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L’ATTITUDINE EDUCATIVA DELLO YOGA

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Redazione- Yoga ed educazione, due mondi che appaiono con sfumature talmente differenti, da poter confondere lo sguardo più attento. Due mondi in apparenza distanti, ma che potremo scoprire quasi sovrapponibili nella loro più intima natura.

Ci domanderemo allora: “Quali sono le valenze educative dello yoga? Dove si incontrano yoga ed educazione?”

Per rispondere a queste domande, è necessario comprendere con attenzione analitica ed attitudine alla ricerca, quali sono le origini dello yoga e, soprattutto, cos’è realmente lo yoga. Scevri da illusioni, lontani il più possibile da pregiudizi e muri culturali, chi osserva lo yoga si pone con sguardo disincantato e curioso, pronto a cogliere i “Propri Significati Educativi”. Personali e differenti perché saranno le sensibilità e le esperienze professionali ad orientare lo sguardo verso quelle valenze educative che lo yoga potrà svelare.

Chi intraprende questa via deve essere aperto, disponibile “al vulnerabile”, pronto alle osservazioni ed agli apprendimenti. Lo yoga si mostra, allora, come un percorso di conoscenza ecologico, che coinvolge tutti gli aspetti dell’esistenza: fisica, mentale e spirituale. Un percorso che torna sempre su se stesso, elargendo ricchezze; un sentiero inteso come un percorso di Ricerca Interiore. sin dalle sue antichissime origini.

Diversi reperti archeologici e importanti opere come il Mahabharata e le prime Upanishad, che citano già la pratica yogica come sentiero di crescita interiore, fanno risalire l’origine dello Yoga al secondo millennio prima di Cristo. L’opera maggiore che raccoglie e sintetizza il percorso spirituale dello Yoga, alla quale tutti noi praticanti di Yoga ci riferiamo, è lo “Yoga Sūtra” di Patañjali, maestro yoga che lo scrisse tra il V e il II secolo a.C. In quest’epoca si pone l’attenzione meno ai rituali liturgici e più alla Ricerca Interiore. Nota che continuerà sempre la pratica del Vero Yoga.

La parola Yoga veicola una molteplicità di significati, che vanno a completarsi a vicenda nel senso complesso dello Yoga.

Nel Sanscrito Vedico si attribuisce comunemente il significato di “unire”, “congiungere” , ossia unire con il Divino che è in noi. Posteriormente, Pāṇini, grammatico sanscrito classico del VI sec.a.C, attribuisce al termine yoga due possibili radici. Yujir=soggiogare, o yuj samadhau= concentrarsi.

Mircea Eliade, studioso rumeno del 1900, storico delle religioni, ricollega il termine Yoga alla radice Yui- Unire. Da questa radice derivano alcuni verbi sanscriti con il significato sia di Unire, che di Aggiogare  “Aggiogare se stesso come un cavallo disposto ad obbedire” (Rgveda, II millennio a.C.).

Dal dialogo e dalla sintesi, quindi, di questi differenti interpretazioni, si delinea un armonioso e completo ritratto dello Yoga, dipinto come percorso che ha come scopo ultimo l’ Unione con la parte più vera di sé, attraverso le pratiche di meditazione, soggiogando, governando i sensi e i Citta Vritti.

Yogaś citta vṛtti nirodhaḥ” lo yoga è la cessazione dei vortici mentali. (“Yoga Sūtra”, Patañjali).

L’uomo deve imparare a padroneggiare e controllare, ma non annullare e reprimere, i propri Citta Vritti o Vortici Mentali; emozioni e pensieri che, in una condizione di umanità, ci rendono schiavi.

Nella vita materiale l’uomo è prigioniero dei propri stati di coscienza.

L’uomo deve maturare il giusto distacco da essi, osservandoli, riconoscendoli e considerandoli in quanto tali. L’anima deve diventare il cocchiere che, pur abitando il corpo fisico, guida mente ed emozioni. Secondo Patañjali, mano a mano che l’uomo impara a fare questo, inizia a vivere nel mondo come anima, fino a quando arriverà a realizzare lo Yoga, ossia l’unione con la parte più vera di sé, Dio, il Fuoco Cosmico, il padre della Monade. Allora si realizzerà Yoga citta vritti niroda. Allora sarà la cessazione della sofferenza.

L’uomo, infatti, vive polarizzato in una pluralità di coscienze, frutti della discesa nella materia dell’Anima, non armonizzate tra loro e si identifica a volte in taluni pensieri altre volte in certe emozioni. Questa identificazione è la culla dell’illusione e della sofferenza umana, poiché toglie all’uomo la possibilità di percepirsi quale coscienza espansa e completa. Questo meccanismo è fonte di sofferenza, perché in fondo, come anime, non ci riconosciamo nella ristrettezza e nella caducità dei pensieri e delle emozioni.

E’ quindi l’Ignoranza, A-Vydia, che genera sofferenza.

Pensiamo quindi a quanta sofferenza potremmo eliminare dalla nostra vita e quanto potremmo realizzare educando noi stessi e gli altri alla percezione della nostra completa coscienza, dei nostri limiti ma anche delle nostre risorse personali. A-Vydia, l’ignoranza, si può superare coltivando l’opposto, Vydia, la conoscenza, passando per Viveka, la discriminazione. La conoscenza, infatti, ha il potere di discriminare.

Educarsi a Viveka ed educare a Viveka. Poiché intelligĕre, scegliere tra.

Educarsi a Vydia ed educare a Vydia, una reciprocità nella quale nascono i processi educativi .

Tutto questo passare tra Vydia e Viveka ci accompagna lungo il nostro percorso alla scoperta della nostra natura complessa, che riflette il divino.  Chi sono io? Cosa sono in grado di fare? Cosa farò nella vita? Perché questa vita? Quante sono le domande che ci siamo posti negli anni della nostra vita, dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta ?  Le risposte sono in noi, nella nostra natura. Ma se non conosciamo questa nostra natura oppure, se non abbiamo gli strumenti che possono permetterci di comprenderla, se non siamo stati educati a comprenderla, come sarà la qualità della nostra vita? Se non siamo stati educati all’introspezione, all’osservazione, senza giudizio, dei nostri pensieri, emozioni ed azioni, quanta sofferenza dovremo attraversare senza vedere la luce ?

Mi chiedo se oggi, nel nostro Pensiero Educativo, c’è un luogo per la cura dell’Anima.

L’umanità, oggi più che mai, ha bisogno di ritrovarsi. I bambini hanno bisogno di imparare a stare con se stessi, senza perdersi nei ritmi disumani e nelle rigidità che sono loro imposte. I bambini hanno bisogno di stare in contatto con il qui ed ora, di ascoltarsi, di conoscersi e di conoscere, sviluppando empatia e profonda comprensione dell’altro. Su queste consapevolezze potranno costruirsi nuove società.

Lo yoga, pur non configurandosi come unica via, porta in sé strumenti preziosi, necessari al Percorso di Ricerca Spirituale; strumenti che appartengono e nascono dall’Umanità stessa. Strumenti di Ricerca spirituale che, seppur con nomi e simbologie differenti, attraversano differenti culture, religioni, discipline. Strumenti che, per l’appunto, costituiscono l’Ossatura di ogni Ricerca spirituale Umana.

Negli “Yoga Sutra” sono delineati gli strumenti utili al percorso spirituale e sono organizzati in otto gradini, come membra di un unico corpo, come stadi da considerare, simultaneamente, nella pratica dello yoga, diretti alla realizzazione dello Yoga stesso.

Si tratta di Yama, Nyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi.

Yama ossia ciò che si deve evitare, cinque regole etiche e morali universali che limitano i comportamenti dannosi e distruttivi;  Nyama , i precetti da osservare e da coltivare per migliorare se stessi; Asana, fermezza del corpo, chiarezza intellettiva e buona disposizione di spirito ; Pranayama ossia controllo, consapevolezza del respiro, regolazione del flusso, dello spirito vitale; Pratyahara, il ritirare i sensi, la mente e l’attenzione dagli oggetti esterni, rivolgendoli all’interno di se stessi; Dharana, la concentrazione; Dhyana, il flusso ininterrotto di attenzione rivolta a un punto, la meditazione; Samadhi, la contemplazione, il flusso ininterrotto di coscienza.

Giunti a comprendere l’ideale percorso percorribile, ognuno di voi avrà realizzato in sé un’idea relativa al possibile “rispecchiamento” di questi principi in ambito educativo. Ripercorriamoli con uno sguardo contestualizzato, lasciandoci guidare dalle immagini educative che possono generarsi.

Yama e Nyama fanno riferimento alla nostra umana coscienza sia nelle relazioni con gli altri che in noi stessi; Asana conduce ad una maggior consapevolezza del proprio corpo fisico in relazione a se stesso e a livelli di coscienza più sottili; la pratica di Pranayama porta alla consapevolezza del Soffio vitale in sé, della connessione col mondo, dell’unione tra interno ed esterno. Pratyahara apre la via all’assoluta conoscenza, al controllo degli organi di senso, sviluppando la discriminazione e la disposizione d’animo all’ascolto di sé.

Se gli strumenti dello yoga sono molteplici, una è la fondamentale attitudine yogica che vale la pena di sviluppare in ambito educativo: l’attitudine all’ascolto. Ascolto che genera capacità di discriminare, ascolto che genera conoscenza e coscienza.

Lo yoga, in educazione, è come un rivolo d’acqua che crea il suo percorso seguendo le rocce e la terra.

Nella terra, come nell’educazione, lo Yoga porterà la sua qualità educativa, la sua nota, la sua attitudine all’ascolto, in ogni dove, adattandosi e rispondendo alle esigenze educative di ogni essere umano.

Audacemente affermo che l’ascolto Yogico permette di individuare e di vivere spazi della coscienza comprabili alla “Zona di Sviluppo Attuale” ed alla “Zona di sviluppo prossimale” (Lev S. Vygotskij ), fondamentali per sostenere efficaci azioni educative .

Sosteniamo allora, per mezzo degli strumenti che lo yoga ci offre, l’attitudine all’ascolto, che diventa rivolo di educazione e di coscienza.

Dal coltivare la semplice consapevolezza del proprio respiro, del proprio corpo, degli odori, dei colori, fino alla percezione della dolcezza di un viso amico o della durezza di un momento di ira, tutto rappresenta, per noi adulti e per i bambini, una valorosa e preziosa via di comprensione, di Crescita.

Questo è Yoga, la via dell’Unione. Questo è “ex-ducere”, portare alla luce ciò che di più nascosto è in noi.

 

L’Anima.

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