tensione per l’emancipazione femminile e la redenzione sociale in un tornante storico che vedeva la donna relegata in tutt’altra sfera. Una vita intessuta di protagonismo con i temi che muovevano la storia e della quale, come per altre, resta tuttora necessario serbare memoria e coscienza per ogni ulteriore prospettiva di progresso. Non di una donna sconfitta si tratta, ma di una donna che ha saputo agire nella storia consegnando un lascito senza il quale altre ed altri non avrebbero potuto consolidare e sviluppare elementi fondanti della nostra democrazia.
- «L’Avvenire», 11 novembre 1900, n.146. ↑
- «L’Avvenire», 4 ottobre 1896, n.164. ↑
- «L’Avvenire», 13 dicembre 1896, n.174. ↑
- «L’Avvenire», 7 aprile 1907, n.659. ↑
- «L’Avvenire», 2 dicembre 1901, n.349. ↑
- Figlia di primo letto di Geltrude Delangizolle. ↑
- La sua prima iscrizione risaliva al 5 agosto 1896. Archivio Privato Riccardo Lopardi, Albo dei compagni e stato di presenza pel 1903. ↑
- Il 22 aprile 1902. ↑
- Archivio di Stato dell’Aquila, d’ora in poi ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- Nata a Cernicav, presso Kiev, in Ucraina, nel 1870 da una famiglia benestante emigrò all’estero e poter continuare gli studi universitari, visto che in Russia le donne non potevano frequentare l’università. Prima di trasferirsi in Italia aveva fatto tappa in Belgio dove si laureò col massimo dei voti in lettere e filosofia a Bruxelles. ↑
- M.Lafont, The Strange Comrade Balabanoff: The Life of a Communist Rebel, Jefferson North Carolina, McFarland&Company,Inc,2016,p.38,A.La Mattina, Mai sono stata tranquilla, Torino, Einaudi,2011,p.17, ↑
- A.Balabanoff, My life as a rebel, New York London, Harper&Brothers, 1938,p.25. «La sola donna iscritta al partito a Roma, Elena Pensuti, vivevalì anche lei. Divenne mia intima amica e tale rimase fino alla Guerra. Sebbene vivessimo in una parte parte modrna della città, eravamo vicino ad una delle chiese più antiche». ↑
- ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- «Riscuote nel pubblico una discreta opinione […] Ha molta influenza nel partito […] Fa propaganda tra la classe operaia con molto profitto […]», queste le notazioni nella scheda del Casellario Politico. ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- «[…] bastonavano le loro mogli non solo quando stavano sborniati, ma anche a digiuno.». Così Donato Di Paolo, del gruppo dirigente socialista in una sua autobiografia. R.Lolli, Emidio Lopardi e il circolo socialista aquilano, L’Aquila, Textus,2008, p.29. ↑
- Proprio nella primavera del 1902 l’assemblea del circolo espelleva il calzolaio Antonio Tanturri per «abituali e gravissimi maltrattamenti alla consorte e per sospetto di concubinaggio.» R. Lollli, Emidio Lopardi cit., p.29. ↑
- Per le donne e il lavoro, «L’Avvenire», 2 dicembre 1900, n.349. ↑
- «L’Avvenire», 14 marzo 1902. ↑
- ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- Così la stampa locale avrebbe salutato il suo primo impegno pubblico di Elena Pensuti. «La fiaccola», 25 agosto 1901. ↑
- E.de Rubeis De Luca, Educazione della donna, secondo la sua destinazione, Roma, Tipografia Spada, 1900. ↑
- G.Renard, Lettera alle donne, Milano, Ufficio della Lotta di classe, 1896. ↑
- Il 6 luglio 1902. ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- Morale cattolica, «L’Avvenire», 11 maggio 1902. ↑
- E’ la Legge n. 242 del 19 giugno 1902 con cui, tra l’altro s’impedisce che la puerpera torni a lavorare se non dopo un mese dal parto ed è permesso l’allattamento o «in una camera speciale annessa allo stabilimento» o consentendo alle operaie l’uscita dalla fabbrica. ↑
- Fu solo nel 1907 che venne introdotto l’assegno di maternità, con detrazioni sul salario delle lavoratrici, oltreché dei datori di lavoro e nel 1910, venne istituita la Cassa di maternità obbligatoria per consentire l’erogazione di un sussidio fisso alle madri. ↑
- «La fiaccola», 25 agosto 1901). ↑
- L’iniziativa fu tale da attirare l’attenzione di tutta la variegata stampa locale, da quella cattolica: «La conferenza fu vivamente applaudita» («L’Eco degli Abruzzi», 24 agosto 1901), a quella socialista dissidente ««scosse tutto l’uditorio e gli applausi si ripetettero, lunghi e unanimi, prolungati ad onore della distinta signorina» («La fiaccola», 25 agosto 1901) a quella conservatrice de «L’Aquila» (24 agosto 1901). ↑
- «L’Avvenire», 25 agosto 1901, n.383. ↑
- «L’Avvenire», 23 ottobre 1901, n.395. ↑
- «L’Avvenire», 12 gennaio 1902, n.406 e 9 febbraio 1902, n.411. ↑
-
Legge 17 luglio 1910, n. 520 entrata in vigore il 6 aprile 1912.
- «L’Aquila», 15 settembre 1901. ↑
- Ibidem ↑
- «La campana», 20 agosto 1903, n.1. ↑
- Il circolo aquilano si mobilitava a sostegno della la prima proposta di legge per l’introduzione del divorzio presentata dai deputati socialisti Berenini e Borciani . ↑
- «L’Avvenire», 8 giugno 1902, n.428. ↑
- Aderiscono a questo gruppo: Giovanni Allevi, Angelica Balabanoff, Venanzio Barbetta, Tullio Bellomi, Giusto Calvi, Giuseppe Croce, Pasquale Cerulli-Irelli, Lodovico D’Aragona, Giuseppe De Nava, Luigi Dugoni, Vittorio Friederichsen, Emilio Ghezzi, Enrico Leone, Giovanni Lerda, Cesare e Guido Marangoni, Giovanni Noè, Giovanni Tarpaglieli, Elena Pensuti, Giovanni Pozzi, Attillo Re, Romolo Sabatini, Armando Sessi, Giovanni Suzzani, Luigi Uttini. ↑
- «L’Avvenire», 4 maggio 1902, n.423. ↑
- M.Lafont, The Strange Comrade Balabanoff: The Life of a Communist Rebel, Jefferson North Carolina, McFarland&Company,Inc,2016,p.41. ↑
- Cenno riservato del Prefetto dell’Aquila al Ministero degli Interni del 21 agosto 1903. ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- Leonida, Tancredi, Ebe e Teofilo, quest’ultimo chiamato così in memoria evidente del rimpianto maestro Patini. ↑
- Così il Soprefetto di Rimini ne tratteggerà i comportamenti «Frequenta soltanto persone dell’ordine e manifesta apertamente idee nazionaliste, i figli sono fascisti fin dalla prima ora». Nota del 10 aprile 1925. ASAq. Questura, cat. A8.b.100, ad nomen. Tornato infine a Carpegna, colpito da un malore all’uscita del seggio elettorale il 18 aprile 1948, Patrignani morirà il giorno seguente. ↑
- La sua produzione letteraria, consegnata a case editrici di rilievo nazionale spazierà dalla narrativa per ragazzi (L’uomo di legno e la donna di cera, contraffazione di una fiaba in quattro atti, Milano, Mondadori, 1922, Il miele di Eraclea, Firenze, Vallecchi, 1923, La madre che ha pianto: mistero tragico, Milano, L’Eclettica, 1922, La scampanellina, Milano, Mondadori, 1923, La seconda vita di Don Giovanni, Milano, Treves, 1924, Il vascello senza ancore, Bompiani, 1932,) ad articoli di critica d’arte (In Grecia con Lamartine, Firenze, Alinari, 1913, Gaetano Previati e il Divisionismo, Genova, Casa editrice nazionale, 1926, Arte retrospettiva: Giorgio Vasari nel IV° centenario della sua nascita) a traduzioni per Mondadori (Il delitto nella foresta di Ben Ames Williams, 1935, Le donne folli di Donn Byrne, 1930). ↑
- Emilio Pensuti fu un pioniere dell’aeronautica, collaborò con Gianni Caproni, come istruttore e collaudatore, alla produzione di apparecchi d’avanguardia (prima alla cascina Malpensa, poi a Vizzola Ticino). Partecipò con diverse azioni alla Prima Guerra Mondiale; cadde con il suo aereo nei pressi di Somma Lombardo nel 1918. ↑
- Il Canton Ticino ospitò, fra gli altri fuoriusciti socialisti, Angiolo Cabrini, Giuseppe Rensi, Enrico Bignami, Tito Barboni, Guido Podrecca , Nicola Barbato, Egisto Cagnoni, Giuseppe Massarenti, Libero Tancredi, Giacinto Menotti Serrati. ↑
- Nota del sottoprefetto di Gallipoli al Prefetto dell’Aquila del 20 agosto 1903. Si tratterà di una brevissima esperienza che condividerà con Alessandri, il quale dovrà rispondere del reato di diffamazione, querelato da un prete di Maglie. ↑
- Gente nuova, «Numero Unico»,10 gennaio1904. ↑
- In Karl Kautsky Papers – 4365 – Inv. Nr. 530, ARCH00712- International Insitute of Social History, Amsterdam, per gentile concessione di Antonello Dominici. ↑
- «Il partito socialista ha una propria politica anticlericale. Colla propaganda dei nostri principi elementari noi alla massa abbrutita dalla fatica e dalla miseria e inaccessibile nel momento ad ogni idealismo etico, noi facciamo rilevare l’antagonismo fra i suoi interessi materiali e quelli dei sacri manutengoli del capitalismo […] Il partito socialista completa l’opera di emancipazione col diffondere l’idea anticlericale nella sua essenza scientifica e moralmente più elevata […] E la borghesia? E’ massonica e manda i figli a scuola dai preti. Essa come classe dominante è forzatamente alleata della conservatrice per eccellenza, la chiesa […]». Il vero pericolo, «Azione Socialista»,31 gennaio 1904, a.1,n.2. ↑
- Il vero pericolo, «Azione socialista»,31 gennaio1904, n.2. ↑
- Intervento del Segretario del congresso circondariale De Pace che esprime «un voto di plauso al valoroso lottatore» invitandolo a desistere dalla remissione del mandato sin ad allora ricoperto di segretario collegiale. «Azione socialista»,27 marzo1904, n.10. ↑
- Le pubblicazioni avranno inizio il 21 maggio 1904.Nota del Prefetto di Siena al collega aquilano del 16 giugno 1904. ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- ASAq, Questura, Cat.A8, b.59. ↑
- E. Cagnoni & Co., Lugano 1906; Edizioni del viandante, Milano,1910. ↑
- Il 6 ottobre 1904. ASAq, Questura, Cat.A8, b.59 ↑
- Il nostro odio, «Su compagne», 20 giugno 1911. La Balabanoff verrà assolta e Alessandri condannato. ↑
- Le madri dei richiamati, «Su, Compagne!», 14 ottobre 1911. ↑
- Si veda al riguardo V.Nocentini, Il palcoscenico della guerra di Libia. Protagonisti, retorica, nazione, 1911-1912,Columbia University ,2013. ↑
- Assistenza profughi dall’Africa Orientale. (1942) Segnatura definitiva: b. 38, fasc. 14. http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/unita/MIUD010AD7/ ↑
- Della loro corrispondenza si conservano otto lettere dal 1949 al 1955. International institute social history Catalogue of the International Institute of Social History (IISH) Angelica Balabanoff papers, item n.105. ↑

A nome della redazione intendo ringraziare il Prof.Riccardo Lolli per il suo articolo di ampia documentazione storica, per il rigore e la dovizia di particolari, sperando, nel contempo, in una collaborazione futura.
La capacità di Lolli è quella,inoltre, di delineare, da fine biografo, la psicologia di questa coraggiosa donna!
Prof.Gabriele Gaudieri
Direttore editoriale di anankenews
Pedagogista,Didatta, Formatore.