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ALCOOL: UN INGANNO ANTROPOLOGICO-DOTT.SSA ANTONELLA FORTUNA-PSICOLOGA CLINICA

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Redazione-Parlare di alcool in un sistema socio-culturale basato sul reddito vitivinicolo e le offerte drink-win rivolte ai giovani è impopolare, ma non poter dire che il mito del “vino fa buon sangue” è falso, o continuare a celare i danni alcol correlati è una scorrettezza etica.

L’alcol è un intero mondo fatto di tipologie diversificate, luoghi e non luoghi, colori di bevande distillate e fermentate; e poi i danni, le neuroscienze, la guida e l’alcolemia, i delirium tremens sino alla morte.

E’ un inganno antropologico dell’idea che tutto è possibile, non c’è limite, perdita, mancanza. Un soddisfacimento immediato che nasce dalle ceneri di un cattivo rapporto con il mondo.

Il narcisismo del terzo millennio ha un nuovo modo di mostrarsi, attraverso l’espressione lontana da ciò che si è; in tal senso, l’alcol aiuta il “nascondimento”.

Sappiamo che solo quando l’essere è libero smette di aver bisogno, ma non ci si puo’ liberare dai vuoti affettivi e dalle ferite abbandoniche .Cosi’ l’amico alcol diventa un rifugio nei deficit dell’autostima, attraverso una chiusura relazionale, regalando un ripiegamento che abbandoni i contatti emotivi e cognitivi con il mondo reale.

E quando l’umano vuoto interiore reclama di essere colmato, l’alcol conduce in una subcultura maggiormente gratificante, fino a quando progressivamente ed inconsapevolmente, ciò che rimane è la desertificazione e l’impoverimento di tutte le altre esperienze.

COME TI FA…

E’ una dipendenza che induce ad essere subalterno, abbandonandosi sino alla depersonalizzazione.

Una alterazione del fine equilibrio esistente tra: piacere, desiderio,motivazione, memoria, apprendimento, controllo degli impulsi.

E’ un totale asservimento, una eterna presentificazione nell’assenza di poter scegliere.

E’ dunque una autocura che attenua i distress della vita ed ha una azione bifasica : sedativo ed euforizzante.

Puo’ fare molto, puo’ fare cio’ che si desidera, modulandosi sui bisogni profondi e divenendo necessario….

E’ conviviale soddisfando la ricerca del piacere nello stare insieme ad altri in modo gradevole e spontaneo.

E’ rituale consolidando i valori condivisi nelle iniziazioni adolescenziali verso l’età adulta.

E’ vincente implementando aspetti esibizionistici di un protagonismo che maschera insicurezze e frustrazioni.

 E’ un antivuoto che copre i disagi profondi ed i malesseri esistenziali i quali poi ne favoriscono l’abuso.

COSA TI FA….

AMMALA con decorso cronico e recidivante nell’assunzione compulsiva in grado di modificare le normali attivita’ del Sistema nervoso centrale e da un particolare stile di vita.

MODULA  i sistemi neurotrasmettitori ali( dopamina, oppioidi,gluttammaergico, gabaergico)alterando i circuiti e determinando una riduzione dell’efficacia della gratificazione indotta dall’uso, instaurando il CICLO DELL’ADDICTION (alternanza di craving,tolleranza,  intossicazione,dipendenza)con il bisogno di assumere dosi sempre maggiori.

DISTRUGGE L’ORGANISMO l’etanolo (CH3-CH2-OH)è una molecola solubile in grado di penetrare nei tessuti attraverso il flusso sanguigno, ed è proprio il METABOLISMO ALCOLICO che avviene nell’organismo ( da acetaldeide sino ad acqua ed anidride carbonica) a provocare danni irreversibili.

COMPROMETTE A LIVELLO NEUROLOGICO  nei minori, l’alcol, scardina il sistema neuropsicologico creando oltre ai danni fisici, il persistere di percezioni alterate nel “proprio essere” e del “ mondo esterno”.

Percezioni memorizzate in distorsioni cognitive che possono permanere.

Negli adolescenti l’alcol diventa una violenza neurologica e psichica che induce danni permanenti.

Eppure è la sostanza di abuso piu’ comune, è la “profferta” più allettante e risolutiva.

Prevale cosi la drunkoressia,tra le ragazze che bevono digiunando per essere cosi magre e sballate.

Aumenta cosi il bingedrinkingcon il rito del piu’ forte che ingurgita 5-6 drink consecutivi con esiti di intossicazioni e coma etilici, a volte letali.

Chiediamoci allora; che società è quella che fonda parte della sua economia e cultura sulle “dimensioni del rischio di diventare dipendenti”, speculando sulle perdite inaccettabili, le dispersioni di identità, le incapacità di gestire le emozioni…. Dicendoti che tutto il dolore puo’ non esserci piu’…solo se si

desidera…e si puo’…..bevendo.

 

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  1. Ivon Gregory

    I enjoyed your wonderful blog.

    Thank you for the very hard work done.