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“NON SOLO AUSCHWITZ”- PROF.SSA FRANCA BERARDI

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Redazione- Quando si pensa ad un lager, la mente corre subito oltralpe. E non a caso: Auschwitz, infatti, è il più grande cimitero all’aria aperta a causa del numero di persone che, proprio lì, trovarono la morte. Ma siffatti luoghi di tortura non furono ubicati soltanto in Polonia o in Germania, come si è soliti immaginare. Spesso risultano essere molto più vicini di quanto si possa credere. I luoghi dell’Olocausto sono presenti anche in Italia, infatti. Non si tratta soltanto di campi di internamento, posti di passaggio, carceri, caserme, ferrovie da cui poi partivano i vagoni diretti in Germania , Polonia, Francia, Austria…ma anche di ambienti dove tutte le categorie da sterminare potevano trovare rifugio, assistenza e protezione. Nel “Bel Paese” se ne contano ben 259! Ma per conoscere i luoghi delle Memoria, per gli abruzzesi è possibile non allontanarsi affatto. Infatti non tutti sanno che nella regione italiana dal capoluogo aquilano, a partire dal 1939, è stata data vita a diverse località di internamento o prigionia fascisti, alcuni ancora esistenti. Si tratta di veri e propri campi o carceri, oppure di ville, case e palazzi scelti dedicati ad ebrei, prigionieri di guerra e dissidenti politici. In particolare le caratteristiche della nostra terra, dal territorio montuoso, aspro e collinare, con poche vie di comunicazione e un numero limitato di abitanti, coincidevano con i requisiti richiesti per la creazione di luoghi di torture e deportazioni, di cui non si hanno molti documenti perché non sono mai diventati noti come quelli dell’Europa Centrale. In pochi sanno che l’omonima frazione di Sulmona, ad esempio, ospita uno dei campi di prigionia più grandi e meglio conservati in Abruzzo, Campo 78 D’Amore da cui , all’indomani delle leggi razziali , nell’ottobre del 1943, cominciarono le prime deportazioni italiane verso Dachau, dove fu detenuto anche un abruzzese di Abbateggio, Ermando Parete, prigioniero politico, considerato un “Italiano Traditore” (IT) per essersi rifiutato di combattere per Hitler, ma sopravvissuto alla drammatica prigionia nazista di cui ha narrato tanto anche ai giovani studenti delle scuole. Sconcertante allo stesso modo la storia dei tanti ebrei presso i “campi di concentramento 2 e 3” di Casoli, coincidenti con la Cantina e la Palazzina di via del Fiore, Palazzo Tilli, dimora storica del ‘700, nella quale sono stati internati e confinati, prima di essere uccisi dai nazisti nei campi di sterminio durante il periodo bellico del secondo conflitto mondiale. Ovviamente tali luoghi non erano destinati soltanto ai giudei, ma “servivano a internare le categorie che i fascisti perseguitavano, le cosiddette categorie pericolose in contingenze belliche. In questi campi troviamo quindi ebrei stranieri, rom e sinti, deportati civili dall’ex Jugoslavia definiti antifascisti, sovversivi e nemici del regime”, come afferma Giuseppe Lorentini, ideatore e responsabile curatore del Centro di documentazione online del Campo di Concentramento di Casoli.

Anche a Lanciano, presso “Villa Sorge”, fu allestito un campo di internamento per sole donne ebree. Proprio lì di fronte, in tempi più recenti, è nato il “Parco delle Memorie”, per commemorare le vittime dell’odio nazifascista. Proprio lì, ultimamente, nel 2018, è stato inaugurato un monumento, il Samudaripen, per ricordare il terribile genocidio nazista di Rom e Sinti. Si tratta di una statua scolpita nella pietra della Majella da Tonino Santeusanio e rappresenta una donna rom in fuga con un bambino. Anche le etnie Rom e Sinti, infatti, furono perseguitate dai Tedeschi per presunte differenze razziali. Non si conosce con precisione quanti ne furono uccisi durante l’Olocausto, ma certamente un numero elevatissimo,  soprattutto donne e bambini di origine nomade. Tali monumenti servono per ricordare e raccontare alle nuove generazioni, affinché fatti simili non si verifichino mai più. Spesso, però, tali simboli non solo non sono considerati come si dovrebbe, ma non vengono neanche rispettati. Nel 2020, infatti, il Samudaripen subì atti vandalici: con uno spray imbrattarono la statua anche con scritte, immediatamente eliminate dallo stesso Comune di Lanciano. Tutto ciò esprime un forte ed indiscutibile odio razziale… “Merde”! Sembrerebbe una banale scritta, una delle tante, ma non è così se si pensa anche all’altra: “Basta rom!”, disegnata insieme ad una svastica, sempre a Lanciano, sull’abitazione di un cittadino rumeno. A questo punto non ci sono più dubbi, non si tratta di casualità, ma si è di fronte alla “banalità del male”, che serpeggia sempre più tra le vene dei giovani fino ad arrivare a far compiere atti vigliacchi, osceni e apparentemente privi di senso, come quello commesso recentemente da alcuni studenti che si sono abbassati i pantaloni per fare la pipì contro il portone del Liceo Classico di Pescara. Tra i protagonisti anche alcuni minorenni. Tra di loro qualcuno ha anche filmato tutto, in memoria della notte brava e disdicevole, per poi pubblicare con disinvoltura il video tra le storie di Instagram, con tanto di nome e cognome. Dalle immagini non solo sono evidenti i volti, lo stato di alterazione di tutti i ragazzi, ma anche le loro voci che risuonano gridando, forte e chiaro, di non dare fuoco al liceo D’Annunzio soltanto perché ha la forma di M, la M del Duce, ovviamente! A questo punto mi viene in mente che, tralasciando il presunto (e forse anche concreto) reato di apologia del fascismo da parte di quei giovani, qualcosa di sensato è stato anche detto da loro: se il fascismo ha fatto qualcosa di buono, questo si è manifestato attraverso gli edifici, costruiti con i migliori materiali dell’epoca e progettati dagli ingegneri più preparati di quel periodo. Penso anche che a Pescara, oltre al Liceo Classico D’Annunzio”, esistono altri due edifici dalla pianta a forma di M mussoliniana: il Palazzo della Provincia e il palazzo Ex Incis. Camminando per le scale proprio di quest’ultimo, costruito nel 1936 , attraversandone le cantine e salendo ai piani più alti con gli ascensori incastonati in eleganti gabbie di ferro battuto sapientemente lavorato, mi sembra quasi che le pareti riecheggino di storie da narrare alle generazioni future…ad un tratto mi pare di sentire anche richieste di aiuto e protezione…sarà suggestione? Oppure

no?…che siano passate anche di lì alcune delle categorie da sterminare?

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