” LA FESTA DI S.ANTONIO ABATE : UNA FESTA DELLA RESISTENZA ALLE TENTAZIONI MODERNE DEL MONDO ” – DI VALTER MARCONE
Redazione- E’ da poco trascorsa ( 17 gennaio ) la festa di Sant’Antonio Abate uno dei santi più popolari ,cari alla religiosità popolare fin dal medioevo. Da allora , ininterrottamente in occasione di questa festa si svolgono manifestazioni in suo onore tra il 16 e il 17 gennaio in ogni borgo e contrada del nostro paese. Un santo legato particolarmente al mondo contadino , agli animali ,ma anche attraverso il simbolismo degli elementi che adornano la sua figura sia nelle immagini che nei racconti agiografici ad altri mondi . Come il deserto, quello della Tebaide dove visse interamente la sua vita, quella del fuoco che la leggenda dice andò a prendere all’inferno per donarlo all’uomo (mito tra l’altro ben conosciuto nella tradizione greca ) e il porcello legato strettamente alla cura del corpo ,perchè il grasso di questo animale veniva usato per curare alcune affezioni. . E perchè questa festa religiosa apre le porte ad una festa laica, il carnevale che è ricorrenza altrettanto sentita nella cultura popolare. Il racconto delle tentazioni subite dal santo ad opera del demonio, spesso rappresentate e cantate da improvvise compagnie che di casa in casa girano per i paesi , sono delle vere e proprie sceneggiate , delle dissacranti carnevalate che hanno si una struttura ma soprattutto partono dalla possibilità che appunto si possono permettere di dire tutto , come avviene nel carnevale quando il mondo con i suoi ruoli si inverte . Uno scambio di ruoli come avviene in molti contesti in cui , in tempi ormai lontani per esempio i sudditi diventavano padroni e viceversa per un giorno . Un giorno, un lasso di tempo in cui quelle esperienze venivano vissute pienamente, fino in fondo .
Antonio De Nino nei suoi “ Usi e costumi abruzzesi” del 1897 ricorda , descrive e analizza le manifestazioni che in onore del Santo si svolgono in Abruzzo come a Collelongo, Ateleta , Pescocostanzo, Scanno e Cerchio in provincia di L’Aquila , manifestazioni legate agli elementi dell’agiografia del santo come il maiale per esempio . Mentre a Fara Filiorum Petri in provincia di Chieti , De Nino ricorda un altro elemento, il fuoco con le farchie grandi fascine portate a spalla sulla piazza del paese e incendiate :gli uomini del paese, divisi per contrade di residenza, portano a spalla torri di canne legate assieme con pollòni di salice che alimentano alti fuochi . Ogni contrada del paese innalza la sua “farchia” e ne incendia la sommità per mezzo di un fragoroso petardo, Mentre a Villavallelonga in provincia di L’Aquila si svolge un banchetto in piazza con decine e decine di portate che prende il nome di “Panarda”.C’è poi lo”sbandimende di Sant’Antonio” a S. Valentino in Abruzzo citeriore in provincia di Pescara ,una vendita all’asta di prodotti offerti dagli abitanti .In molti paesi d’Abruzzo si canta il Sant’Antonio (lu Sandandonije) da parte di compagnie girovaghe che di casa in casa raccontano le tribolazioni sofferte da Sant’Antonio a causa del diavolo , invocano la protezione e i favori del santo alla famiglia per la quale si canta e infine si i chiedono doni e grazie.
A questo punto della narrazione del ricordo di un santo,particolarmente legato alla cultura e al mondo contadino , della sua biografia e degli elementi che arricchiscono secondo la religiosità popolare la sua figura ,vale però la pena di porsi una domanda : perchè continuare a festeggiare questo santo, Sant’Antonio abate e conservare una tradizione che viene la tentazione di dire ha fatto ormai il suo tempo come molte altre ormai desuete, abbandonate e lasciate nel dimenticatoio. O quello che è peggio a volte fortemente avversate perchè simboli ormai esausti di un mondo ormai scomparso ,ignorato dalle giovani generazioni ed espulso dalla memoria come qualcosa di nocivo. Certo quel mondo non era esente da sofferenze, patimenti , ingiustizie che pesano molto, anzi troppo sulla memoria e che per questo viene spesso cancellato ma non era certamente molto diverso da quello che è seguito con altrettante pene, ingiustizie e sofferenze. Il mondo e la civiltà contadina con i suoi valori che spesso rimpiangiamo ha lasciato il posto ad una società caratterizzata da anomia ed alienazione in cui l’individuo si ritrova spesso a vivere in solitudine e povertà affettiva. Certo un modo auspicato, quasi certamente , al tempo in cui i legami familiari e i contesti sociali di controllo venivano sentiti come coercizione ed oppressione disconoscendo i valori di solidarietà e di affezione .
Perchè. dunque, continuare a festeggiare un santo come Sant’Antonio Abate in un mondo in cui il vecchio è ormai perduto per sempre mentre il nuovo non riesce a prendere piede , ad affermarsi pienamente creando quindi un vuoto dentro il quale si stanno insinuando le peggiori forme di imperialismo , di sovranismo, di egoismo ,di diseguaglianza e di povertà. Un mondo di insicurezze e incertezze in cui tutto diventa relativo.
Le domande e i perchè potrebbero continuare . Ma prima di tentare delle risposte è il caso di soffermarci ancora sulla figura di questo santo così come ci viene raccontata dall’agiografia e dalla tradizione popolare.
La leggenda racconta che travestito da mendicante si sia recato all’inferno per rubare una scintilla trasportandola nel suo bastone cavo ,per donare il fuoco agli uomini. Una leggenda che mette assieme molti racconti e miti da quello greco di Prometeo che ruba il fuoco dall’Olimpo , lo nasconde nel cavo di una canna e lo dona agli uomini. Per questo viene punito con un supplizio eterno .O il mito dello zafferano i cui bulbi vengono trafugati sempre nel cavo di un bastone da un monaco.
Da qui l’herpes zoster, noto come il fuoco di sant’Antonio che si manifesta in tutta la superficie del corpo con irritazione cutanea. Con u particolarità come quello che interessa gli occhi per esempio .La cute della fronte e talvolta la punta del naso si coprono di piccole vescicole rosse, estremamente dolorose. L’infezione oculare causa dolore, arrossamento, sensibilità alla luce ed edema palpebrale.
A proposito di questo morbo scrive Antonio Borrelli in Santi e beati .it : “Il morbo era conosciuto sin dall’antichità come ‘ignis sacer’ per il bruciore che provocava; per ospitare tutti gli ammalati che giungevano, si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico Ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’; il villaggio prese il nome di Saint-Antoine di Viennois.
Il papa accordò loro il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade, nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento.
Il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di s. Antonio” e poi “fuoco di s. Antonio” (herpes zoster); per questo nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi fu considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla.
”Visse nella Tebaide fino al termine della sua lunghissima vita, poté seppellire il corpo dell’eremita s. Paolo di Tebe con l’aiuto di un leone, per questo è considerato patrono dei seppellitori. Negli ultimi anni accolse presso di sé due monaci che l’accudirono nell’estrema vecchiaia; morì a 106 anni, il 17 gennaio del 356 e fu seppellito in un luogo segreto.(…) Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie cominciarono un lungo viaggiare nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino in Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore.
Veneratissimo lungo i secoli, il suo nome è fra i più diffusi del cattolicesimo, anche se poi nella devozione onomastica è stato soppiantato dal XIII sec. dal grande omonimo santo taumaturgo di Padova.Nell’Italia Meridionale per distinguerlo è chiamato “Sant’Antuono” (1 )
Un accenno particolare va fatto anche all’iconografia che troviamo nelle immagini sacre ,spesso foglietti che venivano distribuiti e conservati sulle credenze delle cucine o a protezione delle stalle associa a Sant’Antonio Abate il bastone a T, tau, e un maiale.
Forse il maiale inizialmente era un cinghiale. L’Abruzzo in particolare ha nel suo stemma regionale proprio la figura di un cinghiale . Probabilmente il riferimento è al dio celtico Lug, venerato nell’area del nord Europa tra Gallia ,Irlanda e che anima la mitologia e i racconti di quei paesi .
Per chi volesse conoscere altri particolari della vita del santo può leggere due miei articoli su queste pagine di Anankenews :”A CANTA’ LU SANT’ANDONIE” , “UN ABATE E UN DEMONIO “.
Quello che mi interessa quando sollevo il quesito del perchè continuare a festeggiare Sant’Antonio abate in questo nostro tempo è però, in particolare, ill tema delle tentazioni del santo ad opera del demonio. A questo proposito scrivono Adriana Gandolfi e Domenico Di Virgilio: “La vita di Sant’Antonio si svolge quasi esclusivamente in un eremo della Tebaide . Ma la sua storia ha anche un altro protagonista un demonio sfortunato protagonista di ballate che traggono “ origine dal vasto repertorio del teatro sacro medioevale e dalle successive commedie dei santi di origine spagnola e raccontano in forma melodrammatica la vicenda di Sant’Antonio nel deserto e le tentazioni subite ad opera del demonio.” Anche se In realtà Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l’Oriente. Anche Costantino e i suoi figli ne cercarono il consiglio. La sua vicenda è raccontata da un discepolo, sant’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò il suo romitaggio. La prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Conciliio di Nicea. Nell’iconografia è raffigurato circondato da donne procaci (simbolo delle tentazioni) o animali domestici (come il maiale), di cui è popolare protettore
“Cantare lu Sant’Antonio” assumeva nella cultura popolare un alto valore in quanto in chiave umoristico-burlesca il demonio diventa un folletto dispettoso intento a molestare il santo. Al termine dalla rappresentazione il demonio viene trafitto dal santo con una spada portatagli dall’Arcangelo Michele.
Con questa rappresentazione burlesca il mondo contadino dava inizio ai festeggiamenti del carnevale. La festa assume varianti a secondo del territorio abruzzese in cui si svolge. In alcune versioni “ riscontrate soprattutto nella zona interna collinosa e pedemontana della Maiella, nella rappresentazione è presente anche “la dunzelle”,un uomo vestito da donna: il diavolo stesso che si traveste per tentare la castità di S. Antonio.” (2)
Ritornando dunque ai nostri quesiti e ai perchè festeggiare nel nostro tempo questo santo, tra eredità perduta e guida dimenticata la tentazione è quella di dire che questa festa sembra veramente anacronistica : si benedicono per esempio gli animali in un mondo in cui allevamento di polli in batteria, macellazione spesso crudelissima nel modo di abbattere i singoli individui e soprattutto animali come cavie di laboratorio con esperimenti che procurano sofferenze inaudite non tengono assolutamente in nessun conto queste creature . Che è la stessa cosa del vezzeggiamento di animali domestici che vengono snaturati per compiacere l’edonismo dei padroni . Parlando solo di cani infatti possiamo dire che secondo i dati diffusi dall’Anagrafe Animali d’Affezione e aggiornati al 19 febbraio 2023, in Italia ci sono ben 13.863.734 cani domestici dotati di microchip, ossia una media di un cane per ogni quattro persone. Per non contare i gatti, i conigli, i criceti, i pappagalli ,i serpenti , e altri animali .
Una festa che sembra anacronistica anche per altri aspetti se non fosse per il fatto che come abbiamo accennato, nella biografia del santo si parla della sua resistenza alle tentazioni del demonio . Niente di particolare trattandosi di un santo anche perchè lo stesso Gesù Cristo fu tentato nel deserto dal demonio e molti altri santi come per esempio l’eremita fra Pietro dal Morrone, il futuro papa Celestino V che ha donato al mondo cristiano la Perdonanza e che proprio sulle balze del Morrone fu tentato in sogno da una donna sfuggendo nella vita reale alla tentazione del potere. Dunque la resistenza alle tentazioni proposte dal demonio raccontate in modo carnascialesche, dileggiate e sbeffeggiate.
Sentite queste strofe di Sand’Andonje a lu deserte] o Lu sand’Andonje (a volte scritto Sant’Antonio allu desertu e in italiano sant’Antonio nel deserto ,un canto popolare di origine abruzzese , composto da uno o più autori anonimi.
Sant’Antonio allu diserte s’appicciava ‘na sicarette
Satanasse pe’ dispiette glie freghette l’allumette
Sant’Antonio nun se la prende cun lu prospere se l’accende
Sant’Antonio Sant’Antonio lu nemice dellu dimonie.Sant’Antonio allu diserte se faceva la permanente
Satanasse le’ dispiette glie freghette la corrente
Sant’Antonio non s’impiccia, con le dita se l’arriccia
Sant’Antonio Sant’Antonio lu nemice de lu dimonie.
Che continuano a lungo di cui per esempio il folklorista Gennaro Finamore nel 1910 ca. ha trascritto alcune versioni di provincia in provincia della canzone, anche se la vulgata risulta essere quella della provincia di Chieti, intonata soprattutto il 16 gennaio per la festa delle Farchie a Fara Filiorum Petri .
La ragione dunque per continuare a festeggiare questo Santo sta probabilmente proprio nella sua resistenza alle tentazioni del demonio, di Satanasso, quello con le corna e gli zoccoli che è un “esempio” di resistenza e che dovrebbe aiutarci a resistere alle tentazioni di altri demoni moderni e contemporanei senza corna e zoccoli ma spesso in doppiopetto ,accattivanti , ammalianti, ma anche alienanti che infestano il nostro mondo e si ripercuotono sulla nostra vita. Sant’Antonio Abate va dunque ancora festeggiato come esempio di resilienza al potere finanziario dei padroni del mondo che secondo il rapporto Oxfam 2025 evidenzia una crescente disparità economica a livello mondiale. Nel corso del 2024, la ricchezza mondiale dei miliardari ha raggiunto un livello record, aumentando di 2.000 miliardi di dollari e arrivando a un totale di 15.000 miliardi. Questa crescita, concentrata in un gruppo di appena 2.769 individui, equivale al 69% della ricchezza globale. Parallelamente, oltre 3,5 miliardi di persone continuano a vivere con meno di 6,85 dollari al giorno, sottolineando un divario sempre più marcato.
Ma va anche festeggiato come esempio di resistenza alla tentazione del potere in un mondo in cui il “vecchio” ci ha abbandonato e il “nuovo” stenta a prendere piede creando un vuoto di potere dove si insinuano i peggiori imperialismi come quelli delle autocrazie, dei sovranismi, del rifiuto dell’accoglienza per i migranti, della gara per continuare a usare energie fossili in dispregio dei problemi del cambiamento climatico . O gli imperialismi per l’affermazione della supremazia in tema di energia come sembra essere l’obiettivo del neo presidente Usa Donald Trump che attraverso la ripresa delle trivellazioni intende estrarre petrolio e gas tanto da poterlo distribuire in regime di supremazia nel mondo intero.
Le tentazioni di Sant’Antonio costituiscono un tema assai rappresentato dall’arte. Qualcuno ha accostato due opere d’arte una contemporanea Urlo di Munch e l’altra il Sant’Antonio tentato da una grande quantità d’oro, opera di un autore noto del primo Quattrocento di ambiente senese: il Maestro dell’Osservanza. (…)Nel Sant’Antonio tentato da una grande quantità d’oro, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York, notiamo una straordinaria somiglianza con l’Urlo, e una profonda capacità di penetrare nei drammi dell’intimo umano.” Infatti scrive l’autore del saggio Ricardo Lucio Perriello : “Il Maestro dell’Osservanza ci mostra proprio tale consapevolezza, nell’esprimere il momento del grande tormento esperito dal Santo. In tal modo diviene, al pari dell’Urlo, messaggio universale e transepocale, capace di lanciare un monito ad una società borghese ed opulenta, quale quella tardo medievale, assai simili all’opulenta borghesia europea di fine Ottocento, attraverso la comprensione e l’indagine sull’abisso dell’uomo, sul suo ineludibile mistero” (3)
Festeggiare Sant’Antonio abate dunque per resistere alle moderne tentazioni messe in atte da demoni allettanti. Resistere al “ modo” delle strofe di quel grande poema che è la lotta tra il Santo e Satanasso che è ironia, satira, dileggio, strumenti che insieme al voto nelle urne consentito dalle moderne democrazie rappresentano un’arma formidabile per sopravvivere .
Ma forse, in definitiva , per capire le tentazioni di Sant’Antonio che sono alla fine le nostre tentazioni, quelle dell’avidità del nostro mondo nei confronti della finanza , quelle dell’avidità dei ricchi che creano diseguaglianza e povertà , quelle dell’avidità delle guerre che distruggono uomini e cose, quelle dell’avidità del potere occorrerà forse rileggere la sublimazione che di tutto questo ne fa Gustave Fluabert ne “Le tentazioni di Sant’Antonio” concepito, scritto e riscritto tra il 1845 e il 1872 “ una sorta di bestiario teologico, un ricettacolo di fantasie, timori, ossessioni, dove il disincanto verso la vita e il mondo si esprime in un affresco grottesco di rarapotenza, che ha l’ardire del sogno e l’ebbrezza della follia. Tessera dopo tessera, Flaubert comporrà il suo mosaico fantastico e mostruoso, sul modello dei grandi e visionari pittori fiamminghi a cui si era ispirato, mettendo in scena in tutto il suo allucinato fulgore la solitudine dell’uomo e il desiderio mai appagato di sublimazione. “
(1)http://www.santiebeati.it/dettaglio/22300
(2)Gandolfi, Adriana – Di Virgilio, Domenico <1952- > I rituali per S. Antonio abate in Abruzzo : presentazione delle versioni melodiche / \Adriana Gandolfi!. I canti per le farchie di Sant’Antonio abate a Fara Filiorum Petri S.l. : s.n.!, stampa 1989 (Pescara : Arti grafiche Garibaldi
di Gandolfi Adriana vedesi anche gli interventi su questo tema si you tube
(3)https://mondodomani.org/dialegesthai/articoli/ricardo-lucio-perriello-05
