” RITROVARE DIO ” – DOTT.RE MARCO CALZOLI
Redazione- Merton usava una immagine divenuta molto nota, l’uomo non è un’isola. Le persone sono creature sociali e quindi imitano i propri simili adattando il proprio mondo interiore a quello esterno. La capacità dell’essere umano di capire la mente altrui è detta Teoria della mente.
In ogni apprendimento entrano in gioco almeno tre elementi:
- L’imitazione degli altri
- La memoria di quello che si era prima per superarlo
- La creatività per far emergere un nuovo aspetto, quello in parte imitato dagli altri.
Gli studiosi riconoscono che l’apprendimento si basa sul gioco, nel senso sulla capacità di mettersi nei panni di un altro. In latino la parola ludus indica non il semplice gioco ma il gioco come rappresentazione scenica.
Sempre in latino il verbo fingo ha a che fare con l’immagine, donde la nostra parola figura. Pertanto la finzione non è una bugia ma un mettere in scena delle immagini apprese da altri, dare forma (figura) attraverso la rappresentazione scenica. Insomma è un gioco-ludus, che ha a che fare con la teatralità.
In questo senso fare teatro è una dimensione antropologica. Si trova in ogni relazione, la quale è simbolica: mettiamo in scena un altro significato, un altro Sé. Non è un inganno, una bugia, ma un altro modo di essere noi stessi. Jung osservava che noi siamo sia Ombra (l’aspetto meno sociale di noi stessi, il più oscuro, il più intimo) sia Persona (la maschera teatrale che indossiamo nella vita sociale). Ma la Persona non è in tutto una bugia ma un atteggiarsi di fronte agli altri: in ciò traspare in qualche modo come un altro Sé.
Quando diventiamo grandi impariamo a dare forma stabile alla maschera teatrale e nasce allora un ruolo sociale. Il ruolo sociale è tanto più funzionale quanto più radicato in noi stessi. Il mondo sociale – con tutte le maschere (nostre e altrui) e quindi le regole – deve essere sentito profondamente, altrimenti la psicoanalisi parla della personalità “come se”, che accetta solamente superficialmente il mondo sociale senza averlo assimilato.
Da qui nasce la dialettica insita in ogni forma di religione. Noi assimiliamo un modo di sentire, un modo di pensare e un comportamento che vediamo negli altri. Ma alla fine la religione deve essere assimilata in profondità. Il Dio appreso sin da piccoli deve smettere di essere solo una istanza esterna e quindi nascere in noi, nel più profondo del nostro essere.
Dio sta in ogni cosa che esiste, sta negli altri e nel mondo in senso lato. Ma è nascosto. Quando impariamo a riconoscerlo Egli è nato in noi. La religione passa da una istanza esterna a una categoria interna.
In ebraico la parola cholam significa tre cose:
- Mondo
- Eternità
- Scomparire, celarsi.
Come a dire che il mondo è il luogo nel quale è nascosto l’Eterno, Dio. In Qoelet 3, 11 è scritto: “Anche cholam ha dato nel loro cuore”. Quindi Egli ha dato nel cuore dell’uomo cholam, vale a dire due istanze, sia Dio (Eterno) sia l’attaccamento al mondo. Il cuore dell’uomo è il luogo in cui sono nascosti due principi opposti: il Bene (Dio) e il Male (l’attaccamento al mondo).
Quando noi scopriamo Dio in tutto ciò che ci circonda, emerge in noi il Bene. Anche gli enti possono farci scoprire Dio, che quindi non si trova solo trascendendoli. Alcuni trovano Dio nel mondo, altri trascendendolo. È la lezione dell’ultimo Heidegger: abbandonandoci agli enti ci apriamo all’essere, come qualcosa non da pensare ma da esperire nel suo mistero. È anche l’insegnamento del taoismo, per il quale il Principio di tutte le cose, detto Tao, non sta oltre il mondo ma è nelle cose stesse. Quindi per il taoismo la metafisica non va pensata gerarchicamente, come se il Principio fosse più alto del mondo e la realtà tutta fosse a strati (prima il Tao, poi tutto il resto), bensì il Tao sta in tutte le cose e tutte a lui conducono. Persino nello Zen, nel quale vi è coincidenza totale tra samsara e nirvana: il samsara è il mondo immanente, mentre il nirvana è quello possiamo dire metafisico, trascendente. Pertanto per lo Zen c’è coincidenza totale tra vuoto e forma (idea ben messa in evidenza nel Sutra del cuore), non vi è un vuoto precedente rispetto una forma, cioè un vuoto considerato alto, sublime e nobile rispetto a una forma considerata bassa, materica, negativa. Anche Cusano in qualche modo ritrovava la stessa linea ideale nella filosofia ermetica, definita da lui coincidentia oppositorum.
Ma è possibile scoprire nel mondo anche il demonio e allora siamo interiormente tentati alla materia, che è il principio del Male.
Nel cristianesimo Dio non è un Motore immobile aristotelico né un essere che vive appartato nel cielo come volevano gli epicurei. Il messaggio cristiano è che Dio si fa carne. Giovanni 1, 14: “E il Verbo si fece carne e venne a abitare in mezzo a noi”. È Emmanuel, che in ebraico vuol dire Dio con noi.
La Buona Notizia (in greco euanghelion, donde la parola vangelo) del cristianesimo è che Dio nella Persona di Cristo è sceso dal cielo e è venuto nella nostra storia per salvarci dalle opere del demonio. Cristo è Dio fatto uomo nella Persona di Gesù attraverso il grembo di Maria. Agostino diceva che Maria è la Finestra del cielo perché attraverso di lei si manifesta la Luce di Dio, che è Cristo.
Questo vuol dire che nel mondo si scontrano due principi opposti. Da una parte abbiamo Cristo, che abita la nostra storia e nella Eucaristia è presente in corpo, sangue, anima e divinità tutti i giorni. Dall’altra il Principe di questo mondo è Satana, l’avversario, l’accusatore, colui che vuole rovinare i fratelli e li accusa giorno e notte davanti a Dio.
È l’intima natura di ogni persona che permette di trovare nel mondo o Dio o il Male. il Male è stato sconfitto, ma ancora ha il potere di tentare le persone e di trascinarle nel proprio baratro, ma solo quelle che lo scelgono deliberatamente secondo le inclinazioni profonde del loro cuore.
La teologia cristiana insegna che il peccato attuale (quello commesso in questa vita) può essere di due tipi: veniale (non separa da Dio) e mortale, cioè più grave (che lede l’unione che l’anima ha con Dio). Perché si abbia un peccato mortale sono necessarie tre condizioni:
- Materia grave (se rubiamo un cioccolatino non è un peccato mortale)
- Piena avvertenza (capacità di intendere pienamente quello che facciamo)
- Deliberato consenso (capacità di volere, cioè di scegliere liberamente quello che facciamo).
I teologi dicono che commettere un peccato mortale non è una cosa molto frequente, in quanto non è così facile che le nostre colpe assolvano queste tre condizioni.
Per Agostino il male può essere:
- Metafisico (non c’è in quanto è assenza di Dio)
- Morale (deriva dal primo per un errore della volontà in quanto scambiamo un bene particolare per il Bene sommo che è Dio)
- Fisico (in parte è conseguenza di quello morale, in parte è voluto da Dio il quale per vie misteriose se ne serve per spingere le persone a Dio).
Oltre al peccato attuale abbiamo anche il peccato originale, il quale è conseguenza del peccato di Adamo e Eva. Il peccato originale ci fa nascere non in armonia con Dio: il battesimo cancella il peccato originale e ci consacra cristiani.
Il battesimo instaura di nuovo in noi la relazione con Dio imprimendo la Legge di Dio nel nostro cuore. Mosè discese dal Sinai con la Legge scritta su tavole di pietra, gli apostoli uscirono dal cenacolo con la Legge di Dio scritta nei loro cuori, ogni battezzato rivive l’evento della Pentecoste come gli apostoli di duemila anni fa.
Cristo ci ha redenti dal peccato per mezzo della sua morte in croce. Cristo è venuto sulla terra e è morto per noi per amore: risorgendo ha strappato i cristiani dal potere della morte introdotta dal demonio per invidia. Ogni cristiano è chiamato a partecipare all’opera della redenzione offrendo la propria vita e le proprie sofferenze per la salvezza del mondo. A Roma c’è la Scala Santa: una lunga scala di legno che i cristiani salgono in ginocchio pregando. È un modo di offrire la propria sofferenza per la salvezza del mondo.
Ogni credente avverte l’amore di Cristo. Francesco d’Assisi quando contemplava l’immagine di Cristo sembrava muovere le labbra come se assaporasse qualcosa di dolce. Un ateo non può capire un credente. Perché il credente va ogni domenica a Messa? Non si tratta di una posizione filosofica, ma il credente va a incontrare Dio presente misteriosamente in quel pane e in quel Vino. Si tratta di un atto di amore!
Anticamente il sacro era spesso qualcosa di cruento, per esempio a Roma il sacerdote di Diana doveva vivere costantemente con una spada in mano per difendersi dai possibili usurpatori della sua posizione: chiunque fosse riuscito a ucciderlo e a strappare un ramo da un albero sacro sarebbe diventato il nuovo sacerdote di Diana. Nel mondo antico, inoltre, c’erano spesso sacrifici umani offerti alle divinità.
Quindi il cristianesimo innova e proclama fino ad oggi il messaggio di un Dio di amore, che vuole il bene dell’uomo, anzi che lo salva con la propria morte in croce.
Ogni uomo scaturisce dall’amore di Dio, mentre i genitori sono solo la causa strumentale della nascita di un nuovo essere umano. Il figlio non appartiene ai genitori. Come notava lo psicoanalista Recalcati, il figlio è una vita altra, distinta da quella dei genitori, quindi oggi si abusa delle parole “empatia” e “dialogo” tra genitori e figli.
Il neonato presenta un attaccamento fortissimo (in quanto vitale) alla madre, anzi è con lei in unione simbiotica. Lacan diceva che il neonato si specchia nel volto della madre. Un neonato piange spesso la sera in quanto fa opposizione al sonno che lo strapperebbe dalla madre. Ma se noi nasciamo da Dio (e ad Esso dovremo ritornare), quanto più forte dovrebbe essere il nostro amore per Lui! Solo che il demonio strappa dal nostro cuore questo affetto primigenio mediante la materia. La materia offusca i sensi della nostra anima e ci tiene separati da Dio.
Quindi i santi consigliano di farci indifferenti verso tutte le cose create (Ignazio di Loyola) per ritornare ad amare Dio con tutto il cuore.
Le cose create sono come una cappa di nasconde la luce di Dio. L’uomo crede di aver bisogno della materia per essere felice, in realtà per essere felice ha bisogno solamente di Dio, la materia è qualcosa di secondario. Nell’esperimento Universo 25 l’etologo Calhoun, studiando una società di topi ai quali dava risorse illimitate, dimostrò che le risorse illimitate sono u ostacolo alla organizzazione sociale e anzi portano alla destrutturazione della società stessa.
Cosa è allora che spinge l’uomo alla sopravvivenza e ad essere felice? Oggi gli psicologi non possono fare esperimenti sugli esseri umani che includano dolore. In passato uno studioso esponeva dei topi al gelo e notava che morivano poco dopo. Però alcuni di questi topi erano ripetutamente messi al gelo e poi portati al caldo e accuditi per poi essere esposti di nuovo al gelo: lo studioso dimostrò che i topi che erano accuditi sopravvivevano più a lungo rispetto ai topi che non erano accuditi. Essi avevano una speranza per sopravvivere. Lo psichiatra viennese Frankl era stato internato in un campo di concentramento e notava che le persone che avevano una fede religiosa sopravvivevano più a lungo in quanto essa dava speranza.
Cosa è che dà speranza all’uomo? Sentirsi amato e accudito dai propri simili ma anche da Dio. Ritrovare l’amore di Dio in questa vita significa trovare il paradiso su questa terra. L’anima ha un sesto senso che la spinge a provare diletto nelle cose spirituali: la materia dà un piacere momentaneo ma che alla fine offusca la vera necessità della persona.
Pertanto chi si sente amato da Dio ha una speranza così solida che supera tutte le difficoltà. Sentirsi amati da Dio riempie il cuore di piacere spirituale e spinge a lottare per uno scopo. È significativo che nei manoscritti di Qumran un verbo ebraico, ḥāfēṣ, indica sia il provare piacere sia l’avere uno scopo. Dante subì numerosissime prove nella vita terrena ma le superò tutte – e nella tempesta concepì un capolavoro come la Divina Commedia – perché aveva una speranza forte che gli conferiva uno scopo per cui lottare: la fede in Dio.
Nella tradizione indoeuropea vi sono molti miti del re in stato dormiente o separato dal mondo dei vivi il quale è destinato a risvegliarsi per tornare a regnare sulla terra. Per esempio Re Artù vivrebbe nell’Etna con i suoi guerrieri in attesa di ritornare qui. Per i bretoni Re Artù vivrebbe attualmente in un mondo separato detto Avalon assieme alla più bella delle fate che è Morgana. Questi miti, numerosissimi, testimoniano della speranza di un futuro migliore. Le persone soffrono e stanno male ma tutti attendiamo una liberazione e un futuro che sia più roseo.
Ma la nostra vera patria è il cielo. Possiamo trovare nel mondo la presenza di Dio, certamente, ma alla fine anche il mondo va abbandonato per il cielo. Perché Mosè non entra nella Terra Promessa? Le varie tradizioni bibliche e extrabibliche hanno cercato varie spiegazioni, ma forse la ragione più profonda è che Dio vuole insegnarci, attraverso l’esempio di Mosè, a non attaccarsi oltremisura alle cose terrene, ai luoghi, alle persone, ma a pensare soprattutto alla patria del cielo.
Solo Dio può liberarci definitivamente dalle catene e strapparci dall’inferno della condizione terrena, che è tale quando essa è impregnata di Male. Gli esoteristi dicono che l’uomo è un Nexion, cioè un essere spirituale imprigionato nella condizione terrena, che è destinato a ritornare al cielo. Quindi se noi passiamo la vita terrena nelle cose materiali saremo sempre infelici. Dobbiamo tendere al cielo anche su questa terra per risvegliarci, per risorgere, per “ritornare a regnare”. In poche parole per essere felici.
Francesco di Sales ricordava come la santità si addice ad ognuno di noi, ma secondo le proprie caratteristiche. Tutti dobbiamo avere esperienza con il mondo spirituale, ma non tutti allo stesso modo. “Nella creazione Dio comandò alle piante di portare frutto, ciascuna secondo il proprio genere: allo stesso modo, ai cristiani, piante vive della chiesa, ordina di portare frutti di devozione, ciascuno secondo la propria natura e la propria vocazione. La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile, dalla sposa; ma non basta, l’esercizio della devozione deve essere proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli. Ti sembrerebbe cosa fatta bene che un vescovo pretendesse di vivere in solitudine come un certosino? E che diresti di gente sposata che non volesse mettere da parte qualche soldo in più dei cappuccini? Di un artigiano che passasse in chiesa le sue giornate come un religioso? E di un religioso sempre alla rincorsa di servizi da rendere al prossimo, in gara con il vescovo? Non ti pare che una tal sorta di devozione sarebbe ridicola, squilibrata e insopportabile? … Se la devozione è autentica, non rovina proprio niente, ma perfeziona tutto; e quando va contro la vocazione legittima, senza esitazione, è indubbiamente falsa … Tutti diventano più cordiali e simpatici nella propria vocazione se le affiancano la devozione: la cura per la famiglia diventa serena, più sincero l’amore tra marito e moglie, più fedele il servizio del principe e tutte le occupazioni più dolci e piacevoli” (Introduzione alla vita devota, 3).
Quando si ha a che fare con gli esseri umani, c’è sempre nascosto da qualche parte un problema. Le persone sono come i ricci, dicevano i filosofi: tendono a unirsi tra di loro ma quando si avvicinano troppo si pungono. La relazione è problematica per definizione.
Ma i maestri spirituali insegnano che i problemi sono posti dal destino per essere superati. Nell’uomo sofferente e anche nel peccatore, insegna il cristianesimo, vi è presente Cristo. Il peccatore è il sofferente per eccellenza in quanto il peccato lede l’uomo nel profondo. Alcuni santi addirittura si confessavano presso un malato in quanto vedevano in esso l’immagine di Cristo. Trovare nell’uomo nientemeno che Dio è il grande insegnamento del cristianesimo. Dio è presente già nell’uomo e proprio nelle sue grandi miserie. Già qui possiamo incontrarLo per possederlo senza fine un giorno nella patria beata del paradiso.
Agostino diceva: ”Dio non ignorava che l’uomo avrebbe peccato e che i mortali sarebbero giunti al punto estremo nella disumanità del peccare. Al contrario, le bestie sarebbero vissute tra loro con più tranquillità. Neanche le bestie più feroci si combattono tra di loro come fanno gli uomini. Dio, tuttavia, prevedeva anche di chiamare in adorazione un popolo di fedeli … e a questo popolo avrebbe giovato la considerazione che Dio ha dato origine al genere umano da un solo individuo, per inculcare agli uomini quanto gli è gradita l’unità dei molti” (Città di Dio, 12).
Prima della salita a Gerusalemme c’è una tappa decisiva compiuta da Gesù, che raccontano tutti e tre i vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca), anche se con sfumature diverse, cioè il passaggio nell’oasi di Gerico. Gerico si trova alla estremità meridionale della valle del Giordano, la parte più bassa della Terra, 150 metri sotto il livello del mare. Gerico è in un’oasi del deserto della Giudea a soli 20 km da Gerusalemme.
Si trova in un punto strategico, cioè in crocevia tra la strada che dalla Galilea attraverso Beit She’an e la Samaria costeggia il fiume Giordano e arriva costeggiando il Mar Morto al Negheb, al sud della Terra Santa. Per questo la città è stata fortificata e protetta da varie fortezze sulla valle del Giordano. Gerico fu sede di varie battaglie. Nel 37 a.C. Erode il Grande vinse una importante battaglia proprio a Gerico, che gli permise di conquistare il pieno controllo della Giudea, divenne allora il Re dei giudei, sotto il cui potere nacque Cristo. Nel 34 a.C. Gerico fu visitata da Antonio, che la regalò alla amata Cleopatra, anche se dopo la sconfitta di Antonio la città ritornò a Erode il Grande. Quindi ai tempi di Cristo Gerico era la seconda città più importante della Giudea dopo Gerusalemme. Si stima che la sua popolazione potesse ammontare a ottomila abitanti. Aveva un palazzo di residenza meraviglioso con cortili, piscine, bagni rituali ebraici, terme, giardini, sale decorate, e così via. Erode fece di Gerico una delle sue residenze preferite. A Gerico vi erano tre palazzi di Erode e oggi possiamo ammirarne i resti.
L’abbondanza d’acqua, il clima mite e salubre, la presenza delle palme da dattero, una città famosa per il balsamo, apprezzato fin dall’antichità (in arabo Gerico è detta Ariha, che significa “profumo”), la floridissima vegetazione (tra cui alberi da frutto, ancora oggi è molto buona la frutta di Gerico) fanno della città un posto unico, ricco di fascino tanto che nel Siracide si paragona la sapienza alle piante di rose in Gerico. Non sappiamo l’esatta etimologia del nome, forse in ebraico significa “luna” oppure “profumo”.
Ma l’importanza di Gerico nella storia deriva da varie caratteristiche uniche di Gerico. È stata definita dalla grande archeologa Kenyon la città più antica del mondo (sito occupato fin dal X millennio prima dell’età cristiana). Questa archeologa ha rinvenuto vari strati archeologici della città (quindi varie età della città), persino le mura riedificate in vari periodi, e una torre datata al 7000 a.C., forse una fortezza per scopo difensivo o un luogo di culto pagano. Gerico è anche la città più bassa della Terra. Gerico poi fu la prima città conquistata dagli ebrei quando giunsero nella Terra Promessa: in questo luogo sono ambientati i racconti del libro di Giosuè dal capitolo 2 al capitolo 6.
Giosuè inviò a Gerico esploratori da oltre il Giordano che furono protetti da una prostituta, Rachab, antenata di Davide e quindi di Cristo dalla parte del padre putativo di Giuseppe (secondo la genealogia di Matteo 1). Di fronte a Gerico gli ebrei valicò il Giordano: il Giordano si aprì quando i piedi dei sacerdoti che portavano l’Arca divina toccarono l’acqua del fiume. Secondo i Padri della Chiesa Gesù è il nuovo Giosuè, tra l’altro due nomi ebraici che veicolano l’idea della salvezza (in greco sono identici): Giosuè salva il popolo ebraico facendolo entrare nella Terra Promessa, Gesù salva l’intera umanità redimendola dai peccati. Inoltre, mentre i sacerdoti ebrei guidati da Giosuè toccarono con i piedi l’acqua del Giordano facendo aprire il fiume, Gesù quando venne battezzato al Giordano (a Gerico) vide aprirsi i cieli.
In queste pianure di Gerico, a Galgala, Giosuè dopo il passaggio miracoloso del Giordano fece erigere dodici pietre (simbolo delle dodici tribù di Israele) come memoriale perenne, il primo luogo santo perché l’autore del libro di Giosuè ci dice che erano ancora lì, quindi erano visitate dal popolo. Poi in questo luogo gli ebrei, appena varcarono il fiume Giordano entrando nella Terra Promessa, celebrarono la prima Pasqua nella Terra Promessa dal tempo dell’esodo: quindi cessò il dono della manna in quanto iniziarono a nutrirsi con i frutti della terra.
Inoltre a Gerico Giusuè (capitolo 5) ebbe una visione. Vide il capo delle truppe dell’esercito divino (un angelo) e gli fece una strana domanda: “Sei dei nostri o dei nostri nemici?”. La tradizione spirituale darà una interpretazione assai suggestiva di questa domanda: ogni volta che ci vengono dei pensieri dovremmo interrogarci con vigilanza se vengono da Dio (sei dei nostri?) o vengono dal demonio (sei dei nemici?).
Gerico è legata anche al celebre episodio della conquista, al capitolo 6, descritta come una meravigliosa liturgia. Sette sacerdoti con sette corni di ariete davanti all’Arca fanno il giro della città e percorrono sette giri nel settimo giorno, cosi cadono le mura di Gerico. Paolo nella Lettera agli Ebrei dirà che le mura cadono per fede.
Gerico è per eccellenza la città maledetta in quanto, dopo la distruzione delle mura e la conquista, Giosuè lancia una maledizione su chiunque la ricostruirà (poi verrà ricostruita e lo racconta la stessa Bibbia). È anche una città peccatrice in quanto viene risparmiata solo la prostituita che ha accolto gli esploratori.
Ebbene, questo rende ancora più paradossale e estremo il gesto di Cristo che, prima di salire a Gerusalemme, si ferma a Gerico, guarisce due ciechi e va in cerca del peccatore Zaccheo, un pubblicano. Cristo riscatta questa città! Nell’Antico Testamento viene salvata una prostituta, nel Nuovo Testamento viene salvato un pubblico peccatore, cioè un pubblicano, che riscuoteva le tasse per gli invasori romani e di certo derubava i diseredati. Forse lo stesso Gesù allude a tanto quando dice: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio”.
Il messaggio di Gesù è paradossale per la mentalità di quel tempo e anche per la nostra, quando ci atteggiamo a perbenisti. Il medico serve per i malati non per i sani, come dice Cristo. L’amore di Dio, che invia Cristo per salvare l’umanità, è talmente veemente che riscatta tutte le persone, soprattutto i peccatori, a patto che si convertano e cambino vita. Per Paolo “dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia”. La stessa Madonna a Fatima ha raccomandato di pregare il Santo Rosario dicendo: “Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”. Dio va oltre i nostri schemi puerili e si dimostra il più misericordioso dei misericordiosi, come riconosce anche il Corano. Il buon samaritano, che è simbolo di Cristo, cura e si prende cura del malato proprio sulla strada per Gerico!
Dio va incontrato nella storia dal credente, così come Dio scende nella storia rivelandosi nelle religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo, Islam). I popoli vicino orientali come sumeri, egiziani, babilonesi basavano le loro civiltà sui miti, invece la Bibbia si basa sull’evento unico dell’incontro di Dio con il popolo di Israele, che sarà alla base altresì del cristianesimo e dell’islam. Pertanto, come possiamo amare Dio, che sceglie di venire a patti con l’uomo, se non amiamo l’uomo, il nostro fratello bisognoso, che magari ci abita accanto?
Ma c’è dell’altro. Secondo l’Antico Testamento hanno svolto la loro missione davanti a Gerico, ma dalla parte opposta del Giordano, due profeti: Elia e Eliseo. Secondo la tradizione, di fronte a Gerico, ma dalla parte opposta, avvenne il miracolo del rapimento di Elia dal carro di fuoco di Dio, che lo portò dentro una nube. Lo spirito di Elia entrò nel profeta Eliseo, il quale rinnovò i prodigi del primo profeta aprendo con il manto le acque del fiume Giordano. Secondo gli interpreti della Bibbia, questi episodi sono collegati dalla provvidenza di Dio. Cristo compirà questa Parola entrando nelle acque del Giordano e facendo aprire i cieli: il miracolo che porta alla definitiva salvezza dell’umanità,
Il tema della Parola di Dio è fondamentale nella Bibbia. Lo stesso cristianesimo, sebbene non fondato esclusivamente sulla Bibbia ma anche su altri modi nei quali Cristo si rivela nella storia dell’uomo, come nel Magistero della Chiesa, considera la Parola di Dio Cristo stesso, il quale viene definito da Giovanni Logos, che significa Parola, Verbo. La Madonna che appare a Kibeho si definisce Madre del Verbo. La Regina della Pace, che appare a Medjugorje, nel 2016 diede questo messaggio: “Cari figli, come Madre sono felice di essere in mezzo a voi, perché desidero parlarvi nuovamente delle parole di mio Figlio e del suo amore. Spero che mi accoglierete col cuore, perché le parole di mio Figlio ed il suo amore sono l’unica luce e speranza nella tenebra del momento attuale. Questa è l’unica verità e voi, che la accoglierete e la vivrete, avrete cuori puri e umili. Mio Figlio ama i puri e gli umili. I cuori puri ed umili ridanno vita alle parole di mio Figlio: le vivono, le diffondono e fanno in modo che tutti le odano. Le parole di mio Figlio ridanno la vita a coloro che le ascoltano, le parole di mio Figlio riportano l’amore e la speranza. Perciò, miei cari apostoli, figli miei, vivete le parole di mio Figlio. Amatevi come lui vi ha amato. Amatevi nel suo nome e in memoria di lui. La Chiesa progredisce e cresce grazie a coloro che ascoltano le parole di mio Figlio, grazie a coloro che amano, grazie a coloro che patiscono e soffrono in silenzio e nella speranza della redenzione definitiva. Perciò, miei cari figli, le parole di mio Figlio ed il suo amore siano il primo e l’ultimo pensiero della vostra giornata. Vi ringrazio!”.
Marco Calzoli è nato a Todi (Pg) il 26.06.1983. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022. Ha dato alle stampe con varie Case Editrici 47 libri di poesie, di filosofia, di psicologia, di scienze umane, di antropologia. Ha pubblicato anche molti articoli. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web.
