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IL PROCESSO DI NORIMBERGA: QUANDO IL MONDO CONDANNO’ IL NAZISMO

E la pandemia Covid 19 chi la condannerà? Come la ricorderanno i posteri?

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Redazione- In “Miseria della filosofia” di Karl Marx così si legge:  Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È quello il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. Il caso vuole che oggi si baratta anche la morte. La pandemia in corso ne è un chiaro esempio. Inizio la trattazione partendo dal film Nuremberg del regista Yves Simoneau, mandato in onda mercoledì 2 dicembre scorso, in prima serata, nell’ambito della trasmissione Atlantide, condotto da Andrea Purgatori su La7 tv. Il film racconta il processo di Norimberga, apertosi il 21 novembre del 1945 e durato un anno con ben 400 udienze, in cui furono rievocati, raccontati e documentati i crimini compiuti dai nazisti contro l’Umanità durante la seconda guerra mondiale, guerra fortemente voluta e cercata da Hitler. Il conflitto si concluse  con l’agghiacciante bilancio di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti. La responsabilità fu unicamente della Germania di Hitler. A Norimberga il Procuratore Capo statunitense Robert Houghwout Jackson, Procuratore Generale degli U.S.A., nonché  politico,   insospettabile ed imparziale, pronunciò l’arringa d’apertura d’accusa al cospetto del Tribunale Militare Internazionale. Fu scelta Norimberga per il processo poiché Berlino, tutta rasa al suolo, non offriva siti ove riunirsi per celebrare l’importante appuntamento con la Storia.Norimberga era anche la città simbolo del nazismo. Si pensi alle Leggi di Norimberga, promulgate il 15 settembre del 1935, con cui furono imposte le leggi razziali contro gli ebrei. Il processo fu celebrato nel Reichsparteitagsgelände, nome complicato che a molti di noi dice poco. Il Reichsparteitagsgelände era un complesso di campi e di edifici molto vasto dove si tenevano, oltre alle parate militari naziste, congressi di partito e manifestazioni collaterali come mostre agricole ed esibizioni sportive. Fu progettato e costruito dall’architetto Albert Speer su incarico di Adolf Hitler. Rappresentò uno dei luoghi più famigerati della storia: il centro delle adunate naziste di Norimberga. L’area servì anche come accampamento per tutto il personale militare e paramilitare. Era equipaggiata per la fornitura di pasti, acqua ed elettricità. Le adunate dell’era nazista si tennero qui dal 1933 al 1938.

Al processo di Norimberga il Procuratore Capo Jackson, al fine di documentare in modo definitivo ed inconfutabile gli orrori dei campi di concentramento, dei forni crematori, delle sevizie anche contro i corpi inerti e inermi dei morti, impiegò (prima volta nella Storia) i filmati realizzati dagli stessi tedeschi nei campi di sterminio. La proiezione di quei filmati produsse un vero e proprio shock fra gli astanti al processo, compresi gli imputati gerarchi nazisti, i quali negarono fermamente di essere a conoscenza dei misfatti perpetrati con tanta inaudita crudeltà.  Gli strumenti multimediali usati dal Procuratore Jackson a Norimberga anticiparono di mezzo secolo le tecnologie informatiche usate dal pm Di Pietro durante il processo “Mani pulite” a Milano.Su “la Repubblica” del 19 novembre scorso così scrive lo storico Shawcross, figlio del giudice che fu a capo del Collegio d’accusa britannico a Norimberga nel processo contro i criminali nazisti: “Punire i massacri:  la lezione dimenticata di Norimberga”.  Per Shawcross Norimberga “Fu una pietra miliare, ma le atrocità continuano … “

E fra le atrocità io inserisco il Covid-19. Sia ben chiaro: non sono né una complottista e tanto meno una negazionista. Come si fa a negare ciò che è dentro le nostre case, dentro i nostri ospedali? Come si fa a negare un termometro che “balza” a temperature elevate o un affanno respiratorio che non consente l’ossigenazione? Come si può negare un’intubazione o una tracheostomia per la sopravvivenza?  NO!  Non lo si può negare. E’ pura follia negarlo! Il Covid-19 c’è; è FOLLIA anche sminuire il rischio del contagio pandemico. I medici e gli infermieri delle corsie d’ospedale ne sanno qualcosa! Hanno pagato e continuano a pagare la diffusione del Virus fra l’indifferenza generale, se non lo scherno. Vergogna!Il 25 novembre scorso su  Le storie dei Giusti e le memorie del Bene la storica Anna Foa in Le diverse tappe della Memoria ha scritto: La comparazione degli eventi storici e delle memorie è indispensabile. Questo vuole anche dire non fare di tutt’erba un fascio, ma utilizzare il confronto come uno strumento essenziale di conoscenza.  ( … ) Un breve cenno alla situazione in cui viviamo. Pensavo, all’inizio della pandemia, che essa, mettendoci di fronte ad un evento di portata grandissima, avrebbe modificato la nostra memoria, ci avrebbe, forse chissà, costretti ad altre priorità; che il valore della memoria della Shoah come pilastro su cui si era ricostruito il mondo dopo Auschwitz potesse essere diminuito da questa nuova catastrofe e che quindi avremmo dovuto rinnovare i nostri strumenti di analisi, dare altri sensi alla memoria della Shoah. Non è così, o almeno non in questi termini. Negli ultimi mesi, infatti, un fenomeno strano e inatteso si è aggiunto alla paura della pandemia, della povertà, della perdita del lavoro: la negazione di ciò che è. La violenza con cui le tesi negazioniste del COVID-19, mantengo questo termine, si esprimono, il fatto che facciano parte di una visione complottista del mondo e della storia, ci riportano invero, più che alla vera e propria negazione della Shoah, ai suoi prodromi, all’antisemitismo dei Protocolli dei Savi di Sion e al modo in cui Julius Evola, il curatore italiano della loro pubblicazione nel 1937, conciliava il fatto assodato che fossero un falso con il fatto che continuava a sostenerne la verità. (…) Anche la negazione – … – del COVID-19 porta. nella stessa direzione: l’atteggiamento è lo stesso, vero e falso sono uguali, il vero non esiste, il falso è solo plausibilità. Là dove il vero si perde nel falso, là è il mito. Il mito antisemita, il mito dei poteri occulti, l’idea che il vero sia manovrato e che dietro ciò che sembra vero vi sia un vero più vero anche se totalmente indimostrabile, anzi soprattutto perché indimostrabile. E il mito che il COVID-19 non esista sta arrivando velocemente a toccare gli ebrei. In primo luogo, attraverso Soros. Poi attraverso Bill Gates, che, anche se non ebreo, è certamente simile agli ebrei (come la letteratura e l’arte degenerata sotto il nazismo). E poi attraverso il demonio, che il direttore dell’ascoltatissima in Italia Radio Maria, ci prospetta all’origine del complotto per asservire il mondo, come motore della nuova dittatura sanitaria. Sono i Protocolli, con in più il virus. Faccio tanto spazio al negazionismo del COVID, che assume ai giorni nostri crescente rilievo, perché sono convinta che i fenomeni, negazionismo della Shoah e negazionismo del virus, siano affini, e che l’idea del complotto generi situazioni simili e ugualmente pericolose…Mi collego alle ultime riflessioni della storica Anna Foa per scrivere che, guardando il film “Il processo di Norimberga”,  anche a me è accaduto di meditare sulle affinità, su certe analogie fra gli orrori perpetrati ai danni dei deportati e degli internati nei campi di sterminio di 75, 80 anni fa e ciò che accade oggi fra le corsie degli ospedali e nelle case di cura, dove bisogna “scegliere” chi mantenere in vita e chi lasciare morire, o per le strade, dove vivono e muoiono nell’indifferenza generale milioni di diseredati. Durante il processo di Norimberga gli imputati, altissimi gerarchi nazisti,  non solo non si pentirono dei loro eccidi ma dichiararono a più riprese la loro non colpevolezza, avendo obbedito a ordini impartiti dai loro superiori. Questa fu la risposta che tutti diedero alle accuse loro rivolte. Agli imputati furono addebitati quattro capi d’accusa: 1. cospirazione per avere commesso crimini contro la pace; 2. aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione; 3. crimini di guerra; 4. crimini contro l’umanità. Uno dei gerarchi imputati si giustificò sostenendo che si era in guerra e che tutte le azioni e le offensive erano giustificate dalla guerra, così come era accaduto in passato, come allora con le due bombe sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki, come nel futuro con le guerre batteriologiche. Le armi batteriologiche, già, sono state usate, eccome!  All’inizio della pandemia diversi personaggi di spicco del mondo politico e dell’informazione nazionale ed internazionale hanno dubitato dell’origine naturale del virus e hanno cercato di avanzare diverse ipotesi. Oggi, dopo tanti mesi di convivenza con il Covid-19, dopo la seconda ondata, pur rimanendo sospeso il dubbio sull’origine del Virus, appare chiaro a tutti come ancora una volta la Storia sia testimone delle menzogne di molti vertici nazionali ed internazionali, delle omissioni strumentali tese al perseguimento di obiettivi e fini personali, delle strumentalizzazioni, del mancato rispetto dei cittadini. I cittadini poi sono veramente degni di considerazione? Sarò severa nel rispondere … poiché rifletto sulle responsabilità personali di molti di noi e, a fronte di tanti decessi, sofferenze e di tanta amarezza che è nel cuore (credo) di tutti, mi domando come si possa insistere, pretendere di trascorrere il periodo natalizio come sempre sui campi da sci, fra cenoni, veglioni, come se nulla fosse accaduto, come se ancora: “E’ qui la festa?”  Mi chiedo ancora: esiste un modo più autentico, vero, di vivere il Natale, l’amore, l’amicizia? Siamo capaci, solo per un momento, di fermarci, di pensare, di meditare? Dopo Norimberga, il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja si è riunito per giudicare e condannare i crimini di guerra commessi nella ex Jugoslavia e in Ruanda. Da allora altre pratiche sono state o accantonate o sono in corso d’istruttoria. Come sostiene lo storico Mieli “c’è sempre il pudore del processo dei vincitori nei confronti dei vinti”. Personalmente mi chiedo se, finita la pandemia, qualcuno (e Chi?) pagherà gli inestimabili danni in termini di valore umano, di vite e di economie distrutte.

Alcune procure sono già al lavoro.

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