NOTE PSICOANALITICHE SUL FILM “IL DISCORSO DEL RE”DELLA DR.SSA MARIA RITA FERRI(PRIMA PARTE)
Redazione-L’11 maggio,presso il palazzo dell’ex ‘O.N.P.I., nel teatro interno, la Dr.ssa Maria Rita Ferri ha presentato il commento psicoanalitico, così come preannunciato, al film : “Il Discorso del Re” di Tom Hooper, subito dopo la sua proiezione. Tale commento, in particolare, è stato incentrato sull’approfondimento del significato inconscio del sintomo, in Analisi, e sul senso e funzioni della Psicoterapia Psicoanalitica. L’evento è stato organizzato dall’ Associazione “Università della terza età” ( Pres. Col. F. Laurenzi, vice Pres. Dott. F. Zaini):<<
Vi propongo un commento psicoanalitico al film, che si riferisce, dunque, ad una scienza, la Psicoanalisi, posta in essere da Sigmund Freud tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.
Ha al suo centro l’ipotesi che non tutto il nostro mondo interno (pensieri, emozioni, ricordi, desideri) è da noi, ovvero dal nostro Io conosciuto.E che nella mente umana, in ognuno di noi, sia dunque presente oltre all’Io cosciente una parte come in ombra, nascosta alla coscienza stessa e dunque ad essa perennemente celata. Una parte della mente rimane étrangère all’Io, ovvero straniera, da essa nascono i sogni, è la parte delle emozioni e dei pensieri e ricordi più profondi.
Tale parte della mente è chiamata Inconscio o Es, perché inconoscibile direttamente, all’Io, tanto da far dire S. Freud che, pertanto, “…L’Io”, ignaro, “ non è padrone in casa sua”…(“ Una difficoltà in Psicoanalisi” scritto del 1916).
Il sintomo, come nel film la balbuzie del giovane Re, nasce dal conflitto tra le due aree: L’Io e l’Inconscio, esso rappresenta una sorta di compromesso tra le due istanze, tra l’impulso a dire e l’impulso a celare. La logopedia corregge il sintomo, la psicoterapia psicoanalitica, lo guarisce sciogliendo il conflitto che lo genera.
Ma perché può nascere il conflitto?
Per rispondere a questo quesito dobbiamo sapere che il sintomo nasce sempre da un trauma, e che la gravità del sintomo è misura della gravità del trauma stesso da cui nacque, è data sempre dalla gravità, dunque, del gesto che lo generò.
Ogni sintomo è una memoria quindi un modo di ricordare un trauma irrappresentabile alla coscienza: esso rimanda, cioè, ad una impossibilità del pensiero cosciente di contenere del tutto il dolore, perché troppo grande, che il trauma arrecò. Un dolore non pensato è un sintomo certo.
Una parte rimarrà nel nostro Io cosciente e il resto, la sofferenza psichica più forte, verrà coperta di oblio e riposta nell’Inc.
Di lì essa cerca di tornare alla coscienza, per essere risolta, ma l’Io, se non è pronto a riceverla e risolverla, dal suo canto tenterà di impedirne lo svelarsi, il dispiacere del conoscerlo, il suo riemergere.
Di qui il conflitto, da cui si giungerà ad una “formazione di compromesso”, ovvero il sintomo che, simbolicamente, in parte cela(e quindi respinge nell’inconscio) e in parte svela (e quindi esprime in conscienza) il dolore e la natura del trauma. Esso è, dunque, sempre, un dolore non pensato, quindi non saputo, ignorato e spostato, un dolore spostato sul corpo (somatizzazioni, tic o la stessa balbuzie di Re Giorgio) o sull’agire ( condotte antisociali) o sul pensiero stesso (deliri).
“Tra i due protagonisti nasce un discorso emotivo profondo che va oltre le tecniche poco convenzionali adottate dal logoterapista Lionel Logue (Geoffey Rush). In tal senso il racconto del film diventa psicoanalitico in quanto rappresenta, con sensibilità e accuratezza, la complessità dei movimenti profondi e degli scambi emotivi messi in gioco nelle relazioni umane”.
La psicoterapia psicoanalitica ha sempre inizio con una narrazione del paziente e la narrazione che il paziente ci porge è come la scrittura sui Muri di Antoni Tàpies, ciò che la vita ha inciso o scritto nella sua psiche, la sua parola è carne, è vita.
Le parole, i silenzi, l’idioma ovvero il linguaggio del paziente parla nel tempo degli stati d’animo più profondi e questi di ciò che li ha generati. E’ attraverso una lenta e laboriosa ricostruzione emozionale che si rivela il punto del trauma.
Il sintomo nasce sempre da un frammento traumatico del passato che si inserisce nel vissuto adulto e chiede di essere compreso. Il sintomo slega in due la vita del soggetto:c’è un prima e un poi, nulla è più come prima, parti di vita irrelate. Attraverso l’interpretazione profonda l’analista formula ipotesi di legame tra le parti della vita divisa, costruisce, per così dire, dei piccoli ponti riparando così il sentimento di continuità infranta dell’Io del paziente.
Attraverso l’apparire di un sintomo si apre una sofferenza che racchiude un mondo di senso, di significati sottratto alla coscienza. L’Io assiste ad una perdita di senso (perché non lo comprende) e vive una sofferenza legata ad una sintomatologia il cui significato è per così dire muto, perché rimosso, ovvero rimosso nell’inconscio. Sfugge al significare quotidiano della vita.
Il fine di un percorso psicoterapeutico di orientamento analitico, è, naturalmente, la guarigione profonda, attraverso elementi sottili e fondamentali, che l’analista pone in essere, ed in particolare
- contenere l’angoscia
- comprendere il linguaggio-sogno ovvero il liguaggio enigmatico del sintomo, ciò che il sintomo racconta di irraccontabile. L’Analisi traduce l’intraducibile, costruisce ponti tra l’Inconscio e la Coscienza, e permette, dunque, il viaggio.
- Cogliere la sofferenza esistenziale che in esso vive
- Elaborare le perdite
- Favorire il passaggio dal conflitto interno al dialogo interiore
- Favorire il pensiero Fare sì che ciò che era inconscio divenga conscio. Che lì dov’era L’Es sorga l’Io, come sottolinea S. Freud in Introduzione alla Psicoanalisi, lez. XXXI.
- Dare respiro al desiderio inconscio, o favorire la sua rinascita,
- Rendere possibile, per il paziente, di giungere a sviluppare una capacità di lavoro psicologico inconscio, di “respirare le emozioni”, cioè di esser a contatto con le emozioni e, quindi, potersi sentirsi vivo, in esistenza.
Per comprendere meglio il percorso che porta ad una formazione sintomatologica e il suo senso più profondo è necessario partire da una considerazione: il sintomo è sempre legato ad una perdita, ad una separazione, ed inoltre ogni processo vitale nasce da un’originaria indifferenziazione del bambino dall’oggetto materno (madre) e giunge a successivi passaggi separativi che permettono la crescita.
Intendo dire che il bambino inizialmente non sa di essere separato dalla madre, pensa a lungo di essere uno con lei, dovrà sviluppare una psiche matura e capace sia di tollerare il dolore di tale prima separazione, che di comprenderla.
Ma il lutto di tale prima separazione si elabora, e quindi si risolve, attraverso le cure materne. Il grembo torna ad esser-ci attraverso l’abbraccio della madre e le cure, l’investimento affettivo e la sua emozione nel legame. Ciò permette l’elaborazione della prima separazione dall’oggetto materno, Das Ding ( La Cosa, ovvero la Madre arcaica, chiamata da S. Freud Cosa per indicarne l’indistinzione iniziale con il bambino) in S. Freud, Progetto di una Psicologia, 1985>>.(Continua…)
Dott.ssa Maria Rita Ferri
Psicoterapeuta Psicoanalitico,
Formazione Psicoanalitica Post Lauream,
Spec. Psicoterapia Familiare.
