LE MADRI COSTITUENTI . IL CONTRIBUTO DELLE DONNE ALLA NASCITA DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Redazione- Il 2 e il 3 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a decidere sulla forma istituzionale dello stato italiano attraverso un referendum istituzionale . La scelta era tra monarchia e repubblica . Dopo il cosiddetto ventennio fascista e dopo le divisioni tra fascisti e antifascisti, vincitori e vinti, repubblichini e partigiani, bianchi e rossi ,gli italiani si dividevano ancora una volta.
L’archivio storico delle elezioni presso il Dipartimento degli Affari interni e Territoriali in una scheda riassume così l’esito di quel referendum : Elettori 28.005.449 ,Votanti 24.946.878 ( 89,08%) Voti validi 23.437.143, Schede bianche 1.146.729, Schede non valide ( bianche incluse ) 1.509.735 ,Repubblica 12.718.641 (54,27) Monarchia 10.718.502 ( 45,73%).
Il 2 giugno dunque in ricordo del referendum si celebra la Festa della Repubblica: il ricordo di quelle due giornate del 2 e 3 giugno 1946 , in cui gli italiani scelsero quale forma dare allo Stato, tra monarchia e repubblica parlamentare. Un voto particolarmente sentito, che vide la partecipazione dell’89% degli aventi diritto e che decretò la fine della monarchia. Sulla monarchia dei Savoia la storia ha espresso dei giudizi, qualche volta anche severi e molti sono gli storici che continuano ad indagare i documenti e i comportamenti tenuti durante il ventennio dalla casa reale e dai suoi rappresentanti. Una monarchia che all’evidenza dei fatti aveva legittimato Benito Mussolini,(arrestato tre anni prima del 2 giugno 19946 ),il suo governo anzi il suo regime, ratificato la marcia su Roma, emanato provvedimenti contro la libertà di stampa, accettato le leggi razziali, messo sotto silenzio le violenze degli squadristi e l’uccisione di Matteotti.Fino alla fallimentare guerra di Etiopia e alle devastazioni della guerra frutto dell’alleanza con il regime nazista , culminate con l’odiosa occupazione nazi fascista terminata con la liberazione del 25 aprile 1945 .
Un paese che si apprestava ad una ricostruzione radicale per i danni subiti da quegli eventi non poteva dimenticare questi avvenimenti anche se , come si vede dalla conta dei voti , votarono per la monarchia 10,718.502 ( 45,73 % dei votanti ) e si astennero con scheda bianca 1.146.729 votanti che con le schede non valide ( circa mezzo milione ) probabilmente potevano fare la differenza . Un paese dunque diviso .
La repubblica prevalse di misura, nonostante il nove maggio precedente, con una mossa a sorpresa, Vittorio Emanuele III avesse abdicato a favore del figlio Umberto II, pensando così di risolvere a favore della Monarchia l’esito referendario. Troppo compromessa con il fascismo, corresponsabile della scelta di lanciare il paese nel seconda guerra mondiale la casa regnante da quasi un secolo in Italia , i Savoia, perse il suo regno e il suo paese. Il due giugno non segnò però , come abbiamo accennato, una sconfitta netta , stando ai numeri : 12.717.923 voti contro 10.719.284, meno di due milioni di differenza, con una divisione geografica immediatamente percepibile: il Nord schierato massicciamente con la Repubblica e il Sud con la Monarchia.
Nelle contemporanee elezioni per l’Assemblea Costituente la DC ottenne il 37,2%; il PSIUP il 20,7%; il PCI il 18,7%; l’Unione Democratica Nazionale 6,5%; il Fronte Uomo Qualunque 5,4%; il PRI 4,1%; il Blocco nazionale delle libertà 2,9% e Partito d’Azione il 1,3%.
Il 1 luglio 1946 fu nominato il primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, e il primo presidente del Consiglio, Alcide de Gasperi. L’1 gennaio 1948 entrò in vigore la nuova Costituzione della Repubblica Italiana.
Il 2 giugno festa della Repubblica venne celebrata per la prima volta il 2 giugno 1947. La prima parata militare in via dei Fori Imperiali, con il cerimoniale al Vittoriano inaugurato dall’allora presidente Luigi Einaudi si tenne nel 1948. Ma fu solo nel 1949 che il 2 giugno fu definitivamente dichiarato festa nazionale. Fu così fino al 1977 quando, per motivi di crisi economica, si decise di spostare la celebrazione alla prima domenica del mese. Nel 2001, grazie al Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, il 2 giugno Festa della Repubblica, tornò festivo.
Naturalmente anche per quest’anno come per lo scorso anno a causa del l’emergenza sanitaria ,causata dall’epidemia di Covid 19 ,lo svolgimento della festa sarà diversa da quella degli anni precedente , come già avvenuto l’anno passato. Non ci saranno sfilate militari ma solo l’omaggio all’Altare della Patria con la deposizione di una corona da parte del presidente Sergio Mattarella. Ci sarà però il volo delle frecce tricolori . Aperti al pubblico i Giardini del Quirinale dove si terrà un concerto dei complessi bandistici dei corpi militari (Esercito, Marina ecc…) e della polizia.
Un cambiamento dunque radicale del protocollo anche se già negli scorsi anni le cerimonie erano state semplificate e ridotte . Fin dal 1948 in via dei Fori Imperiali, a Roma, si è tenuta una sfilata militare in onore della Repubblica. Negli ultimi anni la sfilata è stata semplificata, per ragioni economiche e ambientali : per il costo della sfilata e per evitare danni ai monumenti lungo il percorso a causa delle vibrazioni dei carri militari. Rimane come abbiamo detto uno dei momenti più spettacolari della parata che è il volo delle Frecce tricolori : dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista, che compongono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo.
Settantacinque anni di Repubblica dunque . Settantacinque anni fa ci furono giorni confusi e fervidi che lo stesso Quirinale in una sua pagina web ricorda così :” I giorni, estremamente confusi e drammatici, immediatamente successivi alla proclamazione dei risultati del referendum, videro l’assunzione da parte di Alcide De Gasperi dei poteri di Capo provvisorio dello Stato (nella notte fra il 12 ed il 13 giugno), la partenza di Umberto II dall’Italia per l’esilio in Portogallo (il 13 giugno) e la proclamazione definitiva dei risultati da parte della Corte di Cassazione (il 18 giugno).
“Il Consiglio dei Ministri – si legge nel Comunicato redatto in chiusura della seduta del 10 giugno – riafferma che la proclamazione dei risultati del Referendum, fatta il 10 giugno dalla Corte di Cassazione nelle forme e nei termini dell’art. 17 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 aprile 1946, n. 219, ha portato automaticamente alla instaurazione di un regime transitorio durante il quale, fino a quando l’Assemblea Costituente non abbia nominato il Capo provvisorio dello Stato, l’esercizio delle funzioni del Capo dello Stato medesimo spetta “ope legis” al Presidente del Consiglio in carica. Tale situazione costituzionale, creata dalla volontà sovrana del popolo nelle forme previste dalle leggi luogotenenziali, non può considerarsi modificata dalla comunicazione odierna di Umberto II al Presidente del Consiglio. Il Governo, sapendo di poter contare sul senso di responsabilità di tutti gli organi dello Stato, rinnova il suo appello ai cittadini perché, nel momento attuale, decisivo per le sorti del Paese all’interno come nei rapporti internazionali, lo sorreggano concordemente con la loro vigile disciplina e il loro operante patriottismo, nel compito di assicurare la pacificazione e l’unità nazionale”.
Ma già il : “25 giugno 1944, pochi giorni dopo la liberazione di Roma, il Governo Bonomi stabiliva che alla fine della guerra sarebbe stata eletta a suffragio universale, diretto e segreto, un’assemblea Costituente per scegliere la forma dello Stato e dare al Paese una nuova costituzione (DLLgt 151\ 1944).
Successivamente, il 16 marzo 1946, il governo De Gasperi, dopo aver sancito il suffragio universale e riconosciuto il diritto di voto alle donne, integrava e modificava la normativa precedente, limitando i poteri dell’Assemblea Costituente alla stesura della nuova Carta fondamentale, affidando ad un referendum popolare la decisione sulla forma istituzionale dello Stato ed aggiungendo che, qualora la maggioranza degli elettori votanti si fosse pronunziata a favore della Repubblica, l’Assemblea Costituente, come suo primo atto, avrebbe eletto il Capo Provvisorio dello Stato (DLLgt 98\1946). Nello stesso giorno il Governo definiva le norme che regolavano le votazioni per il referendum e l’Assemblea Costituente da eleggersi con sistema proporzionale. La legge elettorale del 23 aprile 1946 suddivideva l’Italia in 32 collegi elettorali, nei quali eleggere 573 deputati (in realtà ne sarebbero stati eletti 556, poiché non vennero effettuate elezioni nell’area di Bolzano e nel collegio Trieste e Venezia Giulia – Zara, ancora sottoposte alla giurisdizione del Governo Militare Alleato), e affidava alla Corte di Cassazione il controllo e la proclamazione dei risultati.
Un ruolo importante ebbero le donne. Sui banchi dell’Assemblea Costituente sedettero le ventuno “prime parlamentari”, denominate, allora, “Madri Costituenti”, assai attente a non deludere le speranze delle italiane, comprese le aspettative delle donne che da partigiane, staffette, antifasciste avevano contribuito alla Liberazione. Delle Costituenti, nove provenivano dalla DC (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio), nove dal PCI (Adele Bej Ciufoli, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Noce Longo, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi), due dal PSIUP (Angelina Merlin e Bianca Bianchi) ed una dal partito dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna Buscemi). Cinque di loro sarebbero entrate nella “Commissione dei 75”, incaricata di scrivere la Carta costituzionale : Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti. (1)
Si legge in un post del sito dell’Istituto Luigi Sturzo per la sezione educativa della home page : “La nuova Costituzione segnava il superamento non solo formale del vecchio Statuto albertino e offriva l’immagine di una democrazia molto avanzata soprattutto sul piano delle istanze sociali. Lo stesso diritto della proprietà privata non era assoluto ma sempre accompagnato dal concetto di “funzione sociale” della proprietà, mentre un ruolo centrale assumeva il lavoro, inteso come base su cui costruire i rapporti sociali. Un ruolo non trascurabile nella definizione di questi principi ispiratori della Carta costituzionale ebbero soprattutto alcuni costituenti cattolici quali Dossetti, Gonella, Moro, Taviani, Vanoni e giuristi come Tosato, Ambrosini, Amorth, Balladore Pallieri, Leone, ed altri. Lo spirito che informava la nuova Costituzione si ispirava ai valori del personalismo, del solidarismo e mirava a realizzare uno stretto rapporto tra Stato e società: un rapporto assai articolato, nel quale ai partiti veniva affidato il compito di contribuire alle crescita democratica del paese, favorendo la partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato e degli enti locali.
Ho ricordato brevemente gli avvenimenti che dettero vita alla nascita della Repubblica italiana attraverso i contributi di siti web , pagine di quotidiani on line, ricostruzioni di istituti di ricerche , e anche dello stesso sito del Quirinale. I contributi alla ricostruzione storica di quegli avvenimenti sono molti e molti sono gli autori ,ricercatori e studiosi che attraverso le loro pagine web appunto hanno contribuito a rendere quella storia patrimonio di tutti . Dalla lettura di questi documenti e di queste ricostruzioni ( ringrazio tutti gli autori che sarebbe troppo lungo citare uno per uno ) mi sono convinto che la Repubblica nata il 2 giugno è stata ed è una istituzione forte , che è riuscita a dispiegare tutte le sue potenzialità negli anni della ricostruzione , del boom economico, della lotta al terrorismo e che continua ad affermare le sue potenzialità malgrado tutto . Per arrivare a domandarmi se è vero che quella repubblica , quella nata il 2 giugno 1945 , che secondo un linguaggio giornalistico ha passato il testimone a quella che viene appunto definita la seconda o forse terza repubblica,esiste ancora . E se non esiste più mi sono ancora domandato in quale repubblica viviamo.
Cominciamo con la prima e seconda repubblica. Con questa definizione chiaramente presa dal linguaggio giornalistico e riferita agli avvenimenti che li hanno caratterizzati si definiscono due periodi: il primo che va dal 1948 ,anno in cui è entrata in vigore la Costituzione repubblicana al 1992 (anno dell’inchiesta “Mani Pulite” e del caso giudiziario battezzato “Tangentopoli”), e il secondo che va dal 1994 a oggi. Una periodizzazione che richiama e si ispira , appunto con un linguaggio giornalistico, alla storia francese con le sue tre repubbliche; anche se la successione del numero delle repubbliche in Francia fu determinata da cambiamenti radicali perché , per esempio ,tra la prima e la seconda repubblica ci fu un cambiamento dell’ordinamento dello Stato.
I governi della prima Repubblica furono quasi sempre espressione della Democrazia cristiana, partito che dal 1948, aveva sempre avuto la maggioranza dei voti anche se con l’appoggio di altri partiti minori come il Partito liberale (Pli) o il Partito socialista (Psi), mentre l’altra grande forza politica, il Partito comunista (Pci) era sempre all’opposizione.
La seconda repubblica possiamo dire in breve vede una serie di mutamenti tra i quali la scomparsa di Dc, Psi, Pli,, la trasformazione di altri che hanno cambiato nome e programmi come ad esempio il Pci, che è diventato Ds e poi ancora Pd e il Movimento Sociale (Msi) divenuto Alleanza Nazionale (An)e poi ancora Fratelli d’Italia . E, soprattutto sono nati nuovi partiti, come Forza Italia e la Lega Nord, che hanno avuto grandi consensi e hanno dato vita ai governi presieduti da Silvio Berlusconi dal 1994 e fino al governo di coalizione presieduto da Mario Monti .
Il passaggio dalla prima alla seconda repubblica è segnato da quella che viene definita l’inchiesta “Mani pulite “ . Dal 1992 un pool di giudici del Tribunale di Milano tra cui Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo indagò su un sistema di finanziamento illecito ai partiti politici radicato,come poi si scoprì in tutta Italia ed eletto a sistema. Imprenditori e uomini d’affari che pagavano tangenti in denaro ad uomini politici che facevano loro dei favori assegnandogli illegalmente appalti pubblici o altri lavori pagati con denari pubblici. Un giro di corruzioni enorme in cui erano coinvolti tutti i partiti e i loro rappresentanti , deputati senatori fino ai ministri .In due anni furono arrestate più di 4.000 persone e “l’indignazione dei cittadini fu enorme: l’Italia intera si schierò con i giudici, da tutti considerati i salvatori della patria. “ (2)
Per quanto riguarda la domanda in che repubblica viviamo è utile leggere l’opinione di Aldo Giannuli che nel suo sito personale fa le seguenti considerazioni riportate nella pagina di Agorà Vox Italia : “Nella confusione generale del momento, c’è chi parla di un secondo tempo della seconda repubblica, chi accenna, senza spiegare di che si tratti, di una terza repubblica ed altri parlano di “ritorno alla Prima Repubblica” dimostrando di non aver capito niente. Questo ci porta ad una domanda: perché numeriamo le repubbliche (prima, seconda, terza, sino alla quinta nel caso francese)? La risposta sta nella storia.”(…) Prendiamo per esempio la Spagna : “In Spagna c’era già stata una Repubblica fra il 1873 ed il 1874, cui era seguita una restaurazione monarchica. Per cui nel 1931 il risorgere della Repubblica fece parlare di una “seconda Repubblica” ed oggi, dopo una nuova fase monarchica la sinistra spagnola chiede una “terza Repubblica”. Al pari della Francia, dove repubbliche e restaurazioni monarchiche si sono alternate con una certa frequenza: Prima Repubblica 1792-1804, poi impero 1805-1815, quindi restaurazione della monarchia borbonica 1815-1830, quindi quella orleanista 1830-1848, poi la seconda Repubblica 1848-1852 seguita dal nuovo Impero 1852-1871, poi la Terza Repubblica 1871-1940, poi la guerra con l’occupazione nazista ed il regime di Vichy, la Quarta repubblica 1946-1958 e poi la Quinta Repubblica ancora oggi vigente.” (3)
Della successione delle repubbliche francesi abbiamo già accennato . Quello che abbiamo ricordato è solo l’esempio di un criterio e di un modo di guardare alla storia.
In realtà,proprio guardando alla storia, nei settantacinque anni di vita della repubblica che gli italiani preferirono alla monarchia, che sono sicuramente un periodo brevissimo di fronte appunto alle grandi periodizzazioni di quella che viene definita “maestra di vita” , la repubblica ha fatto un cammino storico che fonda le radici del suo progredire e del suo svilupparsi fino ad oggi nei valori della costituzione che affermano capisaldi come la democrazia e la libertà. Quella democrazia e quella libertà che hanno preservato la Repubblica italiana da tutti quei pericoli che comunque ha corso in tutti questi anni . Una costituzione scritta e votata da uomini e donne che pensarono proprio al futuro di quella Repubblica. Che ,proprio grazie agli orizzonti costituzionali democratici e di libertà è riuscita a superare , come abbiamo detto, anche i fatti più tragici della sua vita. Dall’eversione fascista alla lotta armata contro lo Stato italiano, quindi dagli anni piombo alle stragi mafiose,dalla lotta alla corruzione politica fino agli avvenimenti recenti che hanno caratterizzato la lotta alla pandemia da corona virus.
Una repubblica che appunto , malgrado questi rivolgimenti così in breve ricordati, è riuscita ,proprio negli anni più tormentati dell’ultima metà del secolo scorso, a conservare le libertà per tutti , ad esprimere conquiste civili tra cui la legge sul divorzio, quella sull’abolizione dei manicomi, lo statuto dei lavoratori, la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari,la legge e il regolamento per il funzionamento degli istituti penali . Mantenendo la libertà di stampa,la separazione tra i poteri, garantendo l’indipendenza della magistratura e soprattutto tenendo separato il potere dello Stato e la sua laicità da quello ecclesiale evitando a quest’ultimo di radicalizzarsi e di adottare,per esempio . atteggiamenti e comportamenti pari ad alcuni di quelli del mondo arabo .
Una repubblica che è riuscita a conquistare orizzonti di civiltà proprio nella garanzia e tutela dei diritti delle donne . Quando “vengono introdotte le prime e più importanti leggi verso la parità e la pari dignità tra uomini e donne. Va senz’altro a loro, infatti, il merito dell’abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui (legge Merlin n. 75/1958); dell’ingresso delle donne in Magistratura (legge n. 66/1963); dell’abrogazione del cosiddetto delitto d’onore (legge n. 442/1981 di abrogazione del Codice Rocco), così come l’adulterio femminile cessa di essere reato penale solo nel 1968 con la Sentenza della Corte costituzionale (19 settembre 1968); dell’abolizione delle clausole di licenziamento a causa del matrimonio (legge n. 7/1963), fino ad arrivare alla possibilità di accesso delle donne a tutte le professioni, alla sottrazione dell’illegalità dell’interruzione della gravidanza, alla tutela sociale della maternità, alle norme che consentono il divorzio, alla svolta con la riforma del diritto di famiglia del 1975: per la prima volta la donna è riconosciuta uguale al marito davanti alla legge … con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono i medesimi doveri. Nel 1996 la violenza contro le donne diventa reato penale non più solo contro la morale e l’ordine pubblico, ma contro la persona. Tutto questo può e deve testimoniare la nostra storia ma divenire, al tempo stesso, un forte stimolo – specie oggi tra le giovani generazioni – per affermare una moderna cultura in Italia e nel mondo verso la valorizzazione della differenza di genere e la promozione della dignità della persona attraverso l’inclusione, l’inserimento nel lavoro, la lotta alle discriminazioni, la valorizzazione dei legami familiari, l’educazione alla differenza, il rispetto dell’altra e dell’altro.” (4 )
Nel ricordare questi fatti, questa storia, il pensiero va al ruolo delle donne .Soprattutto in questo momento della vita del nostro paese . Le donne che stanno pagando il prezzo più alto ,insieme ai giovani ,in termini di mancanza di lavoro, di disuguaglianza, di scarse opportunità e prospettive. Perché nel parlare del 2 giugno festa della Repubblica dobbiamo ricordare le donne che contribuirono alla nascita e all’affermazione di quella istituzione attraverso il loro impegno, per esempio, nella lotta partigiana ma anche come costituenti. Vennero chiamate appunto “Madri costituenti”, perché senza di loro probabilmente alcuni articoli della vigente costituzione avrebbero avuta una diversa formulazione e un diverso peso.
La Fondazione Nilde Iotti in occasione del Settantesimo anniversario del voto alle donne ha voluto rendere onore alle Madri della nostra Repubblica, le 21 donne Costituenti che hanno partecipato alla elaborazione della Costituzione, facendo conoscere di ciascuna la biografia ed il contributo dato alla stesura degli articoli della Costituzione che si può leggere sul sito : http://www.fondazionenildeiotti.it/pagina.php?id=684 .
Anna Fresu su Cultura femminile .com raccontando il contributo delle donne alla stesura della costituzione italiana e non solo , scrive : “Sono tante le donne italiane che la storiografia ufficiale ha reso invisibili o ha citato solo trasversalmente, come mogli o compagne di, senza mai evidenziarne -anzi sminuendo- il ruolo importante da esse rivestito, non solo combattendo in prima linea, ma come supporto logistico e infermieristico, e in tante piccole e grandi mansioni. Pensiamo alle donne che hanno contribuito al nostro Risorgimento, come Cristina Trivulzi di Belgioioso, Anna Grassetti Zanardi, Giuditta Tavani Arquati, Sara Levi Nathan, Giorgina Craufurd Saffi, per citarne solo alcune; o alle nostre partigiane nella guerra di liberazione dal nazi-fascismo, eroine come, tra tante altre, Maria Gemma Matto, Francesca Laura Wronowski, Irma Bandiera, Iris Versari, Teresa Adele Binda, Carla Capponi, Joyce Lussu, molte torturate, giustiziate, deportate, il cui contributo è stato fondamentale non solo per la risoluzione del conflitto quanto per l’acquisizione delle donne al diritto al voto. Quel diritto al voto che la maggior parte degli uomini riconosceva a fatica, non considerando le donne sufficientemente informate o preparate politicamente, o semplicemente non adeguate a partecipare alla “cosa pubblica”, essendo il loro ruolo fondamentale quello di prendersi cura della famiglia e dei figli “. (…) Per quanto riguarda la costituzione italiana : “Pur appartenendo a partiti diversi, queste donne seppero allearsi e far fronte comune nella rivendicazione e nell’affermazione di diritti comuni.
Una particolare attenzione viene da loro rivolta al tema della famiglia, a partire dall’uguaglianza dei coniugi, in opposizione a buona parte dei colleghi maschi che sostenevano la necessità di un sistema gerarchico all’interno della famiglia con, naturalmente, al vertice il marito. Altri temi fondamentali saranno, in ambito lavorativo la tutela della maternità, la parità dei salari, la pari opportunità nell’accesso a tutte le professioni. Le consultrici, il 25 luglio 1946, chiesero e ottennero inoltre di estendere il premio della Repubblica, di lire 3.000, alle vedove di guerra e alle mogli dei prigionieri: […] come manifestazione di solidarietà per le durissime condizioni di vita in cui versavano quelle donne con le loro famiglie e che le ponevano fra le più colpite e misere categorie della nazione.Tutte s’impegnarono per la parità, compresa quella salariale, denunciando alla “Commissione dei 75” qualsiasi tentativo discriminatorio volto a escludere le donne dal lavoro extradomestico, come quello che introduceva le parole essenziale funzione familiare nell’articolo riguardante la tutela della maternità o quello che limitava l’accesso delle donne alle carriere pubbliche.” (5)
Di seguito le ricordiamo una ad una.
Adele BEI ,Cantiano (Pu),casalinga ,Partito comunista,: sostiene la parità tra uomo e donna.
Bianca BIANCHI ,Vicchio ( FI),insegnante ,Partito socialista ,I: sostiene diversi interventi in merito alla scuola, alle pensioni e all’occupazione. In particolare si ricorda il suo intervento per il riconoscimento giuridico dei figli naturali.
Laura BIANCHINI ,Castenedolo (BS) ,insegnante giornalista pubblicista, Partito Democrazia cristiana : sostiene interventi in merito all’educazione e in favore della scuola pubblica. Ricopre inoltre l’incarico di segretaria della Commissione Istruzione e Belle Arti.
Elisabetta CONCI Trento , insegnante Partito: Democrazia Cristiana, è membro della Commissione dei 18, con il compito di coordinare gli statuti speciale regionali di autonomia con la Costituzione.
Maria DE UNTERRICHTER JERVOLINO , Ossana (TN), insegnante,Partito: Democrazia Cristiana.In Assemblea: affianca De Gasperi nella Commissione per i Trattati Internazionali e per l’elaborazione di un accordo con l’Austria sull’Alto Adige. Inoltre fa parte della Sottocommissione d’inchiesta per la riforma della scuola.
Filomena DELLI CASTELLI ,Città Sant’Angelo (PE), insegnante,Democrazia Cristiana
In Assemblea: interviene in particolare sui temi legati alla famiglia.
Maria FEDERICI AGAMBEN , L’Aquila, insegnante , Democrazia Cristiana
In Assemblea: è membro della Commissione per la Costituzione e membro della Terza Sottocommissione (diritti e doveri economico-sociali).
Nadia GALLICO SPANO , Tunisi , giornalista, Partito Comunista . In Assemblea: interviene in particolare sui temi legati alla famiglia. La sua iniziativa più conosciuta è l’organizzazione, in collaborazione con la Croce Rossa e il Comune di Roma, dei cosiddetti “treni della felicità”, convogli che trasportarono 70.000 bambini meridionali rimasti orfani nelle famiglie del Nord Italia.
Angela GOTELLI ,Albareto (PR),insegnante, Cristiana.In Assemblea: fa parte della Commissione dei 75 per la redazione del testo costituzionale e fa parte della Prima Sottocommissione sui diritti e doveri dei cittadini. Interviene inoltre sul potere giudiziario e sul diritto delle donne di accedere agli alti gradi della magistratura.
Angela GIUDICI CINGOLANI , Roma, impiegata statale, Ispettrice del Lavoro, Democrazia Cristiana.In Assemblea: interviene nella discussione della legge, poi ratificata nel 1950, sulla “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”, un deterrente contro licenziamenti e penalizzazioni nei confronti delle donne in maternità.
Nilde IOTTI Reggio Emilia,, insegnante, Partito Comunista,In Assemblea: fa parte della Commissione dei 75, intervenendo in favore della famiglia e dell’emancipazione della donna; è membro della I Sottocommissione, in cui si batte per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto.
Teresa MATTEI , Genova, insegnante , Partito Comunista .In Assemblea: è Segretaria dell’Ufficio di Presidenza
Angelina MERLIN , Pozzonovo (PD), insegnante, Partito Socialista .In Assemblea: è membro della Commissione dei 75 e della III Sottocommissione, dove sostiene il dovere dello Stato di garantire a tutti i cittadini il minimo necessario all’esistenza, per assicurare ad ogni individuo il diritto di crearsi una famiglia. Si esprime anche a favore del diritto di proprietà garantito dallo Stato e accessibile a tutti i cittadini.
Angiola MINELLI MOLINARI Torino, insegnante , Partito Socialista.In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni
Rita MONTAGNANA Torino, artigiana, giornalista pubblicista , Partito Comunista
In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni.
Maria NICOTRA VERZOTTO Torino, crocerossina, dirigente ACLI, Democrazia Cristiana
In Assemblea: fa parte della commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia e di vigilanza sulle condizioni dei detenuti. Si batte inoltre per la tutela fisica, per le condizioni economiche delle lavoratrici madri e per il controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza.
Teresa Noce Torino,sindacalista, giornalista pubblicista,: Partito Comunista
In Assemblea: è membro della Commissione dei 75, dove da un importante contributo all’art. 3 della Costituzione, con l’inserimento della frase “Tutti i cittadini […] sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso“, base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna.
Ottavia PENNA BUSCEMI , Caltagirone (CT),Mestiere: sindacalista, giornalista pubblicista,Fronte dell’Uomo Qualunque In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni. Il suo partito la candida a Presidente della Repubblica, carica poi ottenuta da Enrico de Nicola.
Elettra POLLASTRINI Rieti, funzionaria di partito,Partito Comunista
In Assemblea: non interviene ma presenta insieme ad altri diverse interrogazioni
Maria Maddalena ROSSI Codevilla (PV),chimica, giornalista pubblicista, Partito Comunista
In Assemblea: è membro della Commissione per i trattati internazionali. In questo ambito interverrà in merito all’approvazione del Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Si adopera inoltre per il riconoscimento della parità femminile sia nella famiglia che nel mondo del lavoro e sostiene il diritto delle donne di accedere e di partecipare all’amministrazione della giustizia in campo sia civile che penale
Vittoria TITOMANLIO , Barletta (BT) , insegnante , Democrazia Cristiana In Assemblea: interviene in difesa dell’autonomia regionale come espressione di libertà e democrazia e a sostegno della pubblicazione da parte dei giornali delle rettifiche di notizie su persone di cui sia stata lesa la dignità.
I diritti delle donne e degli uomini , anche per opera di quelle donne che parteciparono ai lavori di formazione della Costituzione sono così garantiti da quella carta:
la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (6);
tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali 7);
è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (8).
Per ragioni storiche e per affermare meglio l’eguaglianza uomo – donna, la Costituzione ha però voluto sottolineare in modo particolare alcuni diritti evidenziando che essi vanno in concreto riconosciuti alle donne:
della protezione della maternità, cioè la predisposizione da parte delle strutture pubbliche di tutto quello che occorre per agevolare la donna nel delicato compito dell’essere madre (9);
del diritto della donna lavoratrice, a parità di lavoro, di conseguire le stesse retribuzioni del lavoratore e di avere condizioni di lavoro che le consentano di adempiere la sua funzione in seno alla famiglia (10);
del diritto della donna all’elettorato attivo una volta conseguita la maggiore età (del diritto cioè a votare i propri rappresentanti) (11)
del diritto alle pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza (12).
Un impegno dunque a continuare il lavoro per trasformare nella realtà quotidiana del nostro paese e di tutti noi l’impegno che la Costituzione italiana ha formulato nei confronti delle donne e per non dimenticare il fondamentale apporto che hanno dato alla nascita della nostra repubblica.
( 1) https://www.quirinale.it/page/2giugno1946-2016
( 2 ) https://www.focusjunior.it/scuola/storia/prima-e-seconda-repubblica/
(3 ) https://www.agoravox.it/Prima-seconda-terza-Repubblica-che.html
(4 )Infodonna a cura Ufficio Pari Opportunità e pianificazione scolastica della Provincia di Perugia 8 marzo 2018 https://www.provincia.perugia.it/sites/default/files/2020-12/INFODONNA%202018.pdf
( 5) https://www.culturalfemminile.com/2020/03/11/le-madri-della-costituzione-italiana/
(6) Art. 2 cost.
(7)] Art. 3, 1° co., cost.
(8) Art. 3, 2° co., cost.
(9) Art. 31 cost.
(10) Art. 37 cost.
(11) Art. 48 cost.
(12) Art. 51 cost.
