Ultime Notizie

MUSICOTERAPIA E ANZIANI FRAGILI

1

Redazione-Nella mia città, Terni (e non solo) c’è ancora molta confusione riguardo la musicoterapia.In particolare non c’è distinzione tra attività ricreativa legata alla musica ed intervento terapeutico.Mi sono quindi chiesta come poter rivolgermi alle strutture del mio territorio e motivare il perché di un intervento musicoterapico rivolto, nello specifico, agli anziani.

La musicoterapia è una delle terapie non farmacologiche più efficaci per gli anziani fragili, compromessi, malati.La musicoterapia è un intervento terapeutico in grado di accompagnare e affiancare la persona, nelle diverse fasi della sua vita o della sua malattia ed è in grado di stimolare l’essere umano nella sua globalità, a prescindere della sua condizione, età o patologia.

Un anziano che entra in istituto vive un forte cambiamento, è destabilizzato, può essere frustrato, depresso, stanco ed è inoltre sicuramente confuso, se la sua condizione è aggravata da demenza o patologie altre.

Un anziano è prima di tutto una persona, che sta vivendo una fase particolare della sua vita.

Perché quindi, cominciare un percorso di musicoterapia?

La persona durante il processo musicoterapico vive in un contesto protetto, sicuro, monitorato nel tempo; la persona non è sola, smarrita, abbandonata a se stessa, ma ha la sua occasione per sentirsi riconosciuta, per far parte di un gruppo, a volte come protagonista e a volte come cornice contenitiva, in grado di racchiudere ricordi, rievocazioni, momenti importanti e forti emozioni.

Il senso di comunità e condivisione che si crea in una seduta di musicoterapia, porta benefici reali, pratici, tangibili, osservabili e soprattutto valutabili e restituibili.

Attraverso la comunicazione non verbale, attraverso il suono, la musica e la corporeità, la persona fiorisce e partecipa, in un modo del tutto unico e rispettabile.

Un anziano si sente altresì utile, riconosciuto, capace, ascoltato, valorizzato, vivo.

Compito del musicoterapista, o meglio ancora di una coppia terapeutica se si parla di gruppo, è quello di restituire un feedback, di agganciarsi agli spunti corporo-sonoro-musicali che emergono, per dialogare, insieme, attraverso il suono ma anche attraverso i gesti, gli sguardi, i sorrisi, per sviluppare e potenziare una buona relazione, che diventa terapeutica quando è parte di un processo vero e proprio, di un percorso che prevede obiettivi e finalità precisi, chiari e valutabili.

La musicoterapia non è un’attività musicale tout-cour, non è un laboratorio musicale ma è un vero percorso terapeutico che interessa e riguarda la persona nella sua totalità e specificità (senza nulla togliere alle altre esperienze musicali, sempre di grande valore ed importanza e sempre molto utili quando ben fatte!).

La musica diviene così il mezzo, un ponte relazionale e terapeutico.

Nella mia esperienza diretta con gli anziani, presso la casa protetta “Creusa Brizi Bittoni” di Città della Pieve in provincia di Perugia, ho lavorato come co-terapista del Prof. Francesco Delicati (professionista della musicoterapia in ambito geriatrico) ed ho incontrato tante persone, con situazioni, patologie ed età diverse.

Posso affermare che perfino quando una persona è gravemente compromessa riesce a mantenere vive le sue “memorie musicali”: memorie impresse come ancestrali, primordiali, che bypassano i processi cognitivi e cerebrali e agiscono, fioriscono, direttamente dalla sfera emotiva, fortemente viva e conservata, che consente un vero e proprio gancio relazionale e comunicativo.

La musica riesce a contattare la parte più intima dell’essere umano, proprio quella che permane e rimane intatta, perfino in un anziano gravemente malato di Alzheimer alla fase terminale della sua malattia.

Riporto con piacere queste frasi, dette da alcuni anziani speciali che ho incontrato:

“La musica mi fa pensare, la musica è riflessiva.”

“Queste musiche sono ventate al cervello.”

“Per me la musica è troppo importante, è tutto.”

“L’eccezionale resistenza delle tracce mnesiche musicali favorisce ricadute ed effetti positivi per la vita quotidiana del malato di demenza e della sua famiglia: grazie alla musica, che risveglia le energie vitali e le emozioni, può migliorare il benessere psicofisico della persona malata” (F. Delicati) *.

Un percorso terapeutico così importante è quindi una grande possibilità per la persona, che anche solo per qualche attimo si ritrova, si riconosce, si riattiva dal punto di vista umano ed emotivo e può essere inoltre un percorso più significativo se condiviso ed inserito in un chiaro programma di assistenza alla persona, in un contesto multidisciplinare e d’équipe.

A proposito di anziani ricordo la giornata mondiale dell’Alzheimer, 21 settembre prossimo, giornata celebrativa istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI), che sensibilizza, riunisce ed interessa in tutto il mondo malati, familiari, caregivers e associazioni Alzheimer.

Può essere un punto d’inizio questo, per cominciare ad interessarsi alla musicoterapia?

Più che un quesito il mio è un augurio, per il futuro di tutti.

Valeria Crescenzi

musicista, musicoterapista.

* Delicati F., Il cuore non dimentica, Cittadella Editrice, Assisi (Pg) 2010.

Commenti

commenti

1 Commento
  1. Maria Smith

    Thank you for the article.

    Great blog that I enjoyed reading.