SQUARCI DI VITA INTELLETTUALE ITALIANA A FINE XIX SECOLO CON I ”CLERICI VAGANTES PER UN SELVATICO MAGGIO IN SARDEGNA”
Lo scandalo delle Forche Caudin
Redazione- L’attività editoriale di Sommaruga a Roma non si limita soltanto a “Cronaca Bizantina”. Nel dicembre 1882 affianca Ferdinando Martini, poi divenuto ministro della Pubblica Istruzione fino al 15 dicembre del 1893, nella proprietà e direzione della “Domenica letteraria”, che l’anno successivo passa interamente nelle sue mani.
Nel marzo 1884 rileva il “Messaggero illustrato” con l’intento di assicurarsi un giornale scandalistico, come in una certa misura è anche la “Cronaca bizantina” con i suoi articoli allusivi alla vita privata di esponenti dell’alta società romana. Sommaruga tuttavia ambisce a una pubblicazione di maggiore diffusione e risonanza: un organo di pressione verso gli ambienti politici e finanziari romani e nazionali ancor più efficace di quanto non sia “Cronaca bizantina”. Decisivo, in questo senso, è l’incontro con Pietro Sbarbaro, pubblicista e professore di Filosofia del Diritto presso l’Università di Parma, destituito nel 1882 per gravi intemperanze nei confronti del ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli.
Sbarbaro ha già pubblicato presso la casa editrice Sommaruga alcuni suoi libri di carattere politico-scandalistico, tra cui Regina o Repubblica? “a cui arrise il maggior successo di vendita”, come riportato dallo stesso Sommaruga in “Cronaca bizantina” del 1941, p. 64.
Nasce così l’idea di fondare un giornale ad hoc: “Le Forche caudine” e affidarne la direzione allo stesso Sbarbaro. Il giornale è bisettimanale e il primo numero esce il 15 giugno 1884. Fin dal suo debutto si contraddistingue per i duri attacchi ai maggiori esponenti della Destra e della Sinistra trasformiste, da Marco Minghetti ad Agostino Depretis, in quel momento presidente del Consiglio, a Pasquale Stanislao Mancini, più volte ministro, e allo stesso Baccelli.
Le “Forche caudine” registrano un buon successo di pubblico con una tiratura documentata intorno alle cinquantamila copie. In seguito sono pubblicati diversi articoli, firmati in buona parte da Besana, che denunciano le gravi irregolarità del mondo bancario, in particolare della Banca Romana. Il giornale smaschera anche gli interessi personali di ministri e deputati in merito alle convenzioni ferroviarie che in quel momento sono in discussione in Parlamento. Ne consegue che il periodico diretto da Sbarbaro suscita l’attenzione del Ministero dell’Interno, che fino ad allora ha sovvenzionato Sommaruga al fine di tenerlo a freno e semina il dubbio che l’obiettivo della nuova rivista, cui dà sostegno la stessa “Cronaca bizantina”, sia quello di costituire nelle mani del suo editore Sommaruga un’arma di ricatto da spendere nei confronti delle stesse personalità chiamate in causa negli articoli, piuttosto che quello di moralizzare la vita pubblica della nazione, come si sostiene nell’editoriale del primo numero.
In seguito alla denuncia del parlamentare Augusto Pierantoni, docente di Diritto Internazionale all’Università di Roma e genero del ministro Mancini, particolarmente preso di mira da Sbarbaro, il tribunale civile e correzionale di Roma condanna in primo e secondo grado a otto mesi di prigione lo stesso Sbarbaro, il quale il 21 novembre 1884, al momento del suo arresto, riesce a fuggire.

La rivista “Le Forche caudine” però continua nella polemica, guidata di fatto da Sommaruga con l’ausilio del contumace Sbarbaro e di Besana, sebbene nominalmente la direzione passi a Vincenzo Macaluso e, dopo le dimissioni di questi, a Torquato Foschini.
Il 30 dicembre 1884 Sbarbaro viene arrestato e Sommaruga offre il giornale alla questura di Roma per la somma di 65.000 lire. A quel punto la questura avvia un’indagine a carico di Sommaruga, mentre il tribunale correzionale di Roma raccoglie inizialmente le deposizioni di Scarfoglio e di D’Annunzio, rispettivamente del 19 e del 20 gennaio 1885, a carico dell’editore, nei cui confronti il tribunale apre un procedimento penale.
Scarfoglio e d’Annunzio prendono le distanze da Sommaruga, a cui devono molto del loro successo, per sopraggiunti contrasti professionali ma soprattutto per non compromettere la loro carriera letteraria ormai in ascesa.
Alle deposizioni dei due scrittori abruzzesi si aggiungono quelle di altre personalità del mondo della finanza, dell’alta società romana e della cultura chiamate in causa dagli articoli di “Cronaca bizantina” e di “Forche caudine”.
Sommaruga, il quale nel frattempo fonda una nuova rivista, il “Nabab”, diretto da Enrico Pancrazi, il cui primo numero esce il 21 dicembre 1884, è compromesso, in quanto editore, non solo per la responsabilità degli articoli minatori, quanto anche per la sua ingerenza nelle trattative tra alcuni artisti, che hanno partecipato alle Esposizioni nazionali, e lo Stato riguardo l’acquisto delle loro opere.
Arrestato il 18 febbraio 1885, Sommaruga è condannato in primo grado il 18 settembre 1885 a sei anni di prigione, ridotti poi in appello il 22 dicembre successivo a cinque anni e sei mesi. La condanna è severa, sebbene la maggior parte dei testimoni a carico non confermino le accuse di ricatto nei loro confronti, denunciate in istruttoria.
Poi, in attesa del pronunciamento della Cassazione e ottenuta la libertà provvisoria, Sommaruga ne approfitta per fuggire dall’Italia, dopo aver liquidato i suoi giornali e ceduto la “Cronaca bizantina” al principe Maffeo Sciarra, suo ex locatore.
A favorirne la fuga all’estero sono probabilmente le stesse autorità, intenzionate a mettere in sordina i clamori della vicenda, da cui il governo esce compromesso. Il più compromesso è in particolare il segretario generale della Pubblica Istruzione Martini, costretto a dimettersi alcuni mesi dopo in seguito alla chiamata in correità di Sommaruga in relazione all’acquisto di opere d’arte da parte dello Stato.

(continua)
F.to Gabriella Toritto
