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COSTANZA D’ALTAVILLA (SECONDA PARTE)

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Redazione- Prima che Costanza andasse in sposa ad Enrico VI, vide morire fratelli e nipoti, sopravvivendo a tutti coloro che erano davanti a lei per la successione alla corona. Il nipote Guglielmo, senza eredi nonostante la giovane età, la nominò sua erede e combinò per lei il grandioso matrimonio con il figlio di Federico Barbarossa. Il fidanzamento con il figlio dell’imperatore svevo Barbarossa fece uscire Costanza dalla vita appartata condotta fino a quel momento. Fu quello un avvenimento di eccezionale portata storica. Il fidanzamento fra Costanza ed Enrico fu concluso ad Augusta il 29 ottobre del 1184, mentre a Verona l’imperatore Federico Barbarossa negoziava con il papa alcuni punti controversi dei loro rapporti, rimasti comunque irrisolti. Le trattative per il fidanzamento rimasero sconosciute, suscitando le più varie interpretazioni. Pietro da Eboli, l’unico testimone, affermò in un passo del suo poema – non privo di errori storici – che a mediare il matrimonio fosse stato il papa stesso. È impensabile, tuttavia, che il papa fosse talmente privo di intuito politico da mettersi nelle mani degli Svevi. Le ambizioni di Federico Barbarossa infatti non erano nuove. Già nel 1173-74 egli aveva tentato di rompere il fronte dei suoi nemici offrendo allo stesso Guglielmo II di Sicilia la mano di una delle sue figlie (probabilmente Beatrice). E il progetto era fallito perché Guglielmo II non aveva voluto mettersi in urto con il papa. Più tardi il crescente distacco tra Bisanzio e il Regno di Sicilia e il nuovo orientamento politico dell’imperatore avevano modificato gli schieramenti delle potenze europee che lasciavano sperare in un esito favorevole del nuovo tentativo. Ora i vantaggi dell’alleanza, suggellata dal matrimonio, erano evidenti ad entrambe le parti in causa.

All’imperatore svevo un accordo con il regno di Sicilia poteva garantire maggiore libertà di movimento nell’Italia settentrionale, al contempo le nozze offrivano a Guglielmo opportunità per le sue mire su Bisanzio che ora, dopo la morte dell’imperatore Manuele, avevano più che mai prospettive di successo. La storia ci narra che nel momento in cui fu concluso l’accordo del fidanzamento nessuno mai poteva immaginare o prevedere l’effettiva successione di Costanza sul trono siciliano e la conseguente, pacifica realizzazione dell’“antiquum ius imperii” sulla Sicilia. Di fronte all’evidente debolezza genealogica della dinastia normanna tuttavia un’eventualità del genere doveva pur essere stata presa in considerazione. Alcuni sostengono l’ipotesi secondo cui Guglielmo II già nel 1184 aveva rinunciato alla speranza di avere figli dal suo matrimonio così che aveva voluto controbilanciare le inevitabili difficoltà della sua successione con l’accostamento della Sicilia all’Impero, offrendo in dote l’Impero di Bisanzio. Non esistono però riscontri nelle fonti storiche per suffragare tale ipotesi. Colui che più di altri caldeggiò il matrimonio fu l’arcivescovo Gualtiero di Palermo, contrastato soprattutto dal vicecancelliere Matteo di Aiello. All’inizio dell’estate 1185 Guglielmo II tenne una Curia a Troia, nel corso della quale i grandi del Regno, tra cui Tancredi di Lecce, Ruggero di Andria e il vicecancelliere Matteo di Aiello giurarono che avrebbero riconosciuto la successione di Costanza nell’eventualità che Guglielmo Il fosse morto senza eredi diretti. Frattanto nell’estate del 1185 Costanza lasciò Palermo per trasferirsi a Milano dove si sarebbero celebrate le nozze. A questo punto è doveroso riflettere perché proprio Milano, la grande ed antica protagonista della politica antimperiale in Italia, abbia chiesto l’onore di ospitare la cerimonia! Si trattava di un’evidente prova del nuovo indirizzo politico di Barbarossa, suggellato davanti agli occhi del mondo con un’alleanza tra l’imperatore e il Comune l’11 febbraio 1185.Guglielmo II accompagnò personalmente la giovane zia Costanza e il suo spettacolare seguito di uomini, cavalli e muli fino a Salerno. A Rieti la futura regina fu accolta da una delegazione imperiale, in rappresentanza dello sposo trattenuto in Germania, dove a Spira assisteva ai funerali della madre. A Foligno, poi, incontrò l’imperatore. Passando per Piacenza e per Pavia (dove forse festeggiò il Natale) Costanza giunse finalmente a Milano. Le nozze furono celebrate il 27 gennaio 1186 (che non era un giorno festivo) in S. Ambrogio con grande pompa, ma senza la partecipazione del papa. Il patriarca Goffredo di Aquileia incoronò Enrico mentre Costanza fu incoronata regina da un vescovo tedesco, forse l’arcivescovo di Magonza, dato che le fonti non ne citano il nome. L’importante cerimonia nuziale si svolse in grande sfarzo. La sposa indossava abiti ricamati e intessuti in oro e argento, provenienti dal famoso Tiraz di Palermo, laboratorio di tessili finissimi e pregiatissimi, nato durante la dominazione arabo-islamica nell’isola. Costanza era stata accompagnata da più di 150 cavalli che trasportavano l’appannaggio personale e il suo corredo, composto da oro, argento e stoffe preziose. La dote, quarantamila libbre d’oro, era stata versata al tesoro imperiale prima delle nozze. Ai sontuosi festeggiamenti, svoltisi nella città di Milano, intervennero principi e nobili di tutto l’Occidente. Il grande assente fu Urbano III. Il Papa infatti non vedeva di buon’occhio questa unione. Egli era preoccupato che in seguito al matrimonio le due corone, quella siculo-normanna e l’altra svevo-germanica, potessero unirsi rafforzando il potere imperiale a discapito del Papato. Poi il 1189 fu un anno di grandi stravolgimenti per la coppia imperiale. Federico Barbarossa partì per la Terza Crociata, lasciando la reggenza nelle mani di Enrico.  L’anno seguente, 1190, giunto in Terrasanta, egli perse la vita, si narra annegando. Frattanto anche Guglielmo II moriva senza lasciare eredi diretti. Così, in seguito ai due decessi, Enrico e Costanza ereditano un dominio immenso, unendo la corona imperiale sveva-germanica a quella siciliana. Costanza cominciò a fregiarsi del titolo di legittima erede della corona siciliana, appoggiata dai legittimisti siciliani. Alla corte normanna comunque era grande la paura di una germanizzazione del Regno, tanto che nel 1190, grazie all’appoggio sia dei baroni e dei maggiorenti siciliani, sia del Papato, Tancredi di Lecce, nipote illegittimo di Ruggero II, si fece incoronare a Palermo, violando il diritto ereditario di Costanza. Nel 1191 gli eredi, Enrico e Costanza, partirono alla volta di Roma, dove il 15 aprile, Celestino III li incoronò imperatore e imperatrice. Alla coppia imperiale non fu concessa la strategica Corona del Regno di Sicilia. Due settimane dopo l’incoronazione a Roma, Enrico si mise alla testa di un possente esercito per rivendicare i diritti di successione della sua sposa. Dopo i primi successi seguì un periodo di stallo, durante il quale l’esercito di Enrico fu costretto a rientrare in Germania per rafforzare la posizione del casato svevo. Assente il marito imperatore, Costanza fu catturata a Salerno, dove in quel tempo era alloggiata. Fu presa come ostaggio e inviata a Messina, al cospetto di Tancredi. Questi fece trasferire l’imperatrice dapprima a Palermo e poi a Napoli, incarcerandola a Castel dell’Ovo. La regina tuttavia non era un ostaggio semplice da gestire: usare la moglie dell’imperatore Enrico come mezzo di pressione politica avrebbe potuto screditare moralmente i Normanni presso le corti occidentali. Così Tancredi accettò la mediazione di papa Celestino III. Costanza fu liberata e condotta verso Roma, dove sarebbe stata sotto il controllo del Papa. Se non che, durante il trasferimento, il corteo regale venne intercettato dagli armati dell’abate di Montecassino, filosvevi, i quali liberarono la prigioniera e la condussero nei territori germanici.

(continua …)

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