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VERSO UNA VITICOLTURA SOSTENIBILE: A ROMA IL PRIMO INCONTRO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE (CNR-ARTOV)

La conferenza organizzata in collaborazione con Vino Sapiens  per un dialogo tra scienza, tecnologia e comunicazione

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Redazione-  Primo incontro, lo scorso 21 giugno, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ARTOV), in collaborazione con Vino Sapiens, di un ciclo di seminari dedicato a scienza e sostenibilità nell’agroalimentare: “La migliore scienza per un vino sostenibile”. Protagonisti la prof.ssa Gabriella De Lorenzis, professore associato in Arboricoltura generale e Coltivazioni Arboree – Università degli Studi di Milano, il prof. Corrado Di Natale ordinario di Elettronica dell’Università di Roma Tor Vergata, e la dott.ssa Costantina Vocino, sommelier, comunicatrice del vino, e co-founder di Vino Sapiens.

Oltre le malattie, grazie alla genetica

Ad aprire il prof. Aldo Di Carlo, coordinatore del ciclo di seminari che mirano a connettere – ha detto – i concetti di sostenibilità agroalimentare (sui grani antichi il prossimo incontro) con la migliore scienza oggi disponibile. La Prof.ssa Gabriella De Lorenzis, nella sua relazione su “Nuovi orizzonti per una difesa sostenibile della vite dalle malattie fungine” ha spiegato come la produttività della vite sia fortemente influenzata, in termini sia quantitativi sia qualitativi, dall’incidenza di fitopatie causate da fitoplasmi, funghi, batteri e virus. Attualmente, il controllo di queste malattie dipende strettamente dall’impiego di prodotti fitosanitari ad attività fungicida, il cui utilizzo è regolamentato dalla Direttiva 2009/128/CE. La forte incidenza di queste malattie, le limitazioni sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari e la resistenza dei patogeni ai fungicidi hanno spinto la comunità scientifica a ricercare strategie alternative e di supporto all’utilizzo di tali prodotti.

Se la prima operazione da mettere in campo è l’uso di varietà di viti resistenti ai patogeni, cd. PIWI, la seconda è l’impiego della tecnologia. La ricerca condotta dal gruppo di lavoro della prof. De Lorenzis si muove lungo tre direttrici, l’uso dei composti organici volatili (VOC), l’utilizzo esogeno di double-stranded RNA (dsRNA), e l’uso di sostanze naturali per contrastare le malattie.

Ladozione di queste pratiche per il controllo delle malattie, ci proietta verso una viticoltura sostenibile, più rispettosa dellambiente e delluomo. Lottimizzazione delle molecole di dsRNA e lidentificazione di nuovi geni bersaglio sono alla base dei programmi di ricerca svolti dal Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali dellUniversità degli Studi di Milano e rientrano nei progetti di ricerca Grape4vine (Grape for vine: recycling grape wastesto protect grapevine from fungal pathogens) e SMARTBERRY (Smart Biotechnology for Sustainable Berry Cultivation). Un lavoro necessario a ridurre l’importante impatto ambientale della viticoltura: il 60% di tutti gli agro-farmaci è impiegato sulle viti. Questi progetti costituiscono una opportunità nel lungo periodo per una viticoltura sostenibile e competitiva. È un lavoro – ha aggiunto la ricercatrice – che richiede ingenti investimenti, ma che può portare ad una valida alternativa per la coltivazione sostenibile della vite europea.

Voce del verbo “sentire”

La volatilomica del vino: una metolodogia per l’analisi della qualità del vino”, il titolo della relazione del prof. Corrado Di Natale, che parte dal “naso”. In questo caso si tratta di un naso elettronico, che attraverso dei sensori chimici “cattura e aggancia le molecole odorose quando si staccano dal «rumore di fondo» dellaria. Tali molecole vengono poi pesate su una microbilancia al quarzo piezoelettrico, che trasforma la modificazione chimica della superficie in un segnale elettrico. Esso viene poi raccolto e processato da un computer.  Il riconoscimento avviene per confronto con un database di odori noti”.

 

Le applicazioni del naso elettronico sostituiranno il lavoro di sommelier e mastri profumieri? No, il professore rassicura che “la raffinatezza dei nasi umani è per ora inarrivabile, anche perché non sono ancora totalmente chiari i meccanismi dellolfatto. Il naso artificiale simula solo alcune funzioni e, a parte l’ambito del vino, può essere uno strumento utilissimo anche in campo industriale e sanitario o per scopi investigativi e di identificazione personale”. La differenza consiste in questo, ha spiegato il professore: “Gli odori sono miscele di composti chimici, il riconoscimento avviene attraverso lattivazione di diverse combinazioni di recettori, connessi alla mucosa della narice attraverso una proteina transmembrana che blocca la molecola della sostanza volatile permettendo al recettore di scatenare il segnale che viene letto dal cervello come odore. Noi siamo quindi abituati a pensare agli odori in termini di sensazione fisica evocativa. Il naso artificiale invece considera gli odori strettamente dal punto di vista della struttura molecolare e delle proprietà chimiche».  Il lavoro sul vino è stato uno dei primi lavori durante questa ricerca, in collaborazione con l’Università di Brescia, e il naso elettronico non ha l’obiettivo di sostituire il naso umano, ma di costruire uno strumento ad alta precisione di diagnosi medica, ambientale, spaziale, chimico-fisica, qualitativa, ispirato al naso umano, ma amplificato dalla tecnologia elettronica. L’obiettivo è sempre quello di ampliare la conoscenza.

L’assaggio relazionale: dalla contemplazione all’ascolto del vino

A concludere e sintetizzare la conferenza, l’intervento della dott.ssa Costantina Vocino che, attraverso un exscursus dal neolitico ai tempi odierni, ha evidenziato come il vino abbia accompagnato l’uomo fin dagli albori della sua storia. Protagonista della sua vita sociale, culturale, religiosa – “dobbiamo a tre fraticelli cistercensi nientemeno che la Borgogna…” –, il vino ha sempre rappresentato una chiave di lettura importante della tecnologia, dell’economia, del progresso scientifico di era in era, “tutto in ogni singolo calice”. Vino Sapiens – ha detto Vocino – crede fortemente nella capacità delle varietà resistenti di rispondere in maniera efficace e sostenibile al climate change, garantendo qualità, preservando la tradizione e proteggendo le generazioni future anche attraverso la biodiversità. “Se oggi ci occupiamo qui di comunicazione – ha concluso – dobbiamo tener presente che il vino non è solo una questione di prodotto, prima di tutto esso è relazione. Perché nasce in un territorio specifico, da un’annata unica e irripetibile, attraverso la mano sapiente di uomini e donne che decidono di volta in volta gli interventi che ritengono più adatti in base alla loro personalissima sensibilità. E anche dopo l’imbottigliamento la relazione continua nell’incontro fra le unicità psico-fisiche e culturali del degustatore e il calice, che progressivamente si fa sempre più profonda: dagli elementi visivi come il colore, la consistenza, le tracce lasciate sulle pareti del calice, all’analisi olfattiva che svela molto del percorso evolutivo di un vino, a quella gustativa, epilogo di un racconto e conferma della narrazione ricevuta dagli altri sensi”.

Dalle parole ai fatti, il suo intervento è stato corredato dall’assaggio relazionale di tre etichette emblematiche di una tradizione innovativa e che hanno raccolto un enorme successo in aula: “30° Pure Love”, [il coronamento di un sogno d’amore] spumante metodo charmat rosé da varietà resistenti, prodotto dall’azienda agricola Ca’ da Roman; “Limine”, [il confine che unisce] vino bianco di grande struttura  da varietà resistenti, prodotto dalla azienda agricola Terre di Ger; “Pre British”, [il passato che sostiene il presente e rilancia il futuro] vino bianco in stile ossidativo da metodo Perpetuo, prodotto da Francesco Intorcia Heritage.

Per approfondimenti e materiali: info@vinosapiens.it

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