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” PREMIO STREGA 2023 : LA PRIMA DOZZINA DI FINALISTI ” DI VALTER MARCONE

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Redazione- Gli Amici della domenica, la giuria storica del premio Strega che quest’anno è giunto alla 77 esima edizione , hanno proposto 80 libri di narrativa in lingua italiana pubblicati tra il 1° marzo 2022 e il 28 febbraio 2023. per la selezione dei 12 titoli che si disputeranno il premio. Saranno infatti a dire l’ultima parola e quindi a decretare la classifica finale con il vincitore Pietro Abate, Giuseppe D’Avino, Valeria Della Valle, Ernesto Ferrero, Alberto Foschini, Paolo Giordano, Dacia Maraini, Melania G. Mazzucco (presidente), Gabriele Pedullà, Stefano Petrocchi, Marino Sinibaldi, Antonio Scurati e Giovanni Solimine .La dozzina sarà annunciata giovedì 30 marzo in una conferenza stampa che si terrà presso la Camera di Commercio di Roma nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano. La proclamazione della cinquina finalista si terrà il 7 giugno a Benevento, al Teatro Romano, alla presenza dei dodici candidati e del pubblico, mentre l’elezione del vincitore si svolgerà il 6 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

L’immagine che accompagnerà la LXXVII edizione è stata realizzata da Elisa Seitzinger: Protagonista dell’edizione di quest’anno – dichiara l’artista – è una strega ispirata alla figura di Ecate, signora della magia e degli incantesimi. Divinità psicopompa, in grado di viaggiare liberamente tra mondo reale, degli dei e regno dei morti, come una musa letteraria che ispira scrittrici e scrittori, come la Madonna del parto di Piero della Francesca, dalla cui chioma escono i dodici libri finalisti del Premio Strega 2023. (1)

Giovedì 30 marzo 2023, presso la Camera di Commercio di Roma nella Sala del Tempio di Adriano (ora rinominata secondo il nome ufficiale di Sala del Tempio di Vibia Sabina e di Adriano) è stata resa nota l’attesa dozzina .Infatti degli 80 libri presentati i cui autori e titoli si possono leggere in nota , che comprendono opere di narrativa, romanzi, racconti, autobiografie, ne sono stati selezionati 12 secondo l’insindacabile giudizio della giuria.
All’annuncio della dozzina quest’anno si sono aggiunti i 5 titoli finalisti della decima edizione del Premio Strega Europeo.

La proclamazione della cinquina finalista si svolgerà il prossimo 7 giugno presso il Teatro Romano di Benevento alla presenza dei dodici candidati e del pubblico. L’elezione del vincitore si terrà invece giovedì 6 luglio 2023 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma.

Melania G. Mazzucco , presidente del comitato direttivo del Premio ha illustrato ,durante la conferenza stampa, l’idea di “narrativa” che viene proposta dai libri presentati con la particolarità che ai romanzi e ai racconti si sjno affiancate anche opere di autofiction ,biografie e memorie . Un panorama ampio che dopo il tema particolare dello scorso anno ,la pandemia da Covid 19, quest’anno si occupa dello shock post-stress. Opere che per la maggior parte sono state scritte nel segno del trauma.

I temi ricorrenti sono dunque la morte, la perdita, la malattia e l’elaborazione del lutto. Tra i luoghi privilegiati come spazio narrativo c’è l’ospedale.
Corpo dell’individuo e paesaggio della nazione sono ugualmente minacciati dalla rovina e dal ritorno prepotente della natura inselvatichita e vendicativa come gli uomini che la trascurano e la violentano. Centrali le guerre civili europee, come la Bosnia e L’Ucraina, e le riscritture delle vite altrui in forma di romanzo biografico sia disteso che frammentario.

L’Italia ritratta in questi libri, conclude Melania G. Mazzucco, è un paese ferito e abbandonato, ma la scrittura si propone come “medicina” e cura, la letteratura come paradigma di salvezza.

Questa la dozzina di opere scelte

Silvia Ballestra La Sibilla. Vita di Joyce Lussu (Laterza), presentato da Giuseppe Antonelli. Una biografia narrata, non romanzata, la vita di una donna che ha attraversato tutto il Novecento da protagonista. Joyce Lussu rappresenta un modello di donna fortemente impegnata: una vita che in realtà racchiude molte vite. Scrive Giuseppe Antonelli nella presentazione : “A un certo punto della storia, si capisce che la libertà è un bene che può valere la vita. Così è stato durante gli anni del regime fascista e della guerra voluta dal dittatore Mussolini. Quel punto può ripresentarsi in qualunque momento. L’unico modo per capirlo è averlo vissuto o poterlo rivivere attraverso un racconto.
Grazie a Silvia Ballestra, la straordinaria vita di Joyce Lussu rivive nelle pagine di un libro affascinante e imprevedibile com’era lei. Una sorta di valigia a doppio fondo, come quelle con cui superava i posti di blocco nazifascisti. C’è il romanzo di una vita e dentro una vita romanzesca; c’è la grande storia e dentro una grande storia d’amore: quella tra la sibilla Joyce ed Emilio Lussu; c’è la lingua agile del racconto e dentro le tante lingue parlate da una cittadina del mondo.

Maria Grazia Calandrone Dove non mi hai portata (Einaudi), presentato da Franco Buffoni. Un libro di amore e morte, un libro che nasce da un vuoto e cerca di trasformare questo vuoto in letteratura e amore. La storia dei genitori biologici dell’autrice, Maria Grazia Calandrone , ma anche la storia dei cambiamenti italiani degli anni Sessanta. Attraverso le parole scritte Maria Grazia Calandrone cerca di ridare voce a sua madre, Lucia, in un libro che è soprattutto un grande atto d’amore. Scrive Franco Buffoni :”Propongo la candidatura del romanzo Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone, Einaudi 2022, per il Premio Strega 2023 per due fondamentali motivi: la tenuta stilistica che non viene mai meno nelle 247 pagine del volume; la capacità dell’autrice di coinvolgere il lettore in una vicenda storica e umana al calor bianco.
Già due anni fa con Splendi come vita , edito da Ponte alle Grazie, Maria Grazia Calandrone aveva visto pienamente riconosciute le proprie doti di narratrice, ben figurando nella dozzina del Premio Strega.
Con questa nuova prova narrativa l’autrice, ben nota da decenni come indiscutibile voce poetica, non solo conferma le qualità di narratrice di razza allora poste in luce, ma le corrobora con una magistrale ricostruzione storica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta: riuscendo a ricostruire ambienti e situazioni (il Molise rurale, la periferia milanese in pieno boom economico, Roma magica di altera e sconsolata bellezza) in modo altamente poetico pur se finemente realistico, e dando dei propri genitori biologici tesi verso una tragica fine un ritratto nitido, al contempo profondamente partecipe, ferocemente oggettivo e emblematico nella sua attualità.

Andrea Canobbio La traversata notturna (La nave di Teseo), presentato da Elisabetta Rasy La ricerca della vita dei genitori dell’autore che si sposarono nel 1946 a Torino. Il protagonista è il padre ingegnere che contribuì alla ricostruzione dell’Italia. Quest’uomo forte e tenace si ammala di depressione, questo viaggio letterario dell’autore è un tentativo di riappropriarsi della dimensione della famiglia felice, una possibilità perduta. Elisabetta Rasy scrive nella presentazione : “Parte come un memoir La traversata notturna di Andrea Canobbio, ma diventa subito un potente romanzo famigliare dei nostri giorni, toccando con originalità e intensità il sentimento delle radici che ognuno di noi a suo modo coltiva. Tanto più convincente la storia che Canobbio ci racconta perché lo scrittore evita i modi della saga o delle reminiscenze sentimentali per inoltrarsi in una sorta di ricerca del tempo perduto che, come in un’antica epopea, si dilata in spazi ed epoche distanti, in un sapiente andirivieni tra passato e presente.

Il presente sono le peregrinazioni nella sua città, Torino, che è allo stesso tempo santuario dei ricordi, palcoscenico di una danza di spettri, e geografia esotica da decifrare come una terra straniera. Il narratore, chiedendo aiuto agli antropologi del passato, si fa etnologo della propria tribù famigliare mentre si muove sulle per lui misteriose tracce della vita del padre, come una sorta di nuovo Telemaco che in cerca di Ulisse si aggira per contrade lontane, qui rappresentate da fragili reliquie: lettere del perduto amore dei genitori, agende di una fitta e difficile quotidianità, reperti medici della depressione paterna che renderà agli occhi del figlio il capofamiglia una figura irraggiungibile e dolorosa.

Forse quasi tutte le famiglie felici si somigliano, certo ogni famiglia infelice lo è a suo modo, un modo che per essere narrativamente convincente deve saperne restituire l’originalità. È la sfida che Canobbio vince, anche in virtù di una prosa perfetta e di una lingua fresca, limpida e insieme colta, il cui tono famigliare non diventa mai banalmente confidenziale mentre mette in scena questa toccante storia italiana e racconta, come in un’intima epopea, ciò che ci lega e ciò che ci allontana dalla nostra origine.”

Ada d’Adamo, Come d’aria (Elliot), presentato da Elena Stancanelli

Come d’aria è un libro pieno di emozione che ti spacca il cuore. La storia di una madre e di una figlia che soffre di una grave disabilità. La madre nel portare avanti questa relazione con la figlia poi si è anche ammalata. Un romanzo che parla a tutti noi, alle nostre fragilità, con il coraggio di una persona che rispetto a quello che le è accaduto è molto arrabbiata ma anche molto potente.Per Elena Stancanelli : “Come d’aria è un libro che fruga dentro il cuore del lettore. Serviva la lingua esatta e implacabile di questa scrittrice per riuscire a sostenere un sentimento tanto feroce. C’è tutta la rabbia e tutto l’amore del mondo nel racconto di questa danza che lega due donne. Avvinghiate l’una all’altra, in una assoluta e reciproca dipendenza. Daria, la figlia, che comunica soltanto attraverso il suo irresistibile sorriso, Ada, la madre, catapultata suo malgrado in questa storia d’amore. Era una ballerina, Ada. E il corpo, di entrambe, è il centro di questo memoir sfolgorante per intelligenza, coraggio e misericordia. In questo libro si entra con enorme facilità, ma da questo libro si esce cambiati. C’è una tale quantità di vita, nelle sue pagine, da lasciarci senza fiato. Ci siamo noi, la fatica, la nostra inutile bellezza. Dalla prima lettura ho pensato che fosse una pepita d’oro, un dono, un abbraccio. Come avrebbe detto Bobi Bazlen, una perfetta e lacerante «primavoltità». “

Gian Marco Griffi Ferrovie del messico (Laurana Editore), presentato da Alessandro Barbero

La storia di un milite della guardia ferroviaria repubblicana di Asti che un giorno riceve il compito di realizzare una mappa del Messico. Da qui inizia un’Odissea picaresca, la storia di Cecco Magetti si intreccerà con la guerra civile del 1843 e con molti altri protagonisti. Alessandro Barbero dunque dice di questo libro : “ Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi, pubblicato da Laurana Editore, è un romanzo colto e fluviale. Su uno spunto narrativo di per sé semplicissimo, benché alquanto bizzarro – nel febbraio del ’44 un milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria delle Repubblica di Salò, sede di Asti, viene incaricato di compilare una mappa delle ferrovie del Messico –, l’autore innesta una quantità impressionante di storie collaterali, divagazioni, novelle, sogni, lettere, visioni, che spaziano dal Piemonte al Messico, da Berlino all’aldilà: il tutto peraltro ricondotto a una conclusione tanto imprevista quanto credibile.
Ferrovie del Messico merita di essere candidato al Premio Strega per la novità, e l’ambizione, del concetto e della trama, come per la qualità della scrittura: il romanzo è scritto in una lingua versatile e mutevole, spesso apparentemente orale ma in realtà letteratissima, che attinge a tutte le risorse dell’italiano, delle parlate regionali, dei linguaggi specialistici, e financo a gerghi furfanteschi e fantastici.
Pubblicato da un piccolissimo editore, cosa che ulteriormente giustifica la sua candidatura, ha raggiunto un vasto pubblico soprattutto grazie al passaparola dei lettori e all’entusiasmo dei librai. In un panorama letterario come quello italiano, che sembra oggi dividersi tra il racconto quasi giornalistico di «storie vere», possibilmente tragiche, e il rimuginamento sull’eterna crisi della famiglia borghese, Ferrovie del Messico si staglia con un’originalità che merita di essere segnalata.”

Vincenzo Latronico Le perfezioni (Bompiani), presentato da Simonetta Sciandivasci

Un romanzo nato come la riscrittura de Le cose di Georges Perec che tuttavia vuole raccontare l’impatto dei social network sulle nostre vite attraverso la vita di una coppia che vive a Berlino. Come cambia di conseguenza il nostro panorama interiore? Secondo Latronico crea un nuovo tipo di infelicità. Simonetta Sciandivasci presenta questo romanzo : “Anna e Tom sono due nomadi congiunti. Italiani emigrati a Berlino, abitano e lavorano in un appartamento fotogenico, integrati nella comunità urbana di berlinesi adottivi, fatta di adulti esordienti, operosi e progressisti. Tutti molto simili a loro. Non c’è neanche un parvenu (e che sollievo).

Si sono trasferiti perché volevano di meglio: volevano stare bene. E stanno bene. Un bene placido e stabile, che contiene e dà forma al loro amore, e che a un certo punto comincia a impensierirli. Si stanno accontentando? Perché tutto li lambisce e niente li segna? La libertà è la scomparsa della tensione? Dalla casa ai ruoli alle relazioni, tutto quello che hanno costruito li rispecchia: non hanno obbedito che a loro stessi. Eppure, anche quella loro realtà si rivela insoddisfacente, estranea, forse persino inautentica, come se, nel crearla, avessero usato le mani e i sogni di qualcun’altro. Qui risiede la ragione profonda per cui siamo migranti e nomadi: non aderiamo mai fino in fondo, mai per sempre, alla vita che facciamo, e non c’è modo di confezionarne una che prima o poi non ci si rivolti contro, che non ci risulti artefatta, e allora dobbiamo poterci spostare. Finiamo sempre con il prosciugare i territori, le case, gli affetti, le soddisfazioni.

Latronico è questo che indaga, e lo fa attraverso una storia d’amore perché indaga anche l’amore, e cosa in questo tempo lo alimenta e lo struttura.

Lo propongo perché non conosco altri romanzi che raccontino la migrazione come spinta, inquietudine, e natura dell’uomo, arcaica e futura. Non conosco altri romanzi interessati, in questo modo, al presente. Non conosco altri scrittori capaci di farmi dire che Sally Rooney si è sbagliata, sul conto della sua generazione, che poi è la stessa di Latronico, e anche la mia: la nostra ambizione non è essere persone normali. L’ambizione di Anna e Tom è potersi definire nel cambiamento, riconoscersi senza doversi identificare e avere «un cuore che batte più rapido e più lento, insieme». Lo propongo per la scrittura, così precisa da mettere in comunicazione e a nudo i protagonisti senza mai farli dialogare: non una parola tra virgolette. Lo propongo perché dà un contorno solido e luminoso alla dimensione morale della mia generazione. E perché è un romanzo senza intenzioni: a Latronico interessa lo sguardo, e basta.”

Romana Petri Rubare la notte (Mondadori), presentato da Teresa Ciabatti

Rubare la notte , ispirato al titolo di un testo dello stesso scrittore Volo di notte, narra la biografia di Antoine de Saint-Exupèry, un grandissimo scrittore, creatore di un nuovo umanesimo e l’inventore di un nuovo tipo di coraggio che è quello votato a compiere il proprio dovere. Un uomo poi fagocitato dal suo Piccolo Principe.Teresa Ciabatti ricorda nella presentazione che Romana Petri inventa conj questo libro un nuovo modo di fare biografia : “ L’infanzia è un equivoco, sembra dire Romana Petri. Prende Antoine Saint-Exupéry, l’autore del libro che ancora oggi forma generazioni di umani, va all’origine di quell’immaginario e ne svela l’altro lato – il lato invisibile della luna. Petri compie il gesto letterario di dissacrare l’infanzia intesa come luogo e tempo d’innocenza.
Così Tonio, che tutti conosciamo come autore de Il piccolo principe, animo delicato, capace nei libri di ragionare di fiori e spine, nella vita è stato anche spregevole. Viziato, capriccioso, dispotico già da bambino.

Rubare la notte racchiude l’intera esistenza di Antoine Saint-Exupéry – voli, traversate, guerra, amori –, e al contempo la vita intima, ciò che gli passa per la testa che è poi quel sopra le nuvole, quel tutto bianco su cui proietta ciò che desidera.

Il bambino e l’aviatore sono parti di sé, generate, al pari di fiori e spine, da una mente sognatrice e insieme prepotente. Che sia questa l’infanzia? Che sia questa la letteratura? Gettare ombre dove si pretende, per tranquillità dello spirito, solo luce.

E anche: invertire le proporzioni, rovesciare i luoghi comuni. Ecco allora che il rapporto madre-figlio, quel rapporto morboso, non è la madre a crearlo ma il figlio.

Il ribaltamento – chi protegge, chi veglia – è la più grande vertigine del libro, l’altezza non controllata, la sola altezza che spaventa (in volo Tonio non ha vertigini).

Romana Petri inventa un nuovo genere di biografia letteraria, tra la ricostruzione esatta alla Emmanuel Carrere (Io sono vivo, voi siete morti) e quella tutta d’immaginazione alla Joyce Carol Oates (Blonde). Anziché partire dai dati biografici, Petri parte dall’immaginario per ricostruire la vita dello scrittore – vita a sua volta travisata, romanzata al fine di rendere l’essenziale: l’urto tra quel che si crede che sia, e quel che è, tra origine e fine.

Cuore puro, cuore malato, il Tonio di Romana Petri guarda da più in alto possibile la sorte degli umani e pone le condizioni di una trasformazione rivoluzionaria, più forte del surrealismo, più forte di ogni paura che incatena alla terra, più forte della morte perché i bambini non hanno paura della morte.

Scrittrice raffinata, in trentatré anni di carriera e venticinque libri, non ha mai ceduto alle mode, portando avanti una letteratura personalissima e consapevole.”

Rosella Postorino Mi limitavo ad amare te (Feltrinelli), presentato da Nicola La Gioia

La storia di tre ragazzini che nel 1922 partono da Sarajevo per sfuggire alle bombe della guerra e giungono in Italia. L’idea del romanzo parte dalla lettura di un articolo che parlava di bambini profughi che si sono salvati dalla guerra ma hanno perso tutto ciò che era il loro mondo. Una storia di guerra e di sradicamento, che parla della separazione come condizione inevitabile dell’esistenza dell’essere umano.Nicola Lagioia racconta così quest’opera di Rosella Postorino : “

Nell’ultima decade del Novecento ci siamo cullati nell’illusione che la Storia, intesa come catena ininterrotta di atrocità, violenze e prevaricazioni – «uno scandalo che dura da diecimila anni», diceva Elsa Morante – fosse finita. Eppure bastava guardare alla ex Jugoslavia, al di là dell’Adriatico, per avere la conferma del contrario: una guerra rimossa in tempo reale trent’anni fa, e dimenticata poi. Con Mi limitavo ad amare te, Rosella Postorino decide di tornare a quei tempi tutto sommato recenti, e a quel conflitto, proprio mentre un’altra guerra (qui c’è il potere anticipatorio di certi scrittori) torna a scuotere l’Europa. Nel suo romanzo, Postorino pratica con grande sensibilità e forza narrativa una lezione letteraria sempre valida: i veri testimoni del tempo sono le sue vittime, chi porta addosso le cicatrici della Storia ne è il testimone più attendibile. Ma i testimoni di questo tipo quasi sempre non hanno voce, e così la letteratura svolge un fondamentale ruolo vicario: raccontare per chi non può farlo. Poiché la forma romanzesca, per sua natura, è tuttavia in grado di giocare contemporaneamente più partite, ecco che quello di Postorino, oltre che un romanzo storico, riesce a essere anche un toccante romanzo famigliare e di formazione, capace di farci riflettere e scuoterci nel profondo. Le vicende dei protagonisti diventano le nostre in poche pagine. Il premio Strega può essere un’ottima occasione perché Mi limitavo ad amare te entri al meglio nel dibattito letterario di quest’anno.”

Igiaba Scego, Cassandra a Mogadiscio (Bompiani), presentato da Jumpa Lahiri

Cassandra a Mogadiscio è un libro autobiografico scritto in prima persona dall’autrice di origine somala. Questo libro è anche un dialogo tra due paesi che hanno avuto una storia comune, violenta, difficile. La guerra in Somalia è durata più di trent’anni e
Il libro è anche un inno d’amore per la lingua italiana, un lavoro sul plurilinguismo: l’italiano, che è stato lingua coloniale e ora è lingua degli affetti, e ora dialoga con il somalo e crea un lessico familiare. Un libro che va letto afferma Jumpa Lahiri presentando “Cassandra a Mogadiscio”: “La lingua italiana è sempre un personaggio cruciale nella narrativa di Igiaba Scego. Come Primo Levi, Italo Svevo, a altri scrittori di confine che che hanno indagato e arricchito l’italiano per via della loro condizione ibrida, Scego, di libro in libro, ha sempre scandagliato l’idioma della sua creatività con massima attenzione. Scrivendo dalla prospettiva di chi conosce l’italiano da dentro e da fuori, ne ha forgiato un linguaggio folgorante, urgente, tutto suo. In Cassandra a Mogadiscio, il cui titolo già segnala un ponte fra mondi, tempi e tradizioni, la politica e il personale si intrecciano, così come si sovrappongono le diverse lingue e realtà dei personaggi. Colpiscono i temi complessi e sempre più attuali dell’appartenenza, della famiglia diasporica, della ricerca delle origini e dello sradicamento. Ma questo romanzo, con intensità e autorevolezza, mette al centro la preminenza della parola: quella che squarcia, che resiste, che restituisce. Questo libro ben equilibrato, anche dirompente, sicuramente il libro più importante che esista, nella letteratura italiana, sulla storia postcoloniale italo-somala, va letto per uscire dal silenzio, dall’oblio e dalla rimozione che distorce la verità di quell’epoca, e per far i conti con il razzismo non solo di una volta ma di oggi. Va letto per rendere contemporanea e sempre rilevante la lotta secolare di donne che hanno da dire ma sono condannate a non essere ascoltate. Sono le parole, dunque, di questa Cassandra testarda ma tenera, vincente e accogliente, vispa e ironica, che conquistano il lettore, e la sua potenza sta nel continuare a esprimersi senza rabbia, solo con convinzione e con lucidità. In questa Cassandra, crediamo.”

Andrea Tarabbia Il continente bianco (Bollati Boringhieri), presentato da Daria Bignardi

Il libro parte da un racconto di Goffredo Parise e narra la storia di Marcello Croce, protagonista di L’odore nel sangue. Narra la penetrazione del fascismo nell’Italia di oggi attraverso il racconto di un triangolo amoroso.
Tarabbia in Continente bianco prova a scrivere ciò che Parise non ha voluto vedere o forse non ha potuto scrivere proprio perché l’aveva visto.Di questo “Continente bianco Daria Bignardi scrive: “È un romanzo forte, elegante, complesso, sul fascino del male ma soprattutto sul fascino della letteratura e dello scrivere.
La storia di Silvia, la moglie perduta del dottor P. rubata a Goffredo Parise dell’Odore del sangue e reinventata con un’operazione raffinata e – mi viene da dire – pericolosa quanto affascinante, da Andrea Tarabbia, penso meriti l’attenzione del Premio.
È un libro sul Male che fa male non solo per gli ambienti estremi e i personaggi bui e contorti che evoca, anzi, decisamente non per quelli, ma per come una storia scritta tanti anni fa possa rimanere viva, pericolosamente viva, quando a guardarla, a rileggerla, a tornarci dentro, è uno scrittore letterariamente audace come Tarabbia. Ecco, è questo soprattutto che mi ha colpito di questo lavoro originalissimo anche nella struttura: è vivo come un animale pericoloso, come il serpente che segue il narratore all’inizio del libro. Ho scritto molte volte la parola pericolo, me ne rendo conto, ma è la parola che meglio esprime la sensazione che mi ha lasciato questo romanzo e che vorrei condividere coi lettori giurati dello Strega, anche per affrontarla e comprenderla insieme.”

Maddalena Vaglio Tanet Tornare dal bosco (Marsilio), presentato da Lia Levi

Tornare al bosco è una storia di una maestra che in un giorno del 1970 esce di casa per andare a scuola e a scuola non arriva mai perché scompare. Si nasconde in un bosco ed è attraversata da ricordi, allucinazioni, fantasmi.
Una storia che parla di lutto, di senso di colpa ma anche della possibilità, seppur esitante, di dare il proprio assenso alla vita. Il libro è ispirato a una storia vera, che chiama l’autrice sin da quando era ragazzina.Lia levi dice : “La storia narrata è ambientata in un paesino di montagna certo più aspro che confortevole. Un giorno la tragedia: Giovanna, una scolara di undici anni si è suicidata e Silvia, la sua maestra, è sparita senza lasciare tracce. Tutto il paese si affanna alla sua ricerca ma senza risultato. La troverà per caso Martino un bambino di città trasferito a forza, per motivi di salute, in quella zona montana. Silvia, accucciata in un capanno abbandonato nel cuore del bosco, muta, stracciata, è ridiventata creatura della terra allo stato primigenio. Sarà Martino a portarle acqua, cibo e a riuscire a farla di nuovo parlare mantenendo la promessa di non rivelare a nessuno il suo nascondiglio.
Alla fine della vicenda tutto si scioglierà in un finale che, però, non risolverà del tutto i tratti misteriosi di certi inestricabili comportamenti umani.
Ma l’elemento che per me è risultato vincente è stata la doppia sfaccettatura dello stile letterario con cui la Vaglio si rivela. Da un lato un linguaggio sfumato con punte di liricità, da poetessa che è, quando ci descrive una fuga nella magia e nel messaggio segreto del bosco, e dall’altro il piglio crudo e quasi crudele nel momento in cui ci presenta fatti e personaggi del cupo paese fra le montagne. Un mix davvero interessante.”

Carmen Verde Una minima infelicità (Neri Pozza), presentato da Leonardo Colombati

Una minima infelicità narra la storia di Annetta, una donna destinata a restare piccola di statura. La protagonista crederà di essere lei, con il suo corpo minuto, la responsabile dell’infelicità di sua madre. Una storia breve incentrata sulla “piccolezza”, che narra del vuoto che spesso nelle foto sovrasta l’immagini delle persone piccole. L’autrice si è prefissa attraverso la scrittura di dare un senso a quel vuoto, perché la letteratura rende invisibili le cose invisibili.

Lo racconta Leonardo Colombati nel presentare il libro ”Ho avuto la fortuna di seguire la materializzazione di Anna e Sofia – la figlia e la madre protagoniste del libro – da idee a compiuti personaggi letterari, con la sensazione che queste figure così sapientemente ritagliate abbiano tutte le caratteristiche per diventare come i geni delle favole arabe, così ingombranti e vitali da dover per forza uscire fuori dalle loro bottiglie: è il destino dei personaggi riusciti, più grandi delle opere che li contengono, a partire – dall’alto – da gente come Falstaff per finire, appunto, alla piccolissima Anna.
Talmente piccola Anna, che deve per forza guardare tutti dal basso in alto: il che è un’ottima cosa per una macchina narrativa. Anche perché, per meritare lo sguardo della propria madre, Anna deve affinare il suo, concentrandosi proprio su sua madre come unico soggetto. È una scelta, una necessità, un atteggiamento che – senza svelare troppo le carte – ha a che fare con la letteratura: se, come io credo, il romanzo è l’arte di mettersi nei panni degli altri, quello di Carmen è un romanzo perfetto, per l’attenzione, mai giudicante, con cui la figlia posa gli occhi sull’oggetto del suo amore.
La migliore letteratura è quella che, sotto traccia, trova anche il modo di riflettere su sé stessa. Carmen, con il suo stile elegante, ne è un esempio.
Spero per il libro che trovi la sua strada. Carmen di sicuro l’ha già trovata. Mi auguro comunque che questa sua prima prova incontri il vostro interesse.

I finalisti della decima edizione del Premio Strega Europeo 2023 sono stati presentati dalla giornalista e scrittrice Eva Giovannini che ha ribadito l’importanza del ruolo del traduttore, un mestiere fondamentale e ancora poco valorizzato, che in questa occasione viene premiato insieme all’autore del romanzo.
Nella presentazione Eva Giovannini ha ricordato che la letteratura ha il compito di registrare il presente e di provare a raccontarlo e il Premio Strega europeo si propone come elemento unificante in contrapposizione ai confini che delimitano i vari paesi.

L’edizione dello scorso anno è stata vinta, a sorpresa, in ex aequo dalla scrittrice belga Amèlie Nothombe e dal romanzere russo dissidente Mikhail Shishkin

Emmanuel Carrère V. 13. Cronaca giudiziaria (Adelphi), tradotto da Francesco Bergamasco

La cronaca giudiziaria lunga nove mesi del processo agli autori della strage del Bataclan vista in presa diretta dallo scrittore, Emmanuel Carrère, che ci presenta le vittime, gli attentatori ma anche i giudici e la corte.
Il libro si intitola V 13 come il nome in codice dato al processo sugli attentati avvenuti, per l’appunto, venerdì 13 in riferimento al giorno dell’attentato. Il processo è durato circa un anno e in queste pagine Carrère lo ripercorre, giorno dopo giorno, raccontando ogni emozione provata.

Rombo di Esther Kinsky (Iperborea), tradotto da Silvia Albesano

La scrittrice Esther Kinsky, una delle voci più importanti del panorama tedesco contemporaneo, in Rombo parla del terremoto avvenuto in Friuli Venezia Giulia il 6 maggio 1976 che ha causato quasi mille vittime. In una narrazione corale i sette protagonisti rievocano quel terribile giorno. Un libro che racconta la precarietà dell’esistenza ed esplora il senso profondo del ricordo attraverso la memoria post-traumatica.

L’orecchio di Kiev di Andrei Kurkov (Marsilio), tradotto da Claudia Zonghetti

Andrei Kurkov è uno scrittore ucraino di madrelingua russa in questo libro L’orecchio di Kiev racconta una Kiev in piena rivoluzione bolscevica dopo la Rivoluzione d’ottobre. Una crime story che è anche un romanzo storico ambientato nell’Ucraina del 1919, invasa dalla cacofonia della rivoluzione. In questo clima di tumulti, il giovane studente Samson Kolecko si ritrova da un giorno all’altro a diventare poliziotto e a indagare su dei crimini, dopo aver perso in un’imboscata il padre (e l’orecchio destro) sotto la spada di un cosacco.

Strega di Johanne Lykke Holm (NN Editore), tradotto da Andrea Stringhetti

Strega è il primo romanzo della scrittrice e traduttrice svedese Johanne Lykke Holm. Una moderna fiaba gotica che ricorda gli universi distopici di Margaret Atwood che si svolge in una piccola località delle Alpi chiamata appunto “Strega”. L’autrice l’ha definita una bellissima storia dark di “sottomissione e resistenza”.

Pietra e ombra di Burhan Sönmez (nottetempo), tradotto da Nicola Verderame

Pietra e ombra (titolo originale Stone and Shadow) dello scrittore turco Burhan Sönmez è un incastro di voci, un mosaico di storie che attraversano la Turchia dagli anni Trenta sino a oggi attraverso il punto del protagonista che di mestiere fa lo scalpellino. Seguiamo la sua esistenza per oltre ottant’anni di storia.
Il ciclo della vita del protagonista attraversa la Siria, la Palestina, l’Egitto, l’Italia e Istanbul.
La domanda di partenza è: può il destino di un uomo essere legato al destino del suo Paese? Possiamo costruire un’idea di futuro attraverso le nostre storie personali e collettive? si chiede l’autore nell’illuminante riflessione che lo ha spinto a scrivere il libro.

Appuntamento dunque al sette giugno per conoscere la cinquina finalista .

(1)Ecco l’elenco degli 80 i libri proposti:

  1. Silvia Ballestra, La Sibilla. Vita di Joyce Lussu (Laterza), presentato da Giuseppe Antonelli.
  2. Piero Balzoni, Vita degli anfibi (Alter Ego), presentato da Paolo Di Paolo.
  3. Iacopo Barison, Autoficiton (Fandango Libri), presentato da Giuseppe Catozzella.
  4. Matteo B. Bianchi, La vita di chi resta (Mondadori), presentato da Paolo Cognetti.
  5. Nicoletta Bortolotti, Un giorno e una donna (HarperCollins), presentato da Maria Rosa Cutrufelli.
  6. Silvia Bottani, Un altro finale per la nostra storia (SEM), presentato da Riccardo Cavallero.
  7. Davide Buzzi, L’estate di Achille (Morellini), presentato da Marcello Ciccaglioni.
  8. Maria Grazia Calandrone, Dove non mi hai portata (Einaudi), presentato da Franco Buffoni.
  9. Olga Campofreda, Ragazze perbene (NN Editore), presentato da Gaia Manzini.
  10. Andrea Canobbio, La traversata notturna (La nave di Teseo), presentato da Elisabetta Rasy.
  11. Maria Castellitto, Menodramma (Marsilio), presentato da Serena Vitale.
  12. Carlo Cavicchi, Vendeva anacardi (Minerva Edizioni), presentato da Valerio Berruti.
  13. Massimo Cecchini, Il Bambino (Neri Pozza), presentato da Cesare Milanese.
  14. Gaja Cenciarelli, Domani interrogo (Marsilio), presentato da Lorenzo Pavolini.
  15. Maura Chiulli, Ho amato anche la terra (Hacca), presentato da Raffaele Nigro.
  16. Marianna Crasto, Il senso della fine (Effequ), presentato da Laura Pugno.
  17. Ada D’Adamo, Come d’aria (Elliot), presentato da Elena Stancanelli.
  18. Silvia Dai Pra’, I giudizi sospesi (Mondadori), presentato da Sergio De Santis.
  19. Gianfranco Di Fiore, L’amore inutile (Wojtek), presentato da Valeria Parrella.
  20. Raffaele Donnarumma, La vita nascosta (Il ramo e la foglia), presentato da Paolo Ruffilli.
  21. Alessandra Fagioli, Mistero allo specchio (Robin Editore), presentato da Paolo Ferruzzi.
  22. Roberto Ferrucci, Storie che accadono (People), presentato da Tiziano Scarpa.
  23. Patrick Fogli, Così in terra (Mondadori), presentato da Antonella Cilento.
  24. Marcello Fois, La mia Babele (Solferino), presentato da Elisabetta Mondello.
  25. Elisa Fuksas, Non fiori ma opere di bene (Marsilio), presentato da Francesco Rutelli.
  26. Sara Gamberini, Infinito Moonlit (NN Editore), presentato da Chiara Gamberale.
  27. Daniela Gambino, Due fuori luogo (Jack Edizioni), presentato da Fulvio Abbate.
  28. Camilla Ghiotto, Tempesta (Salani), presentato da Alberto Galla.
  29. Irene Graziosi, Il profilo dell’altra (E/O), presentato da Simonetta Fiori.
  30. Giovanni Greco, Bruciare da sola. Una notte di Nadja Mandel’stam con i suoi fantasmi (Ponte alle Grazie), presentato da Francesco Maselli.
  31. Michele Greco, In buone mani (Scalpendi), presentato da Luca De Gennaro.
  32. Gian Marco Griffi, Ferrovie del Messico (Laurana Editore), presentato da Alessandro Barbero.
  33. Sandro Gros-Pietro, Totocælo (Genesi), presentato da Corrado Calabrò.
  34. Francesca Guercio, Distopia pop (Alessandro Polidoro Editore), presentato da Angelo Piero Cappello.
  35. Laura Imai Messina, L’isola dei battiti del cuore (Piemme), presentato da Antonio Pascale.
  36. Vincenzo Latronico, Le perfezioni (Bompiani), presentato da Simonetta Sciandivasci.
  37. Maria Malucelli, L’amore nascosto (Armando Editore), presentato da Antonio Augenti.
  38. Flaminia Marinaro, L’ultima diva (Fazi), presentato da Ignazio Marino.
  39. Sebastiano Martini, Il mare delle illusioni (Arkadia), presentato da Giovanni Pacchiano.
  40. Laura Marzi, La materia alternativa (Mondadori), presentato da Veronica Raimo.
  41. Sapo Matteucci, Per futili motivi (La Nave di Teseo), presentato da Filippo Bologna.
  42. Paolo Mazzarello, Il mulino di Leibniz (Neri Pozza), presentato da Gian Arturo Ferrari.
  43. Elena Mearini, Corpo a corpo (Arkadia), presentato da Ilaria Catastini.
  44. Matteo Melchiorre, Il Duca (Einaudi), presentato da Marco Balzano.
  45. Ermal Meta, Domani e per sempre (La nave di Teseo), presentato da Furio Colombo.
  46. Renato Minore e Francesca Pansa, Ennio l’alieno. I giorni di Flaiano (Mondadori), presentato da Raffaele Manica.
  47. Elvira Mujčić, La buona condotta (Crocetti), presentato da Gad Lerner.
  48. Francesco Musolino, Mare mosso (E/O), presentato da Luca Ricci.
  49. Sacha Naspini, Villa del seminario (E/O), presentato da Paolo Petroni.
  50. Giorgio Nisini, Aurora (HarperCollins), presentato da Massimo Onofri.
  51. Ilaria Palomba, Vuoto (Les Flâneurs Edizioni), presentato da Maria Cristina Donnarumma.
  52. Monica Perosino, La neve di Mariupol (Paesi Edizioni), presentato da Vito Bruschini.
  53. Romana Petri, Rubare la notte (Mondadori), presentato da Teresa Ciabatti.
  54. Anna Luisa Pignatelli, Il campo di Gosto (Fazi), presentato da Alessandro Masi.
  55. Tommaso Pincio, Diario di un’estate marziana (Giulio Perrone Editore), presentato da Nadia Terranova.
  56. Sofia Pirandello, Bestie (Round Robin Editrice), presentato da Umberto Croppi.
  57. Rosella Postorino, Mi limitavo ad amare te (Feltrinelli), presentato da Nicola Lagioia.
  58. Rossella Pretto, La vita incauta (Editoriale Scientifica), presentato da Wanda Marasco.
  59. Stefano Redaelli, Ombra mai più (Neo Edizioni), presentato da Daniele Mencarelli.
  60. Alessandro Riello, Delitto in contropiede (Pellegrini), presentato da Clemente Mastella.
  61. Sandra Rizza, Nessuno escluso (Ianieri), presentato da Alfonso Celotto.
  62. Luisa Ruggio, Le confidenze (Besa muci), presentato da Diego Guida.
  63. Lodovica San Guedoro, Sacro Amor Profano (Les Flâneurs Edizioni), presentato da Franco Cardini.
  64. Giacomo Sartori, Fisica delle separazioni in otto movimenti (Exòrma), presentato da Filippo La Porta.
  65. Igiaba Scego, Cassandra a Mogadiscio (Bompiani), presentato da Jhumpa Lahiri.
  66. Alberto Schiavone, Non esisto (Edizioni Clichy), presentato da Annalena Benini.
  67. Carmela Scotti, Del nostro meglio (Garzanti), presentato da Chiara Sbarigia.
  68. Andreea Simionel, Male a est (Italo Svevo), presentato da Gioacchino De Chirico.
  69. Ezio Sinigaglia, Sillabario all’incontrario (TerraRossa), presentato da Lorenza Foschini.
  70. Ada Sirente, Dura mater (Miraggi Edizioni), presentato da Maria Teresa Carbone.
  71. Andrea Tarabbia, Il continente bianco (Bollati Boringhieri), presentato da Daria Bignardi.
  72. Simonetta Tassinari, Donna Fortuna e i suoi amori (Corbaccio), presentato da Marcello Rotili.
  73. Domenico Tomassetti, Una vita come la tua (Bertoni Editore), presentato da Giulio Marcon.
  74. Piero Trellini, L’Affaire. Tutti gli uomini del caso Dreyfus (Bompiani), presentato da Massimo Raffaeli.
  75. Valeria Tron, L’equilibrio delle lucciole (Salani), presentato da Vivian Lamarque.
  76. Maddalena Vaglio Tanet, Tornare dal bosco (Marsilio), presentato da Lia Levi.
  77. Francesca Veltri, Malapace (Miraggi Edizioni), presentato da Laura Massacra.
  78. Carmen Verde, Una minima infelicità (Neri Pozza), presentato da Leonardo Colombati.
  79. Roberta Zanzonico, La bellezza rimasta (Morellini), presentato da Giulia Ciarapica.
  80. Michele Zatta, Forse un altro (Arkadia), presentato da Maria Pia Ammirati.

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