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LA COMUNICAZIONE E LA LETTURA DEI LINGUAGGI ESPRESSIVI

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Redazione-Comunicare (dal latino communis) significa condividere, mettere in comune ovvero entrare in relazione con gli altri esseri viventi, per soddisfare un bisogno materiale o per scambiare informazioni, pensieri, dubbi, desideri, etc.

La comunicazione è un fatto naturale, cioè è un’esigenza primaria di noi uomini; fa parte della nostra esperienza quotidiana ma è anche un fatto sociale, poiché, grazie al soddisfacimento di tale bisogno, gli uomini si organizzano e danno vita a una società.

Per attivare il processo della comunicazione devono ricorrere le seguenti condizioni: essere almeno in due (emittentericevente), avere l’intenzione di comunicare, avere una base comune di relazione (codiceregistro), esservi un contesto = insieme della situazione generale e delle circostanze particolari (tempo, luogo, occasione, etc.) in cui avviene la comunicazione

emittente

messaggio

ricevente

codice

referente

canale

canale

L’uomo comunica attraverso i segni. Si può definire segno tutto ciò che trasmette un messaggio, ovvero: una parola, un suono, un gesto, un’espressione del volto, un disegno, un colore.

I segni sono gli elementi minimi della comunicazione, per mezzo dei quali si possono comporre a seconda dei sensi con cui sono percepiti.

I segni si distinguono in:

  • visivi (percepiti attraverso l’organo della vista),
  • acustici (percepiti attraverso l’organo dell’udito),
  • gustativi (percepiti attraverso l’organo del gusto)
  • olfattivi (percepiti attraverso l’organo dell’olfatto)
  • tattili (percepiti attraverso l’organo del tatto)
  • messaggi o informazioni.

Il segno è una realtà a due facce: collega, in modo indivisibile, il significante e il significato.

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L’elemento concreto, percepibile da uno dei 5 sensi, viene chiamato significante; l’idea ad esso collegata, cioè il contenuto del messaggio, viene chiamato significato

Un sistema di segni, usato per comunicare con gli altri e organizzato secondo determinate norme,

è definito linguaggio.

Esiste una pluralità di linguaggi attraverso cui vengono espressi stati d’animo, emozioni, pensieri etc.

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Dal Dizionario etimologico della lingua italiana di M. Cortellazzo e P. Zolli, Ed. Zanichelli

  • Linguaggio, s.m. = ‘sistema di segni per mezzo dei quali gli uomini comunicano fra di loro’

lenguaio: av. 1202, Rambaldo di Vaqueiras;

lenguazo: sec. XII-XIII, Leggenda di S. Caterina, in Monaci 425;

linguaggio: 1300-1313, Dante)

  • est. ‘sistema di segni per mezzo dei quali gli animali comunicano tra di loro’ (av. 1519, Leonardo)
  • est. ‘particolare significato che l’uomo riconosce, attribuisce a determinati segni, gesti, oggetti, simboli e sim. e facoltà di esprimersi attraverso il loro uso’ (av. 1835, G.D. Romagnosi)

Ogni individuo comunica con gli altri attraverso un codice verbale e un’espressione non verbale.

E’ esperienza quotidiana comune accompagnare un messaggio verbale con gesti, espressioni facciali, intonazioni, oppure reagire, in casi eccezionali di stress, in modo irrazionale, attraverso una comunicazione corporea, emotiva e talvolta panica.

I linguaggi possono essere: verbali, non verbali, misti (in cui si mescolano segnali verbali e non verbali).

Il linguaggio verbale e quello non verbale sono due forme di comunicazione che interagiscono alimentandosi reciprocamente ma, essendo originate da canali diversi, talvolta si contraddicono.

Il linguaggio verbale è un codice appreso nell’arco dello sviluppo, pertanto è influenzato dal contesto culturale ed è dominato dalla sfera cosciente, ad eccezione dei lapsus (non a caso si dice ‘lapsus froidiano’).

Il linguaggio non verbale, mimico ed emotivo, è invece innato e solo in parte controllato coscientemente. Ciò è dimostrabile osservando un bambino nel primo anno di vita (fase preverbale) in cui il solo strumento comunicativo è del tutto irrazionale ed è costituito dal linguaggio espressivo corporeo, dal tono emozionale della voce e dal pianto.

Il significato comunicativo del comportamento umano molto spesso non è intenzionale, come vorrebbe apparire, ma rappresenta una maschera, quale compromesso di adattamento all’ambiente ( L. Pirandello: “la maschera e il volto”).

Reich, il padre della Bioenergetica, preferiva infatti soffermarsi principalmente sul modo in cui i suoi pazienti si comportavano, poi sul contenuto implicito o esplicito di ciò che comunicavano.

L’espressione del corpo è una preziosa fonte di contenuti inconsci, di conflitti e contraddizioni che sono alla base della personalità.

Nella sua modalità innata e irrazionale, il linguaggio del corpo è parte integrante e attiva della sfera inconscia e non può essere annullato, controllato o dissimulato dal linguaggio verbale cosciente.

L’osservazione del comportamento nelle situazioni di pericolo dimostra chiaramente la potenzialità della comunicazione non verbale che si manifesta energicamente per riattivare le funzioni biologiche della sopravvivenza.

Noi comunichiamo dunque attraverso linguaggi verbali e linguaggi non verbali.

Non possiamo farne a meno! Coscientemente o non, comunichiamo con gli altri interagendo.
Viviamo attraverso il nostro comportamento e ci esprimiamo attraverso il rapporto con gli altri: siamo talmente in interazione che una qualsiasi modificazione di ciascuno di noi comporta una modificazione di tutti gli altri. Saper “ben leggere/ascoltare” può portare ad aprire la mente a nuove idee, a nuove soluzioni, all’arricchimento della persona.

Leggere’ è un’abilità che può essere molto utile anche per la crescita professionale.
La capacità di “leggere” contribuisce notevolmente a essere dei bravi genitori, dei buoni figli, degli insostituibili compagni; è indispensabile ai medici, ai manager, a tutti gli operatori sociali, indiscutibilmente agli addetti alle vendite. 

Tutti riconoscono il valore di gesti, atteggiamenti, comportamenti nel favorire o talvolta ostacolare la comunicazione.

Il linguaggio non verbale viene infatti utilizzato spesso come “codice di controllo” della comunicazione verbale.

La conoscenza di questo linguaggio può affinare le proprie capacità di comunicazione. Non solo…

Un esempio di comunicazione non verbale è COMUNICARE con il proprio CANE

Un classico esempio di comunicazione non verbale è quella che si instaura con il cane. Il cane infatti sa cogliere il significato della nostra comunicazione da una serie di segnali non verbali, quali l’espressione, i movimenti, il tono della voce e altre manifestazioni delle nostre emozioni, anche per noi inconsce.
Ma quello che non tutti sanno è che anche noi umani possiamo imparare a comunicare con lui, in gran parte utilizzando il linguaggio non verbale.

Altri esempi di comunicazione NON verbale sono le emozioni, le quali sono in rapporto con il senso di benessere. In particolare esse sono: GIOIA, RABBIA, PAURA.

L’emozione rappresenta un comportamento di risposta profondamente legato alle motivazioni e si manifesta a livello psicologico, fisiologico e comportamentale.

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Il cuore che pulsa, le mani sudate, il respiro affannato, il tremore degli arti che accompagnano, ad esempio, sensazioni di intensa paura, sono correlati fisiologici molto evidenti dell’emozione.

L’emozione, specialmente se intensa, può infatti provocare alterazioni somatiche diffuse …

Che cos’è la paura? Il termine paura viene utilizzato per esprimere sia un’emozione attuale che un’emozione prevista nel futuro, oppure una condizione pervasiva e imprevista, o un semplice stato di preoccupazione e di incertezza.

Che cos’è la rabbia? La rabbia è un’emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche, poiché per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale, degli antecedenti caratteristici, delle manifestazioni espressive e delle modificazioni fisiologiche costanti, delle prevedibili tendenze all’azione. Essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dall’uomo.

Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento.

Si parla in termini generali di fobia quando si ha un timore sproporzionato rispetto alle circostanze e in assenza di un reale pericolo. Il soggetto è di solito consapevole dell’irrazionalità dei propri timori, ma continua a provare angoscia.

L’alessitimia implica l’incapacità o l’impossibilità di percepire/leggere le proprie e le altrui emozioni.

L’empatia è al contrario quell’abilità che consente alle persone di entrare in sintonia con i propri e gli altrui stati d’animo.

dal Dizionario Etimologico della lingua italiana di Manlio Cortellazzo e Paolo Zolli, Ed. Zanichelli

  • empàtia = dal greco empàtheia ‘passione affezione’, comp. da en ‘in’e un der. di pàthos ‘affetto’ (v. pàthos)

Nel campo della comunicazione prestare attenzione al linguaggio non verbale e  individuarne alcuni ausili interpretativi consentono un cambiamento e un ampliamento del sentire e del vedere e permettono delle interessanti descrizioni alternative del mondo: come convincere e come difendersi dalla comunicazione “coercitiva“.

Nell’interazione tra individui e tra l’individuo e la società assume sempre più importanza la capacità di convincere, cioè di mutare le opinioni e gli atteggiamenti. Ciò vale sia nei rapporti interpersonali, sia nella comunicazione di massa finalizzata a creare una preferenza per un prodotto o per un’idea (per esempio: un partito politico).

Nella pluralità dei linguaggi rientrano la scrittura (alfabetica, numerica), la pittura, la scultura, l’architettura, la fotografia, il cinema, il teatro, la danza. Ognuno di essi va letto e decodificato.

Dal dizionario della lingua italiana di G. Devoto e G.C. Oli – Ed. Le Monnier:

lettura = funzionale interpretazione della scrittura, pertinente ai vari tipi o gradi di informazione o di educazione o anche a determinati ambiti tecnici (lettura di un bollettino, di bozze etc.)

Per lettura si intende un processo che consente di comprendere un testo scritto, un comportamento, un paesaggio, etc… La lettura è il risultato di una serie di processi cognitivi complessi.

Leggere = dal latino ‘legere (di diffusione indoeuropea), oscuramente passato dal primitivo sign. di ‘raccogliere’ a quello di ‘legere’, forse attraverso uno specifico uso liturgico e politico.

Si può risalire ad es. all’espressione legere oculis’ = raccogliere (le lettere di uno scritto) con gli occhi’.

Alcuni ritengono la parola (parlata/scritta) il linguaggio per eccellenza e gli altri linguaggi (visivo/musicale) metalinguaggi.

Altri invece, come Wagner, pensano che sia la musica la forma d’arte più elevata e universale.

Altri ancora, come Bruce Chatwin, vedono nella pittura la forma di comunicazione più alta e artistica.

Teophile Gautier in “Capitan Fracassa” afferma che la scrittura sia inferiore alla pittura poiché lo scrittore non può mostrare e rappresentare gli oggetti se non uno dopo l’altro, mentre davanti a un quadro basta uno sguardo solo ad abbracciare tutta l’opera (apprendimento lineare della scrittura-libro; apprendimento modulare dell’immagine che è globale).

Senza voler entrare nello specifico, noi presupponiamo la complementarità dei linguaggi.

Essi, dalla nascita alla vecchiaia, sollecitano l’individuo in continuazione.

ABILITA’ di RICEZIONE = ASCOLTARE e LEGGERE

PARLARE e SCRIVERE

ABILITA’ di PRODUZIONE = PARLARE e SCRIVERE

La LETTURA è un’attività complessa che richiede molteplici sottoabilità.

La COMPRENSIONE dipende dalla conoscenza dell’argomento e dal patrimonio linguistico.

La COMPRENSIONE è un PROCESSO DINAMICO di interazione fra le informazioni fornite dal testo e le conoscenze presenti nella mente del lettore.

La COMPRENSIONE è un PROCESSO DINAMICO di interazione continua fra le informazioni che arrivano dall’esterno e le conoscenze presenti nella mente del lettore.

S m O m R

Stimolo – input elaborazione Risposta – output

Dunque, quando leggiamo qualcosa, leggiamo per comprendere. Non potremmo leggere un geroglifico o un ideogramma cinese se non ne conoscessimo il codice. Non li decodificheremmo perché la COMPRENSIONE è un PROCESSO DINAMICO di interazione fra le informazioni fornite dal testo (input) e le

conoscenze presenti nella nostra mente (elaborazioneoutput).

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