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UN PATRIOTA PER PRESIDENTE DI VALTER MARCONE

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Redazione- Vi ricordate come cantava Salvatore Cotugno detto Toto nel 1983 alla 23 edizione del Festival di San Remo : “Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano /Lasciatemi cantare, sono un italiano/Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente/E un partigiano come presidente;/Con l’autoradio sempre nella mano destra e un canarino sopra la finestra/Buongiorno Italia, con i tuoi artisti…,” Una canzone di successo ,ripetuta in vari programmi televisivi e canticchiata da molti .Insomma un motivo orecchiabile, cantata da una bella voce ,con versi a rima baciata .Insomma molti degli ingredienti che determinarono il gradimento del pubblico di allora.”

A quel tempo dunque si parlava di un “partigiano” per presidente della repubblica. Oggi si parla di un “patriota” per Presidente. Patriota probabilmente è un termine in disuso, in disarmo per così dire, dopo aver per la verità contato molto nelle gerarchie di quelle parole che danno un volto ad un profilo istituzionale o no .

Ma chi è un patriota. Vedremo di conoscerlo meglio . Per il momento va detto che quando parliamo di patriota però non possiamo fare a meno di parlare di “patria” ,perchè è questa in definitiva la matrice storica e politica di questo termine . Patriota ne è una derivazione .

Intanto diciamo che” il termine “patria”deriva ,prendendo in prestito una riflessione dal web, dal latino e saremmo portati ad affermare che la sua etimologia vada ricercata nel sostantivo maschile “pater, patris”; in realtà, la parola latina più vicina al significato italiano è l’aggettivo “patrius, patria, patrium” ritenendo sottinteso il sostantivo “terra, terrae” oppure “tellus, telluris”: dunque,terra patria, terra del padre, degli avi.La patria è, infatti, il luogo in cui sono nati e vissuti gli antenati e i genitori, e in cui si è nati, acquisendo con la nascita l’appartenenza alla comunità che vi è stanziata e diventando partecipi del patrimonio culturale che in tale ambito locale si è costituito con il succedersi delle generazioni.Dalla parola “patria” ne sono poi nate molte altre: patrio (aggettivo che definisce ciò che è relativo alla patria); patriottismo (amor di patria); patriottico (ciò che esprime l’amor di patria); patriotta (successivamente diventato patriota, chi ama, difende e onora la patria); patriotticamente (in modo patriottico); patriottume(dispregiativo, patriottismo di bassa lega); patriottardo (patriota fanatico); compatriota (appartenente alla stessa patria); espatriare (lasciare la propria patria); rimpatriare (tornare in patria)” .(1)

Anche se appunto il patriottismo che sembra essere l’espressione più nobile dell’amore per la propria patria a seguito di una serie di vicende ha vuto uno scadimento che lo riporta indietro di secoli .Lo riporta al concetto di patriottismo imperialistico, quello, cioè, che limita la libertà degli altri, che è stato espresso per la prima volta da due importanti autori della letteratura latina: Virgilio (I secolo a.C.) nel VI libro dell’”Eneide” e Rutilio Namaziano (V secolo d.C.) nell’opera “De reditu suo”.

Nei versi del primo non è ancora presente la parola “patria”, ma quando Enea si reca negli Inferi, suo padre Anchise gli si rivolge in questi termini:

“Tu regere imperio populus, Romane, memento
hae tibi erunt artes
pacisque imponere morem,
parcere subiectis et debellare superbos”.

“Ricordati, o romano, che tu dovrai governare i popoli
per te queste saranno le arti
e che dovrai imporre le leggi della pace
perdonare chi si sottomette e debellare i superbi”.

Ma è nel saluto di Namaziano a Roma, prima di ritornare in Gallia, sua terra d’origine, che troviamo per la prima volta nella storia della letteratura la parola “patria”:

“Fecisti patriam diversis gentibus unam;
profuit iniustis te dominante capi.
Dumque offers victis proprii consortia iuris,
urbem fecisti quod prius orbis erat”.

“Hai fatto una sola patria di popoli diversi;
fu un beneficio per gli incivili cadere sotto il tuo dominio.
E offrendo ai vinti la partecipazione al tuo diritto,
Hai reso città ciò che prima era mondo”

Parlavo di vicende che hanno caratterizzato questo termine . Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’‘800, il patriottismo,il vero patriottismo, scalda nuovamente il cuore dei popoli: il Romanticismo, infatti, esalta la cultura legata alla propria patria. Una cultura che trova nell’ amore per la patria, nel senso della nazione e e nell’eroismo che caratterizzò i moti per l’Unità d’Italia oltre che nelle biografie di personaggi simbolo del patriottismo vissuto sotto la bandiera tricolore,elementi essenziali per una rinascita di questo sentimento.. Forse la nozione di patria comincia con le rivoluzioni americana e francese del XVIII secolo, ed è quindi legata all’idea di democrazia, dove il vero sovrano è il popolo. La patria è il concetto attraverso cui uno stato retto dal popolo è considerato un’estensione della propria famiglia.

Una estensione della famiglia perché appunto : “I termini delle lingue indoeuropee che stanno per “patria” hanno questa particolarità: connettono la propria nazione alla famiglia. La patrie francese, la patria italiana, la Vaterland tedesca, ecc., legano la propria terra di appartenenza alla paternità. In altre lingue la patria è piuttosto connessa alla maternità, come nell’italiana madrepatria. Anche nell’inglese homeland la propria terra è “home”, la casa.

Scrive Sergio Benvenuto su Doppiozero nell’articolo “Cosa significa !Patria! oggi””: “La nozione moderna di patria è connessa a quella di stato: non direi mai che Napoli, la città dove sono nato, è la mia patria; dico che è la mia città natale. Direi che mia patria è l’Italia, dato che di questa nazione ho il passaporto. Ma non direi mai che mia patria è l’Unione Europea; e il fatto che nessuno in Europa lo direbbe, è il segno che l’Unione Europea non esiste come stato.

“Patria” è quindi un concetto squisitamente politico, come homeland. In inglese, quando si ritorna al proprio paese si dice “I come back home” oppure “I come back to my country”. Mentre si parla di Homeland Security, che è un organismo politico. La patria è un concetto ideologico, è un vessillo: si identifica il proprio luogo a uno stato.”

Per quello che riguarda poi il nostro paese “….nel XIX secolo degli intellettuali detti patrioti inventarono l’Italia, ovvero vollero far corrispondere a un significante una struttura di stato, che ha preso il posto di altri stati. Non esiste quindi un’identità italiana, come non esiste alcuna altra identità etnica, ma solo identificazioni al significante Italia o ad altri significanti. È quel che, indirettamente, ci insegna la psicoanalisi.Ma è proprio perché “patria” è un significante, quindi un’entità puramente differenziale, che essa crea necessariamente delle opposizioni: una patria finisce prima o poi con l’opporsi alle altre patrie perché la sua stessa definizione è oppositiva; e nella stásis l’opposizione viene a crearsi all’interno della patria stessa, perché un significante può contenere altre opposizioni. Ma che cosa dire della patria “vera”, della terra a cui ci sentiamo appartenenti e nei cui confronti nutriamo amore o nostalgia? E’ anch’essa frutto di un significante? Ora, non è un caso che non chiamiamo mai “patria” né homeland la terra a cui pensiamo di appartenere come nostra prima famiglia. In un certo senso la nostra terra è quella che abbiamo da sempre perduto, come abbiamo perduto per sempre la nostra infanzia; ma la forza del significante patria o homeland ci fa credere che questa terra della nostra infanzia non sia stata perduta, che essa esista, che è minacciata e ci chiede di morire per essa.”

Wilkipedia dice : “Il patriottismo ha anche una connotazione etica poiché implica che la madrepatria, comunque sia essa definita, sia uno standard o un valore morale in sé, come esprimono formule quali per la Patria, nel bene e nel male. Ai patrioti si richiede, inoltre, di anteporre gli interessi della patria anche ai propri e a quelli dello stesso gruppo di appartenenza il che, in tempo di guerra, può anche significare mettere a rischio o donare la propria vita. Anche per questo la morte in battaglia per la madrepatria è l’archetipo estremo del patriottismo. “

Fino alle estreme conseguenze che dettero al patriottismo un significato di segno negativo . Infatti verso la fine dell’‘800, , il neonazionalismo incita ancora una volta al desiderio di rendere la propria patria più potente delle altre: in questo modo si arriva alle dittature del ‘900 .

Non fu certo questo però il significato per quei patrioti incarcerati per anni che morirono nelle insurrezioni e nelle battaglie che consegnarono un paese ad un re ,che dettero un regno ad una casa reale i cui discendenti si macchiarono di colpe come quella di non voler firmare lo stato di emergenza il 28 ottobre 2022 in occasione della marcia su Roma atto che determinò la caduta del governo e la convocazione di Benito Mussolini per un incarico . Un re che firmò le leggi razziali proposte da un regime. E ancora di quei patrioti che misero assieme  culture, minoranze, storie di territori diversi, cercando di sterilizzarle per farne una nazione. Ma parliamo anche di quei patrioti che avallarono le differenze tra Nord e Sud d’Italia, di un paese appena riunito. Quei patrioti che massacrarono in una guerra di popolo i cosiddetti briganti e manutengoli . Insomma quei patrioti che combatterono sulle montagne gli occupanti nazi fascisti del paese dopo l’armistizio dell’otto settembre.

Le idee che contribuirono a realizzare l’unità d’Italia nacquero dentro le celle delle carceri austriache . Lo Spielberg era una fortezza che servì da prigione nel periodo 1742-1855 (in quest’anno fu trasformata in caserma); e la sua trista celebrità è dovuta precisamente al fatto che nella prima metà del sec. XIX vi furono rinchiusi quarantaquattro patrioti italiani, condannati per alto tradimento. Primi ad esservi deportati furono i protagonisti dei processi del 1821-23, tra essi Antonio Fortunato Oroboni, Silvio Pellico, Pietro Maroncelli, Federico Confalonieri, Ciorgio Pallavicino Trivulzio, Silvio Moretti. Morirono durante la prigionia: l’Oroboni, il Moretti, Antonio Villa, Cesare Albertini e Giovanni Vincenti (che era stato deportato allo Spielberg nel 1841). L’orrida vita dei prigionieri, di cui ancor oggi si può avere un’idea visitando la fortezza, fu rivelata al mondo dal Pellico ne Le mie prigioni, a cui seguirono le Addizioni del Maroncelli e i molto discussi e criticati Mémoires d’un prisonnier d’état, dell’Andryane, nonché le Memorie del Confalonieri, del Pallavicino e di Gabriele Rosa. (2)

Le idee e le azioni risorgimentali sono opera di due triadi, da una parte Cattaneo, Gioberti e Mazzini tre personaggi considerati oggi, a giusto titolo, tra i maggiori “padri della patria”, dall’altra Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi.

Scrive Gianluca Albergoni p. 119-147 https://doi.org/10.4000/laboratoireitalien.690

“Queste tre figure hanno molte cose in comune: furono per diversi aspetti tra i “vinti” del Risorgimento: Cattaneo concluse la propria esistenza in esilio, tornando nell’Italia unita in un’unica occasione e rifiutando l’elezione al Parlamento del Regno. Gioberti morì poco più che cinquantenne, in esilio a Parigi, senza poter vedere realizzato il sogno unitario (essendo anzi già stato messo ai margini della vita politica dopo aver ricoperto la carica di primo ministro di Carlo Alberto, nelle settimane che precedettero la “fatal Novara”). Quanto al repubblicano e democratico Mazzini, basti ricordare come egli morì quasi “esule in patria”, ovvero sotto falso nome (benché non avesse più capi d’accusa che lo obbligassero alla latitanza) in quell’Italia monarchica da lui tanto detestata ma da poco entrata vittoriosa in Roma.

Altri fattori rendono poi la loro esperienza meritevole di essere giustapposta. Essi erano coetanei: Cattaneo e Gioberti nati nel 1801, Mazzini – leggermente più giovane – nel 1805. Provenivano da città importanti dell’Italia settentrionale, da quello che sarà, nel secolo successivo, il tanto celebrato triangolo industriale: Milano per Cattaneo, Torino per Gioberti e Genova per Mazzini. Ed erano tutti di estrazione sociale borghese: figlio di un orologiaio Cattaneo e, come Gioberti (a sua volta figlio di un impiegato), costretto ben presto a fare i conti con le ristrettezze economiche della famiglia; figlio di un medico e poi professore universitario di patologia Mazzini.”Tre intellettuali che,tra l’altro, usarono la parola risorgimento in modo diverso

In Italia il processo “rivoluzionario”, il cosiddetto Risorgimento, prese avvio dopo la caduta di Napoleone (1815) e si protrasse per circa cinquant’anni, concludendosi nel 1861 con la liberazione della Lombardia dall’Austria e con l’annessione al Piemonte di gran parte degli Stati italiani. A questa data rimanevano ancora esclusi il Veneto e Roma (che entreranno a far parte del Regno d’Italia rispettivamente nel 1866 e nel 1870), e il Trentino e la Venezia Giulia con Trieste (annessi solo nel 1918).

Due ideologie si contesero la guida del Risorgimento italiano: liberalismo e democrazia.

Il liberalismo, i cui precedenti vanno ricercati in particolare nelle teorie politiche di Locke e Montesquieu, mirava a salvaguardare le libertà individuali(di pensiero, di parola, di fede, di associazione) in uno Stato di tipo parlamentare, rappresentativo. Suo corrispettivo a livello economico era il liberismo, che sosteneva la libera iniziativa, vedeva cioè il motore del progresso e del benessere della società nella competizione e nella libera concorrenza fra gli uomini, anche a
prezzo della disuguaglianza. Dello schieramento liberale-moderato, ispirato dall’azione politica di Camillo Benso, conte di Cavour (1810-1861), facevano parte Vincenzo Gioberti (1801-1852; La
politica dei moderati, ), animatore del neoguelfismo, e i piemontesi Cesare Balbo (1789-1853) e Massimo D’Azeglio (1798-1866).

Il pensiero democratico, pur condividendo con i liberali i princìpi di libertà individuale, se ne distanziava per l’importanza che attribuiva alla sovranità popolare,all’uguaglianza e alla giustizia sociale. Suffragio universale e ordinamento repubblicano erano i punti programmatici dei democratici; in essi si riconoscevano la media e piccola borghesia e vasti strati operai.
Allo schieramento democratico appartenevano la corrente repubblicana guidata da Giuseppe Mazzini (1805-1872; La democrazia come credo unitario, ), favorevole all’iniziativa rivoluzionaria (secondo la tradizione giacobina), e quella repubblicana federalista di Carlo Cattaneo (1801-1869); vi era poi uno sparuto gruppo di democratici, come Giuseppe Ferrari (1811-1876) e Carlo Pisacane (1818-1857) (3)

Contribuirono all’azione risorgimentale anche altre idee come quelle contenute nel trattato Del primato morale e civile degli italiani (1843), in cui il sacerdote Vincenzo Gioberti auspicò una confederazione degli Stati italiani, con a capo le rispettive dinastie regnanti, ma sotto la guida del pontefice .O come quelle di Cesare Balbo, a capo del primo ministero costituzionale del Piemonte
(1848), che prospettò una confederazione di Stati, alla cui guida però indicava il Piemonte (Speranze d’Italia, 1844). L’idea fu ripresa da Massimo D’Azeglio nella Proposta di un programma per l’opinione nazionale italiana (1847), in cui, mentre criticava i metodi cospirativi e insurrezionali, indicava al moderatismo liberale la via del dialogo tra i movimenti di liberazione e i sovrani con l’obiettivo di stabilire un programma di riforme. E poi la Giovane Italia di Giuseppe Mazzini con la sua concezione repubblicana e unitaria alla quale si contrapponeva quella federali
sta, autorevolmente sostenuta dal milanese Carlo Cattaneo.

Dopo il 1848-1849 si accentuarono nel fronte democratico le critiche al mazzinianesimo. In particolare il politico e filosofo Giuseppe Ferrari, che, esule in Francia,era venuto a contatto con i socialisti utopisti ed era diventato amico personale di Proudhon, rimproverava a Mazzini la priorità da lui data agli obiettivi dell’indipendenza e dell’unità, ignorando la questione sociale, l’unica a suo avviso capace di mobilitare le popolazioni, specie quelle rurali.
Tale posizione era condivisa dall’ex ufficiale dell’esercito borbonico Carlo Pisacane, volontario nella Prima guerra d’indipendenza e nel 1849 alla guida del la difesa della Repubblica Romana. In La guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49 (1851),egli individuò il fallimento delle insurrezioni di quel biennio nella mancanza di un progetto politico capace di far leva sui bisogni delle classi popolari, così da favorire la loro partecipazione. (4)

Certo il Risorgimento premiò l’opzione monarchica moderata e centralista imposta dalle armi dei Savoia, non va dimenticata la ricchezza di un dibattito molto intenso che, nel corso del tempo, è stato liberamente interpretato fino a produrre esiti che andavano oltre le intenzioni di coloro che si erano fatti promotori di determinate idee.

E’ sicuramente difficile in questa sede e per me sintetizzare la storia del Risorgimento italiano, ossia di quel moto che portò all’unione del nostro paese perchè gli storici hanno continuato, in questi centocinquanta anni che ci separano dalla breccia di Porta Pia e quindi della presa di Roma da parte dei bersaglieri di Lamarmora per farne la capitale d’Italia,a riscrivere non solo la storia dei moti che portarono a quella unione ma soprattutto a riscrivere i primi decenni della nuova Italia unita. Una “ri-scrittura” non esente da polemiche per esempio suo ruolo dei “piemontesi” per esempio o sul rapporto sbilanciato nella nuova amministrazione unitaria tra nord e sud Italia e su tantissimi altri temi.

Nel ricostruire alcune linee di questa storia risorgimentale ho riportato voci ,idee, opinioni, ipotesi che ho mutuato , come si vede nelle indicazioni delle numerose note da testi scolastici, studi di approfondimento, siti web. Il metodo usato, che è quello comune a molte altre mie riflessioni su queste pagine , è quello di offrire intenzionalmente dei percorsi di informazione che necessariamente devo attingere da tutte le fonti disponibili ma soprattutto affidabili, senza tesi preconcette o pregiudizi. Questo sempre nell’intento di contribuire alla possibilità che il lettore su un determinato argomento possa farsi un’idea del panorama dei contributi che sono stati prodotti nel tempo e ricavarne una sua personale opinione che è poi quello che conta in definitiva.

Per tornare al tema dunque del Risorgimento devo anche aggiungere che nel 1934 Alessandro Blasetti, uno dei più grandi registi italiani, dirige 1860. Una delle scene più note della pellicola ci mostra un esule meridionale che, ignorante ma emotivamente rapito dall’ammirazione per Giuseppe Garibaldi, deve nascondersi da un mandato di cattura che pende sulla sua testa.

Durante la fuga il protagonista incontrerà e si confronterà con molti personaggi, tutti sinceramente patrioti, ma tutti profondamente distanti e differenti rispetto a un’idea di base: come dovrà essere l’Italia Unita.

Il dibattito sullo stato unitario fu davvero reale e intenso. E, forse, non è mai cessato definitivamente, perdurando ancora oggi. Le opzioni in campo furono molteplici e tutte validamente argomentate e difese da alcuni personalità che, più di altre, si identificarono con l’idea di cui furono portatrici. L’opzione federalista resta così indissolubilmente legata alla figura di Carlo Cattaneo. Quella repubblicana a Giuseppe Mazzini . Quella neoguelfa a Vincenzo Gioberti. (5)

Questo lungo excursus storico , anche se in breve accennato, sulla parola patriota mi da l’opportunità di riflettere su un tema che è oggi all’ordine del giorno : l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica in sostituzione di Sergio Mattarella il cui mandato scade il 3 febbraio 2022.

Vorrei cercare di esaminare il senso e il contenuto del termine patriota usato, a proposito del principale requisito del nuovo Presidente della Repubblica, da Giorgia Meloni ,in un ragionamento che affidi alla parola patriota altri contenuti, sicuramente più moderni e sicuramente più vicini alle aspettative degli italiani.

Intanto va ricordato che Sergio Mattarella ha giurato come presidente della Repubblica il 3 febbraio 2015. Le votazioni invece si sono svolte tra il 29 e il 31 gennaio. Ci sono voluti infatti quattro scrutini per arrivare all’agognata fumata bianca. Il 4 gennaio il Presidente della Camera Roberto Fico ha ufficializzato la data del voto: il Parlamento si riunirà lunedì 24 gennaio alle ore 15.00, ma l’elezione potrà durare anche più giorni nel caso non dovesse arrivare una fumata bianca alla prima votazione. Bisogna ricordare che dal 3 agosto è scattato il semestre bianco , periodo in cui non è possibile sciogliere le Camere fino a quando non verrà eletto il nuovo Presidente della Repubblica Il Capo dello Stato è il garante della Costituzione e il suo mandato dura sette anni. Il presidente della Repubblica può sciogliere le Camere (tranne che nel semestre bianco), indire le elezioni e i referendum e nominare fino a cinque senatori a vita. È suo compito anche nominare il presidente del Consiglio: secondo la prassi questo avviene dopo le consultazioni. (6)

Ossia voglio provare a dire che la parola patriota oltre ai significati che ho esaminato in precedenza può assumere anche un ulteriore significato per connotare appunto la figura del Presidente della Repubblica. Ora la figura di Mattarella viene definita come una figura esemplare per le caratteristiche di integrità e di onestà ,per il valore morale delle sue affermazioni e per la tenuta delle sue azioni che hanno promosso, difeso, salvaguardato appunto l’unità nazionale e custodito l’integrità della Costituzione .

Questo profilo che dunque mette assieme, integrità morale, onestà intellettuale, rispetto e salvaguardia dei principi costituzionali, promozione e garanzia dell’unità nazionale sembra poter essere anche la declinazione del termine patriota, chiaramente in senso moderno e attuale , in definitiva con l’accezione culturalmente alta proprio per la sostanza degli attributi che abbiamo elencato e che dunque lo caratterizzano oggi e a miop modo di vedere.

Destra e sinistra probabilmente dovrebbero attenersi a queste prerogative che aggiunte a quella di un minimo di competenze porterebbero a costruire due rose di candidati sulle quali ragionare assieme per arrivare ad una elezione condivisa. E’ un discorso di metodo che potrebbe veramente far ricorso a nomi anche fuori della politica. L’elezione di una personalità la cui biografia corrisponde ai requisiti che abbiamo riferito ma che sta fuori del mondo politico inteso in senso stretto, sarebbe veramente la rivincita della politica che riuscirebbe a realizzare quello che forse gli italiani si aspettano da questa elezione.

Diversamente gli scenari sarebbero difficilmente comprensibili e comunque pieni di problemi e pericoli.

Nel “ toto presidente” ( 7 ) nei mesi scorsi sono stati fatti molti nomi ,tutti rispettabili scomparsi poi all’orizzonte a favore di una candidatura in questa vigilia elettorale di Silvio Berlusconi che si propone all’attenzione nell’intento personale di concludere la sua carriera politica con il massimo onore, quello del Colle. C’è chi dice che probabilmente avere Berlusconi al Quirinale è come riavere Trump alla Casa Bianca al prossimo turno elettorale negli Stati Uniti d’America. Anche perché, al di là delle dichiarazioni dei leader della destra Salvini e Meloni che servono a ricompattare la formazione del centro destra ( che probabilmente non è tutta schierata a favore di Berlusconi e che vorrebbe dare a Berlusconi il compito di “pontiere” per un metodo diverso, come espressamente indica lo stesso Gianni Letta ),quegli stessi leader sanno bene che Berlusconi rappresenta il passato di questo paese mentre il nuovo Presidente della Repubblica dovrà annunciare il futuro.Dovrà essere il futuro. Quel futuro in cui Giorgia Melone ambisce ad assumere la carica di primo presidente donna del Consiglio dei ministri. Probabilmente sa la Meloni che sarebbe molto più garantita in questa sua veste nei confronti dell’Europa piùda un Draghi che da un Berlusconi al Quirinale.

Come pure va ricordata la querelle sul nome di Draghi si o Draghi no al Quirinale innescata dallo stesso Presidente del Consiglio che in un primo momento ha dato ampia disponibilità per assumere successivamente un atteggiamento di chiusura. Una querelle che fa pensare ad uno scenario che porterebbe sicuramente ad una caduta del governo Draghi perchè se destra e sinistra si dovessero fronteggiare in una battaglia che non esclude alcun colpo probabilmente a elezioni compiute non potrebbero far finta che non avvenuto nulla e tornarsene tranquillamente nella maggioranza allargata che sostiene appunto il Governo Draghi .

“La mia personale scommessa è che il prossimo presidente della Repubblica o sarà Draghi o ci sarà un candidato espressione del centro destra, quindi una forzatura verso Berlusconi, che avrebbe anche una logica politica. Oppure una donna”, ha detto all’AdnKronos il sondaggista Fabrizio Masia.”Tutti gli altri nomi fatti finora hanno un gradimento popolare di gradino inferiore. Parlo della Cartabia, di Casini, Amato, sono ancora molto poco conosciuti e faticano di più”.(8)

Dunque sarà un patriota il nuovo Presidente della repubblica. I sondaggisti sono al lavoro ma anche gli addetti ai lavori stringono i tempi per delineare e delimitare profili e accordi.Il 24 gennaio i grandi elettori saranno chiamati a scegliere il successore di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato uscente ha escluso il bis. La partita è aperta, le trattative appena iniziate

(1 )http://www.old.consiglio.basilicata.it/pubblicazioni/eroi/eroi_03.pdf

(2 )https://www.treccani.it/enciclopedia/spielberg_%28Enciclopedia-Italiana%29/

(3 )https://online.scuola.zanichelli.it/letterautori-files/volume-2/pdf-online/tema-risorgimento_italiano.pdf

(4) Fonte B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LETTERAUTORI © Zanichelli 2011

(5 ) http://www.150anni-lanostrastoria.it/index.php/risorgimento-sconfitto

(6 )Dal 1948 sono stati dodici i Presidenti della Repubblica per un totale di tredici mandati. Vediamo chi sono stati e quando:

  • Enrico De Nicola 1948
  • Luigi Einaudi 1948-1955
  • Giovanni Gronchi 1955-1962
  • Antonio Segni 1962-1964
  • Giuseppe Saragat 1964-1971
  • Giovanni Leone 1971-1978
  • Sandro Pertini 1978-1985
  • Francesco Cossiga 1985-1992
  • Oscar Luigi Scalfaro 1992-1999
  • Carlo Azeglio Ciampi 1999-2006
  • Giorgio Napolitano 2006-2013
  • Giorgio Napolitano 2013-2015
  • Sergio Mattarella 2015

( 7 )n un sondaggio diffuso l’11 gennaio 2022 e realizzato dal Radar Swg, gli italiani vogliono che sia Mario Draghi il prossimo presidente della Repubblica: circa il 52% dei partecipanti al sondaggio ritiene l’attuale Presidente del Consiglio il più adeguato a ricoprire il ruolo di Capo dello Stato. Sul podio ci sono anche Paolo Gentiloni (28%) e Marta Cartabia (29%). Seguono Elisabetta Alberti Casellati (26%), Paola Severino (20%), Silvio Berlusconi (18%), Dario Franceschini (18%), Pier Ferdinando Casini (17%), Letizia Moratti (17%), Giuliano Amato (15%).
//https://www.fanpage.it/politica/elezione-presidente-della-repubblica-gli-ultimi-sondaggi-sui-candidati-al-quirinale/

(8) https://www.fanpage.it/

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