NONNO PERDONALI PERCHE’ “NON SANNO QUELLO CHE FANNO “- DI VALTER MARCONE
Redazione- “Comunisti, socialisti, liberali, diverse ideologie unite da un unico credo repubblicano e antifascista, rifiutaste di giurare fedeltà al Re. Nella tua amata Sulmona, medaglia d’argento al valore militare per l’intensa attività nella lotta partigiana, nell’Aula Consiliare che ti ha visto insignito del Sigillo d’Oro e dove la città ti ha salutato per l’ultima volta, domani verrà accolto “sua altezza reale” Emanuele Filiberto.Nonno perdonali, perché non sanno quello che fanno”
E il messaggio che Daniele Di Mascio,nipote di Gilberto Malvestuto, sottotenente della Brigata Maiella e protagonista della Liberazione, affida ai social il giorno prima dell’annunciata visita “istituzionale” a Sulmona di Emanuele Filiberto di Savoia . Un messaggio carico di significato storico e civile. Daniele di Mascio affida alla memoria di Gilberto Malvestuto , suo nonno, non una polemica , come quella sul carattere istituzionale o meno dell’accoglienza,ma un richiamo all’eredità morale di una città che molto ha dato alla lotta partigiana sia come uomini che come impegno alla conservazione della memoria storica.
Nel marzo 1945 la Terza Armata dell’esercito statunitense comandata dal Generale Patton invade la Germania. L’11 Aprile seguente viene liberato e aperto il campo di sterminio di Buchenwald , vicino all’ex capitale Weimar, Con l’Armata entra nel campo Margaret Bourke White una fotografa divenuta famosa come corrispondente di guerra per avere accompagnato armate americane su vari terreni di guerra .
Negli anni 1930 – 31 – 32 fu la prima fotoreporter ad avere il visto per l’ingresso in Unione Sovietica per documentare il piano quinquennale.
Il suo reportage sulla liberazione di Buchenwald poi pubblicato nel volume “Dear Fatherland”,Rest Quietly (1946) che faceva vedere gli scheletri nei crematori ,i cadaveri nudi, fu uno dei documenti dell’istruttoria del processo di Norimberga.
Ebbene il generale Patton ordinò che mille cittadini della vicina città di Weimar fossero portate nel campo di sterminio per vedere le atrocità commesse dai nazisti. Anche in questo caso Burt White fotografa la reazione dei visitatori.
Molti dei quali continuavano a ripetere “Noi non sapevamo”.Ora ho ricordato questo atroce episodio proprio per questo fatto, quello che lo contraddistingue “ Noi non sapevamo” e ho voluto mettere l’accento su quel “ Noi non sapevamo” perché la storia sembra ripetersi .
Mi riferisco alla spropositata reazione da parte di Israele nei confronti della popolazione palestinese di Gaza all’indomani dell’attacco da parte di Hamas che ha fatto migliaia di morti e prigionieri .Ma mi riferisco anche a molte altre realtà del nostro pianeta per fatti e contesti che sembrano essere ignorati ma soprattuutto di cui non si ha memoria. Una mancanza di memoria, una perdita della memoria come accade certo su scala microscopica e quasi “ macchiettistica” a Sulmona.
La cronaca di domenica 12 luglio 2026 racconta la visita di Emanuele Filiberto di Savoia nella patria di Ovidio in modo curioso e colorito perchè dopo una inziale contestazione da parte di alcuni dimostranti davanti Palazzo S. Francesco , sede del Comune, con un botta e risposta di contestazione allo stesso Sindaco in persona,e un tentativo di occupazione della Sala Consiliare , Emanule Filiberto ha avuto un bagno di folla nella naturale passerella di Corso Ovidio fino a dei selfie con gli stessi contestori che lo avevano accolto al suo arrivo.
Il principe da Casa Savoia accetta di posare con loro solo dopo aver ribadito fermamente: “Questa non è una visita istituzionale”. Poi, indicando i cartelli dei manifestanti, esclama: “Viva la Repubblica, lo dico anche io, sono per la repubblica!”.
Dopo aver visitato il Teatro Comunale “ M Caniglia” e il Museo Ovidio malgrado la conferenza stampa prevista in programma fosse annullata il principe decide di concedersi spontaneamente alle domande dei cronisti presenti per tracciare un bilancio: “Un bilancio bellissimo. Ho visitato una bellissima città e sono molto felice… Trovo anche normale che queste gentili persone manifestino le loro opinioni, le rispetto”. Spiega inoltre che la vera ragione del suo viaggio in Abruzzo è legata a una cena di beneficenza degli Ordini Dinastici per sostenere l’istituto “Casa Madre Ester” di Suor Pina, che accoglie bambini in difficoltà.
“È ipotizzabile un ritorno della monarchia?”, chiede un cronista. “Oggi l’Italia è una Repubblica e io la rispetto. Quello che mi dispiace è vedere associata la monarchia al fascismo” risponde il principe.
E poi ancora un botta e risposta :
“Il Re ha firmato tutte le leggi fasciste di Mussolini! Ha firmato le leggi razziali del 1938! Il Re è complice del fascismo!”.
“Le leggi razziali sono la più grande vergogna che ci sia stata e io l’ho sempre condannata, guardi i documenti dal 2003 quando sono tornato… Io sono antifascista”.
“La portano a vedere la centrale SNAM? Perché non visita il Campo 78 dove ci sono stati i prigionieri? Si ricordi che Sulmona è antifascista e antimonarchica!”.
“In bocca al lupo per tutto, vi voglio bene”,
26 aprile 1945: la Giunta municipale di Sulmona delibera di cancellare i Savoia dalla toponomastica cittadina. Viale Umberto I si intitola a Roosevelt, viale Regina Margherita a Giacomo Matteotti, piazzale Vittorio Emanuele II a Carlo Tresca, piazza Principe di Piemonte a don Giovanni Minzoni.
Menetre il re Vittorio Emanuele III scappava da Roma all’alba del 9 settembre 1943 insieme al governo Badoglio fino a Pescara per via terra e poi dal porto di Brindisi lasciando senza ordini lo stesso esercito italiano , Sulmona veniva bombardata pesantemente . Il primo e più devastante bombardamento alleato su Sulmona ci fu il 27 agosto 1943. Le squadriglie aeree presero di mira la stazione ferroviaria un nodo logistico cruciale per le truppe tedesche e le forze dell’Asse. Il bombardamento provocò la morte di oltre 100 civili (le fonti storiche oscillano tra le 104 e le 150 vittime) e centinaia di feriti. All’inizio del 1944 altri raid colpirono la città il 19 gennaio e il 3 febbraio . Fino a quello del 30 maggio 1944 con obiettivo il centro storico e la piazza del mercato
Proprio il 30 maggio 1944 i tedeschi sono sul punto di abbandonare Sulmona; stanno organizzando la ritirata. E’ un martedì. Più di 70 ufficiali, dei reparti dislocati nei centri a ridosso della linea Gustav, sono riuniti nel ristorante Italia, in piazza 20 Settembre. Gli alleati appresero di questa riunione a cui presienzava il feldmaresciallo Albert Kesserling, uno degli uomini più vicini ad Hitler e nel tentativo di eliminarlo bombardarono e mitragliarono il centro storico della città .Bombe e schegge di bombe , proiettili di mitragliatrici spargonol la morte tra i passanti in Corso Ovidio all’altezza del quadrivio dove fa angolo il Palazzo pretorio ,poche decine di metri da Piazza XX Settembre dove nell’edificio di Giovanni dalle Palle veneziano è ubicato il ristorante Italia sede della riunione degli ufficiali tedeschi. Poi il mitragliamento e il bombardamento si sposta a piazza del Carmine e scende giù , tra le bancarelle di piazza Garibaldi che – si dirà in seguito –i piloti avevano scambiato dall’alto per un accampamento tedesco. Il bilancio della carneficina è di 52 civili morti e centinaia di feriti . Tutti civili . Fino a pochi anni fa, le tracce dei proiettili erano visibili ancora sulla facciata dei palazzi di piazza Garibaldi come per esempio Palazzo Celidonio .
Hai voglia a dire da parte di Emanuele Filiberto “ Viva la costituzione repubblicana “ e “ sono antifascista e mi dispiace vedere associata la monarchia al fascismo . Vittorio Emanuele III ha avuto almeno tre responsabilità .La prima , quella di non aver voluto che le camice nere in marcia su Roma fossero fermate dall’esercito, la seconda la firma delle leggi antirazziali, la terza la fuga il giorno dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. E non è certamente poco.
A differenza per esempio del re di Spagna Juan Carlos di Borbone che assunse le funzioni provvisorie di capo dello Stato il 30 ottobre 1975 e dopo la morte di Franco, il 22 novembre, fu proclamato re di Spagna.In quella veste il suo comportamento fu decisivo durante la transizione spagnola che portò al ripristino della democrazia . Nel 1981 il sovrano si dimostrò decisivo nello sventare un colpo di stato ad opera di elementi della Guardia Civil e dell’esercito guidati dal colonnello Antonio Tejero Molina . A mezzanotte tra il 23 e il 24 febbraio 1981 il sovrano apparso in tv in divisa di Capitano Generale pronunciò un famoso discorso per riguadagnare la fedeltà alla democrazia delle forze armate.
Sulmona e la resistenza. La storia di Sulmona e della Resistenza è legata indissolubilmente al concetto di “Resistenza umanitaria”. Tra il 1943 e il 1944, la popolazione della Valle Peligna si distinse non solo per la lotta armata partigiana, ma soprattutto per una straordinaria rete spontanea di solidarietà e accoglienza a favore dei prigionieri alleati in fuga .Nella frazione sulmonese di Fonte d’Amore sorgeva il Campo di concentramento n. 78, che arrivò a ospitare oltre tremila prigionieri di guerra alleati (soprattutto britannici). Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, le guardie italiane abbandonarono il presidio e migliaia di detenuti fuggirono per evitare la cattura da parte dei nazisti. Dopo quella fuga i tedeschi cannoneggiarono il monte Morrone,dove pensavano si fossero nascosti i fuggiaschi ,distruggendo S, Onofrio l’eremo di Pietro Celestino che fu poi ricostruito per l’impegno del maestro Giuseppe Giampietro.
Di quell’attività partigiana di assistenza ai prigionieri fuggiti rimane il racconto e la memoria nelle iniziative del “ Sentiero della liberttà” ad opera di Mario Setta degli studenti e insegnanti del Liceo Scientifico e del Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi . Per fuggire verso il territorio già liberato dagli Alleati (a sud della Linea Gustav), i prigionieri dovevano scalare la Maiella attraverso il valico del Guado di Coccia. .Tra loro, William Simpson, John Furman, Joseph Pollak, che scriveranno nelle loro autobiografia la storia di questi viaggi. In particolare Sam Derry, che diventerà il braccio destro di Mons. O’Flahertyche, con la Rome Organization, salverà oltre tremila persone tra prigionieri alleati ed ebrei. Tra i protagonisti di questa pagina della storia della città vanno ricordate le esemplari figure di Carlo Autiero con il fratello Oscar Mario Scocco, Roberto Cicerone, Vincenzo Pistilli e Mario Di Cesare. Iride Imperoli Colaprete, Giuseppe Bolino e le vittime dell’eccidio di Piazzale del Cimitero (20 ottobre 1943) dove i nazisti fucilarono 4 civili. Le vittime si chiamavano Antonio e Giuseppe D’Eliseo, Giuseppe De Simone e Antonio Taddei. I tedeschi li catturarono perché aiutavano i prigionieri alleati fuggiti dal campo di Fonte D’Amore .Oscar Fuà morto a soli 17 anni combattendo per la libertà.tra le file della Brigata Maiella e Amleto Contucci che perse la vita durante una delle battaglie più importanti per la liberazione delle Marche. la Battaglia di Montecarotto.
Sulmona mantenne un legame strettissimo anche con la Resistenza militare attraverso il supporto e l’arruolamento di molti giovani nella Brigata Maiella decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, che operò al fianco degli eserciti regolari alleati fino alla liberazione di Bologna e del nord Italia . Un contributo quello alla lotta di liberazione che guadagnò al nostro paese la rivincita morale materiale sugli orrori commessi dai nazifascisti. Una rivincita che soprattutto si esprime nella nostra costituzione repubblicana scritta dagli italiani e non dettata dagli alleati come avvenne per quella tedesca e giapponese.
Attualmente ci sono 43 monarchie nel mondo. In particolare, 15 di questi regni hanno per capo di Stato il re del Regno Unito in quanto membri del Commonwealth.
Re e Regine non sono solo un ricordo del passato: ancora oggi molti Paesi hanno una propria monarchia, che però negli anni ha cambiato forme e ha subito modifiche . Ad esempio sono ben poche oggi le monarchie assolute; predominano invece quelle parlamentari. In calo anche le monarchie costituzionali. Con particolarità normative. Per esempio nel caso del Belgio una monarchia iniziata nel 1831 , di tipo parlamentare, non vede un immediato passaggio al potere in caso di morte del predecessore: il nuovo Re viene eletto solo in seguito al giuramento costituzionale. La monarchia belga è sempre stata conforme ai principi della rivoluzione liberale.
Anche nel Regno Unito la forma di governo è la : Monarchia Parlamentare costitutiva .Attualmente il sovrano è Carlo III di un regno iniziato nel 927. La Danimarca è una Monarchia Parlamentare Nome del sovrano: Margherita II Anno in cui è iniziata la monarchia: 933 Lussemburgo Forma di governo: Monarchia parlamentare (Granducato) Nome del sovrano: Enrico Anno in cui è iniziata la monarchia: 963 .Norvegia Forma di governo: Monarchia Parlamentare Nome del sovrano: Harald V Anno in cui è iniziata la monarchia: 872. Paesi Bassi Forma di governo: Monarchia Costituzionale Nome del sovrano: Guglielmo Alessandro Anno in cui è iniziata la monarchia: 1747 . Monaco Forma di governo: Monarchia Costituzionale (principato) Nome del sovrano: Alberto II Anno in cui è iniziata la monarchia: 1297
“Nonno perdonali, perché non sanno quello che fanno” è il richiamo del nipote Daniele Di Mascio a Gilberto Malvestuto. Una biografia esemplare come si legge sul sito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Irtalia. “ Ufficiale al merito della Repubblica italiana e partigiano combattente, è stato insignito anche della Croce di guerra al Valor Militare per la sua condotta nella guerra di Liberazione, suggellata dall’ingresso a Bologna all’alba del 21 aprile 1945 tra i soldati Alleati.L’8 settembre 1943 si trova a Montepulciano Scalo (SI) per il servizio di prima nomina col grado di Sottotenente. Interrotti i collegamenti e in assenza di ordini, rimane consegnato in caserma col suo Battaglione per sostenere un eventuale attacco della Wermacht che si accinge a occupare l’Italia centro-settentrionale. Solo attorno al 12-13 settembre arriva l’autorizzazione ad abbandonare il presidio. Con altri ufficiali rimasti “in attesa di disposizioni”, Malvestuto si mette in viaggio a piedi per l’Abruzzo e abbandonata l’uniforme riesce a raggiungere la sua città natale dove passa alla macchia i nove mesi successivi. Nel giugno 1944 la Banda dei Patrioti della Maiella valica il massiccio e dilaga nella vallata peligna mettendo fine all’occupazione nazifascista, Gilberto allora aderisce alla Resistenza. A 23 anni avrebbe potuto tornare a vivere liberamente, ma decide di combattere per la Liberazione del Nord, seguendo l’appello diEttore Troilo al quale resterà legato da profonda stima reciproca. Raggiunta la “Maiella” a Recanati, Malvestuto è assegnato alla Compagnia Pesante Mista. Dalla fine di ottobre prende parte ai combattimenti in Emilia-Romagna per la Liberazione di Monte Castellaccio, Brisighella, Monte Mauro, Monte della Volpe, Monte della Siepe. Trascorre l’inverno ’44 tra i corsi dei fiumi Senio, Lamone e Indice, fino alla primavera che lo vede protagonista della Liberazione di Castel San Pietro alla testa della sezione Mitraglieri che, integrata da un plotone della 1ª Compagnia Fucilieri, libererà Bologna intanto insorta contro le forze nazifasciste.
Tra le pagine più dolorose del suo diario di guerra, dal titolo “Sulle ali della Memoria: per non dimenticare”, la perdita dei compagni Oscar Fuà, studente diciassettenne di Sulmona e suo portaordini, Caduto a Brisighella, e quella del magistrato e Capitano Mario Tradardi , avvenuta la mattina del 17 dicembre 1944 a Monte Mauro, di cui Malvestuto vorrà portare il feretro a spalla. Tra quelle più luminose, invece, la solidarietà della popolazione di Modigliana che ospita i maiellini la notte di Natale del 1944 e quella dei bolognesi con il festoso abbraccio al termine della lunga avanzata lungo la Via Emilia. “
