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L’AUTOREALIZZAZIONE DEI BISOGNI-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Matura è quella persona che

risulta motivata dai bisogni

di autorealizzazione

( A. Ma slow )

 

 

Redazione-Maslow  dice che – “ciascuno di noi  possiede una natura interiore essenziale fondata biologicamente, che è in qualche grado “naturale”, intrinseca, innata, e in un certo senso, inalterabile. La natura interiore di ciascuno è in parte singolarmente specifica di ognuno, in parte caratteristica dell’intera specie. Tale natura interiore non sembra intrinsecamente malvagia. I bisogni fondamentali sono pre-morali oppure positivamente buoni. Per quel che sappiamo l’impulso distruttivo, il sadismo, la crudeltà, la malizia e così via non sembrano caratteristiche intrinseche, ma piuttosto reazioni violente contro la frustrazione dei nostri intrinseci bisogni. Poiché questa natura interiore è buona, meglio sarà portarla alla luce e incoraggiarla, anziché reprimerla. “[1]. Secondo Maslow il principio di autorealizzazione  è rappresentato da un continuo adattamento di potenzialità , di capacità e di talenti, come compimento di una missione, di una vocazione, come tendenza incessante all’unità e all’integrazione. La visione dell’autorealizzazione proposta da Maslow, ha il merito di focalizzare una dimensione molto importante nella costruzione della persona che consiste nel far capire che prima ancora che nella coscienza morale, ciò che costruisce la persona e la rende matura è inscritto nell’essere stesso dell’uomo. Il principio dell’autorealizzazione contiene un’esigenza giusta e va sottolineata: il fatto cioè che la persona può trovare la propria identità solo nel fondo di se stessa e ciò avviene attraverso un cammino che permetta gradualmente di giungere al nucleo della realtà personale. Ma questo nucleo, bisogna aggiungere, non è già dato. Certo che il senso del vivere è giungere al “centro”, poiché si entra nella vita partendo dal profondo, dalla verità di se stessi. Dentro se stessi, però, perché da questo punto di partenza ci si possa aprire e sviluppare.[2] Nell’operatività sociale è importante partire dal presupposto che ogni persona ha delle capacità intrinseche, che ogni persona ha un lato buono e che è essenziale partire da pochi elementi positivi piuttosto di voler pretendere di cambiare a tutti i costi quelli negativi. E’ necessario vedere nel negativo anche il positivo che è meno dominante poiché invisibile. La forza del sociale deve saper trovare nel cattivo anche il buono, rendendo visibile ciò che non si vede, partendo da queste  ultime certezze ed apprezzamenti per un buon avvio di recupero e valorizzazione dell’altro.

Lo stesso Folgheraiter  sottolinea il concetto di autorealizzazione. Egli afferma che: ‘C’e un forte riconoscimento delle potenzialità e delle capacità di autorealizzazione dei singoli organismi esistenti; qualunque soggetto se pure in situazione di handicap, disabilità o debolezza, non ha solo limiti ma anche risorse, e solo su queste ultime si può basare il processo di autorealizzazione personale e sociale. In concreto ciò significa saper individuare e cercare di realizzare un circuito ( mentale ) dove prima c’era l’intervento congiunto del singolo “specialista”, del singolo servizio, delle singole istituzioni, ora invece si potrà puntare decisamente sulle capacità di autosviluppo del singolo e del sistema, dato che l’intervento sistemico non potrà prescindere dalla autonomia degli organismi coinvolti.”[3]. Montobbio ci ricorda che: “nel nodo dell’incontro col limite troviamo contemporaneamente i sentimenti del coraggio e del rischio ma anche quello della rassegnazione e della rinuncia”.[4]Il bambino sente fortemente il bisogno di accesso alle relazioni affettive con una progressiva possibilità di

assumere ruoli sociali importanti.

 

BIBLIOGRAFIA:

Di Filippo S, La forza del sociale nella comunicazione interattiva. Metodo e tecnica del colloquio psicosociale”, Ed. Eco, Isola del G.S. (Te), 2008, p.23

Folgheraiter F., “Operatori sociali e lavoro di rete”, Trento, Erickson 1994 pag.187

Montobbio E. e Lepri C., “Chi sarei se potessi essere”, Pisa, Del Cerro, p. 20, 2000

Maslow A., “Verso una psicologia dell’essere”, Roma, 1971, pag. 15

Viafora C. , “Etica Infermieristica”, Casa ed. Ambrosiana, Milano,1986

[1] A. Ma slow, Verso una psicologia dell’essere, Roma, 1971, pag. 15

[2] Cfr. C. Viafora, Etica Infermieristica, Casa ed. Ambrosiana, Milano,1986 ,p. 17

[3] F.Folgheraiter, Operatori sociali e lavoro di rete, Trento, Erickson 1994 pag.187

[4] Montobbio E. e Lepri C., Chi sarei se potessi essere, Pisa, Del Cerro, p. 20, 2000

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