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QUELLO A CUI NON SIAMO CAPACI DI RINUNCIARE

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Redazione- Il tema è quello della “frugalità” ovvero un modo di vivere che sembra  impossibile  affermare nella nostra società opulenta. Ma non per tutti . Con sacche di povertà e di diseguaglianze che pesano sulle condizioni di vita e appunto sul modo di intendere  la “sufficienza”  nella vita, tanto che da  Socrate a Henry David Thoreau,l’autore del famoso libro “ Vita ne boschi”  ,la maggior parte dei filosofi, moralisti e leader religiosi ha considerato la frugalità come virtù, e la “vita semplice” è tradizionalmente stata associata a saggezza, integrità e felicità.

Cominciamo appunto dalla frugalità. Che cos’è una virtù, una necessità, un modo snob di considerare le necessità . “Che significa ‘essere frugali’? Vivere nel lusso è meglio o peggio che essere stravaganti? Esiste uno stile di vita che può davvero rendere felici? Cosa insegna la natura a proposito del vivere con poco – o contro di esso?Essere frugali significa abbandonare tutto e ritirarsi dal mondo ?

Dice Lucandrea Massaro su  Aleteia (1 ) :” E’ Paolo Lagrenzi  che scrive  un testo su un concetto che – complice la crisi economica ma non solo – dovrebbe tornare in auge nell’educazione e nel modo di fare di ciascuno di noi: la frugalità. Il libro si intitola semplicemente “Frugalità” edizioni Il Mulino (pagg. 144 euro 12). E’ un termine desueto, spesso confuso con la povertà o magari con l’avarizia, in realtà è uno stile di vita. Si potrebbe dire che parente stretto della sobrietà, che in molte nostre città è un altro concetto seppellito nel dimenticatoio. Frugalità è un atteggiamento della mente, una attitudine, spesso derivata da ciò che si è imparato in famiglia. Non si è frugali perché poveri, quella non è una scelta, ma una condizione oggettiva. Non si è frugali nemmeno se si è avari, perchè come spiega bene l’autore: “L’avarizia, come la povertà, non è una vera e propria scelta:alla povertà siamo costretti dalle circostanze esterne, all’avarizia dalle nostre ossessioni mentali. Da questo punto di vista il prototipo dell’avarizia è la figura tragica di Mazzarò, il protagonista della novella La roba di Giovanni Verga (1883). Vi si narra di Mazzarò che, partendo da zero, col passare del tempo, accumula una fortuna appropriandosi delle terre di un barone: «Tutta quella roba se l’era fatta lui, colle sue mani e colla sua testa, col non dormire la notte, col prendere la febbre dal batticuore o dalla malaria, coll’affaticarsi dall’alba alla sera, e andare in giro, sotto il sole e sotto la piaggia, col logorare i suoi stivali e le sue mule — egli solo non si logorava pensando alla sua roba […] quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba».

 Ma al contrario di Mazzarò che  quando si accorge che è inevitabile morire decide di portarsi nella tomba tutti i suoi averi materiali  cominciando con l’uccidere, nel cortile di casa,  tutto il pollame che incontra “un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno”  come ha affermato il filosofo e scrittore americano Henry David Thoreau.

La frugalità porta con sé un elevato grado di libertà perché ti aiuta a liberarti dai condizionamenti, dalle tentazioni e dalle dipendenze e, nel contempo, ti aiuta ad essere più ingegnoso, anche di fronte alle avversità dell’esistenza. Naturalmente, la frugalità riguarda il mondo esteriore quanto quello interiore. Anche dentro di te, infatti, è fondamentale eliminare il superfluo e tenere solo quello che risulta realmente funzionale al tuo equilibrio e al tuo benessere. Tanto  che  “Giardinaggio interiore  “ (2 )  mette assieme così alcune regole sulla frugalità : Buone abitudini di frugalità : “ EVITA GLI SPRECHI .    Mondo esteriore: evita lo spreco di cibo, di indumenti, di prodotti, di oggetti ecc.    Mondo interiore: evita lo spreco di energia creativa, di tempo, di attenzione, di passioni ecc.  RISPARMIA.    Mondo esteriore: risparmia denaro, elettricità, acqua, pranzi fuori casa ecc.     Mondo interiore: risparmia le forze psichiche, la disponibilità (non puoi essere sempre a disposizione di tutto e di tutti), i giudizi frettolosi ecc. RICICLA.    Mondo esteriore: ricicla i residui di cibo, i residui verdi, la carta, la plastica, il vetro ecc.     Mondo interiore: ricicla le esperienze vissute, nel bene e nel male, trasformandole in fertile compost per il proprio futuro .AUTOPRODUCI     Mondo esteriore: autoproduci cibo, prodotti per l’igiene personale, detersivi, regali (libero sfogo al riciclo creativo!) ecc.     Mondo interiore: autoproduci aiuto per te stessa (attraverso il lavoro introspettivo), conoscenze (attraverso lo studio autonomo), progetti (mettendo in campo i tuoi sogni) ecc. VIVI ENTRO I TUOI LIMITI     Mondo esteriore: vivi entro i tuoi limiti economici (sembrerà un concetto scontato, ma sono davvero tante le persone che cercano di vivere al di sopra delle proprie possibilità con l’inevitabile conseguenza di imbarcarsi in debiti e scelte fallimentari).    Mondo interiore: vivo entro i tuoi limiti personali (è inutile sforzarti di essere quello che non sei) SEMPLIFICA LE COSE      Mondo esteriore: semplifica le cose facendo delle scelte oculate in merito ai tuoi acquisti, alle tue priorità e alle tue dinamiche giornaliere (Ho davvero bisogno di… avere quattro cappotti? avere la PayTV? cambiare cellulare ogni tre mesi? passare cinque ore sui social? passare le vacanze dall’altra parte del mondo? ecc.)      Mondo interiore: semplifica le cose liberandoti di tutto il surplus che ti porti dentro fatto di credenze limitanti, nodi emotivi irrisolti, preoccupazioni inutili, paure datate ecc.  IMPARA UTILI COMPETENZE     Mondo esteriore: impara a rammendare, a fare il pane, a costruire piccoli utensili ecc.      Mondo interiore: impara ad avere pazienza verso i tuoi cambiamenti, a rispettare la tua unicità, a credere nei tuoi più profondi desideri ecc. ADOTTA UN ATTEGGIAMENTO DI GRATITUDINE     Mondo esteriore: adotta un atteggiamento di gratitudine verso tutto quello che già possiedi (per quanto banale possa sembrare, la vita diventa più piacevole se dai importanza alle cose e sei grata per quello che hai invece di struggerti per quello che ancora non fa parte della tua quotidianità)      Mondo interiore: adotta un atteggiamento di gratitudine verso le esperienze di vita fatte, gli insegnamenti ricevuti, le consapevolezze maturate, le persone incontrate ecc.

E’ probabilmente con queste regole che avremmo dovuto affrontare l’epidemia da coronavirus nel mese di marzo dello scorso anno e ancora oggi, soprattutto oggi, quando si comincia a parlare di transizione ecologica e si lavora per progetti di ripresa e resilienza che dovrebbero tener conto di molte delle idee che abbiamo ricordate, facendoci aiutare da un sito che” coltiva” appunto la vita, quella vera, proprio come un giardino : certo sottoposta alle leggi delle stagioni e  della natura .

Ma non siamo ancora pronti, non ne  siamo capaci . Perché  ci è mancata una educazione a tutto questo .Una preparazione per  affrontare quello che la vita  ci offre o ci riserva , dunque  nel bene e nel male, giorno dopo giorno. Ossia la convinzione  che i consumi ridotti non sono solo il fine, ma la strada per raggiungere qualcosa di più profondamente rispondente alla nostra natura umana che va perdendo la sua peculiarità. La frugalità è uno stato di pulizia ed essenzialità che offre  grandi soddisfazioni a chi la pratica, senza tornare indietro ,rinunciando però a tutto quello che ha un appeal momentaneo,a tutto quello che diventa inesorabilmente zavorra ,  per riservare l’attenzione solo  a quello che è duraturo e anche vitale .

Non saper rinunciare lo dimostra in questo momento  l’insopportabile  recente ressa  prima del lockdown a metà marzo con un sabato ( sabato 13 marzo 2021  ) in cui la gente in fila  per lunghi aperitivi non si contava ovunque ,possiamo dire  “ dalle Alpi alla Sicilia” ; carrozzine su e giù con neonati a  bordo, bambini in corsa ,gruppetti e grupponi. Lungomare affollati ,monopattini e  bici elettriche che scorazzavano.

Una movida da attesa della “ fine del  mondo “,di una apocalisse non del tutto consumata. Insomma tutto contro la paura , con una coazione a ripetere  perché non era né la prima né l’ultima volta,  di non poter rimettere piede nei parchi,  piazze, litorali . Con una domanda  sempre presente: quanto durerà ancora .

Farsi questa domanda ormai da qualche tempo dentro lo sballottamento di aperture e chiusure ( diversamente dal primo lockdown quando ci fu la totale acquiescenza  ad una condizione accettata con pieno spirito di  sacrificio )  è certo la spia  di una condizione psicologica  che dice che molte cose sono e stanno cambiando .Che dice che combattiamo una grande battaglia  divisi tra chi dà la preminenza alla salute  e chi la dà all’economia; tra  chi la dà  per esempio  nella campagna vaccinale  agli anziani e alle persone fragili e chi  alle categorie contrattuali  con l’inevitabile privilegio  di quelle  più forti.

Una domanda che però dimostra che forse ancora non siamo capaci di fare le grandi rinunce , quelle che aiutano a ricostruire,  in modo diverso,  una società, un paese , un mondo inteso in senso largo  .Ma una domanda che dice anche che sta maturando anche  un pensiero in questo senso,nel senso di un cambiamento ,  tanto che come scrive il Sole 24 ore :  “  una buona parte di quel 90% d’italiani colpito dalla crisi ha rielaborato il lutto dell’austerità imposta dai governi, percepita come una sorta di digiuno dai propri desideri consumisti, sollecitati ai tempi di  credito facile e ora frustrati dallo stato di deprivazione relativa. Nel senso comune, ( sta passando l’idea ndr) che, di fronte a una crisi così profonda, l’unico modo di reagire è impegno sul lavoro, sobrietà nel consumo, senso del risparmio.(…) L’austerità dei tecnocrati europei e nostrani ha tuonato come una punizione; la frugalità, ormai diffusa tra le famiglie italiane, è il modo più indolore per “stringere la cinghia”, coniugando il senso della misura nello stile di vita con la consapevolezza della necessità di lavorare bene, risparmiare sul superfluo e l’ingiustificato, adottare un atteggiamento selettivo: la spesa per casa al discount, una settimana in meno di vacanze e, se costretti, uno o due affitti in arretrato. All’estero non ci si va più in vacanza, ma per lavorare. Nelle nostre campagne urbanizzate si è tornati a usare la legna per riscaldarsi. Un pragmatismo frugale quanto dotato di senso della misura, della concretezza, della sobrietà: bandite le spese pazze, solo in casi eccezionali acquisti di case, auto ed elettrodomestici. L’incidenza delle spese telefoniche e di comunicazione è, al contrario, salita, segno che il senso di connessione che alberga in tutti noi non conosce i divides economico-sociali che la crisi ha reintrodotto.”   (3 )

Perché c’è chi di fatto chi  ha rinunciato già e ha rinunciato a molto .  Sono i nuovi poveri   della pandemia ,quelli  che per la prima volta, in maniera del tutto inaspettata, si sono rivolti ai centri di ascolto delle Caritas o ai centri per la distribuzione dei viveri. Sono persone che nella loro vita mai avrebbero pensato di essere costretti a chiedere aiuto, anzi: molti non sapevano neppure dell’esistenza dei servizi di sostegno di questi organismi.Una povertà dunque che  “ impedisce di pagare l’affitto o il mutuo, di mantenere i figli studenti fuori sede, di provvedere alla strumentazione necessaria alla didattica a distanza. È il volto della pandemia sociale che la prima linea del volontariato conosce ormai dall’inizio del drammatico 2020: l’aumento improvviso di persone che bussano ai centri, le richieste di aiuto che arrivano nelle parrocchie e nei patronati del sindacato. Facce mai viste prima di allora, perché ad essere colpito dalla pandemia è stato anche quel ceto medio impoverito, uscito già indebolito dalle ultime crisi economiche.” ( 4 )

E soprattutto  dovremmo essere capaci di rinunciare a tutte quelle  condizioni che determinano  iniquità.  Ci permettiamo di accennarne solo ad una. Perché in questo discorso è decisiva rispetto al valore che diamo alla vita e al modo di viverla . Ci riferiamo al fatto che dovremmo essere in grado di rinunciare a molte cose pur di  garantirne  alcune altre e tra queste una”fondamentale” : il diritto alla vita . Infatti tra le cose da garantire c’è  la questione  della “scelta”  di chi curare :  tra anziani e categorie a rischio contro giovani. Una questione e una scelta inconcepibili .Tra il curare da una parte  anziani e  categorie a rischio ( che hanno pagato e stanno pagando il prezzo più alto dovuto alle conseguenze  del contagio   che produce quasi sempre  una malattia  mortale )e  al contrario dall’altra  categorie  di pazienti nel caso in cui  ci fossero  ,per esempio, carenze   di terapie intensive . Ovvero a chi destinarle : anziani o giovani  .Anche se al solo accenno di questa discussione  prontamente  sono state stigmatizzate dichiarazioni come quelle del governatore della  Liguria (5 )  finite dentro un corto circuito   comunicativo e informatico  per le quali sembrava che  gli anziani  ormai non avessero più alcun merito  da salvaguardare e quindi da abbandonare al loro destino. Opinione prontamente  corretta  e riattribuita al suo giusto contesto dallo stesso Governatore. Come pure ha destato un lungo dibattito   un documento (10 marzo 2020  )firmato Siaarti, Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in  condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili. (6 )
Con un passaggio  per esempio  , quello sulla scelta di chi far vivere o morire senza cure, da parte di medici  che dice : “  «Le previsioni sull’epidemia da Coronavirus (Covid-19) attualmente in corso in alcune regioni italiane stimano per le prossime settimane, in molti centri, un aumento dei casi di insufficienza respiratoria acuta (con necessità di ricovero in Terapia Intensiva) di tale entità da determinare un enorme squilibrio tra le necessità cliniche reali della popolazione e la disponibilità effettiva di risorse intensive. È uno scenario in cui potrebbero essere necessari criteri di accesso alle cure intensive (e di dimissione) non soltanto strettamente di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure, ma ispirati anche a un criterio il più possibile condiviso di giustizia distributiva e di appropriata allocazione di risorse sanitarie limitate. Uno scenario di questo genere è sostanzialmente assimilabile all’ambito della “medicina delle catastrofi”, per la quale la riflessione etica ha elaborato nel tempo molte concrete indicazioni per i medici e gli infermieri impegnati in scelte difficili. Come estensione del principio di proporzionalità delle cure, l’allocazione in un contesto di grave carenza (shortage) delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la “maggior speranza di vita”. Il bisogno di cure intensive deve pertanto essere integrato con altri elementi di “idoneità clinica” alle cure intensive, comprendendo quindi: il tipo e la gravità della malattia, la presenza di comorbidità, la compromissione di altri organi e apparati e la loro reversibilità. Questo comporta di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive di tipo “first come, first served”.  (…). Ai pazienti e ai loro familiari interessati dall’applicazione dei criteri deve essere comunicata la straordinarietà delle misure in atto, per una questione di dovere di trasparenza e di mantenimento della fiducia nel servizio sanitario pubblico. Lo scopo delle raccomandazioni è anche quello:(A) di sollevare i clinici da una parte della responsabilità nelle scelte, che possono essere emotivamente gravose, compiute nei singoli casi; (B) di rendere espliciti i criteri di allocazione delle risorse sanitarie in una condizione di una loro straordinaria scarsità».

La prima risposta alla presa di posizione della Siaarti sulle nuove linee etiche e deontologiche naturalmente  è venuta da Filippo Anelli, della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCEO), che, dopo aver letto il documento così si esprimeva:

«Abbiamo letto con estrema attenzione il documento diffuso dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia intensiva (Siaarti), che definisce criteri di scelta per l’ammissione alle terapie intensive, ove le risorse non fossero disponibili per tutti a seguito di un precipitare dell’emergenza dovuta al Covid-19. Lo recepiamo come un grido di dolore. Nessun medico deve essere costretto a una scelta così dolorosa. La nostra guida, prima di qualunque documento che subordini l’etica a principi di razionamento, e che dovrebbe in ogni caso essere discusso collegialmente dalla Professione, resta il Codice di Deontologia medica. E il Codice parla chiaro: per noi tutti i pazienti sono uguali e vanno curati senza discriminazioni». (Coronavirus. Fnomceo sul documento anestesisti: “Nostra guida resta Codice deontologico. Non dobbiamo metterci nelle condizioni di applicare questi inaccettabili triage di guerra”, (7 )

Ed ancora: «Dobbiamo prevenire ed evitare il verificarsi delle condizioni definite di ‘Medicina delle Catastrofi’ prospettate, seppure come mera ipotesi, dalla Siaarti. Non dobbiamo metterci nelle condizioni di applicare questi inaccettabili triage di guerra. (…).

In ogni caso, ricordiamo che il medico, pur avendo tutte le competenze per dare pareri suggeriti da criteri di appropriatezza, non deve essere costretto ad ergersi a giudice – conclude il presidente Fnomceo -. L’unico metro di giudizio della Professione restano i principi della Costituzione, del Codice di Deontologia, del Servizio sanitario nazionale. L’applicazione di criteri di razionamento è l’estrema ratio e richiede una discussione bioetica collegiale interna alla professione e che pervada l’intera società». (8).

Ma riprendendo il filo del nostro discorso dobbiamo dire che lo stato psicologico che si avverte nella domanda  fino a quanto durerà  dice  anche,sostanzialmente,  in modo inconfutabile:” non vogliamo  e forse non possiamo ( dipende dai punti di vista ),forse non siamo più capaci di rinunciare  a quello che appare superfluo.”

Non siamo capaci come afferma Papa Francesco , di cambiare stili di vita  che “ costringono milioni di persone  soprattutto bambini  alla morsa della fame…” Non siamo capaci , ecco il punto  di condurre una esistenza austera “ che renderebbe possibile  una ripartizione equa delle risorse “.

E dunque ecco allora la frugalità di cui dovremmo essere capaci, quella frugalità  che per  Paolo Legrenzi : ““ è una scelta di stile e di buon gusto. A differenza delle decisioni collegate al risparmio, e finalizzate all’acquisto di beni, o a sconfiggere l’incertezza del futuro, la frugalità non ha altro scopo se non se stessa.

Una volta, chi faceva scelte frugali spesso non si accorgeva di farle, semplicemente perché gli sembravano ovvie: si viveva così”.

Una scelta per vivere così in tempo di Covid, ma anche dopo quando questa intemperie sarà passata, perché ne va di mezzo proprio la vita di ciascuno di noi, delle nostre società e  dell’intero  pianeta .

( 1 ) https://it.aleteia.org/2014/02/21/frugalita-un-modo-di-vivere-da-riscoprire/

(2 ) https://www.giardinaggiointeriore.net/frugalita-consapevole/

( 3 )  https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-07/l-italiano-riscopre-vita-frugale-064119.shtml?uuid=ABwA40b

( 4 )   https://www.genteeterritorio.it/i-nuovi-poveri-della-pandemia/

(5)Per quanto ci addolori ogni singola vittima del #Covid19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della #Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate.  11:58 AM · 1 nov 2020

(6) )http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato2675063.pdf.

(7) http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=82263, 8 marzo 2020).

(8) Sei anziano e hai il coronavirus? Mi dispiace tantissimo ma …. Laura Matelda Puppini http://www.nonsolocarnia.info/sei-anziano-e-hai-il-coronavirus-mi-dispiace-tantissimo-ma/

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