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VERSO LA COSTRUZIONE DI UN SISTEMA INTEGRATO-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Continueremo ad esplorare

e alla fine delle nostre esplorazioni,

ci troveremo al punto in cui siamo partiti

e conosceremo il punto per la prima volta.

(Thomas S. Eliot)

 

 

Redazione-I servizi sociosanitari di per sé hanno raggi di azione limitati senza uno scenario che sposti l’attenzione sul versante della pianificazione, organizzazione, guida e controllo.

Per governare i servizi sociosanitari, è necessaria una corretta gestione dei sistemi di welfare, attraverso l’uso di metodi che impongano in toto una proficua programmazione.

Essa va sottoposta ad una costante valutazione  per ratificare l’esistente o individuare eventuali errori.

La programmazione, dunque, deve essere orientata verso un’azione che consideri il principio di salute come diritto da promuovere e tutelare attraverso un significativo processo d’integrazione.

Questo obiettivo va perseguito nei processi decisionali con i sistemi a rete, in grado di sostenere e promuovere le dinamiche di empowerment dell’individuo, della famiglia e delle Comunità Locali.

La costruzione del sistema integrato, oltre alla programmazione, prevede una serie di passaggi sul piano funzionale e strutturale che vanno necessariamente valutati, sia  attraverso il confronto che con un’attenta analisi fra servizi diversi degli Ambiti Territoriali sociosanitari.

Tra gli innovativi strumenti della più recente legislazione si evidenzia la programmazione regionale e quella locale. Questo aspetto serve per mettere a fuoco l’organizzazione dei servizi territoriali con particolare riguardo ai servizi per la famiglia.

La programmazione regionale si propone da un lato finalità prescrittive di tipo generale, come l’accesso ai servizi dell’utenza e la definizione di reti su scala regionale, dall’altro funzioni di distribuzioni delle risorse ai soggetti istituzionali inferiori. Il soggetto Regionale che programma  è impegnato a delineare uno scenario di larga scala dell’allocazione di risorse e non a trasformare l’organizzazione operativa dei servizi ( la cui gestione diretta  compete agli altri enti locali).

Viceversa, la programmazione locale,invece, si svolge  a contatto diretto con l’apparato organizzativo che poi deve metterla in azione.

Quest’ultima deve essere orientata attraverso l’attivazione di prestazioni.

Ciò impone la messa in opera delle decisioni che traducono l’azione in scelte di piano e organizzazioni concrete. In questa fase si evidenziano rilevanti problemi di implementazione. All’interno del sistema sociosanitario, inoltre, meritano particolare attenzione i criteri di  valutazione  rappresentati dall’efficacia e dall’efficienza.

Naturalmente per poter effettuare una valutazione corretta è indispensabile porre l’attenzione verso la popolazione e il sistema dei servizi  nei diversi interventi.

Essi sono: gli  interventi orientati ai singoli utenti e alla  popolazione nel suo complesso, devono proporsi obiettivi di “salute” per il miglioramento della qualità della vita e di prevenzione; gli interventi diretti al sistema dei servizi sono rappresentati dalle risorse, dai processi, e dalle prestazioni che devono modificare le loro caratteristiche nel sistema dei servizi in termini di organizzazione funzionale per il cittadino.

Questo significa riorientare i flussi delle decisioni, mettendo gli Enti Locali nelle condizioni di essere parte attiva nelle scelte di programmazione, attuazione e valutazione degli interventi che coinvolgono i servizi sociosanitari.

Il superamento dei servizi settoriali a favore dei servizi integrati  risulta essenziale per poter considerare la persona nella sua globalità. E’ questo l’obiettivo  strategico che guida il servizio sociale verso una sempre più attenta attenzione al cittadino-utente.

L’interesse, oggi crescente nel mondo dei servizi sociosanitari e soprattutto dei servizi per la famiglia, è in linea con le sempre più precise indicazioni normative.

La lettura dei bisogni e la partecipazione del cittadino devono essere esaminati nelle forme attuative che promuovono la prevenzione.

Si vengono così a delineare nuovi interessi che riorientano i professionisti alla luce di scelte organizzative volte a migliorare la gestione del servizio, le conoscenze di base che vengono reinvestite in nuovi ambiti con crescente interesse. E’ attorno ad un tentativo di pianificazione che i servizi sono diretti nello sforzo di prevedere possibili risultati.

L’integrazione sociosanitaria pone in risalto la fusione delle sinergie tra Enti Locali e ASL, osservando i servizi territoriali e nello specifico i Consultori Familiari. Con la riforma sanitaria sono stati introdotti nelle Aziende ULSS nuovi concetti e modelli di tipo manageriale verso un sostanziale cambiamento nelle organizzazioni dipartimentali e territoriali. Per superare l’impasse dei servizi verso l’integrazione è necessaria un’attenta programmazione.

La programmazione nella realtà locale deve mettere in risalto il Piano di Zona quale strumento innovativo della programmazione attuale secondo i principi ispiratori della Legge Quadro n. 328/2000. Partendo da un’analisi  del piano Sociale Regione ed esaminando le direttrici strategiche è necessario cogliere gli aspetti di pianificazione più specifica finalizzata  all’integrazione sociosanitaria. Da questo scenario più ampio si procede i verso un’attenta valutazione di pianificazione derivata ( di secondo livello), prendendo in considerazione il Piano di Zona dell’Ambito di riferimento, attraverso  una prima elaborazione del contesto socio-demografico e procedendo verso la comparazione tra precedente e nuova programmazione mettendo in risalto alcuni dei livelli essenziali del Sistema Locale in relazione all’integrazione sociosanitaria ed il segretariato. Nello specifico deve essere posta l’attenzione  verso le quattro macroaree del sistema famiglia, infanzia e giovani; soggetti diversamente abili; persone anziane;

persone soggette ad esclusione sociale.

 

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