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SHOWDOWN ELETTORALE, LA SFIDA AMERICANA: SPERANZA E DIALOGO

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Redazione- Show down,” giù le carte, vedo “ ,il classico  momento del gioco del poker  dove la suspense fa salire l’adrenalina ; il momento in cui si vedono le carte. In questo caso le carte sono la mappa degli scrutini , i voti aggiudicati nella tornata elettorale nei vari stati d’America per eleggere appunto il 46° Presidente di quella nazione. Nel poker nel momento di mettere giù le carte  qualche volta esce fuori il baro  , esce fuori il bluff, possibili solo nel poker . Impossibile  barare o bleffare  a scopa, scopone, tre sette,  perché giochi con un linguaggio  aperto  usato dai giocatori e dalle carte  sapientemente memorizzate dai giocatori stessi  per guadagnare punti e  comunicare con il compagno di gioco  quando si fanno partite con  più di due  giocatori. Il poker  è un gioco silenzioso, forse ombroso  ,oscuro in cui è possibile bleffare.

Il bluff forse ,il tempo lo dirà,  come quello di un Presidente durante  quattro anni  di mandato che l’opposizione giudica severamente , ( ma che ha  70 milioni di voti ) che al momento  della “calata delle carte “ sembra comparire cin qualche evidenza . E compare in evidenza anche quando per assurdo accusa il suo avversario al tavolo da gioco di barare  sulle regole.  Accusa che vuole mettere   in discussione proprio quelle regole che da un secolo e più  permettono agli americani di esprimere il loro voto  dando vita ad una democrazia.

Ma i ritornelli prima che la CBS per prima e poi a ruota tutte le altre  emittenti dichiarassero  Joe  Binden vincitore è stato da una parte  : “ La conta prosegue,la conta non è terminata. Calma e unità.  Amare un paese malato. Aspettare e vedere .”  dall’altra  “ Ci hanno rubato la presidenza, questa votazione è un broglio  continuo . Un ritornello  che  Biden ha alimentato con compostezza e con calma nel tentativo, riuscito , di  raffreddare gli animi pronti a scendere  in strada sia  a favore dell’’una che dell’altra parte.

Fino alle  17,45, ora italiana, di sabato  7 novembre quando  la CNN ,la CBS, FOX NEWS ma soprattutto la Associated Press, che ha una rete di analisti e corrispondenti in tutto il paese,  hanno dato l’annuncio dell’aggiudicazione, da parte di Joe Biden, del numero necessario   dei  grandi elettori della Pensylvania  che gli servivano per raggiungere e superare i 270 che gli ha permesso di vincere questo primo round.

Il percorso per arrivare concretamente alla Casa Bianca però  è ancora, per Joe Biden , lungo e accidentato  perché subentrerà a Donald Trump come 46° Presidente degli Usa solo il 20 gennaio 2021. L’obiettivo immediato dopo il primo annuncio  per Joe Biden  è stato quello  di aggiudicarsi  ancora grandi elettori negli stati  dove  lo scrutinio era   in corso  fino ad arrivare ad un numero di trecento e più   in modo da conclamare la vittoria senza possibilità di rimonta da parte di Donald Trump . Una differenza numerica  con Donald Trump che assicurasse  a Joe Biden, anche in  caso di eventuale “ri-conteggio” in qualche Stato,  una notevole differenza impossibile a colmarsi anche in caso di  differenti aggiudicazioni in favore dello stesso  Donald Trump.

D’altra parte quest’ultimo si è dimostrato  intenzionato a vendere cara la pelle  e si è preparato  a richiedere  il ri-conteggio in molti stati . Tanto che Joe Biden ha già aperto una sottoscrizione  di fondi per portare avanti la difesa  della sua vittoria che Donald Trump non ha intenzione di riconoscere  secondo la prassi consolidata che consiste  in un passo indietro del presidente uscente  che annuncia, per primo, la sua sconfitta e implicitamente la vittoria del suo avversario. Tanto che Rudolph  Giuliani, ex sindaco di New York e avvocato di Donald Trump  in una dichiarazione immediatamente dopo che le emittenti avevano comunicato  il raggiungimento del numero di grandi elettori necessari a Joe Biden , ha detto forte e chiaro  che il voto è stato contraffatto.  Le  accuse di brogli  avanzate da  Giuliani  si riferiscono ai seggi elettorali di grandi città come  Filadelfia, Atlanta , Detroit,  città in cui è numerosissima la componente afro  americana. Accuse che sono un tentativo di  spargere sfiducia  nei confronti delle modalità di voto .

In realtà in termini assoluti  per Joe Biden hanno votato 75  milioni circa  di americani mentre per Donald Trump  quasi 70 milioni circa superando gli stessi voti ottenuti nel 2016. Quindi sembra che sia  stata una tornata elettorale affollata stando proprio al fatto che  Donald Trump ha avuto più voti che nella precedente elezione. Per assurdo può dirsi quasi che ha reso un servizio alla democrazia americana perché nella disputa elettorale ha promosso il voto di milioni di americani che non sarebbero andati a votare . Incassandone  molti di più che nella precedente elezione,come abbiamo detto,  e portando alle urne i sostenitori di Joe Biden.  Solo due presidenti  Bush padre e Carter  non hanno avuto la conferma per un secondo mandato . Trump è il terzo presidente dunque  a cui è stato  negato  , il quinto in tutta la storia degli Usa.

Nella notte di domenica  8 novembre  alle due ore italiana  a Delaware, la città dove Joe Biden  è nato ed è vissuto  il neo Presidente acclamato da una grande folla insieme alla vice Kamala Harris ha tenuto un comizio di ringraziamento e ha detto : “America  sono onorato che avete scelto me per guidare questo paese… Vi prometto che sarò il Presidente di tutti gli americani …” Insomma l’America nel cuore . Una affermazione che sembra semplice  nella sua essenzialità ma che non lo è affatto  perché quella che viene fuori dalle urne è un’America che  ha bisogno “ di essere riunita e di essere curata “. Sarò il presidente di quelli che hanno votato per me e anche di quelli che non hanno votato per me. “

Quello che dirà la storia non possiamo saperlo. Una cosa è certa fin da questo momento  che Joe Biden per governare dovrà avere un minimo  di collaborazione da parte del partito repubblicano  alla cui frangia moderata ,che si  è sempre dissociata da Donald Trump  e che non nasconde di   mal sopportarlo, si è già appellato  implicitamente proprio con quella sua disponibilità e con quella sua dichiarazione  di dovere e voler essere il Presidente di tutti gli americani  . Joe Biden deve poi mantenere le promesse del suo programma elettorale  sostenuto da vari gruppi all’interno del suo stesso partito che, più prima che poi, passeranno all’incasso. Nel suo programma elettorale dunque conta la promessa di un investimento di due,tre miliardi  di dollari in favore dei servizi  pubblici. C’è poi obiettivamente la necessità di combattere il razzismo sistemico, che chiedono le minoranze afro americane, per esempio della città di Minneapolis dove questa componente amministra la stessa città. Ci sono poi le questioni ambientali le cui leggi vanno ripristinate perché Donald Trump ha messo l’acceleratore  sull’uso delle fonti fossili  smantellando quanto  la legislazione green di Obama aveva  prodotto  in presenza del 15% di emissioni globali, seconde solo alla Cina . E c’è il rientro negli accordi del clima di Parigi  recuperando il terreno perduto dopo il 2015 per arrivare a qualche risultato positivo entro il 2025. E poi gli sforzi per  riportare l’economia ai livelli pre covid che avevano  premiato Donald Trump con iniziative e provvedimenti questa volta di “sinistra”, ammesso che si possa fare una politica economica di sinistra in America .  In sintesi  10   milioni di posti di lavoro ,  1.600 miliardi di dollari di investimenti  in economia . Anche se è difficile,come già si diceva ,  portare avanti  una economia cosiddetta di sinistra. Sicuramente saranno difficili e contrastate alcune  manovre economiche;  non facili con un congresso a maggioranza repubblicana che sono notoriamente  i guardiani dei conti pubblici.

La “ battaglia per l’anima “ che tenda a riunire un’America divisa ,di un presidente  anziano  (78 anni) cattolico , democratico moderato. Che ha però dalla sua parte la capacità di mediare . Dopo la morte del figlio  aveva rinunciato  a candidarsi dopo due mandati  da vice presidente con Barak Obama e dopo aver appoggiato  Hilary Clinton  nella sua candidatura a Presidente contro Donald Trump . Torna in campo  per “curare” e “ riunire” un’America che quattro anni di politica di Trump  hanno polarizzato all’estremo .

Joe Biden considera il cambiamento climatico una «sfida esistenziale». Una grande ambizione  perché potrebbe veramente  caratterizzare il suo quadriennio alla  Casa Bianca, anche se le sue ambizioni rischiano di scontrarsi con l’opposizione repubblicana che probabilmente sarà guidata da Trump che ha fatto suo, l’intero partito  in preparazione di una ricandidatura nel prossimo  decennio e nell’immediato di una uscita dalla Casa Bianca  con il maggior profitto possibile per sé. . Anche se al primo posto della Bideneconomics ci sarà  il rilancio dello sviluppo contro la crisi e il coronavirus. Una lotta alla pandemia che veramente il neo presidente ha messo al primo posto  in questo momento con la nomina di una  commissione di scienziati ed esperti ,i migliori a livello mondiale ,con l’ immediato invito ad usare la mascherina e con la esplicita dichiarazione di messa a disposizione di tutti delle cure necessarie . Una politica nuova dunque  attraverso i  Bideneconomics  che sono l’opposto delle politiche di Trump. Biden  inoltre farà marcia indietro sulla deregulation, con le oltre cento norme ambientali cancellate dall’amministrazione Trump. Nella finanza prevede di  rafforzare anche  le norme antitrust.

Donald Trump fuori tempo massimo dunque ?

La linea di Trump rimane immutata. Il presidente in uscita si rifiuta di riconoscere la vittoria del suo avversario democratico. Probabilmente,  anche se  dopo  una lunga tensione , sarà costretto a cedere, ma questo non significherà per lui una sconfitta che il suo “ narcisismo “ come alcuni hanno evidenziato, non potrà ammettere  fino in fondo .  E’ vero Trump esce sconfitto dalla tornata  elettorale ma il “ trumpismo “  rimane saldamente fondativo , forse nella società americana ma sicuramente  nel   partito , quello repubblicano, che Trump ha ricostruito a sua immagine e di cui forse è l’ unico vero leader.  A questo partito  Trump  ha dato settanta milioni di voti, ovvero un  enorme bacino elettorale che ha votato repubblicano perché ha votato Trump . Tanto che i media iniziano a scrivere, però, di una sua candidatura per il 2024: l’equivalente di una ammissione di sconfitta, molto molto mascherata ,per ora tenuta in sospeso dalle sue minacce di rappresaglie legali contro l’esito delle urne. Una ammissione che fa presagire una dura opposizione dei repubblicani a Biden e la presenza di “ un’araba fenice”  capace di risorgere dalle sue ceneri .

Tutti i media favorevoli a Trump stanno però progressivamente cambiando  in qualche modo di posizione  cominciando con il dire che  non ci sono prove evidenti di brogli . Cercano tenendo conto della testardaggine di Trump di richiamare  l’essenziale realtà delle cose:  Trump deve accettare la sconfitta. Come stanno tentando di fare  gli elementi più maturi del suo partito  che riconoscono questa sconfitta e si augurano che Trump possa  favorire anche lui una transizione pacifica. Il che significa e vuol dire  contribuire a che la sconfitta sedimenti nello stesso elettorato del partito repubblicano .

Trump come dicevamo sarà una supernova nel partito repubblicano  e questo partito sicuramente sarà diverso da quello che è stato fino ad oggi. Molti pensavano e pensano che la vittoria di Trump  avrebbe dato loro la possibilità di affermare alcuni principi  che vedono continuamente aggrediti, come la supremazia dei bianchi, la lotta al  globalismo  diffuso, e di questo passo il capovolgimento di una identità  di un certo tipo che tentano gelosamente di conservare e difendere. Il trumpismo  paga una politica  di demagogia  che funziona solo  in una parte della popolazione . Riusciranno ad emergere nel partito repubblicano nuove figure  che pur tenendo  conto di questi aspetti di difesa dell’identità siano in grado di  portare avanti le battaglie nel rispetto delle regole evitando le polarizzazioni ,  ricercando le convergenze. E’ una domanda interessante che  porta con sé  ipotesi politiche di rinnovamento e cambiamento sostanziale dell’intera società .Quel cambiamento che Biden  propone  chiamando alla collaborazione anche gli stessi avversari repubblicani . In nome del cuore dell’America.

La politica di questi quattro anni sperimentata da Trump è stata quella della divisione e del conflitto nella convinzione che il mondo di ieri e quello attuale va cambiato in un solo modo . Per esempio chiudendo gli Stai Uniti in un isolamento pericoloso. Per esempio offrendo una sponda alla brexit   del Regno unito nei confronti  dell’Europa  tanto da diventare in questa trattativa il punto di riferimento alternativo  per dare uno sbocco  commerciale allo stesso Regno Unito. Biden aveva sempre contrastato la brexit soprattutto in chiave irlandese perché  in America gli irlandesi contano molto e la brexit non deve pesare sulla questione irlandese in Gran Bretagna.  Fino all’ondivago comportamento “trumpiano”   in tema di barriere doganali, di dazi, di provvedimenti protezionisti  e comunque di rappresaglia nei confronti di comportamenti che  non condivide e non accetta. Biden non ha riportato una vittoria schiacciante , solo cinque milioni di voti separano i due contendenti, ma molto ha pesato sulla sconfitta di Trump la sua politica di divisione.

Un Trump che non ha voluto gestire la pandemia sottovalutandone  anche la portata politica  ,lasciandola alle decisioni dei governatori che in ordine sparso hanno adottato provvedimenti  spesso configgenti tra di loro  che hanno fatto perdere qualche  efficacia ai pochi provvedimenti ,forse tanto giusti quanto necessari ,emessi dai governatori  con l’obiettivo di contenere i contagi  e alleggerire  le ripercussioni economiche causate  dalla pandemia medesima .

Un Trump che si è macchiato di una crudeltà imperdonabile .Quella della tolleranza zero nei confronti dell’immigrazione messicana  con la separazione ,soprattutto dei minori dai genitori  secondo un rapporto del governo  federale statunitense, di  2.737 famiglie  contate finora. Secondo il rapporto la pratica sarebbe inoltre iniziata molto prima della sua entrata in vigore ufficiale, avvenuta nell’aprile del 2018. Prima, chi entrava illegalmente con minori veniva detenuto insieme a loro in centri appositi in attesa del giudizio di un giudice speciale. La norma introdotta nell’aprile 2018 ha consentito  invece di perseguire gli adulti penalmente e di detenerli nel frattempo in una prigione federale, dove per legge non possono essere incarcerati i bambini: questi venivano quindi separati dagli adulti e portati in centri distanti anche migliaia di chilometri. Una crudeltà insopportabile .

“Un tempo per curarsi e crescere insieme” sembra essere la svolta che l’elezione di  Biden  imprimerà ad un paese che vede per la prima volta  anche l’elezione di una donna di colore  come vice presidente Kamala Harris che non è vista però come portatrice di messaggi estremamente avanzati già nel suo stesso partito, anche se  sicuramente farà di tutto, insieme al neo eletto presidente per costruire ponti . Probabilmente tenderà a fare dell’intero mandato un ponte attraverso il quale presentarsi alle elezioni del 2024 per chiedere questa volta un voto da Presidente ,atteso che probabilmente Biden, per la sua età, rinuncerà a proporsi  per il secondo mandato .

Una donna vicepresidente è storia. Dopo 36 anni  dal tentativo di un’altra donna di sinistra Geraldine Ferrero di arrivare a quella carica.

Madre indiana, padre giamaicano, marito ebreo. La nuova numero due è l’emblema dell’America multietnica. Si definisce una «guerriera felice». Kamala Harris  probabilmente è una politica pura, una donna abile ,che dà l’impressione di non credere a specifici progetti ma ad una visione complessiva dell’azione di governo.  Saranno gli eventi che determineranno  le posizioni che prenderà per consolidare il sostegno a sinistra , quella sinistra che è stata sempre critica nei confronti della Casa Bianca e che anche questa  volta terrà il fiato sul collo dei suoi inquilini. E la  Harris, progressista sui temi sociali e l’ambiente, non piace a parte della sinistra per scelte (ad esempio sulla polizia) fatte da procuratrice. Una Harris però con i piedi per terra ed estremamente votata alla sua missione di vice presidente che afferma : “«Questo momento non durerà per sempre. Un giorno ci chiederanno: dove eravate?

E noi potremo dire che eravamo in un parcheggio di Palm Beach, potremo dire che abbiamo eletto Joe Biden».

 

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