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” CONOSCERSI E SALVARSI ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Gregor  Samsa ha ormai un corpo deformato. Non è più uomo , sta per non essere più niente quando all’improvviso ,nella trasformazione perde l’umanità e acquista l’animalità. Sta tutto qui il senso del racconto  di Kafka Gregor Samsa diventa  fisicamente una bestia  schifosa in una sorta di catarsi perchè  “bestia “si sentiva quando era costretto a lavorare  forse per pagare debiti dei genitori e per essere puntuale negli appuntamenti, per tenere una condotta di vita  irreprensibile rispetto all’impegno lavorativo .Tanto che quando si accorge che il suo corpo si è trasformato non urla , comme accadrebbe a uno di noi in simile stato , ma si preoccupa di aver perso il treno per i suoi appuntamenti di lavoro.

Gregor Samsa ha perso la sua identità ma  non se ne preoccupa e Kafka indica questo fatto, insieme all’indifferenza uno dei mali del Novecento. Chiaramente insieme  al  lavoro alienante  che arriva a rendere  gli uomini e le donne  ingrnaggi di un meccanismo che  opera per la spersonalizzazione oltre che immergerlo  in  una condizione di disgregazione o crisi dei valori e delle norme morali in una società in cui appunto si rispecchiano gli effetti di quell’ingranaggio.

Gregor Samsa è diventato un enorme mostruoso insetto ormai ingombrante perchè ha perso la capacità di coltivare  la quotidianità , di vivere la routine  della vita  vuota e meccanica. Kafka ce lo dice, ce lo indica . Incosciamente siamo  tutti Gregor Samsa perchè  la nostra vita è spesso dettata dalla utilità  che diventa fragile quando quella utilità svanisce nell’amore come nei rapporti sociali. Pensiamo alla vecchiaia , ai suoi problemi intesa spesso come un peso e gli anziani come  un ingombra quando invece questa età della vita è  uno dei momenti più interessanti del percorso  dell’esistenza perchè rappresenta il tempo della saggezza, della sintesi e di uno sguardo più libero sulla vita . Come osservava Karl Barth, la vecchiaia offre la straordinaria possibilità di vivere non più per obbligo o per costruire una carriera, ma “per grazia”, dedicandosi a ciò che conta davvero.

E allora come per la vecchiaia , in ogni età della vita probabilmente dovremmo essere in grado di distinguere ciò  che conta davvero . Conoscersi per salvarsi.

E se facessi tutto il contrario di quello che dico o se dicessi tutto il contrario di quello che faccio. Sembra un gioco di parole almeno come lo propose il creatore del l’Opposite Day, la giornata dei contrari che si festeggia  il 25 gennaio .Un gioco che a volte diventa tragedia  quando per esempio parliamo di politica, politici, promese da campagne elettorali .Per celebrare questa insolita ricorrenza del 25 gennaio negli Stati Uniti d’America  si propongono azioni insolite quali: abbraccia la persona che odi; sei una persona puntuale? Arriva in ritardo; mangia il cibo che non ti piace; inverti la cena con la colazione, e così via. Ma l’Opposite Day presuppone innanzitutto una sfida mentale: perché dire e fare il contrario di ciò che si pensa richiede una destrezza logica non indifferente e un lessico appropriato.

Ma probabilmente la vera sfida mentale è “ conoscersi “. Ce lo ricorda Seneca  quando afferma «Ci vuole più fatica a vincere se stessi che il nemico».  In altre parole  Seneca ci fa riflettere sul fatto che  i conflitti che combattiamo contro gli altri sono poca cosa nei confronti dei conflitti che dovremmo affrontare in noi stessi  perchè   spesso  la sfida nasce dentro : nelle paure che ci bloccano, nelle insicurezze che ci fanno dubitare, nelle abitudini che sappiamo di dover cambiare ma continuiamo a rimandare.

 Che è poi incidentalmente quello che accade  a livello mondiale in caso di conflitti armati che sono altrettanto spesso il risultato di paure e di scarsa conoscenza  dei problemi comuni  edei  possibili strumenti pacifici per risolverli. Ce lo dice Papa Leone XIV quando afferma : “ Carissimi”, ha detto il Papa nel corso della messa a Nostra Signora di Almudena  nel suo viaggio in Spagna , “non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”, con un chiaro riferimento all’attuale situazione internazionale .Che poi significa Il mondo non deve limitarsi a puntellare o ignorare le barriere, ma essere disposto ad aprire spazi per ristabilire possibilità e “intravedere l’orizzonte” . Che è in parte l’rozzonte che dobbiamo vedere dentro di noi. Nostra Signora dell’Almudena, prosegue il Papa, vuole dire anche altro: l’edificazione del nuovo, del bello e del duraturo scaturisce necessariamente dalla disposizione ad abbattere muri, “perché per ricominciare il cammino sono necessari spazi che ci permettano di intravedere l’orizzonte”.

E’ il dominio di se stessi che  conta secondo Seneca. Il nostro io non può fuggire che è una delle opzioni di quando ci si trova di fronte ad un nemico ma non può nemmeno soggiacere a ira, paura, invidia e altre

Non fuggire significa riconoscere  i propri limiti  che ci aiuta a conoscerci  per  difenderci da carichi di lavoro eccessivi ,stress e responsabilità eccessive; da relazioni sbagliate  che alimentano  il risentimento  ; ci aiuta a focalizzare le   energie  anche perchè il limite non deve essere  viene inteso come una mancanza, ma come una struttura fondamentale per la salute mentale .Capire dove finisce il “Sé” e dove iniziano gli altri è fondamentale nella crescita dell’individuo così che  accettare se stessi così come si è  significa essere aperti al cambiamento  specialmente quneo il piacere infantile come principio si tramuta in  principio di realtà.

In questo principio di realtà e quindi nell’accetazione di ciò che si è ,ovvero dei propri limiti si riverbera tutta la saggezza del mondo classicoe dell’antichità greca, l’idea della  giusta misura era la difesa principale contro l’arroganza di superare i propri limiti umani  che inevitabilmente scatenava la punizione divina e la rovina.

E’ così che viene fuori l’umanità dell’essere  che significa utilizzare le proprie risorse appunto umane contro ogni idea di onnipotenza  che nega quella che molti pensatori ritengono “la fecondità del limite “.  Karl Jaspers,(1 ) affermava che chi possiede tutto e non ha confini non cerca nulla. E’ la mancanza di “ qualcosa “, qualunque cosa essa sia , che genera il desiderio Nel descrivere i limiti della ragione umana nella Critica della ragion pura, Immanuel Kant usa un’immagine straordinaria:«La leggera colomba, mentre nel libero volo fende l’aria di cui sente la resistenza, potrebbe immaginare che il volo le riuscirebbe assai più facile nello spazio vuoto d’aria».

Uno dei concetti di fondo che caratterizzano la nostra cultura è il concetto di perfezione. Le possibilità che la scienza e la tecnica offrono hanno creato una sorta di delirio di onnipotenza. Ricercare la perfezione è una fuga al contrario rispetto alla fuga di cui si è parlato. Il limite è un territorio che ha un confine che è una separazione anzi un punto estremo oltre il quale non si può andare.

E allora per tornare al nostro discorso il limite non è solo qualcosa di esterno ma è soprattutto qualcosa che ci equilibra e quindi ci mette in condizione di condividere con noi stessi il mondo delle responsabilità, le responsabilità dell’agire quotidiano. Siamo in costante cammino e sempre in attesa di giungere alla meta. Questo ci permette di combattere l’ansia del dover fare per forza.

La salvezza richiama il celebre “Conosci te stesso” dell’oracolo di Delfi e di Socrate. Conoscere i propri limiti e le proprie virtù è l’unico modo per fare scelte libere e non vivere una vita dettata dalle aspettative altrui.

“Conosci te stesso “ era una massima religiosa incisa sul frontone (o nel pronao) del Tempio di Apollo a Delfi, rivolta universalmente a chiunque si recasse al santuario per consultare la divinità .. Socrate trasformò il “conosci te stesso” da un avvertimento sui limiti umani a un imperativo morale e filosofico .L’uomo deve indagare dentro se stesso ammettendo sempre la propria ignoranza.

Italo Calvino nel suo romanzo Palomar (1983) e sintetizzato nella celebre massima: «La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso»

Il signor Palomar pensa che ogni conoscenza debba partire dall’osservazione di se stesso… Non può esserci comprensione del mondo che non sia basata sulla consapevolezza delle proprie reazioni e dei propri limiti. La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso. Se non si è capaci di decifrare la propria interiorità, ogni tentativo di aprirsi agli altri si trasforma in una proiezione delle proprie ombre, in un malinteso. Per salvarsi dalla cecità verso il mondo, occorre prima fare luce dentro di sé.»

Arthur Schopenhauer  ha scritto proprio un saggio “L’arte di conoscere se stessi”  . Conoscere i propri limiti e desideri è l’unico modo per salvarsi dal dolore della delusione costante e dall’illusione della volontà. .Siddharta di Herman Esse è un viaggio interiore al termine del quale  è certo che né maestri ,nè dottrine religiose  possono salvarti. Ti salva solo la conoscenza di te stesso. Luigi Pirandello in “Uno nessuno e centomila “) descrivendo la crisi di  Vitangelo Moscarda  mostra il lato drammatico del tema. Moscarda scopre di non conoscersi affatto, frantumato nelle visioni altrui; il tentativo di “salvarsi” dalle maschere imposte dalla società si trasforma in una rinuncia totale all’identità fissa.

Ecco appunto conoscersi significa  essere consapevoli della propria fragilità dei propri limiti ovvero come dice ancora Seneca “Le proprie forze non si apprendono se non sperimentandole.” e di conseguenza la forza  di questa  scoperta non si misura in ciò che si dice ma in ciò che si fa. Quindi “La filosofia insegna ad agire, non a parlare.” fino a “Comandare a se stessi è la forma più grande di comando.”

(1) Karl Jaspers è uno dei massimi esponenti dell’esistenzialismo  tedesco, il cui pensiero unisce la formazione psichiatrica a una profonda riflessione sull’essere umano e sul suo rapporto con l’infinito, Sono condizioni insormontabili della vita umana — come la morte, la colpa, il dolore, la lotta — da cui non possiamo fuggire. Questi limiti invalicabili dell’uomo fanno sperimentare  il fallimento dei propri progetti finiti. Questo “naufragio” non è una sconfitta totale, ma il momento in cui si svela la vera essenza dell’esistenza e si apre la via verso la trascendenza

Origine e senso della storia, Mimesis 2014 Psicologia delle visioni del mondo,  Astrolabio ,1983,Psicopatologia generale ,Il Pensiero scientifico,2009,La filosofia dell’esistenza  Mimesis ,2025

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