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IL WELFARE SYSTEM COME PROSPETTIVA DI PROGRESS GLOBALISTICO-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-La prospettiva tridimensionale nelle Scienze Sociali ha un obiettivo di ‘senso’orientato verso una logica di work in progress. La dimensione conoscitiva è il presupposto di partenza su cui poggiare le basi futuristiche.

Gli esiti tridimensionali vedono da una parte, i conferitori di senso e le loro azioni sociali, dall’altra si pone attenzione alla persona dotata di senso e d’identità di appartenenza proiettata verso l’ambiente comunicativo.

Entrambi le dimensioni interconnesse con le Istituzioni e le forme organizzative, danno origine alla prospettiva trifocale, i cui fuochi si concentrano attorno alla persona, le Comunità e le Istituzioni.

Ne conseguono come primo momento l’intercettazione e l’interlocuzione delle persone viste nel loro desiderio di essere ascoltate e riconosciute nelle istanze dei loro bisogni di benessere individuale, collettivo e sociale.

I momenti che consentono a questa prospettiva di essere riconosciuta, si concentrano attorno alla condivisione e senso di fusione che passa sia dal disagio percepito che verso l’agio auspicato.

A completare il modello trifocale è l’affiancamento interpersonale e reticolare , ma anche nel passaggio che attraversa l’arte di accompagnamento profuso nell’impegno di fronteggiare le difficoltà.

E’ proprio attraverso la potenza del principio di empowerment che il Servizio Sociale deve promuovere inclusione sociale e implementazione del benessere congiunto.

Si passa, quindi, dal modello reattivo al modello proattivo, dotato di cooperazione sociale e di Self-Help.

L’attenzione contemporanea, si sposta verso modalità di soggetti-attori agenti di cambiamento nel sistema degli interventi e dei servizi sociali.

Il primo focus, in questa logica, presenta una vision cittadino-utente-cliente, con un’attenzione euristica verso un secondo focus che sposta la concentrazione con le relazioni di contesto partecipato. In questa prospettiva, il paradigma del cittadino partecipe, passa dal Welfare Stato al Welfare Society.

Per pianificare le azioni strategiche è necessario puntare sui processi di osservazione sistematica.

Come sostiene il sociologo Duverger, il procedimento passa attraverso due elementi sostanziali: la ricerca e l’analisi sistemica dei fatti.

Quest’ultima, si avvale sia dell’osservazione documentata che di quella diretta ed estensiva.

L’operatività del Servizio Sociale, si sostanzia attraverso quella conoscenza in movimento che orienta l’azione verso un progress globalistico, passando per la spola dalle parti al tutto e dal tutto alle parti. Si tratta di un paradigma organizzativo di cultura, di pensiero centrato su un Welfare System, capace di costruire quella rete educativa e sociale attraverso la partecipazione attiva  del cittadino plurale.

In questo senso, le scienze sociali agiscono in toto in termini globalistici.

Per fare ciò è necessaria una buona capacità di saper affrontare le situazioni con realismo, rimanendo entro gli innegabili limiti dell’Ente, ma anche con creatività, nel senso di saper cogliere legami fra elementi della situazione apparentemente distanti  e incompatibili per saper vedere possibili risorse da utilizzare.

Il servizio sociale, in questo senso, deve incentrare principalmente il suo intervento a favore del singolo, del gruppo e della collettività globalisticamente: pensando globalmente e agendo localmente. Le politiche socio-assistenziali contemporanee, vanno ri/pensate nel tradizionale quadro concettuale del Welfare Circolare, cercando e trovando il loro fondamento incentrato sempre più nell’azione di empowerment. Saper lavorare nel sociale significa principalmente prevenire. La prevenzione è la sfida verso il futuro con percorsi positivi di risorse utili ed utilizzabili. Solo lavorando insieme ed in rete può essere sviluppata una metodologia di lavoro integrato tra le varie agenzie educative presenti sul territorio, valorizzandone le risorse. L’operatore allora, deve essere inteso come la figura professionale che rivolge la propria opera considerando i bisogni umani e comunitari, considerando maggiormente ‘i bisogni sociali e comunicativi’, in modo da riuscire a rispondere positivamente ad un bisogno temporaneo o contingente ricercandone il mezzo più efficace.

Oriana Fallaci ha sottolineato il concetto che “la durezza di una pena sopportata si avverte solo quando ce ne siamo liberati”.Con questo, si vuole sottolineare che chi lavora nel sociale è chiamato a liberare l’altro dalle sue frustrazioni, dal suo disagio aiutandolo ad aiutarsi. Mentre con le attività di rete inclusiva gli operatori si aiutano ad aiutare. Questo significa che la nostra vita professionale deve essere sempre sotto esame introspettivo, cercando di ‘vedere’ i problemi e di trovare delle ri/soluzioni efficaci per affrontarli.”Piove sugli oceani, ma cadono solo avare gocce sul deserto”. In questa frase di O. Fallaci, che insegna e segna, bisogna trovare la forza di saper donare senza essere mai avari di sentimenti ma  offrire sempre quella disponibilità , gentilezza e pazienza. ‘accogliendo l’altro’. La grande cura nei confronti degli altri è sopratutto questa: cercare e trovare qualcuno che accolga. Questo qualcuno siamo noi, voi, le istituzioni,la società che uniti in una sola grande forza operativa può creare quella tela integrata tanto nominata ma spesso contrapposta ai suoi obiettivi puri. Una società che possa rimettere al centro e al vertice l’individuo nella sua capacità di comunicare: Il bambino di oggi che sarà l’uomo di domani. Questo obiettivo si può raggiungere solo donando, solo dialogando con amore, perché solo l’amore non può generare null’altro che l’amore stesso. Bisogna sempre tener presente che le persone in  situazioni si bisogno,  non sono mai  identiche anche se simili. E’ necessario ricordare sempre il concetto di considerare  ‘l’altro’ un soggetto con un problema senza mai riconoscerlo come ‘un problema’, ma visto come risorsa partendo dalle potenzialità residue. Non va trascurata l’importanza dei monologhi interiori e l’attenzione dei contenuti latenti.

Può risultare ‘non facile’ per un operatore dotarsi di certe caratteristiche in un soggetto ‘difficile’. La comunicazione sociale e l’operatività cominciano proprio dalle situazioni difficili. Se impariamo a non trattare le persone ‘peggiori’ di quelle che credono di essere, finiscono con il diventare ‘migliori’ di ciò che sono. Questo concetto sottolinea essenzialmente, saper lavorare con gli altri ‘considerandoli nella loro totalità’ e pensando che in ogni persona c’è sempre qualcosa di buono, anche in quella che ci sembra irrecuperabile.

Il Servizio Sociale  è una mètastruttura che si cimenta di risorse umane e professionali tali da ragionare globalisticamente dentro un sistema organizzato. Ciò viene pensato in modo da rendere il sociale attivo e partecipativo in termini di reciprocità – adattamento, all’interno di un sistema primario e secondario del tessuto ambientale. Questo obiettivo diventa possibile  attraverso una progettualità globale  che consenta di agire in maniera locale. In questo senso le singole persone, i gruppi sociali  e le comunità  nel diventare  co/operative  tendono ad essere  una risorsa  di collegamento tra  bisogno e istituzioni per contribuire alla propria autonoma realizzazione. L’operatività sociale del lavoro professionale ha validità nel momento in cui  non perde mai di vista le esigenze degli altri  che attraverso la loro autodeterminazione possano realizzare  il proprio cambiamento con il  nostro supporto ed aiuto.

Gli obiettivi del servizio sociale sono quelli di realizzare attraverso il processo di aiuto i raccordi necessari tra bisogni e risorse, aiutando le persone e la collettività  a sviluppare le proprie capacità di affrontare e risolvere i propri problemi esistenziali  individuando ed analizzando le esigenze per sostenerli con l’attivazione di reti sociali: progettando, organizzando e gestendo, nell’ambito del sistema dei servizi, risorse rispondenti ai bisogni individuali e collettivi, studiando i problemi per contribuire alla progettazione e realizzazione dei servizi nell’ambito della politica sociale generale e di quella locale.

Il Welfare System si avvale dei soggetti civici plurali (famiglia, associazioni, gruppi, cooperative, imprese sociali e categorie d’interesse) per costruire una comunità work in progress, come sostiene A. Fadda: è da intendersi quella prospettiva che va costruita giorno per giorno.

Francesco Lazzari aggiunge soprattutto in situazioni relazionali complesse, contraddittorie e articolate quali quelle riscontrabili nella società della seconda modernità o della modernità liquida. Oggi, più che mai costruire capitale sociale a livello macro, vuol dire sanzionare l’opportunismo e la settorialità, assumendo comportamenti valoriali e culturali. Tutto il sistema sociale, deve orientarsi

verso la logica funzionale, strutturale e valoriale.

Bibliografia

Francesco Lazzari, Servizio Sociale Trifocale, le azioni e gli attori delle nuove politiche sociali, ed. F. Angeli, 2017;

A.Fadda, Fare promozione, costruire comunità, Op. cit.,p.58

S.Di Filippo, La forza del sociale nella comunicazione interattiva, Ed. Eco, Isola del G.S., 2008, pp. 05, 06, 07.

Ciazioni

Oriana Fallaci, Duverger.

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