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” GUTTA CAVAT LAPIDEM (!?) ” – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  “Gutta cavat lapidem “”la goccia scava la pietra”. Sembra uno scherzo . Eppure al di là del valore di proverbio che assunse già per i Latini (si trova in Lucrezio, Tibullo, Ovidio, Seneca), per indicare l’efficacia, soprattutto dannosa, di un’azione anche lieve quando sia ripetuta e continua, questo modo di dire racchiude tutto un mondo di realtà che sembrano inattaccabili ma che soggiaciono sovente proprio ad un sottovalutato stillicidio che ne sfalda la solidità. Goccia dopo goccia l’acqua riesce a scavare, come farebbe un martello pneumatico, anche la pietra, l’elemento naturale che sembra essere il più solido di tutti. Una goccia d’acqua non è un martello pneumatico ,è una semplice goccia d’acqua che in sé non produce alcun effetto .Al massimo qualche fastidio se una goccia d’acqua per esempio ti cade in testa. Ma certamente non ti sfonda il cranio. Eppure tante gocce d’acqua messe assieme fanno un mare e soprattutto l’una dopo l’altra ,in fila indiana, lievi e silenziose, aprono voragini nella pietra. Anche se il carsismo ci insegna che la modellazione delle rocce da parte dell’acqua oltre a creare capolavori d’arte come le stalattiti e le stalagmiti nelle grotte crea anche strutture architettoniche maestose e imponenti come gli inghiottitoi sotterranei e doline . E crea un territorio calcareo di cui proprio nel nostro paese abbiamo esempi ragguardevoli .

In epoca posteriore il proverbio latino fu completato così: gutta cavat lapidem, non vi sed saepe cadendo «… non per la sua forza, ma col cadere spesso». Ecco proprio con il cadere spesso, con il continuo martellamento su un punto preciso della pietra fino a produrre una erosione che la trasforma .

Una lunga metafora per dire che la Storia a volte agisce come il carsismo . Ma soprattutto per dire che piccoli fatti anche se slegati tra loro , ma ripetuti spesso , messi sul puzzle della Storia producono quel fenomeno di erosione simile al carsismo. Voglio dire che piccoli fatti quotidiani, anche se slegati tra loro, spesso sottovalutati o considerati innocui come una goccia d’acqua in realtà riescono a scalfire e a volte a sgretolare molte conquiste della nostra vita sociale e comune , in particolare quella più importante, che è appunto la democrazia. Infatti spostano l’assicella di come considerare che cosa sia accettabile o no fino a trasformare cose definite “ inaccettabili” in una normalità che le fa diventare “ammissibili”.

La metafora della goccia che scava la pietra mi permette di introdurre in questa riflessione due argomenti di attualità che ci pongono delle domande , che interpellano la nostra responsabilità. La prima è se il fascismo nel nostro paese sia morto davvero, ossia se quella esperienza di un ventennio di dittatura sia ormai definitivamente archiviata e si siano fatti i conti con quegli avvenimenti. Il secondo è quanto sia fragile la democrazia del nostro Occidente ossia in altre parole di che vive una democrazia .

L’uso delle parole è un problema serio. Ce lo ha insegnato Tullio De Mauro che non è stato solo uno studioso della nostra lingua ma anche un intellettuale a tutto campo. A proposito dell’impegno di De Mauro il prof. Massimo Vedovelli scrive sinteticamente : “ha avuto la capacità intellettuale di vedere come la questione dell’educazione linguistica abbia una poliedrica identità: è al centro delle vicende linguistiche nazionali; presuppone questioni teoriche generali relative ai principi di funzionamento dei linguaggi e delle lingue, ovvero all’universo simbolico; e, infine,

si lega a questioni culturali che hanno specificamente caratterizzato le vicende italiane, comprese quelle della formazione e, al loro interno, la dimensione linguistica.” (1)

Un insegnamento che ci dice che l’uso delle parole che possono essere finestre o viceversa muri, è un uso valoriale perchè le parole stesse hanno un “ valore” in quanto ci mettono in relazione con il mondo, forniscono significato a ciò che viviamo e proviamo, aiutandoci a definire pensieri, azioni ed emozioni.

Ce lo ha detto anche Don Milani con i suoi alunni della Scuola di Barbiana . Don Lorenzo si chiedeva «Cosa è che divide i ricchi dai poveri?». La parola. In una lettera del 20 maggio 1956 infatti scriveva: «Ciò che manca ai miei è (…) il dominio della parola».
La divisione sta nel fatto che il contadino e l’operaio conoscono a malapena un migliaio di parole, mentre l’avvocato, il prete, il medico, il laureato, chi ha potuto studiare, conosce tra i quattro e i cinquemila vocaboli. «Dare la parola a coloro che ne sono privi e dare la parola alle coscienze che l’hanno persa».

Proprio con questo insegnamento dare la parola alle coscienze che l’hanno persa consideriamo la parola fascismo o fascista tenendo conto che questa parola è il caso di precisarlo non è il fascismo del 1919 e del 1945, altrimenti si fa una grande confusione. Anche se oggi esiste sicuramente il neofascismo in tante forme, che come dice lo storico Emilio Gentile :”Il fascismo dall’Italia non è mai sparito, come cultura e movimenti politici, e grazie alla democrazia antifascista ha potuto partecipare liberamente alle elezioni. Pertanto, non c’è stata migliore vittoria dell’antifascismo che far partecipare i fascisti alle competizioni elettorali, senza applicare la legge Scelba che vietava la ricostituzione del partito fascista.” Il che significa che “ nel 2021 è fascista chi si proclama fascista e chi afferma il primato dello Stato della nazione e della guerra, perché queste sono state le caratteristiche storiche del fascismo.” ( 2 )

A proposito dunque di questo fascismo che non è quello del 1919 e del 1945 ci siamo abituati a “sentir dire” che in realtà i singoli episodi di adunate, saluti fascisti e cose del genere che si ripetono frequentemente non sono nulla di grave . Al massimo possono essere definiti bonariamente come una “nostalgia” ( e chi non ha nostalgie?!) oppure in modo più severo come “anacronistiche” e ancora in modo più dispregiativo come “pagliacciate”. Così che queste manifestazioni, banalizzate , entrano nella quotidiana normalità in punta di piedi ma ne informano poi surrettiziamente l’atmosfera. Fino a spostare i confini di quello che è considerato “ accettabile”.

Un esempio la doppia commemorazione per i militanti neofascisti uccisi il 7 gennaio 1978 in via Acca Larenzia a Roma,una la mattina con gli esponenti politici e figure istituzionali. L’altra il pomeriggio con centinaia di persone che fanno il saluto fascista.

Ecco allora la goccia che scava la pietra che trasforma un piccolo episodio , tanti piccoli episodi ripetuti in una voragine. Con un pericolo. Sicuramente non quelli dei carri armati per le strade o l’abolizione delle libertà costituzionali ma il favorire, questo sì la mutazione di un virus quale il fascismo viene definito . Lo ricordava Luciano Canfora a Corrado Augias lunedì sera 29 gennaio 2024 nella trasmissione de La 7,”La torre di Babele” riportando una opinione di Paolo Mieli espressa in un’altra trasmissione de La 7 di qualche tempo fa .

Corrado Augias a Luciano Canfora: “Possibile che anche lei cada nella trappola di ricordare il fascismo, l’anti-fascismo. Il fascismo, quel fascismo non tornerà mai più”. “Il fascismo è un virus che si trasforma.” La risposta secca di Canfora .

Un Luciano Canfora che ha dato alle stampe per Dedalo un libricino dal significativo titolo: “ Il fascismo non è mai morto” . In questo suo libro il prof Canfora dice che “Ciclicamente rispunta una teoria autoconsolatoria che sentenzia: il fascismo è finito in un preciso giorno di 79 anni fa. Per chi abbia familiarità con i tempi lunghi della storia, questa appare però, senza eccessivo sforzo mentale, come una sciocchezza. E basterebbe del resto la cronaca del settantennio che abbiamo alle spalle per convincersi della vacuità di una tale teoria. Lo riprova inoltre quotidianamente la cronaca, che certo non ci rallegra: tanto più che – come un secolo fa – non si tratta di una questione solo italiana. Del resto, tutte le principali forze politiche del Novecento, dai cattolici ai neoliberali, passando per i socialisti, vivono, uguali e diverse, e variamente denominate, nel nuovo secolo. La partita, a quanto pare, è ancora aperta. “

Queste considerazioni e le opinioni sopra riferite unitamente alle cronache che raccontano un paese diviso tra gruppi e gruppuscoli di destra e di sinistra, un paese preda della polarizzazione ci induce a porci una domanda : ma questo paese ha fatto i conti con il suo passato storico ,ovvero con un ventennio di dittatura come lo ha fatto per esempio con la monarchia scegliendo una forma di repubblica democratica in uno storico referendum e con l’elezione dei membri dell’Assemblea costituente.

A questo proposito per esempio l’economista Emanuele Felice, professore ordinario di politica economica all’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, in un articolo su Domani del 26 aprile 2023 afferma sinteticamente che “ il 25 aprile è divisivo perché l’Italia, a differenza di altri paesi, non ha mai fatto i conti seriamente con il fascismo. Nonostante il forte movimento partigiano, e nonostante la nostra bella Costituzione, dopo la guerra è rimasta una continuità con il regime, soprattutto nei ranghi dell’amministrazione e della giustizia. Inoltre sono stati sottovalutati i crimini storici del fascismo. Anche per questi motivi, si è formato in Italia un centro-destra anomalo, alleato strutturalmente con l’estrema destra. E anche per questo il partito di Meloni ne ha potuto, oggi, prenderne la guida.

Della stessa opinione è Antonio Scurati ,autore dei tre volumi di “M” Il figlio del secolo, Bompiani : “Gli italiani non hanno fatto fino in fondo i conti con il fascismo”,opinione espressa in una puntata di Atlantide la trasmissione su La7 del compianto Purgatori . Forse perchè “Il regime cade ma il ricambio della classe dirigente non avviene. È il problema della continuità: in questo modo, negli apparati e nella vita culturale nessuno ha interesse a scavare a fondo su crimini commessi e responsabilità” come suggerisce Francesco Filippi su linchiesta.it.

Umberto de Giovannangeli intervistando Sergio Fabbrini, professore ordinario di Scienza Politica e Relazioni Internazionali e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli su Il Riformista del 30 ottobre 2022 fa la prima domanda riportando una opinione di Piero Sansonetti , ovvero : “ C’è il rischio di un ritorno fascista, in Italia? No e sì. Certo non c’è il rischio del ritorno al regime. Né allo squadrismo. Né alle violenze e ai delitti, Né all’antisemitismo. Però, nello spirito pubblico, stanno prevalendo idee e schemi che del fascismo sono figli. Sia a destra che a sinistra sia soprattutto nell’area qualunquista. Del fascismo è restata viva l’ideologia suprematista, legalista, giustizialista, illiberale, anti-garantista, classista, gerarchica. Alcune di queste tendenze le troviamo soprattutto nella destra. Altre sono alla base del qualunquismo di 5 Stelle e rischiano di tracimare in vaste zone del Pd” .

A questa domanda che è comunque già un concentrato di giudizi ed opinioni il prof Fabbrini risponde così : “Trovare una correlazione tra l’affermazione di una coalizione destra-centro nelle ultime elezioni e il centenario della Marcia su Roma mi sembra molto ardito. Il fascismo nella sua configurazione storica non è oggi all’ordine del giorno di nessuna delle democrazie europee, almeno fra i 27 Stati membri dell’Unione Europea ma il discorso vale anche per quegli Stati europei come la Gran Bretagna, la Norvegia, la Svizzera che non sono membri dell’UE. Il fascismo è la risposta ad una crisi tipica del processo di industrializzazione, di formazione dello Stato nazionale, di ritardo del nostro Stato nazionale. Da questo punto di vista io non vedo una possibilità di replica. Ciò che mi colpisce nella vicenda attuale è che la crisi del ‘900 è stata molto più lunga in Italia che in altri Paesi. “

In realtà per quanto riguarda i conti con il fascismo ci ha tentato Gianfranco Fini con la “ svolta di Fiuggi “.,un modo di legittimare il Movimento Sociale Italiano -Destra Nazionale come forza politica di governo . Questa trasformazione, operata dal segretario del partito Gianfranco Fini erede di Almirante , portò all’inizio del 1995 allo scioglimento del vecchio partito e alla nascita di Alleanza Nazionale . Tanto da poter dire che “ La destra politica non è figlia del fascismo . I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti.” . Alleanza Nazionale un partito a sua volta sciolto e confluito nel partito di Silvio Berlusconi con la triade Berlusconi ,Fini ,Casini fino alla fuoriuscita di Fini e Casini.

Un Fini che in questi ultimi anni ha sempre sollecitato Giorgia Meloni , l’attuale presidente del consiglio e leader di Fratelli d’Italia a dire apertamente che la destra italiana attuale non ha nulla a che fare con il fascismo di ieri e di oggi . In occasione del 25 aprile del 2023 Fini a In mezz’ora in più di Lucia Annunziata su Rai Tre «Spero che Giorgia Meloni colga questa occasione per dire senza ambiguità e reticenze che la destra italiana i conti con il fascismo li ha fatti fino in fondo quando è nata An». (…).

E Giorgia Meloni in realtà lo ha detto in occasione della Giornata della memoria dell’olocausto del 2024. Parlando della finalità del museo della Shoah, che nascerà a Roma, ha detto che darà “un contributo determinante affinché la malvagità del disegno criminale nazifascista e la vergogna delle leggi razziali del 1938 non cadano nell’oblio” .

La dichiarazione afferma chiaramente la responsabilità del fascismo con la deportazione degli ebrei: E’ in sostanza quello che afferma da tempo il presidente della repubblica Sergio Mattarella : “Non c’è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime , che annegare in un calderone indistinto le responsabilità o compiere superficiali operazioni di negazione o riduzione delle colpe, personali o collettive”.

Dunque se questi elementi che abbiamo estrapolato da un mosaico ben più vasto ed articolato rappresentano un percorso la strada è tracciata e chi ben comincia è a metà dell’opera. Un’opera significativa che deve permettere alla nostra democrazia costituzionale nata dalla resistenza al nazi fascismo di difendersi dallo stillicidio quotidiano “di parole e gesti” e quindi di rimanere saldamente ancorata ad un orizzonte “di pace e libertà” che sono state le due realtà sommamente negate dal fascismo .

( 1 )https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-228-4/978-88-6969-228-4-ch-02_QrGtiui.pdf

( 2) Emilio Gentile Chi è fascista .Laterza ,

Emilio Gentile (Bojano, Campobasso, 1946). Allievo di Renzo De Felice, ultimati gli studi universitari ha intrapreso sin da subito la carriera accademica. Nella sua prima significativa monografia ha analizzato il ruolo della rivista La Voce nel panorama culturale e politico dell’età giolittiana (La Voce e l’età giolittiana, 1972), per poi iniziare a studiare la nascita dell’ideologia fascista (Le origini dell’ideologia fascista, 1975) e la figura di B. Mussolini (Mussolini e La Voce, 1976). Nel corso degli anni Gentile ha approfondito in particolare le ricerche sul fascismo e ha dato alle stampe numerosi saggi sui temi della modernità, della nazione, del totalitarismo, del pensiero mitico e delle religioni della politica (tra cui si ricordano Il mito dello Stato nuovo del 1982 e Le religioni della politica del 2001). Grazie ai suoi studi ha vinto, tra gli altri, il premio Hans Sigrist dell’Università di Berna (2003) e (sulla scia del suo Italiani senza padri del 2011) l’onorificenza Renato Benedetto Fabrizi dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia (2012). Tra le sue opere più recenti: Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della grande guerra (2014); entrambe nel 2016, Il capo e la folla. La genesi della democrazia recitativa e “In democrazia il popolo è sempre sovrano” Falso!; Mussolini e Lenin (2017); nel 2018, In Italia ai tempi di Mussolini. Viaggio in compagnia di osservatori stranieri e Ascesa e declino dell’Europa nel mondo: 1898-1918; Chi è fascista (2019); nel 2020, Quando Mussolini non era il Duce e Caporali tanti, uomini nessuno. Considerato anche a livello internazionale il massimo storico italiano del fascismo, Gentile è docente di Storia Contemporanea presso La Sapienza di Roma.

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