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“MONOGAMIA TRA NATURA E CULTURA”-MARTA TRAVAGLINI

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Redazione-Sarà l’idea di amore romantico, l’influenza del cattolicesimo e tutto il retroscena culturale che ci portiamo dietro (noi occidentali) a consacrare l’istituzione monogama, divenuta nel corso del tempo, culturalmente accettabile oppure è una questione prettamente naturale?

Secondo un gruppo di studiosi (soprattutto americani) di antropologia darwinistica, di psicologia evoluzionistica e di ecologia del comportamento, uomini e donne sono “costretti” in senso biologico, a tradire. Una delle principali sostenitrici di questa teoria è Helen Fisher, ricercatrice del Dipartimento di antropologia dell’American Museum of Natural History di New York. Irrequietezza coniugale “Le avventure extra coniugali sono comuni a tutte le culture, in tutto il mondo, anche là dove l’adulterio è ancora punito con la morte”, afferma l’antropologa. “Ci si corteggia, ci si innamora, ci si sposa, ma l’individuo umano è incline a essere sessualmente infedele al compagno. La generale tendenza alle relazioni extra coniugali sembra essere il trionfo della natura sulla cultura“.

L’adulterio nasce dunque principalmente da un impulso biologico? L’antropologa ne è convinta. “L’uomo è naturalmente promiscuo per la necessità genetica primaria di spargere il proprio seme tra più donne, e quindi massimizzare le possibilità di riprodursi. La donna, a sua volta, ha la necessità di acquisire cibi e altri beni per sé e per i figli, e lo fa scegliendo di essere fedele a un solo uomo oppure di dedicarsi al sesso clandestino con altri uomini per avere vantaggi da ognuno di essi. Questi sono comportamenti inconsci che abbiamo ereditato dai lontani antenati nel corso della nostra lunga storia evolutiva.’’

La monogamia (unione sessuale a carattere esclusivo, a prescindere dall’unione matrimoniale in contrapposizione alla poligamia in cui un individuo ha più compagni contemporaneamente) non sarebbe, quindi, una legge di natura ma una scelta culturale.

Ad affermarlo è il biologo David Barash della Washington University a Seattle. La fedeltà e la monogamia dipenderebbero dalla presenza o meno dell’ossitocina – l’ormone della fedeltà e della felicità” – prodotto dall’ipotalamo, una zona del cervello.

E’ l’ossitocina che cambia il comportamento della coppia: accresce il desiderio esclusivo nei confronti del proprio partner, aumenta il piacere del legame e la voglia di tenerezza reciproca. Più viene prodotto e più si diventa fedeli. Il testosterone però ne riduce gli effetti e quindi l’uomo è più incline al tradimento.  La donna invece produce più ossitocina, perché necessaria soprattutto durante il parto e l’allattamento, quindi è più incline alla fedeltà. Ma se si sente trascurata o non amata, ne riduce la produzione e va alla ricerca, anche lei, di un altro partner. Questa quindi la risposta della biologia.

 Interpellando invece una recente ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’università canadese di Waterloo sotto la direzione di Chris Bauch, la transizione dalla poligamia alla monogamia avrebbe avuto una ragione puramente empirica: i maschi della specie umana, hanno capito ben presto, stando ai dati già in epoca preistorica, che sacrificando la propria indole cacciatrice e accontentandosi di un’unica compagna per la vita avrebbero ridotto il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili quando i nostri antenati cacciatori-raccoglitori hanno iniziato a costituirsi in società stanziali e strutturate, hanno iniziato a notare una relazione tra il comportamento “promiscuo” e il rischio di ammalarsi e di diventare, di conseguenza, sterili o peggio, di morire. Agli albori quindi nessun vincolo etico o dettame religioso.

Importantissimo però anche l’aspetto socio-culturale. Noi occidentali ‘’moderni’’, figli della rivoluzione industriale siamo stati letteralmente imbottiti di aspettative, modelli da raggiungere e di una certa propensione alla ‘completezza’ definitiva. Tutto difficilmente realizzabile o addirittura impossibile. Difatti, il matrimonio riuscito, ovvero felicemente monogamo e sessualmente attivo, sarebbe una deleteria invenzione borghese che si ostina a voler far stare in un’unica istituzione amore romantico, famiglia e sesso, quando per migliaia di anni abbiamo giudiziosamente saputo distinguere le tre cose (il troubadour nemmeno immaginava di consumare l’amore con la dama dei suoi sogni; contadini e conti riunivano le forze mettendo su famiglia; tutti sapevano che il buon sesso era un evento straordinario).

La monogamia frustra la nostra fisiologica sete di vita al punto che, dovremmo onorare i pochi eroi che mantengono fede a questo impegno piuttosto che ostracizzare i tanti che non reggono lo sforzo immane, dice Alain De Botton.

In ogni modo, in una società libera come la nostra ognuno dev’essere capace di trovare la felicità dove meglio crede, ciò ovviamente implica una scelta.

Monogamia, poliginia, poliandria, poliamore… l’importante è rispettare sé stessi e gli altri.

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