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SONO PASSATI TRE ANNI DALLA SCOMPARSA DEL PROF. PADRE LUDOVICO AURELI

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Redazione- Cari lettori, e’ con una certa emozione e partecipazione che intendo ricordare la dipartita del Prof. Padre Ludovico Aureli, famoso docente di lettere classiche nei Licei di L’Aquila, il quale , con umanita’, ma, al tempo stesso, con grande rigore filologico, impartiva lezioni a numerose generazioni di studenti, i quali restavano “stupiti” nel seguire un  grande maestro, che sapeva coinvolgerli cosi’ tanto nelle lezioni, da dimenticare persino che l’ora volgeva al termine e che di li’ a poco sarebbe venuto il solito docente, privo di quella carica empatico-culturale del “magister”: era  un “fiume in piena”: dialoghi in latino, riferimenti a fatti storici del mondo antico, lettura dei piu’ diversi metri, confronto , seguendo la linguistica comparativa, tra greco e latino, sino a risalire  all’osco umbro, che padroneggiava molto bene e poi…riferimenti alla filologia romanza, germanica,alle radici dell’indoeuropeo. Anche il dialogo su temi di attualita’ era cosi’ profondo, cosi’ razionalmente dibattuto da non scadere  mai in vuota dialettica,ma con pazienza e spirito di abnegazione, ci insegnava a scrivere saggi, anche di scienza e di tecnica, in modo coeso e coerente; ci rendeva consapevoli dell’importanza della confutazione nel  testo argomentativo, che per il Maestro era fondamentale, per comprendere e far comprendere al lettore di non presentare nel saggio contraddizioni insanabili e, quindi, restare, come egli diceva, glossatori del nulla e scrittori “paradossali”.Ci ha insegnato a ricercare, nelle biblioteche, negli archivi,nell’istituto germanico di Archeologia a Roma sempre con umilta’: la sua lezione mi spinse a chiedere , qualche anno dopo, una tesi  sperimentale su Plauto, nel mio primo corso di laurea.Mentre mi cimentavo a    scrivere la tesi, avevo la sensazione che Egli , come il Daimon socratico, mi aiutasse, mi spingesse a trascorrere ore ed ore, nel consultare L’annee philologique , non esitando ascrivere persino a Lisbona, per avere un saggio sul participio presente in Plauto! Egli aveva studiato ed insegnato in Germania, la cui lingua conosceva molto bene, tanto da possedere classici greci, tradotti in quella lingua.Dopo la laurea intrapresi il lavoro di docente, sia nei licei, che nell’universita’ ed egli divenne mio caro amico, dal 1986 al 2017: si intratteneva nel chiosco di San Bernardino a parlare lungamente  con me di diversi argomenti, ma, nonostante la Sua grande disponibilita’ a  conversare come tra  amici di lunga data, non riuscii mai a rivolgermi   con  il “Tu”, poiche’ mi sentivo sempre un suo discepolo ed avevo un certo metus reverentialis. Spero che, quando l’Italia sara’ uscita dall’emergenza Covid, si possa

organizzare un convegno sulla sua persona!

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