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“LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO” – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Scrive Tomaso Montanari  in Istruzioni per I’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà, minimum fax, Roma 2014, pp. 46-48  : “Nel patrimonio culturale è infatti visibile la concatenazione di tutte le generazioni: non solo il legame con un passato glorioso e legittimante, ma anche con un futuro lontano, «finché non si spenga la luna»1. Sostare nel Pantheon, a Roma, non vuol dire solo occupare lo stesso spazio fisico che un giorno fu occupato, poniamo, da

Adriano, Carlo Magno o Velázquez, o respirare a pochi metri dalle spoglie di Raffaello. Vuol dire anche immaginare i sentimenti, i pensieri, le speranze dei miei figli, e dei figli dei miei figli, e di un’umanità che non conosceremo, ma i cui passi calpesteranno le stesse pietre, e i cui occhi saranno riempiti dalle stesse forme e dagli stessi colori. Ma significa anche diventare consapevoli del fatto che tutto ciò succederà solo in quanto le nostre scelte lo permetteranno”

 

E ancora di seguito :È per questo che ciò che oggi chiamiamo patrimonio culturale è uno dei più potenti serbatoi di futuro, ma anche  uno dei più terribili banchi di prova, che l’umanità abbia mai saputo creare. Va molto di moda, oggi, citare l’ispirata (e vagamente deresponsabilizzante) sentenza di Dostoevskij per cui «la bellezza salverà il mondo»: ma, come ammonisce Salvatore Settis, «la bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza».

 

E allora chi salverà la bellezza?  Poi,  in fondo, che cos’è la bellezza?. Per i greci era armonia e coincidenza con il bene (kalokagathía). Platone la definiva un’idea assoluta, mentre per Kant il giudizio estetico è un piacere disinteressato e universale, colto intuitivamente.Un ‘idea  che è andata  cambiando nel corso dei secoli secondo canoni  determinati dai contesti storici, sociali e politici fino ad oggi . Quando ognuno di noi ha la sua idea di bellezza soprattutto in un paese  straordinario grazie a un patrimonio immenso che unisce capolavori storici unici, paesaggi naturali  e  cultura millenaria.

Ponevo l’interrogativo chi salverà la bellezza  minacciata  su più fronti  e in qualche modo  anche  la risposta: saremo noi a salvare la bellezza  se lo vorremo, se ne saremo capaci.

Tra di noi però sembra ci sia qualcuno già candidato a questa opera di difesa, quindi salvaguardia, valorizzazione . Mi riferisco a Brunello Cucinelli  stando ad alcune sue  iniziative concrete  .Tra le quali la ristrutturazione, una vera e propria trasformazione,  del  borgo medievale di Solomeo  in Umbria fondendo il recupero architettonico con un modello di  capitalismo umanistico , incarnando  un’idea di armonia tra etica, profitto e rispetto per la terra.  Con una ulteriore iniziativa sempre in questo campo:  la ricostruzione di Castelluccio di Norcia, il borgo nel cuore del Parco dei Monti Sibillini , in provincia di Perugia ,devastato dal terremoto del 2016.  Il progetto presentato a Milano nel 2023 ,curato dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, ha donato  un’idea per la ricostruzione del  borgo sulla falsariga di quanto già realizzato per Solomeo .

M aoprattutto per  le  idee chiare che si  evincono da  alcune  sue lettere .

Tre lettere: una agli uomini e alle donne “sapienti”, una ai giovani, una alla propria anima  e una quarta   agli azionisti della sua impresa , raccontano l’utopia  di Brunello  Cucinelli. Una utopia  che non è poi del tutto tale perchè l’imprenditore  umbro ,illuminato umanista , filosofo, studioso con una concezione della vita mutuata dai pensieri di Marco Aurelio, Socrate, Seneca, Aristotele e poi San Benedetto e Francesco d’Assisi, ma anche Adriano Olivetti, è oggi a capo di un gruppo  che ha chiuso  il bilancio 2025 con ricavi record  pari a 1,408 miliardi di euro, registrando una crescita dell’11,5%  rispetto all’anno precedente.

Un’azienda  che   si occupa di moda e in particolare di capi di abbigliamento in cashmere, tanto che lo stesso Cucinelli è stato insignito di un titolo regale , quello appunto di  “re del cashmere“. Una fibra tessile naturale pregiata  ricavata dal sottovello della capra hircus  che vive  nella regione asiatica del  Kashmir ,da cui prende il nome . I principali mercati esteri sono  Francia, Germania e Spagna. Oltre ai capi in questo tessuto sui mercati vengono proposte collezioni  molto ampie  gradite per  la qualità dei prodotti , come look sportivi  che  rappresentano eccellenze  in questo campo grazie anche al riflesso  della cultura italiana che Cucinelli veicola con i prodotti della sua azienda .La distribuzione, inoltre, vanta una rete modesta ma ben controllata, con circa 1000 boutique e 50 negozi monomarca presenti anche a Parigi, New York e in Costa Azzurra.

Un’azienda il cui capo scrive  così agli azionisti : “«Abbiamo cercato di rimanere coerenti con i principi che hanno reso possibile la diffusione della nostra cultura aziendale in tutto il mondo: la selezione delle materie prime di altissima qualità è il punto di partenza per la produzione di manufatti unici, frutto del sapere della tradizione artigianale e di una ricerca creativa contemporanea, che si nutre dell’amore per la nostra terra, per la cultura italiana e per l’universale ideale della bellezza.

Un imprenditore umanista che ha regalato alle sue due figlie e ai nipoti una biblioteca di mille libri cadauno perchè appunto  la parola dei grandi del passato permette di affrontare  un  percorso di vita  per dare un contributo concreto al miglioramento della condizione umana .

Un  imprenditore ma anche un uomo alla ricerca della bellezza  che  è la stessa che alcuni secoli fa cercarono gli umanisti del Rinascimento ,un momento della vita del nostro paese e della nostra cultura caro a Brunello  Cucinelli che ne esalta i valori proprio  quando scrive per esempio ai giovani  in una delle lettere che abbiamo preso in considerazione..

Una bellezza che per Brunello  Cucinelli diventa moralità perchè la sua azienda  si nutre dell’amore per la terra umbra, per la cultura italiana e per l’universale ideale della bellezza e per il rispetto della dignità umana.

Soprattutto della dignità umana e della dignità del lavoro  come egli stesso afferma : “ Nella mia vita ho sempre desiderato porre l’etica e il rispetto della dignità umana fra gli ideali più alti, e da tale aspirazione ho cercato di generare la mia attività di imprenditore del Cashmere, attento per quanto ho potuto a produrre senza provocare danni al Creato, a mantenere costante l’armonia tra il profitto e il dono Appassionato di filosofia, ebbi conferma, leggendo Kierkegaard, che le persone umane sono al tempo stesso singole e universali, e questo è per me un grande valore.” Una posizione dunque completamente in linea con gli umanisti di una volta .E’ in sostanza quello che fa Brunello Cucinelli  ,imprenditore e umanista. Che quindi è anche uomo  delle “ lettere” . Le scrive agli uomini e alle donne, ai suoi azionisti , ai giovani .

Giovani come «future sentinelle dell’umanità»: è con questo titolo che si apre la lettera ai giovani. «Vi amo profondamente, e tutti vi vedo con occhi di padre e di uomo che pensa sempre con l’animo volto verso l’avvenire – scrive Cucinelli -. Siete per me come il sale della terra, adulti e sentinelle del domani, meritevoli, come ogni altro essere umano, di vivere perseguendo la felicità. I vostri occhi sono luminosi e pieni di una grande energia: vi riconosco sempre qualcosa che va dalla gioia, alla speranza, e in parte, a volte, anche alla delusione. Il fluido che promana dai vostri occhi è così vitale che, anche quando mi trovo in circostanze di lavoro, d’istinto, sul momento, lascio la forma solita per l’insolita, e vi parlo con la semplicità che unisce fratello a fratello». .«Non ero molto diverso da voi, alla vostra età. Oggi sono un uomo che ha seguito il suo sogno speciale, una persona che infine ha dato corpo al desiderio antico, nato dagli occhi lucidi di mio padre offeso sul lavoro, il sogno di vivere umanisticamente verso di sé e verso gli altri – prosegue l’imprenditore umbro -. Questo, penso spesso, rende nobile la mia intenzione. Perciò a volte, quando siamo insieme in qualche occasione pubblica, con gli occhi fissi nei vostri, senza lasciarli mai per tutto il tempo, mi piace parlarvi della mia vita, di come oggi vedo la mia povertà infantile quale dono e non quale condanna, di come in quella povertà non mancasse nulla, né cibo né, soprattutto, felicità, e questa felicità, che era vera ricchezza, ogni giorno la ritrovavo nella bellezza della natura: le albe bianche come i gigli, i cieli sfolgoranti di azzurro e di rosso, il primo sole che asciugava pian piano la rugiada d’argento, la musica mormorante della pioggia nel bosco, il nobile corteo delle stagioni».«Spesso vi racconto di come la ricchezza non sia, come può sembrare, un peso leggero da sopportare, e solo se la si sa trasformare in dono è accettabile per l’uomo giusto. Potreste incontrare nella vita il dolore, purtroppo, come un nemico insidioso che aspetta ciascuno nascosto nel domani. Ma al tempo stesso il dolore, come insegnano tanti sapienti antichi, è un dono, e come disse in particolare Oscar Wilde, che lo ebbe come compagno per oltre due anni nel carcere di Reading, «è il più sensibile di tutte le cose create».Vi parlo, commosso dalla vostra gioventù, dell’utilità di uno sguardo giusto sul mondo. Se non saprete guardare lontano non troverete molte ragioni per una vita vera. Ma lo sguardo è il viatico di ogni vita durevolmente felice, ed è tra i doni più preziosi che abbiamo ricevuto dall’umanità. Lo sapeva Leon Battista Alberti, che aveva fatto dell’occhio alato il suo blasone d’artista. Lo sguardo è fatto per andare lontano, il più lontano possibile, fisso sull’orizzonte, come quello di Alessandro Magno ancora bambino, quando trascorreva lunghe ore sulla riva del mare con gli occhi rivolti all’infinito, e con il cuore lanciato oltre la tremula linea azzurra che separa il cielo dall’acqua, immaginava quelle terre che presto avrebbe conquistato per unire le più grandi culture del mondo allora conosciuto», prosegue la lettera  «Amate l’arte, amate la bellezza, perché in esse è la verità che unisce l’anima al mondo reale – suggerisce -. Fuggite l’ira, che ingombra le vie dell’anima e impedisce al cielo di soffiare i suoi incanti su di essa. Fino ad oggi, anche per nostra colpa di genitori che vi abbiamo trasmesso l’idea del lavoro quasi come punizione per non aver studiato, avete avuto una vita a volte leggermente offuscata nella speranza. Questo è il momento di incamminarsi verso una visione nuova: non è facile possedere la propria anima, ma voi siate fra quelli che lo sanno fare. Allora, quando vi commuoverete per i petali fiammanti di un papavero o per l’odore di un frutto maturo attorno al quale ronzano le api, quando il vento, che soffia a suo capriccio, vi sembrerà come un Mercurio annunciatore di terre lontane, e il suo passaggio sarà la musica più dolce, allora sarete nello stato beato della speranza e del mondo luccicante che vi attende». «Leggete i libri – indica ancora Cucinelli, che sta dando vita alla sua Biblioteca nel borgo di Solomeo, sede dell’azienda – . Come pensava l’Imperatore Adriano fondare biblioteche è come costruire granai pubblici. Non serve sempre studiare tutto; se il libro è un libro vero, di quelli dove chi ha vissuto con spirito umano racconta la sua verità con parole semplici, o di quelli che contengono la saggezza di popoli antichi, apritelo a caso, ogni singola mattina della vostra bella gioventù e poi per tutta la vostra bella vita, e leggete al massimo dodici righe di quelle che vi capiteranno sotto agli occhi. È un delizioso e proficuo modo di iniziare la giornata, e non dimenticate che accanto all’intelligenza dello studio vi è sempre l’intelligenza dell’anima».«Non abbiate mai troppa paura dei vostri errori, che sono errori di tutti, perché è dalle cadute che si riparte per la grandezza; non vi vergognate di piangere, perché, come disse una volta il grande pilota automobilistico Ayrton Senna, le lacrime sono la benzina dell’anima. Ricordate che un solo gesto nobile riscatta più di uno sbaglio. Non sentitevi mai migliori di altri, perché in tutti noi vi è sempre posto per le grandi idee. Siate ben disposti verso il prossimo, negli affetti famigliari, nello studio, nel lavoro, nella vostra vita sentimentale, perché se rimarrete troppo concentrati su voi stessi la strada giusta rimarrà incerta. La felicità non sta tanto nel possedere la cosa amata, ma nell’amare quanto è degno di amore. Che il Creato ci protegga!», conclude la lettera.

Ai saggi dell’umanità invece scrive : “ Donne e uomini che con umanità e saggezza avete la responsabilità dei destini del Creato, a voi è noto che nei giorni e nei passaggi difficili che durano da un tempo non più breve, qualcosa, come un doloroso destino, è divenuto ormai a noi abituale compagno di viaggio. Da due anni si aggira per il mondo un virus che, come un maligno Proteo, ha mille vite e forme nuove, e come le onde di un mare scuro ora si ritira in una bassa marea ora rimonta, silenziosamente, metro dopo metro, rubandoci, insieme alla sempre rinnovata speranza, spesso anche la vita. A voi è noto che lo scorso anno ci sembrò a volte di aver lasciato alle spalle questa realtà che cercavamo di ignorare, fingevamo di trascurare, ma che per così dire entrava in ogni discorso, pervadeva la mente nel momento serale del sonno, diveniva l’ospite importuno della nostra mente in ogni singolo momento della giornata, ci ha negato la felicità consueta di vivere insieme con la famiglia e di condurre il lavoro e la gioia di essere in armonia con la natura.

I paesaggi che hanno accarezzato la mia anima, lungo la bella infanzia trascorsa tra i campi, insieme e dentro al Creato, abbracciati dalla Madre Terra, quei paesaggi incantatati mi sembrano oggi così lontani! La natura si rinnova e rinnovandosi si fortifica, e così per noi, il rito è il fondamento stesso della storia, una storia di bellezza. Quante notti, da ragazzo, andavo alla finestra, e la luna, come se stesse lì ad attendermi, brillava fresca e luminosa, e sognavo quello che era nel cielo e oltre l’orizzonte. Il cielo ha una grande responsabilità, e intanto noi si attende la vecchiezza, per poter rievocare ai nipoti i propri ricordi, non come noiose sentenze senili, ma come utili ricordi di una gioventù dove la nostra persona e la natura erano così vicine da sembrare una cosa sola. Oggi il sonno della ragione ha destato un antico demone, ed è la guerra, che Tolstoj, nella sua grandezza, considerava un “evento contrario alla ragione e alla natura umana”. Questa brutta anima del mondo fa di nuovo capolino con tutta la desolazione materiale e spirituale che le è congenita, e per questo il fardello che portiamo sulle spalle si appesantisce ulteriormente. Però Sant’Agostino pregava: “O Dio, grazie di inviarmi il dolore come maestro”. I dolori ci rendono più forti, ci riportano ai valori essenziali, ci uniscono di più tra noi. Questo Creato, del quale percepiamo il silenzioso linguaggio universale, ci dice ancora che la vita è tutta dinanzi a noi, per un tempo infinito. Sappiamo, come umane creature, che anche la più povera delle persone è sempre tale, e porta il nome di sorella e fratello che vivono insieme aiutandosi l’un l’altro, e poi tutti insieme, come in un immenso abbraccio universale; è lungo tale strada che si arriverà alla pace. Noi ci attendiamo che dalla vostra saggezza vengano le risposte perché tutto questo diventi attuale per l’intera umanità.

Ricordava Hafez, un poeta mistico persiano del XIV secolo, che noi possiamo ricostruire un mondo diverso e una nuova umanità. Questo è quello in cui crediamo, l’insegnamento di una vita, per noi e per tutti gli uomini, è una cosa che voi saggi sapete. Il cielo, le stelle, il Creato sono l’origine della nostra essenza e la loro consistenza è perenne e non contingente. A volte, come nella congiuntura dei nostri giorni, potrebbe apparire meno chiara questa realtà, potrebbe venir meno la forza del coraggio di credere, ma proprio per questo, come pensava l’imperatore Marco Aurelio, dobbiamo essere in accordo con ogni nota della divina armonia del Creato, ed esso “ci accorderà buone visioni”.E mi rivolgo a voi, donne e uomini custodi pro-tempore che reggete i destini del mondo, perché sembra proprio questo il momento di un contratto, di un nuovo contratto sociale esteso non a singole parti, ma al Creato nel suo complesso. Si può credere che sia difficile riconoscere la strada da seguire, ma basta fissare lo sguardo lontano, diritto dinanzi a sé. Allora vedremo chiaramente, e sapremo quali leggi scrivere sulle tavole di una nuova alleanza con l’universo. Quando nuovamente torneremo a sentire la solennità del silenzio, la bellezza di un campo arato, nero e ferace, la tenerezza delle gocce di vapore delle nebbie, il vento che fa danzare le nuvole, quando infine saremo tornati figli amorevoli del pianeta che ci ospita, allora sapremo di nuovo rispettarlo, e usciti dai recinti del dolore, avremo dinanzi a noi l’infinita e sterminata vita nuova. È a voi che ci rivolgiamo, alle risposte che darete, perché queste aspettative, questi sogni, queste visioni diventino la vita nuova dell’Umanità.Le vie dell’anima sono sgombre, e lasciano passare il soffio del cielo che ritorna azzurro”.

Infine lettera alla mia anima . “Oggi, come un anno fa, al ritorno delle rondini, il mio sguardo, in questa mia amata Solomeo, si alza verso i loro volteggi e il loro garrire; adesso il cuore è ancora addolorato come in quel tempo, gravoso, della pandemia, che allora metteva paura, e oggi mi pare in declino.

Ma oggi, ancora una volta, gli uomini si sono levati contro gli uomini, e mi sembra impossibile che questo avvenga oltraggiando la nostra umanità. Penso che qualcosa nel mondo stia cercando di sopraffare i valori della fratellanza e della solidarietà, però sono convinto che questo tempo del dolore non avrà durata lunga, perché tutti sapremo come tornare verso la luce, guidati dagli uomini savi che governano il mondo.

A loro mi rivolgo, come semplice uomo e come fratello, con lo spirito di Francesco d’Assisi, mio padre ispiratore, genio dei rapporti umani e del dialogo; verso di loro elevo il voto del mio animo, come la voce di tanti altri nel mondo, affinché la discordia ceda il posto alla concordia.

Io so che le generazioni future ci giudicheranno sulla misura di quanto sappiamo costruire, e non ameranno le nostre distruzioni, perché dietro ad ogni edificio, ad ogni strada, ad ogni albero, ad ogni officina vi è la forza, la passione, il lavoro di tanti anni e di tante volontà che non possono sparire con la materia, ma continuano a vivere. Saranno i bambini a svegliarci, con la loro innocenza, la loro semplicità, la loro gioia, con la forza che cresce nei piccoli cuori per arrivare un domani ad essere loro a governare il mondo, perché il mondo è cambiato, e credo che le guerre abbiano perso ogni significato se mai ne abbiano avuto uno.

Solo così la ricchezza, quella ricchezza che dal Creato possiamo ricevere in dono senza suo danno né danno di alcuno, può diventare patrimonio di tutti. È questa la voce che vorrei giungesse verso coloro che oggi governano il Creato, perché guardino al futuro senza mai dimenticare l’eternità dei valori umani, che sono il lavoro, la famiglia, la spiritualità di qualsiasi religione, anche quella di chi non crede.

Siamo custodi di un’eredità che ha saputo tante volte rinascere dalle proprie ceneri, ma dobbiamo fare tesoro di questa esperienza, per diventare custodi previdenti e premurosi in grado di salvare il mondo prima che diventi nuovamente cenere.

Le nostre diverse abitudini di popoli lontani, il nostro comune retaggio umano, son tutte cose che attirano e non separano, perché proprio con la diversità creano vita nuova senza che le singole identità vengano meno. La guerra, spesso, è figlia della paura, e ha paura, a volte, anche chi governa. Oggi il mondo è più vicino che mai, e fino ad oggi non si è mai verificata una circostanza che ci offra la possibilità di amarci nelle nostre alterne costumanze.

Se oltre ai popoli anche i savi governanti della terra si convinceranno che le stirpi diverse possono vivere una accanto all’altra perché non vi è una terra di qualcuno, ma la terra è madre di tutti, sono certo che quel futuro radioso nel quale credo è ormai così vicino che basta tendere la mano per farlo diventare realtà viva e duratura.Non so quale lingua parli Dio, ma a tutti i cuori dice la stessa parola: amatevi.Solomeo, 17 marzo 2022

Un candidato dunque a salvare la bellezza Bruno Cucinelli con idee ma anche con fatti concreti. Ma non è il solo . Mi limito a ricordare qui un altro cantore della bellezza  con i fatti, con le sue realizzazioni grafiche:  Franco Maria Ricci. Un catalogo di opere dedicate alla bellezza, alla conoscenza e alla scoperta. Libri che trasformano ogni pagina in un viaggio attraverso arte e cultura. Un protagonista di cui ho parlato su queste pagine e di cui tornerò a scrivere.Per non parlare  di un un giovane storico dell’arte, che si chiamava Pasquale Rotondi (Arpino 1909 – Roma 1991) che  sotto gli occhi dei nazisti riuscì a mettere in salvo circa diecimila opere d’arte . Ma anche di questo ne riparleremo.

 I testi delle lettere sono tratti dal sito

 https://www.brunellocucinelli.com/it/thoughts/letter-to-the-youth-for-a-humanistic-revolution.html)

https://www.brunellocucinelli.com/it/thoughts/letter-to-the-sages-of-humanity.html

https://www.brunellocucinelli.ai/map/it/letter-to-my-soul

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