Ultime Notizie

L’EVOLUZIONE STORICA DEL CONSULTORIO FAMILIARE-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO(SECONDA PARTE)

2.251

Redazione-I primi consultori furono privati e, nacquero da un’esigenza su tematiche legate alla sessualità o a quella rivoluzionaria della contraccezione e il controllo delle nascite. Verso la metà degli anni cinquanta, dunque sorgono alcuni consultori privati che però, interessano solo a una minoranza della popolazione.

Nel corso del tempo, però con la sempre più crescente maturazione ed esigenza della nostra comunità nazionale si comincia a dare ampio riconoscimento di questo servizio allo scopo che, fino ad allora era stato patrimonio esclusivo di poche persone, di soddisfare le esigenze della popolazione con la svolta decisiva della costituzione dei consultori pubblici.

Si ricorda il grosso contributo dell’ex ONMI che fino al 31 dicembre 1975 aveva avuto un ruolo rilevante nell’ambito della maternità e della tutela dei minori. Funzioni, che dopo tale data passano alle Regioni, Provincie e Comuni. I presupposti dell’ex OMNI, in parte sono stati riassorbiti dalla Legge Nazionale 405/75. Legge che dopo difficili trattative tra lo schieramento laico e quello cattolico costituisce i consultori familiari stabilendone solo i principi generali e, lasciando alle Regioni il compito di regolare, con proprie leggi, la programmazione ed il funzionamento del servizio stesso. L’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’infanzia era un Ente pubblico parastatale, costituito con legge 25.dicembre.1925, il cui scopo era quello di garantire a tutte le gestanti, partorienti e madri la necessaria assistenza sanitaria e le prestazioni di assistenza sociale, assicurare ai figli la sanità dello sviluppo mediante un’adeguata profilassi. Oltre all’ONMI, si ricordano altri Enti con gli obiettivi eugualitari, quali: L’Istututo Profamilia, sorto nel 1930 per opera di Don Zuaboni con lo scopo di: preparare i giovani al matrimonio ed alle responsabilità familiari attraverso corsi di prematrimoniali, aiutare i coniugi attraverso lo studio e la ricerca sulla problematica familiare. Per iniziativa di Don Paolo Leggeri, nel 1934 sorge l’Istituto ‘la casa’ che si occupa di: assistenza socio-economica alle famiglie bisognose e alle madri nubili; consulenza prematrimoniale e matrimoniale, ambulatori di medicina generale e specialistica, ‘l’anello d’oro’, come movimento d’incontro per il matrimonio, rivista di diffusione. Ci sono state molte altre associazioni private ad occuparsi della famiglia come il CIF, Fronte Della Famiglia, Centro cattolici di preparazione al matrimonio, tutte con una comune finalità: quella dell’attuazione di corsi di formazione o di contingenti bisogni a cui rispondere.

 La Legge quadro del 29.7.1975,n. 405 stabilisce che “ Il consultorio familiare è un servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità”. La legge, pone la sua attenzione storica ad una famiglia in trasformazione che va aiutata sia dal punto sociale, psicologico che sanitario. Nei primi commi dell’art. 1 riporta testualmente:

  • assistenza psicologica e sociale ai fini di una preparazione alla maternità e alla paternità responsabile e per la soluzione dei problemi delle coppie e dei minori;
  • somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell’integrità fisica degli utenti;
  • tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento;
  • divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza indicando i metodi e i farmaci adatti al singolo caso;

La legge quadro nasce essenzialmente per rispondere alla vita sociale, affettiva,sanitaria e relazionale del singolo, della coppia,della famiglia legati anche alla maternità e paternità responsabile e consapevole, alla tutela della donna e dei minori. Nell’intervento, nella consulenza, nella chiarificazione e nel sostegno in situazioni di difficoltà.

Il Consultorio Familiare, perciò, alla luce di quanto specificato nella legge, traduce la propria operatività sia nella consulenza che nell’intervento vero e proprio.

Nella consulenza, possono essere sottolineate le varie fasi operative: l’accoglienza,l’ascolto, realizzazione della relazione di aiuto,mobilizzazione delle risorse del soggetto, superamento delle difficoltà.

Nell’intervento si ricordano quelli legati alla prevenzione e quelli legati al disagio.

Nel primo caso vengono ordinati gli interventi legati alla prevenzione primaria,secondaria e terziaria.La prevenzione viene attuata sul territorio con specifiche azioni ( in sede, a scuola, nei centri ecc.) che hanno carattere informativo e formativo.

Nel secondo caso vengono ordinati  gli interventi legati all’integrazione e all’inserimento sociale.

Ulteriori specificazioni vengono emanate dalle normative delle regioni. Il Consultorio Familiare è un servizio territoriale, istituito in ogni regione, in applicazione alle Leggi regionali .

La legge 405/75 fissa alcuni obiettivi a cui dovranno attenersi le regioni nella stesura dei criteri da applicare nel loro territorio di appartenenza al fine di programmare il funzionamento e la gestione nonché il controllo del servizio:

“ Sono istituiti consultori familiari da parte dei comuni o consorzi indicati dalla legge come ‘pubblici’; E’ ammessa la costituzione dei consultori anche da parte di enti pubblici che  non siano comuni e da parte di istituzioni pubbliche o private indicati dalla legge come ‘privati’, purchè questi abbiano finalità sociali, sanitarie ed assistenziali senza scopo di lucro, questi potranno essere a gestione privata o convenzionata dalla costituende unità sanitaria locale; I consultori pubblici si avvalgono nei loro interventi del personale e delle strutture pubbliche già esistenti nei distretti e negli uffici comunali o consorziali, nelle condotte e nelle strutture di base; I consultori privati, per lo svolgimento delle loro funzioni, potranno stipulare convenzioni con le unità sanitarie che avranno vita con la legge sanitaria; nel frattempo potranno stipulare convenzioni con gli altri enti operanti nel territorio ; ogni consultorio, sia pubblico che privato, può servirsi per gli esami di laboratorio e di radiologia e per ogni ricerca strumentale, degli ospedali e presidi specialistici esistenti; Il personale addetto ai consultori deve essere in possesso di titoli specifici di medicina o pedagogia o assistenza sociale o ove prescritto, dell’abilitazione all’esercizio della professione.

La regione Abruzzo, con L.R. 26.04.1978 n.21, “Istituzione del Servizio Sanitario per l’assistenza alla famiglia, all’infanzia ed alla paternità responsabili” si è limitata a riproporre le finalità e gli interventi già previsti dalla legge 405/75, ad eccezione di norme particolari inerenti il funzionamento e la gestione sociale dei Consultori Familiari.

Il concetto sulla famiglia è stato rivoluzionario. Poiché questa, attraverso il nuovo servizio consultoriale trova un servizio completamente gratuito e personale qualificato a rispondere a qualsiasi problema/esigenza in una prospettiva nuova: quella che il Consultorio non è un ambulatorio. Un servizio capace di rendere gli utenti da fruitori passivi a soggetti attivi e decisionali nel processo di aiuto.

Per realizzare ciò, è stato necessario educare i cittadini ad una nuova trasformazione della famiglia, rendendo le persone ed il territorio da portatori di bisogni in agenti informati ed attivi nel cambiamento.

Per rispecchiare la ricomposizione e la contestualizzazione dell’individuo e dell’individuo e la sua famiglia è stato necessario ricomporre i bisogni nelle persone e delle loro specifiche esigenze per offrire un servizio efficiente con uno sguardo profondo ed attento del territorio stesso ed offrire:

  • informazione sulla sessualità e sulle malattie sessualmente trasmesse;
  • informazione sulla contraccezione;
  • prevenzione dei tumori nella sfera genitale femminile;
  • preparazione al parto;
  • assistenza al puerperio;
  • assistenza psicologica e sociale al singolo(adulto o minore), alla coppia, alla famiglia.

Il consultorio è il luogo dove si può essere orientati sugli anticoncezionali, sulla gravidanza, sulle malattie sessualmente trasmesse ecc.Gli operatori sono a disposizione di tutti per fornire informazioni ed opuscoli sugli argomenti richiesti e sono ben disposti ad organizzare,su richiesta,incontri con l’utenza anche ad di fuori del Consultorio ( incontri a scuola, in famiglia, nelle fabbriche, nei centri di aggregazione giovanili ecc.).

  • applicazione della Legge 194/78 per la prevenzione dell’aborto volontario
  • garanzia di collegamento costante con altri servizi socio-sanitari del territorio ed extraterritoriale;
  • prevenzione e sostegno individuale,di gruppo, collettivo

Il consultorio familiare, nello specifico non è un ambulatorio, ma conserva la tipicità originaria di terapia preventiva e riflessione sulle motivazioni globali  e più profonde che sono alla base dell’affettività e vitalità coniugale, di coppia, di una procreazione responsabile e della crescita formativa della prole.Il consultorio familiare assolve a questa globalità e tipicità attraverso il lavoro di équipe di cui si compone: Un medico, un ginecologo,un ‘ostetrica,uno psicologo, un’assistente sociale, un consulente legale, un sociologo e in attuazione della L. 104/92 anche una neuropsichiatrainfantile che compone ulteriormente l’unità multidisciplinare unitamente allo psicologo e all’assistente sociale del consultorio stesso.

 Tipico del consultorio familiare, è il lavoro di èquipe con periodici scambi di pareri a livello interdisciplinare sia nella fase progettuale che nelle comunicazioni e nelle relazioni successive all’intervento specifico.

 Il consultorio familiare in particolare si preoccupa di stimolare una relazione dinamica interpersonale con l’utente che rimane il protagonista, aiutando  gli interessati a far emergere i valori cui credono e aiutandoli a rivederli perché siano loro, aiutati dagli esperti, a trovare le soluzioni più adatte.

Il primo obiettivo che il consultorio familiare si propone è l’opera di prevenzione.

Questa risulta l’obiettivo prioritario che il servizio si propone, anche in attuazione dello spirito legislativo.

In questo procedimento, gli operatori devono avere la capacità di inviare messaggi che giungano in maniera diretta alla persona coinvolgendola in modo attivo, intendendo per ‘Prevenzione’  tutte quelle attività mirate a contrastare il verificarsi ed il manifestarsi di un dato fenomeno in una data popolazione.

E’ evidente che tali attività debbano rivestire carattere di sistematicità e debbano essere integrate tra loro, possibilmente all’interno di programmi multisettoriali adeguatamente pianificati e realizzati.La progettazione e la realizzazione di programmi di educazione alla salute implica, un lavoro di rete tra professionisti diversi appartenenti ad una stessa istituzione o ad istituzioni diverse.

Un percorso di educazione alla salute costituisce sicuramente il canale privilegiato per la concretizzazione della continuità educativa e didattica che, a sua volta, rappresenta il mezzo più efficace per rendere significativa un’attività formativa che può essere svolta a tappe.

La scuola come risorsa educativa rappresenta lo scenario per un proficuo scambio di esperienze e di idee mirate alla costruzione di un lavoro di rete.La famiglia, rappresenta la “risorsa sociale” da impiegare sui temi proposti.

La prevenzione non vuole significare prevalentemente diagnosi precoce e screenigs, ma va mirata alla fase primaria sia nei confronti della introduzione di nuovi modi di fare educare sociale e sanitaria nelle scuole ed anche in altri ambienti extrascolastico (centri di aggregazione giovanili, sportivi ecc.).

 A tal proposito, c’è un’attivazione sia sulla necessità di ricerche coordinate di monitoraggio ambientale che consentono di fissare obiettivi prioritari di intervento, sia sulla esigenza inderogabile di lavorare in rete tra famiglia,istituzioni e servizi presenti sul territorio.

Le problematiche familiari investono tutto il modo di pensare e di progettare l’esistenza, perciò è fondamentale essere insieme e lavorare insieme per cercare di completarsi della propria professionalità arricchendosi di quella degli altri . Solo in questo modo si può migliorare la condizione degli altri.

I Consultori Familiari nella loro configurazione organizzativa e operativa fanno necessariamente riferimento ad alcune dimensioni  relative al cambiamento del concetto storico della famiglia  ed alla sua evoluzione anche nella configurazione del sistema assistenziale in Italia.

 Nel passato, la famiglia, ha  sempre dimostrato di condividere i propri problemi con qualcuno: con un amico ( che cerca di darti il suo aiuto morale, a volte anche materiale ma, poi  per alcuni problemi non  sa come farlo non avendo gli strumenti professionali ), con strutture di ordine religioso o di volontariato ( aggregazioni di carità ecc.) ,o di orfanotrofi  ecc.

L’assistenza alla madre, al bambino o alla famiglia è insita nell’uomo altruista che  da sempre ha cercato di ‘rimediare’ una situazione con un personale impegno sociale e morale volto ad alleviare sofferenza e disagio. Si ricordano le Opere Pie, l’Istituto di pubblica assistenza e beneficenza,

Sono i dati storici a tradurre un bisogno da mirare nei confronti delle famiglie e che mettono in luce un’importante esigenza nel sistema socio-assitenziale italiano.Nascono i Consultori Familiari decentrati su tutto il territorio nazionale,

con la precisa impostazione diversa dal poliambulatorio.

(Continua…)

Commenti

commenti

2 Commenti
  1. Michela dice

    Vorrei riportare la mia testimonianza riguardo il Movimento d’Incontri Matrimoniali “Anello d’Oro” di cui si parla in questo articolo, gestito dall’Istituto La Casa, un consultorio famigliare cattolico.
    Ho scoperto questo Movimento quasi casualmente, leggendo il libro “Felicità d’amare” di Odile Levassort, in un momento personale di grande difficoltà e tristezza. In passato ho infatti sofferto molto dato che non riuscivo a trovare un ragazzo cattolico con la fede da sposare per creare una famiglia cristiana. Il libro è stato molto concreto e utile per aiutarmi a capire e accettare la situazione di single cattolica, in cui mi trovavo con molto soffrire e spesso pure disperazione. Il testo analizza dei temi impegnativi che non hanno una risoluzione semplice e veloce, e che sono motivo di sofferenza per tante ragazze e donne, che per i più diversi motivi non riescono a trovare un fidanzato e marito cattolico. Purtroppo è una problematica tanto diffuso ai nostri tempi.
    Nonostante le sofferenze ho continuato però a pregare e frequentare la mia comunità, e il Signore non mi ha abbandonata.
    Alla fine, anche se un po’ in là con gli anni, sono riuscita a incontrare un uomo cattolico, e dopo un anno di conoscenza ci siamo sposati. Se alla fine la mia vita è cambiata e non ho perso la speranza, devo quindi ringraziare anche questo libro e il Movimento Anello d’Oro, attraverso cui ho potuto proprio trovare il mio futuro marito.
    Quindi vorrei dire a tutte le ragazze e donne cattoliche di mantenere viva la fede e la speranza, davvero i piani del Signore sono imprevedibili per noi.

  2. Silvanadifilippo dice

    Ti ringraziamo di cuore per la tua preziosa testimonianza!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.