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LA FAMIGLIA NEL’ 900: ANALISI STORICO-ANTROPOLOGICA (PARTE PRIMA)

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Redazione- Il Prof. Gabriele Gaudieri, in questo articolo, si prefigge la finalità di esaminare il ruolo della famiglia con i relativi cambiamenti, soffermandosi, in modo particolare, sulla donna e sulla adolescenza delle ragazze, secondo una prospettiva pedagogico-andragogica e storico-antropologica:<<

Nel corso del Novecento la famiglia ha subito numerose trasformazioni, che ne hanno modificato la struttura, i rapporti e i ruoli dei suoi componenti. Possiamo, senza tema di sbagliare, ritenere che la struttura familiare sia stata profondamente condizionata dall’economia, dalla demografia, da aspetti sociali e politici. Si è osservato che, oltre alle forme materiali, abbastanza evidenti nella trasformazione della famiglia, diventano più importanti da esaminare  le conseguenze sul piano delle reazioni soggettive, della mentalità, dell’immaginario collettivo e della cultura in senso antropologico.

La famiglia borghese

La caratteristica principale, che rappresenta maggiormente il modo di vita borghese, è sicuramente quella della “intimità familiare”. Vi è , all’interno di essa, una netta separazione tra il maschile ed il femminile sin dalla prima infanzia; si affermano i compiti principali della donna borghese: la maternità, l’educazione dei figli, la cura dell’abitazione e , in caso di feste, un certo lusso nell’abbigliamento. La famiglia borghese si fonda sul matrimonio e rappresenta l’aspirazione di molti giovani che, per mezzo di esso, acquisiscono rispettabilità e decoro sociale. La  famiglia borghese socializza per mezzo  di feste con amici e con parenti: dolci fatti in casa, donne che parlano e sorridono, celebrazioni di anniversari domestici, qualche passeggiata in centro e la domenica il pranzo in trattoria. Gli uomini, al contrario delle donne, hanno la possibilità di trascorrere il tempo libero nei circoli, nei caffè, nei café chantant, i quali si manifestano più disinibiti e, talvolta, meno legati alla morale pubblica.

All’interno della famiglia

All’inizio del Novecento fiorisce una notevole mole di riflessioni e di studi che desiderano esaminare gli spazi dell’”interiorità” umana, l’uomo è assillato dall’idea di dover esplorare “la macchina umana”, per conoscere  gli aspetti razionali e psico-emotivi delle persone. L’essere umano moderno è divorato dall’ansia “positivistica” di nominare, categorizzare ogni aspetto dell’animo; dall’altro lato l’essere umano si batte per la dignità umana, per maggiori libertà individuali, per l’amore, per la vita affettiva. Tuttavia, in questo periodo di “ umane sorti e progressive”,la figura della donna, all’interno della famiglia, vive ancora una profonda disuguaglianza con l’uomo: ella è costretta a ricoprire, per lungo tempo, un ruolo subalterno, dovendo sopportare grandi oneri materiali-familiari e minori opportunità, per quanto concerne il riconoscimento sociale, la realizzazione personale e la detenzione del “potere”. Possiamo affermare, pertanto, che  l’evoluzione e l’emancipazione della famiglia  si avranno solo quando la donna prenderà coscienza e deciderà di acquisire una maggiore libertà: solo da quel momento si può affermare che la famiglia riuscirà a liberarsi dalle ataviche catene della tradizione che la rendevano  deuteragonista e mai protagonista di quella famiglia borghese, che tanto parlava ed inneggiava a progressi e diritti, ma che, aimè, relegava la donna ad un ruolo marginale, così come testimoniato da una accurata produzione letteraria, che va sotto il nome di “romanzo storico femminile”, le cui autrici scrivono pagine assai commoventi che portano in superficie frammenti di lirismo e dolore che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti.

La famiglia contadina

La famiglia contadina tradizionale può essere determinata da “Complementarità Disuguale”, ossia  la socializzazione è possibile solo all’interno della famiglia, la quale è condizionata da due aspetti fondamentali: produzione e riproduzione. In questa situazione la famiglia assegna alle donne spazio domestico con strumenti di lavoro e conoscenze di semplici tecnologie. Il lavoro femminile è scarsamente professionalizzante e la donna è costretta con atavici strumenti a svolgere numerosi lavori. La donna sembra non avere uno spazio soggettivo, solo per lei; il lavoro, la necessità di sopravvivere, la disciplina familiare rendono la donna dipendente ed obbediente. C’è poco posto per i sentimenti personali, che vengono repressi o rinchiusi in espressioni rituali o simbolici. L’immagine della donna contadina era quella della donna forte, in grado di sopportare ogni tipo di fatica e di mettere al mondo dei figli; tutti sarebbero stati pronti a condannare una donna che si fosse rifiutata di vivere all’interno di questa rigida e per taluni aspetti ridicola struttura familiare. Per ben comprendere la vita sociale della donna contadina, facciamo riferimento ad un famoso libro di N. Revelli, L’Anello Forte. La donna: storie di vita contadina, ed. Einaudi. “Ah, il sesso era peccato. Ed anche il ballo era peccato. Chi andava in chiesa a confessarsi e diceva che andava a ballare, non aveva più l’assoluzione….Crescevamo senza saperne niente del sesso, o conoscendo le cose in maniera sbagliata….Io dico che tanti matrimoni sono falliti perché sapevamo poco o niente. Quanto mi sono sposata, Madonna Santa, l’orrore per me per il sesso era la cosa più brutta che esistesse, era il peccato mortale, era lo scandalo, una cosa indecente, ci hanno proprio allevate così.” Queste brevi parole, estrapolate dal romanzo di Revelli, ci fanno comprendere la situazione assurda della donna , il cui modo di vivere si è prolungato nel tempo fino agli inizi degli anni Sessanta del Novecento>>.

Prof. Gabriele Gaudieri Pedagogista

 

Bibliografia minima

 

Barbagli, Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo, ed. Il Mulino 1984;

Granelli Benini, Introduzione alla Demografia Storica, ed. La Nuova Italia 1974;

Cafey, La Famiglia nella Storia , ed. La Terza 1991;

Stone, Famiglia, Sesso e Matrimonio , ed. Einaudi 1997.

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