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LUCIO DDT ART: TRA VISIONI PROFETICHE APOCALITTICHE E REDENZIONE

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Redazione- Qualche giorno fa ho avuto il piacere di apprezzare alcune opere dell’artista napoletano Giuseppe Labriola, in arte Lucio DDT Art, e di dialogare a lungo con lui.

Come si evince anche dalla sua biografia artistica e da diversi articoli scritti su di lui, si tratta di una figura anomala, che nelle sue opere immagina ed interpreta mondi paralleli e scenari apocalittici. Il suo personaggio coincide con un uomo intraprendente, dinamico e coraggioso, che fa dell’ arte uno strumento di difesa dell’anima propria e altrui, nonché una chiave di lettura concreta di un futuro che è già qui.

Risulta evidente che la sua produzione ha subito negli anni una grande evoluzione sia attraverso il lungo percorso di studi che mediante un profondo e chiaro viaggio interiore che affonda le radici nella crisi dell’uomo neorealista, toccando alcune tematiche importanti a livello storico, fino ad arrivare a profetizzare ciò che sarà ed è, proprio grazie ad una grande sensibilità che caratterizza la sua persona.Non a caso quando insegna ai più giovani lo fa nel significato etimologico più intenso, “in signare” , cioè lascia un “marchio”, un “sigillo” indelebile nei suoi discenti che continuano a scrivergli e ringraziarlo anche a distanza di tanti anni.

Le linee forti, marcate e spesso verticali, costruiscono i suoi personaggi, graffiandoli come solchi profondi resi ancora più evidenti dalla scelta di usare pochissime tinte. Fondamentalmente sulle tele, nei disegni e sulle sculture si apprezzano pochi colori primari e non colori, il bianco e il nero. Tutto questo permette all’occhio di chi osserva di non distrarsi ma di concentrare l’attenzione sulla drammaticità delle loro ferite che, a prescindere se siano bambini, uomini o donne, concreti oppure proiettati nel futuro, li accomunano e trasmettono a chi guarda la certezza di aver inteso il messaggio più intimo e profondo: il tentativo di resistere di fronte alle inevitabili avversità della vita. Palesi e forti risultano essere le tematiche universali affrontate che toccano le atrocità subite nei campi di concentramento, il dramma della guerra, l’ ambiente…Di tutte le problematiche l’uomo risulta essere sempre carnefice e vittima allo stesso tempo, come in un circolo vizioso senza fine. Le sue figure, infatti, sono soggetto e oggetto di violenza, cattiveria, sete di potere, continui cambiamenti climatici e portano addosso le conseguenze degli effetti collaterali derivanti dall’inquinamento della natura, dagli incidenti atomici e dall’ attuale uso delle armi nucleari che minacciano e vengono usate come strumento di distruzione di massa. A questo punto i suoi personaggi non possono fare a meno di trasformarsi, trasfigurandosi per difendersi, proteggendosi mutando! Su di essi , infatti, si apprezzano delle tumefazioni e alcuni organi, in particolare gli occhi, spesso appaiono come in decomposizione, ma mai disarmonici. Tutto ciò è l’evidente conseguenza di quello che deve subire l’uomo di sempre, a prescindere dall’epoca in cui vive. Ma la capacità di essere “mutante” gli permette di plasmarsi ed adattarsi, accettando il proprio destino e superando così l’evoluzione e la dura selezione della specie. “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”, grida Darwin! Contrariamente a quello che si possa immaginare, infatti, l’adattamento e l’accettazione simboleggiano grande forza e non vanno confuse con la rassegnazione o il cedimento. La capacità individuale di adattarsi al cambiamento è uno dei primi indicatori dell’intelligenza soprattutto nell’epoca attuale, dato che le alterazioni, sempre più frequenti, seguono il ritmo di un tempo scandito sempre più velocemente. L’uomo che accetta è virtuoso e coraggioso, intuitivo, empatico ed energico perché trova in sé stesso la tenacia e la carica per affrontare con dignità il proprio destino. Ecco perché alcune creature di Labriola hanno a volte la parvenza di supereroi, spesso incapsulati in teche su misura. Mi riferisco in particolare alle sue performances artistiche e  alle interessanti sculture, che vanno dai 40 centimetri fino ai 2 metri di altezza, tra l’altro create interamente con materiale riciclato, a testimonianza dell’impegno dell’autore a favore della salvaguardia dell’ ambiente.

Altro modo per salvarsi la vita è quello di indossare una maschera, che in maniera ossessiva è presente su naso e bocca di diverse opere dell’artista. In questo periodo la cosa fa molta specie, anche perché la sua prima opera così “protetta” risale all’incirca al lontano 1996, e si mostra quasi come una previsione a distanza dell’attuale pandemia mondiale. La maschera protegge l’uomo dal Covid-Sars 19, dai virus, dall’inquinamento, dal gas che asfissiava gli ebrei, gli zingari, gli handicappati, gli omosessuali…Anche quando i protagonisti delle sue opere non la indossano, sempre i loro visi appaiono talmente sfigurati dalla sofferenza e dal dolore che sembrano portarla. Ma la maschera di Lucio DDT ART, a volte imposta e altre scelta, è anche quella dietro cui si nasconde la relatività dell’ uomo di sempre, quella che ognuno di noi cambia CENTOMILA volte al giorno, a seconda di chi ci guarda, del contesto e del ruolo che dobbiamo interpretare in quel preciso momento e in quel determinato luogo. Tutto questo scombussola e manda in crisi l’uomo, che tocca con mano la sua fragilità e il suo vuoto interiore anche se soltanto qualcuno gli fa notare di avere il naso storto, un dettaglio che non aveva mai notato. Allora si sente solo più che mai, non capito e percepisce che per sé e per il mondo è NESSUNO, dal momento che non si riconosce e non lo riconoscono più in qualcosa o qualcuno. A questo punto avviene la distinzione: solamente chi sarà in grado di cambiare, trasformarsi ed accettare la realtà così com’è, così come viene, sarà capace di acquisire una nuova identità. Solo attraverso una profonda riflessione l’uomo ordinario riuscirà a mettersi alla prova, “salire sulla croce”, innalzarsi moralmente e avere la possibilità di crescere e salvarsi veramente,

scoprendosi finalmente straordinario, unico, UNO!

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