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” PASSAGGI CRUCIALI IN UNA ESPERIENZA CLINICA DI PSICOTERAPIA DINAMICA ” -DOTT.SSA ANTONELLA FORTUNA

( Dott.ssa Antonella Fortuna, Psicologa clinica, Psicoterapeuta dinamica)

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Redazione-  L’esperienza clinica analitica suggerisce che il terapeuta non dovrebbe soltanto aiutare il paziente a modificare comportamenti o stati mentali problematici, ma anche accettare i loro limiti rendendo piu’ stabile e continuo il loro senso di se’, sviluppare la loro autostima, la capacita’ di intimità , la sensibilità morale e la consapevolezza rispetto alla soggettivita’ degli altri come distinti da se’ .

Un giovane paziente psiconauta ( ovvero che utilizza le sostanze psicotrope per favorire stati di alterata coscienza, a scopo di ricercare e sperimentare altri modi ed altri mondi), portava in terapia, da subito, un senso pervasivo di confusione interiore circa l’autostima ed i valori fondamentali, con conflitti nell’ambito delle relazioni che lo turbavano sia nella vicinanza che nella distanza.

Una condizione fusionale precedente alla separazione ( nucleo problematico in fase iniziale di terapia)in cui non riusciva a differenziare cio’ che era dentro di sé da cio’ che era fuori.

Una condizione border fissa sulla conflittualità diadica tra fusione totale ( che teme possa cancellare la sua identita’) ed il totale isolamento.

Secondariamente, vive la difficoltà nevrotica, pur avendo portato a termine il compito separazione- individuazione, dibattendosi in conflitti tra ciò che desiderava e cio’ che temeva.

La richiesta della terapia ha considerato 4 punti fondamentali nello svolgersi di questo legame terapeutico:

  • validare il drug-free,
  • comprendere i motivi di una dipendenza e dell’abuso,
  • conoscersi abbastanza profondamente fino a trovare delle nuove strategie e dei nuovi spazi.

E’ stato considerato che l’utilizzo delle psicoattive ha avuto diverse funzioni; alcune sostanze (come gli stimolanti ) hanno avuto la funzione di scarica immediata delle pulsioni ;quindi una difesa per gestire l’ ansia che gli derivava dall’ incontro soprattutto con il femminile e mantenere l’ autostima che gli derivava dall’ incontro con l’ alterità.

La dipendenza era divenuta una “strategia difensiva” proprio per evitare le sensazioni di impotenza che ascoltava durante il drug-free , mentre l’abuso un tentativo di compensare questo vuoto interiore che gli derivava dal sentirsi poco attraente , importante e dotato di valore personale.

Dunque sceglie di “ rifugiarsi e comprendersi”, attraverso “il viaggio dello psiconauta” perchè potesse vivere in un mondo immaginario dove esercitare un controllo delle istanze profonde. Cosi , l’ angoscia di frammentazione e di abbandono è stata tenuta a bada; il bisogno è stato dilazionato con continue gratificazioni fittizie e poi il deficit emotivo lo ha portato ad essere un pò anedonico e alessitimico nelle relazioni con gli altri.

E’ il caso di riconoscere nella vita del paziente, quello che Adler definisce come “la costruzione di un mondo fittizio e una fuga della realtà” in cui la carenza affettiva portata dall’ infanzia, in cui ha sperimentato il senso di inferiorità e la melanconia, lo ha poi indotto a cercare mete alte nel tentativo di compensare questa inferiorità, che poi troverebbe “un ritorno alla fusione” in una dimensione in cui non ci sono frustrazioni o senso della responsabilità.

Vivere un infanzia in cui la madre non si è presa cura del mondo emotivo e psichico che poi diventa “percezione del vuoto” , aspetto carenziale, che lui ha riempito con la dipendenza

La sostanza ha avuto quindi una funzione identitaria, di riappacificazione, tenendo a bada il senso di bassa autostima con la protezione attraverso un ruolo diverso il suo sentire.

Si tratta di una vera e propria rinuncia nevrotica con un trauma iniziale e meccanismi di difesa quali la scissione e l’ evitamento.

In tutta la narrazione troviamo aspetti dissociativi:

  • il bisogno di radicarsi, ma allo stesso tempo le rievocazioni attraverso i sogni lucidi dei viaggi attraverso le sostanze dissociative;
  • il poco radicamento alla realtà con i sogni lucidi,
  • la scelta di determinate sostanze come il ritalin per la sessualità, l’ ayahuasca per fare i viaggi astrali,
  • il passaggio in cui ha desiderato radicarsi per cui la ristrutturazione attraverso il contattatto il se autentico .

In seguito è riuscito allora a rafforzare le scelte, individuare le sue aree vitali e superare l’ anassertività, rafforzando l’ autostima ( consolidando e validando il sé, le relazioni e il mondo), poi a focalizzare bene il suo ruolo nel lavoro, ad attivare nuove relazioni mettendo a frutto le competenze attraverso il tempo libero e gli hobby per chiedersi cosa poter desiderare, quindi il passaggio dallo psiconauta all’ uomo.

Il desiderio di cambiare unitamente alla paura di abbandonare le difese sono stati elementi insiti dell’espressione della propria personalita’ ( disturbo evitante).

Cosi, il paziente si crea un legame fantastico che lo proteggesse da ansia e dolore in una magica connessione permanente di difesa da ansie e paure ( viaggio dello psiconauta).

La terapia che si sposta verso i desideri, scotomizzando le paure, ha creato una rottura della comfort zone di certezze e rassicurazioni verso i timori di doversi esporre.

Con il tempo i desideri sono aumentati verificando il godimento dei benefici nel potersi percepire in un autentico sviluppo personale.

Alcuni riferimenti bibliografici

  1. Alonso-Fernandez F. (1999). Le nuove droghe. Edizione universitaria romana. Roma
  2. American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental disorder, 4th edition.

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