“PIERO GOBETTI, UNA VOCE CONTRO L’INDIFFERENZA E IL DISIMPEGNO ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Forse è cambiato tutto. È cambiato il mondo. Forse è cambiato tutto in questo paese. Forse non è cambiato niente. Non è cambiato niente di fronte ai veri cambiamenti del mondo. Che sta a dire che questo è un paese immobile ,dove non accade niente malgrado le cronache di avvenimenti avvincenti ( politica, sport, economia, cronaca nera e rosa ecc.) che destano attenzione , curiosità,e spesso passioni morbose . Con un piccolo sgomento tempestoso in cui la realtà si è data alla macchia. Che vuol dire che per sopravvivere bisogna dimenticare. Per sopravvivere bisogna avere il coraggio di dimenticare anche se non sempre si può dimenticare. Perché ricordare è il peggior modo di immaginare
Un lungo incipit per dire che bisogna rileggere Piero Gobetti nel centenario della nascita che si celebra quest’anno.Gli scritti di Piero Gobetti vengono riproposti da Feltrinelli “Pensare futuro” a cura di Davide Bidussa ( pagg.172 ,euro 12) e da Einaudi “ La democrazia da fare “ a cura di Pietro Polito (pagg.12o, euro 13) oltre ad un libro di Paolo Di Paolo “Un mondo nuovo tutti i giorni” .edito da Solferino (pagg.150 euro 16,50) che non è né una biografia né un’antologia ma un commento al messaggio per la politica di oggi da parte di Gobetti rilanciato appunto dalle riflessioni di Paolo Di Paolo .
Dicevo che bisogna rileggere Piero Gibetti , una voce contro l’indifferenza e il disimpegno che giunge nel nostro presente con la stessa forza di allora. Perchè nei suoi scritti si intravvede un paese immaturo, con classi dirigenti non all’altezza e il fascismo sostenuto dai poteri forti. Appunto una fotografia di un paese che si ripropone a distanza di molte decine di anni , come se la rifrangenza di quegli eventi storici, chiaramente irripetibili, il contesto in cui parlava Gobetti, avesse allungato il suo filo nero fino ad oggi. S’intende che più nessuno pensa che il fascismo storico con il suo ventennio possa ripresentarsi o ripetersi. I treni della Storia passano a grande velocità ( e noi in questo presente viviamo proprio una accellerazione della Storia ) e prendono direzioni diverse ma il loro percorso è lineare e non cicrcolare malgrado quello che si dice spesso.Ovvero che la Storia si ripete. Si ripete in realtà la lezione della storia che per avvenimenti diversi è sempre la stessa ma che purtroppo spesso non insegna nulla a chi non vuole apprendere sconfessando la la saggezza degli antichi latini “historia magistra vitae “.che è una espressione contenuta nel De Oratore di Cicerone,che indica che lo studio del passato è fondamentale per trarre insegnamenti, comportamenti ed esempi utili per il presente e il futuro .
E con questo voglio dire che il filo nero di quegli eventi giungono fino a noi in una attualità che fa professione di “ immaturità” se si considera le difficoltà che vengono interposte al funzionamento della democrazia o all’attuazione dei diritti costituzionali che sono , democrazia e costituzione, il risultato della guerra di liberazione che poneva le basi perchè certi eventi non si ripetteso mai più. Una immaturità che si esprime proprio non andando a votare ( per varie ragioni s’intende e le analisi politiche, sociologiche ne indicano i possibili motivi ) trasformando questo diritto conquistato con sacrifici ( si pensi al diritto di voto delle donne ) in un “opzional “ senza sapere che non votando si alimentano quelle ingiustizie e difficoltà di vita contro le quali non si va a votare per protesta.
Un filo nero che ha tessuto in un paese che chiaramente non è più fascista nel senso storico di questo termine una trama di morte dovuta all’eversione sia nera che rossa; allo stragismo forse anche per la collusione di alcune istituzioni con la criminalità organizzata; coltivando illusioni di potere come Gladio e P2.
Una attualità in cui la percezione di una classe dirigente inadeguata fa apparire la crisi della rappresentanza, dopo la fine dei partiti ancora più preoccuopante, perchè annulla le competenze e il merito lasciando in piedi solo la fedeltà al gruppo che in quel momento governa che diventa uno status quo da difendere ad ogni costo . L’establishment non è più l’insieme di persone in grado di dare risposte efficaci ai problemi ma un gruppo fortemente motivato ideologicamente che pecca di mancanza di visione e strategia per gestire complessità economiche e sociali. Un gruppo che di fronte ai problemi annuncia a favore dei suoi elettori provvedimenti difficilmente applicabili, per esempio, esausti fin dal loro nascere, dando l’impressione di voler risolvere il problema .
Come accade in questo momento nel nostro paese per quanto riguarda la gestione dell’ordine pubblico, introducendo nuovi reati, con un aggravamento delle pene o delle limitazioni delle libertà personali . Uno stato di fatto che nega la fattibilità e la applicazione delle norme che invece dovrebbero ridurre reati e provvedimenti per permettere , per esempio, alla magistratura di interventi congrui e veloci , così pure da parte delle forse dell’ordine . O come nel caso del controllo degli immigrati per il quale si dispone ,per esempio, di un blocco navale per contrastare gli sbarchi di migranti clandestini che nel 2025 si sono attestati su circa 66.300 – 66.600 persone, (un dato pressoché stabile rispetto al 2024 (66.617) e nettamente inferiore al picco del 2023)in un contesto in cui al 31 dicembre 2024, il numero di cittadini non comunitari con un regolare permesso di soggiorno in Italia ha superato i 3 milioni e 800 mila unità. Di questi, una parte significativa è presente per motivi lavorativi. . Mentre al 17 febbraio 2026, si stima che
oltre 140.000 persone tra rifugiati e migranti siano nel sistema di accoglienza italiano, con oltre 1.300 arrivi registrati solo a inizio febbraio. I residenti stranieri sono circa 5,3 milioni (9% della popolazione), rendendo l’Italia il 4° paese UE per numero di residenti stranieri. Un contesto quella dell’emigrazione,per esempio , con dei punti critici . Il primo : sulla base dei dati più recenti relativi ai decreti flussi (riferiti alle procedure 2024-2025), la percentuale di immigrati che ottiene effettivamente il permesso di soggiorno per lavoro dopo aver richiesto l’ingresso tramite il sistema delle quote è molto bassa, con stime che indicano tra il 7,9% e il 16,9% delle richieste andate a buon fine. Il secondo :per ogni dieci ordini di espulsione emessi, solo uno viene realmente eseguito. Il percorso per l’espulsione è lineare: si identifica la persona, si emette il provvedimento, la si accompagna in un CPR e poi su un volo verso il Paese d’origine. Il problema è che per identificare servono consolati che rispondano, confermino le generalità, emettano un lasciapassare. Ma molti Stati semplicemente non collaborano o lo fanno dopo mesi. Senza contare che in mancanza di accordi con gli Stati da cui i migranti provengono il rimpatrio è impossibile in quanto non vengono riconosciuti come cittadini di quegli Stati .
Ma questi sono esempi discutibili e nell’economia di questa riflessione potrebbero voler dire poco se non si considera “per intero” il messaggio di Piero Goibetti che giunge fino a noi . Un messaggio che invita all’ascolto reciproco, all’impegno , a non voltarsi dall’altra parte a contribuire a un mondo nuovo tutti i giorni,. Ecco appunto il mondo nuovo quello che viene fuori dalle accellerazioni della storia, dal cambiamento repentino della geopolitica mondiale e che attribuisce all’Italia un compito nuovo.
Un messaggio contenuto nella eredità di Gobetti : riviste, una casa editrice che porta il suo nome e che pubblica Montale, un’idea di cultura che non fa da cornice alla politica ma la attraversa. E una lettura lucida del fascismo delle origini: demagogia e violenza come strumenti di governo. Per un paese ma anche per ogni persona : “restare politici nel tramonto della politica” diceva Gobetti che è una intuizione importante perchè restituisce il valore del pensare con la propri testa, dell’autonomia personale della voglia di esserci. Una intuizione interessante dimostrata per esempio nelle manifestazioni che nel nostro paese hanno visto scendere in piazza centinaia di migliaia di persone in occasione della manifestazione per l’Europa o in appoggio alla flottiglia che si dirigeva verso Gaza. Probabilmente una discesa in piazza di persone che non vanno più a votare ma che riescono a pensare autonomammente e che una nuova proposta politica dovrebbe intercettare proprio perchè quelle persone restano “politici” nel tramonto della politica.
A cura di Pietro Polito sul sito https://www.centrogobetti.it/piero-gobetti.html si può leggere una breve quanto esaustiva biografia di Piero Gobetti che nasce a Torino 19 giugno 1901 emuore esule a Parigi 16 febbraio 1926).” Ancora al liceo, nel novembre 1918, fonda la prima rivista “Energie Nove” di cui fanno parte Ada Gobetti, Giuseppe Manfredini, Edmondo Rho, Edoardo Ravera. Nel 1919 aderisce ai Gruppi d’azione degli amici dell’“Unità”. Nell’aprile partecipa a Firenze al primo congresso degli unitari: in quest’occasione conosce Salvemini, dal quale riceve la proposta di assumere la direzione dell’“Unità”, che Gobetti rifiuta. Nel febbraio 1920 sospende la pubblicazione di “Energie Nove”, motivando la decisione con il bisogno di approfondire in silenzio le ragioni del proprio impegno.
Tra l’agosto e il settembre 1920 guarda con entusiasmo all’occupazione delle fabbriche, “la più grande battaglia del secolo”. È il segno di un reciproco diverso atteggiamento tra l’ambiente dell’“Ordine Nuovo” e Gobetti, che intensifica il rapporto con la redazione del giornale dove, durante il 1921, scrive come critico teatrale.Il 12 febbraio 1922 esce il primo numero della “Rivoluzione Liberale”.”
Sul sito del Centro Studi si legge anche che “la maggior parte delle carte di Piero Gobetti è stata conservata, dopo la sua morte, dalla moglie Ada nella casa di via Fabro 6, e andò a costituire il nucleo centrale del patrimonio documentario del Centro studi al momento della sua costituzione, nel 1961. Successivamente fu avviato un lavoro di recupero di quei materiali (soprattutto epistolari) che risultavano in possesso di altri soggetti (archivi, biblioteche, privati cittadini). Attualmente il fondo Piero Gobetti constra di circa 6500 documenti relativi all’intero arco biograico del personaggio (1901-1926) ma con una netta prevalenza degli anni a partire dal 1918 anno nel quale si avviò l’attività pubblicistica e politica di Piero Gobetti si stima che il fondo conservi (perlopiù in originale) tutto quanto è conosciuto dell’attività, pubblica e privata, di Gobetti.
L’archivio Piero Gobetti è stato dichiarato di “notevole interesse storico” dalla Sovraintendenza regionale l’8 aprile del 1992. “
La sua utopia è scritta nella testata della sua rivista più nota: La Rivoluzione Liberale. Sul Fatto quotidiano Paolo Di Paolo intervistato da Stefano Magi alla domanda Se la politica di oggi dovesse prendere una sola cosa da Gobetti quale dovrebbe scegliere? Risponde :
Partirei da queste due frasi. La prima: “I partiti si sono limitati a formule vaste e imprecise, da cui nulla si può logicamente e chiaramente dedurre. Rappresentano, si dice, l’interesse dei singoli, ma badiamo che a procedere nettamente questo rappresentare interessi di singoli porta non solo all’egoismo ma addirittura fuori dalla politica. Si riduce, e va annullandosi, la possibilità di azione comune, la quale può nascere solo dal coesistere, accanto agli interessi, delle ragioni ideali. Nella vita attuale dei partiti invece di concreto c’è solo un circolo pernicioso per cui gli uomini rovinano i partiti, e i partiti non aiutano il progresso degli uomini”. La seconda: “Non c’è lotta politica. C’è della gente che teme, altra gente che spera. Di due stati d’animo soltanto non può vivere una nazione”.
Paolo di Paolo come abbiamo già detto scrive “ Un mondo nuovo tutti i giorni. Piero Gobetti, una vita al presente” (Solferino, 2025) dopo averlo già raccontato nel 2013 nel romanzo “Mandami tanta vita “(Feltrinelli).
Sergio Mattarella il 16 febbraio 2026 ha aperto al Teatro Carignano di Torino le celebrazioni per il centenario della morte di Piero Gobetti con una lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky, presidente del Comitato nazionale,cheha affermato tra l’altro :”Invece che liberale, la sua rivoluzione dovrebbe dirsi ‘liberatrice’: liberatrice di forze storiche latenti che attendevano energie intellettuali capaci di renderle consapevoli del compito storico al quale avrebbero dovuto e potuto accingersi”. Così Zagrebelsky, evocando l’eredità di Gobetti davanti a Mattarella.
Contro l’indifferenza ,dunque. Quella indifferenza che un’altra mente messa a tacere dal fascismo :
“Bisogna impedire a quel cervello di funzionare per vent’anni” come affermò il pubblico ministero fascista Michele Isgrò durante il processo contro Antonio Gramsci nel 1928. che così scriveva l’11 febbraio 1917 :”L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. “
E Piero Gobetti lo sapeva , lo sentiva , indicava l’indifferenza come un male e per questo chiamava a raccolta tutti all’unione . Una sollecitazione che dunque giunge fino a noi contro l’indifferenza e il disimpegno che stravolgono e dilapidano la democrazia .

L’ articolo su Gobetti ci invita a fare, a mio parere, riflessioni sulla storia d’Italia che ha, nell’ambito europeo, una sua peculiarità; l’unità nazionale avviene solo nel 1861, su pressione del nord sabaudo ( il primo re si chiamerà Vittorio Emanuele II, per indicare l’espansione dello Stato piemontese sul resto dell’Italia e non , come sarebbe stato ovvio, Vittorio Emanuele I), dopo secoli di divisioni e di sottomissioni.
Dopo l’unità d’Italia nasce la questione meridionale, non ancora risolta, poi i governi, per usare un’espressione del Croce, energici ( Crispi e Mussolini); successivamente il movimento fascista del 1919, diventa PNF nel 1921 e nel 1922 organizza la marcia su Roma, dopo la quale Vittorio Emanuele III darà l’incarico a Mussolini, che sarà capo del governo sino al 1943.
Abbiamo , pertanto, una serie di contesti storici che non permettono agli “italiani” di avere e realizzare una rivoluzione liberale o addirittura socialista, la cultura cattolica stessa, in alcuni momenti illuminante, costituisce un continuo freno a tentativi “rivoluzionari” ( pensiamo alle considerazioni di Machiavelli).
Dopo la seconda guerra mondiale, da alleati con la Germania, diventiamo solo “cobelligeranti” con gli Stati Uniti e, dal 1946 ad oggi, siamo uno Stato democratico, a forte vigilanza statunitense…tanti che abbiamo avuto due tentativi di golpe: il “Piano Solo”, che prevedeva l’arma dei Carabinieri protagonista, insieme a Segni e a De Lorenzo, poi il golpe Borghese dell’8 dicembre del 1970, entrambi non realizzati, ma abbiamo corso gravi pericoli!
Con una storia così triste, non vi è stato modo alcuno per risvegliare le coscienze, né per avere una tradizione riformista-rivoluzionaria.
Così è: ora, dopo la crisi delle ideologie, siamo in preda a partiti, senza tradizione storica, fondati su leadership di “personcine” ridicole…
Prof.re Gabriele Gaudieri direttore editoriale di Anankenews